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ὁ δ' Ἐρατοσθένης, ὦ ἄνδρες, εἰσέρχεται, καὶ ἡ θεράπαινα ἐπεγείρασά με εὐθὺς φράζει ὅτι ἔνδον ἐστί. κἀγὼ εἰπὼν ἐκείνῃ ἐπιμελεῖσθαι τῆς θύρας, καταβὰς σιωπῇ ἐξέρχομαι, καὶ ἀφικνοῦμαι ὡς τὸν καὶ τόν, καὶ τοὺς μὲν ‹οὐκ› ἔνδον κατέλαβον, τοὺς δὲ οὐδ' ἐπιδημοῦντας ηὗρον. παραλαβὼν δ' ὡς οἷόν τε ἦν πλείστους ἐκ τῶν παρόντων ἐβάδιζον. καὶ δᾷδας λαβόντες ἐκ τοῦ ἐγγύτατα καπηλείου εἰσερχόμεθα, ἀνεῳγμένης τῆς θύρας καὶ ὑπὸ τῆς ἀνθρώπου παρεσκευασμένης. ὤσαντες δὲ τὴν θύραν τοῦ δωματίου οἱ μὲν πρῶτοι εἰσιόντες ἔτι εἴδομεν αὐτὸν κατακείμενον παρὰ τῇ γυναικί, οἱ δ' ὕστερον ἐν τῇ κλίνῃ γυμνὸν ἑστηκότα. ἐγὼ δ', ὦ ἄνδρες, πατάξας καταβάλλω αὐτόν, καὶ τὼ χεῖρε περιαγαγὼν εἰς τοὔπισθεν καὶ δήσας ἠρώτων διὰ τί ὑβρίζει εἰς τὴν οἰκίαν τὴν ἐμὴν εἰσιών. κἀκεῖνος ἀδικεῖν μὲν ὡμολόγει, ἠντεβόλει δὲ καὶ ἱκέτευε μὴ ἀποκτεῖναι ἀλλ' ἀργύριον πράξασθαι. ἐγὼ δ' εἶπον ὅτι "οὐκ ἐγώ σε ἀποκτενῶ, ἀλλ' ὁ τῆς πόλεως νόμος, ὃν σὺ παραβαίνων περὶ ἐλάττονος τῶν ἡδονῶν ἐποιήσω, καὶ μᾶλλον εἵλου τοιοῦτον ἁμάρτημα ἐξαμαρτάνειν εἰς τὴν γυναῖκα τὴν ἐμὴν καὶ εἰς τοὺς παῖδας τοὺς ἐμοὺς ἢ τοῖς νόμοις πείθεσθαι καὶ κόσμιος εἶναι".
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CONSIGLI PRATICI AD UN GIOVANE PRINCIPE VERSIONE DI GRECO di ISOCRATE TRADUZIONE dal libro REMATA
Inizio: εν παςι τοις εργοις μεμνηςο Fine: τας ευτυχιας φερειν επιςταμενους
ἐν πᾶσι τοῖς ἔργοις μέμνησο τῆς βασιλείας, καὶ φρόντιζε ὅπως μηδὲν ἀνάξιον τῆς τιμῆς ταύτης πράξεις Μὴ περιίδῃς τὴν σαυτοῦ φύσιν ἅπασαν ἅμα διαλυθεῖσαν· ἀλλ' ἐπειδὴ θνητοῦ σώματος ἔτυχες, πειρῶ τῆς ψυχῆς ἀθάνατον τὴν μνήμην καταλιπεῖν. Μελέτα περὶ καλῶν ἐπιτηδευμάτων λέγειν, ἵνα συνεθισθῇς ὅμοια τοῖς εἰρημένοις φρονεῖν. Ἅττ' ἄν σοι λογιζομένῳ φαίνηται βέλτιστα, ταῦτα τοῖς ἔργοις ἐπιτέλει. Ὧν τὰς δόξας ζηλοῖς, μιμοῦ τὰς πράξεις. Ἃ τοῖς αὑτοῦ παισὶν ἂν συμβουλεύσειας, τούτοις αὑτὸς ἐμμένειν ἀξίου. Χρῶ τοῖς εἰρημένοις ἢ ζήτει βελτίω τούτων. Σοφοὺς νόμιζε μὴ τοὺς ἀκριβῶς περὶ μικρῶν ἐρίζοντας, ἀλλὰ τοὺς εὖ περὶ τῶν μεγίστων λέγοντας· μηδὲ τοὺς τοῖς μὲν ἄλλοις εὐδαιμονίαν ὑπισχνουμένους, αὐτοὺς δ' ἐν πολλαῖς ἀπορίαις ὄντας, ἀλλὰ τοὺς μέτρια μὲν περὶ αὑτῶν λέγοντας, ὁμιλεῖν δὲ καὶ τοῖς πράγμασιν καὶ τοῖς ἀνθρώποις δυναμένους, καὶ μὴ διαταραττομένους ἐν ταῖς τοῦ βίου μεταβολαῖς, ἀλλὰ καλῶς καὶ μετρίως καὶ τὰς συμφορὰς καὶ τὰς εὐτυχίας φέρειν ἐπισταμένους.
In ogni tua azione ricordati che sei un re affinché tu non possa mai concepire una idea indegna di così sublime dignità. Non accettare la stolta credenza di taluni che col tuo corpo tutto insieme perisca, perchè se questo è mortale, rimane l'anima che non muore. Da qui adunque prendi cagione di consegnare alla prosperità memorie non periture dell' anima tua. Abituali a parlare concettoso riandando le azioni più nobili per porre cosi d' accordo la sapienza della mente con le parole- Riduci poi ad azione quanto meditando li si appaleserà ottimo, ed imita le gesta di coloro, la di cui gloria ammiri; e non t'incresca fare quanto tu comanderesti ai tuoi figliuoli Usa dei nostri precelti, o cercane dei più acconci, giudicando sapiente non chi con forbito siile traila di cose frìrolc e senza interesse, né chi promette agli altri abbondanza mentre egli versa nella miseria, ma coloro che senza millanteria pur valgono conchiudere affari sagacemente, e che in mezzo agli altri si trovano sempre collocali opportunamente al loro posto, ne si commuovono nelle vicendo della vita, ma con disinvoltura e moderazione sanno usare la buona e contraria fortuna.
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Vale la pena far studiare i propri figli
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Remata
Inizio: Πολλοι δ εις τοσουτο των πατερων προβαινουσι φιλαργυριας...
Fine: ... του λογων επιδεξιων και νομιμων ακουειν;
TRADUZIONE
Molti padri, poi, arrivano a tali eccessi di grettezza e al tempo stesso di disamore nei riguardi dei figli che, pur di non pagare un onorario più alto, scelgono come maestri dei loro ragazzi persone di nessun valore, inseguendo un'ignoranza a buon mercato. Non priva di eleganza, e anzi assai fine, fu la battuta con cui Aristippo si prese gioco di un padre privo di cervello e di cuore. Un tale gli aveva chiesto che compenso volesse per educargli il figlio e sentendosi rispondere: «Mille dracme», «Per Eracle - era sbottato - che esagerazione! Con mille dracme posso comprarmi uno schiavo». «E allora - gli replicò Aristippo - di schiavi ne avrai due: tuo figlio e quello che ti sarai comprato!». Insomma, esiste cosa più assurda dell'abituare i bambini a prendere il cibo con la destra e di sgridarli se allungano la sinistra, e non preoccuparsi poi minimamente di far ascoltare loro «destri» e legittimi insegnamenti?
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Diogene e il traghettatore
VERSIONE DI GRECO di Esopo
Διογένης ὁ κύων ὁδοιπορῶν ὡς ἐγένετο κατά τινα ποταμὸν πλημμυρουντα, ειστεκει προς τας διαβασεις αμεχανῶν.
fine: ο λογος δηλοι, οτι οι μετά των σπουδαιων και τους ανεπιτηδειυς ευεργετουντες ουκ ευεργεσιας δοξαν, αλογιστιαν δε μαλλον οφλισκανουσι.
TRADUZIONE da vari libri
Durante un viaggio il cinico diogene giunse alle rive di un fiume in piena e si arrestò sull'argine nel più totale imbarazzo. un tale, che abitualmente faceva il traghettatore, vedendolo incerto gli si avvicinò, se lo caricò sulle spalle e con grande gentilezza lo trasportò all'altra riva. diogene si fermò a maledire la propria povertà, che gli impediva di ricompensare il benefattore, ma, mentre ancora il filosofo faceva queste considerazioni tra sè e sè, l'uomo scorse un altro viandante che non sapeva come attraversare il fiume e si affrettò a trasportare anche lui. a quella vista diogene gli si accostò e gli disse: << adesso non ti sono più grato per il servizio che mi hai reso, perché vedo che non agisci così con discernimento, ma per una vera e propria mania>>. la favola dimostra che quanti aiutano sia chi se lo merita sia gli indegni non si attirano la fama di uomini servizievoli, ma piuttosto di sconsiderati.
Traduzione dal libro REMATA
Durante un viaggio il filosofo cinico Diogene, giunto presso un fiume, si fermò sulla traversata imbarazzato. Un uomo, abituato a traghettare, dopo averlo visto in difficoltà, si avvicinò e lo trasportò dall'altra parte. Diogene si fermò ad ammirare la benevolenza di quell'uomo, lamentandosi della propria povertà, motivo per cui non avrebbe potuto ricompensare il benefattore. Inoltre, mentre quello meditava riguardo quelle cose, il benefattore, vedendo un altro viandante impossibilitato ad attraversare, accorse e trasportò anche lui. Dunque Diogene dopo averlo raggiunto disse: "Adesso non ti devo più il favore; vedo infattti che non fai ciò con giudizio ma per abitudine". L'aneddoto insegna che coloro che aiutano sia i meritevoli che gli indegni non attirano su di sè la fama dei servizievoli, bensì dei malintenzionati.
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SEMIRAMIDE
Versione di greco
TRADUZIONE dal libro Remata - pag. 64 n. 26
TRADUZIONE
Semiramide fu un'etera di bell'aspetto, e per la bellezza il re degli assiri si innamorò di lei. Dapprima dunque Semiramide ottenne il giusto favore a corte, dopo ciò, essendo stata proclamata moglie legittima, fce in modo che il re degli assiri le cedesse il regno per 5 giorni. Semiramide avendo ricevuto lo scettro e la veste regale nel primo giorno fece un banchetto e un sontuoso pranzo, durante i quali persuase i comandanti degli eserciti e tutti i più illustri a cooperare con lei: il giorno successivo, onorandola la maggior parte e i più in vista tra gli uomini come regina, (si dice) che fece rinchiudere il marito in prigione e essendo coraggiosa tenne il potere, e avendo regnato fino alla vecchiaia fece molte e grandi cose.