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IL LUPO FERITO E LA PECORA
Versione greco Esopo Traduzione libro
Alfabeta grammata 2 numero 7 pagina 88
Λυκος υπο δακνεται και κακως διακειται μη δυναμενος τροφην εαυτω περιποιεσθαι και δη ορων προβατον, τουτου δειται ποτον αυτω κομιζειν εκ του παραρρεοντος ποταμου Εαν γαρ συ μοι ποτον ποριζης, εγω την τροφην εμαυτω ευρησω. Το δε υποκρινεται Εαν ποτον σοι παρεχω εγω, συ και τροφη μοι χρηση. Προς ανδρα κακουργον δι υποκρισεως εωεδρευοντα ο λογος ευκαιρος
Traduzione n. 1 - Alfa beta grammata
Un lupo viene ferito da dei cani e si trova in cattive condizioni, non potendo procurarsi il cibo e vedendo una pecora la prega di portargli da bere dal fiume che scorre lì accanto. «Se tu mi porti da bere, io troverò il cibo per me». Quella risponde: « Qualora io ti porti l'acqua, tu userai anche me come cibo». La favola è adatta ad un uomo malvagio che tende insidie con la simulazione.
Traduzione n. 2 (altra proposta di traduzione)
Il lupo dopo che era stato morso dai cani e aveva subito malamente, si gettava a terra non riuscendo a procurare il pasto per se stesso. Allora guardando la pecora cercava di prendere la sua acqua per se stesso dal fiume che scorreva vicino. Disse ''- Se infatti tu mi offrirai da bere, io troverò il cibo per me stesso''. Dopo rispondendo diceva: ''Se io ti darò l'acqua, tu mi userai come cibo''. La storia è utile per l'uomo che fa inganni e molestie attraverso la bugia
TRADUZIONE dal libro METIS
Un lupo morso da cani e stando male gettava il cibo a terra non potendo conservarselo. E quindi vedendo una pecora, pregava questa di portargli dell'acqua dal fiume vicino. "Se infatti tu mi darai dell'acqua -diceva- io troverò il cibo per me stesso". Quella rispondeva: "se io ti darò dell'acqua, tu poi ti servirai di me come cibo". La favola è adatta ad un malvagio che tende ipocritamente insidie.
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MEDEA ABBANDONATA DA GIASONE
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
TRADUZIONE dal libro Greco terza edizione - pag. 383 n. 125
TRADUZIONE
giasone e medea arrivavano a corinto e trascurrevano dieci anni felicemente poi invece poiché il re di corinto creonte prometteva la figlia glauce in sposa a giasone giasone la sposava lasciando medea. questa chiamando gli sei sui quali giasone era solito giurare e spesso biasimando l'ingratitudine di giasone, mandava alla promessa sposa un peplo pieno di veleni, che vestendola si brucia con il padre che la aiutava poi uccideva i figli che aveva da giasone prendendo da elio il carro dei draghi volanti e fuggendo su questo arrivava ad atene alcuni dicono che fuggendo lasciava i bambini che erano ancora piccoli ponendo come supplici sull'altare di era acraia. i corinzi poi li ferivano facendoli alzare.
ALTRO TIPO DI TRADUZIONE GRECO NUOVA EDIZIONE
Giasone e Medea arrivarono a Corinto e trascorrevano felici dieci anni. Poi, invece, poiché il re Creonte di Corinto promise la figlia Glauce in sposa a Giasone, Giasone la sposava, lasciando Medea. Questa chiamando a testimoniare gli dei sui quali Giasone era solito a giurare e spesso biasimando l'ingratitudine di Giasone, mandava alla promessa sposa un peplo pieno di veleni, che vestendolo si bruciava con il padre che l'aiutava. Poi uccideva i figli che aveva da Giasone, prendendo da Elio il carro dei draghi volanti e fuggendo su questo arrivava ad Atene. Alcuni dicono che fuggendo lasciava i bambini che erano ancora piccoli ponendoli come supplici sull'altare (della dea) Era acraia. Poi i Corintesi li ferivano per farli alzare
Traduzione dal libro METIS
Giasone e Medea giungevano a Corinto e trascorrevano dieci anni essendo felici. Poi, il re di Corinto Creonte dato che promette in sposa la figlia a Giasone, Giasone la sposa, ripudiando Medea. Questa invocando gli dei che Giasone era solito invocare e criticando spesso l'ingratitudine di Giasone, manda alla sposa una vesta piena di veleni, che indossandola si incendia con il padre che accorreva in aiuto. Poi uccide i figli che aveva da Giasone, e prendendo dal Sole il carro dei serpenti volenti e fuggendo su questo arrivava ad Atene. Alcuni dicono che fuggendo lasciava i bambini che erano ancora piccoli mettendoli come supplici sull'altare di Era l'acraia, i Corinzi li ferivano facendoli alzare.
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LE SPERANZE DI ALESSANDRO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
dal libro gymnasion e dal libro metis
Inizio: Αλεξανδρος μελλον περαιουσθαι εις την Ασιαυ ...
TRADUZIONE
Alessandro essendo sul punto di passare al di là dell'Asia assegnava a uno dei compagni un territorio, ad un altro un villaggio, ad un altro l'accesso di un villaggio o di un porto. Ormai dopo che furono distribuiti quasi tutti i beni del re, Perdicca disse: "O re che cosa lasci a te stesso?". Quello dicendo che (avrebbe lasciato) le speranze rispose: "Dunque anche noi che prendiamo parte alla spedizione militare insieme a te saremo partecipi di queste". Perdicca chiedendo il possesso a quello anche alcuni degli altri compagni facevano la stessa cosa.
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IL TIRANNO SOFFRE A LASCIARE LA VITA VERSIONE DI GRECO di Luciano TRADUZIONE dal libro Astrea
Inizia "ο μεν γε τυραννος" e finisce "εν τω φωτι βουλονται"
TRADUZIONE n. 1 da metis
Un tiranno sembrando essere felice per la vita, temibile e illustre a tutti, lasciando una tale quantità d'oro e d'argento e le vesti e cavalli e pasti e figli nel pieno della vita e donne belle, si affliggeva giustamente e soffriva separandosi da queste; infatti l'anima proprio come un vischio si attacca alle cose belle e non vuole staccarsene facilmente perché un tempo era attaccata a queste; piuttosto questo legame è come qualcosa di indistruttibile, al quale è capitato essere legato a quelli. In ogni caso anche se qualcuno portasse via questi con la forza, gridano e supplicano, e inoltre essendo coraggiosi, e si trovano codardi verso quella strada che porta verso l'Ade; si voltano appunto indietro e come coloro che amano follemente e vorrebbero vedere quelle cose alla(nella) luce.
traduzione n. 2 da astrea
Il tiranno sembrando essere felice per tutta la vita, pauroso per tutti e illustre, dopo aver lasciato una tala quabtità d'oro e d'argento e vesti e cavalli e pasti e figlimaturi e donne bellissime si tormntava giustamente ed era afflitto di essersi separato da queste cose; infatti proprio come al vischio l'anima si attacca a tali beni e non vuole separarsene facilmente poiché un tempo era dedita a quelli; piuttosto questo legame è come qualcosa di indistruttibile, al quale capitò che quelli fossero lagati; in ogni caso anke se qualcuno li porterà via con violenza, urleranno e pregheranno e, in particolare se sono coraggiosi, si troveranno codardi riguardo a quella via che porta verso l'ade; si voltano appunto indietro e di lontano vogliono vedere le cose alla luce.
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LA FORMICA E LO SCARABEO
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE dal libro Metis - pagina 109 numero 32
TRADUZIONE
Durante l'estate una formica andava in giro per il campo e raccoglieva grano e orzo; infatti accumulava cibo per l'inverno. Uno scarabeo la vede e si meraviglia che la formica lavora quando gli altri animali trascurano la fatica e stanno a riposo. Allora quella stava inoperosa; in seguito quando l'inverno veniva e il concime era bagnato dalla pioggia, lo scarabeo era oppresso dalla fame e giunse presso la formica e ha bisogno di prendere il cibo. Quella gli disse : "Oh scarabeo, ma se tu avessi faticato quando io lavoravo e tu mi rinfacciavi, ora non avresti bisogno di cibo. " Così gli uomini sconsiderati davanti ai cambiamenti del tempo cadono in disgrazia.