Sacerdoti e senatori romani attendono tranquillamente l'arrivo dei Galli - Plutarco versione greco d
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SACERDOTI E SENATORI ROMANI ATTENDONO TRANQUILLAMENTE L'ARRIVO DEI GALLI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Metis
οἱ δὲ τῶν ἄλλων θεῶν ἱερεῖς οἵ τε γηραιοὶ τῶν ὑπατικῶν καὶ θριαμβικῶν ἀνδρῶν τὴν μὲν πόλιν ἐκλιπεῖν οὐχ ὑπέμειναν, ἱερὰς δὲ καὶ λαμπρὰς ἀναλαβόντες ἐσθῆτας, ἐξηγουμένου Φαβίου τοῦ ἀρχιερέως, ἐπευξάμενοι τοῖς θεοῖς, ὡς ἑαυτοὺς ὑπὲρ τῆς πατρίδος τῷ δαίμονι καθιεροῦντες, ἐπὶ τῶν ἐλεφαντίνων δίφρων ἐν ἀγορᾷ καθῆντο κεκοσμημένοι, τὴν ἐπιοῦσαν τύχην ὑπομένοντες. Τρίτῃ δ' ἀπὸ τῆς μάχης ἡμέρᾳ παρῆν ὁ Βρέννος ἐπὶ τὴν πόλιν ἄγων τὸ στράτευμα, καὶ τάς τε πύλας εὑρὼν ἀνεῳγμένας καὶ τὰ τείχη φυλάκων ἔρημα, πρῶτον μὲν ἔδεισεν ἐνέδραν καὶ λόχον, ἀπιστῶν οὕτω παντάπασιν ἀπειρηκέναι τοὺς Ῥωμαίους. ἐπεὶ δ' ἔγνω τὸ ἀληθές, εἰσελάσας διὰ τῆς Κολλίνης πύλης ἔσχε τὴν πόλιv
TRADUZIONE
I sacerdoti degli altri dèi e i vecchi che avevano ricoperto cariche consolari e avevano celebrato trionfi non se la sentirono di abbandonare la città, ma indossati i sacri paramenti e i vestiti di gala, sull'esempio del pontefice massimo Fabio, fecero voto agli dèi, offrendo la loro vita alla divinità per la salvezza della patria, e così vestiti si sedettero nel Foro sui loro scranni d'avorio, in attesa del destino che su di loro incombeva. Tre giorni dopo quella battaglia giunse Brenno conducendo il suo esercito contro la città. Trovate le porte aperte e le mura prive di difesa, dapprima temette un agguato e un inganno, non potendo credere che i Romani si rifiutassero del tutto di combattere. Ma quando si fu reso conto della verità, entrato per la porta Collina prese la città
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DETTI PROVERBIALI DI RE SPARTANI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Metis
αγις ο τελευταιος των Λακεδαιμονιον βασιλευς εξ ενεδρας συλληφθεις και καταδικασθεισ υπο των εφορων χωρις δικης, απαγομενος επι των βροχον ιδων τινα των υπηρετων κλαιοντα, ''παυσαι - ειπεν - ω αντρωπε, επ'εμοι κλαιων, και γαρ ουτω παρανομως και αδικως απολλυμενος κρεισσον ειμι των αναιρουτων''. και ταυτ'ειπων παρεδωκε τω βροχω τον τραχηλον εκουσιως. των Αθηναιων δε τινος επαινον επιταφιον αναγινωσκοντος των πεσοντων υπο Λακεδαιμονιων, ''ποδαπους ουν - εφη Αριστων - τους ημετερους νομιζεις ειναι νικησαντας τουτους. ''
Ετερου δ'Αθηναιου προς αυτον ειποντος '' αλλα μην ημεις απο του Κηφισου πολλακις υμας εδιωξαμεν'', '' Ημεις δε - εφη Ανταλκιδας - ουδεποτε υμας απο του Ευρωτα ''. Ερωτεθεις δε πως αν τις μαλιστα αρεσκοι τοις ανθροποις, ''ει εδιστα μεν - εφη - αυτοις διαλεγοιτο, ωφελιμωτατα δε προσφεροιτο ''.
TRADUZIONE
Agide, l'ultimo re degli Spartani, dopo essere stato catturato in un'imboscata ed essere stato giudicato dagli efori senza processo, mentre era condotto alla forca, e vedendo che uno dei servi piangeva, disse: «Smetti, uomo, di piangere per me; infatti, essendo condannato a morire così illegalmente e ingiustamente, sono migliore di coloro che mi uccidono» E, dette queste parole, offrì spontaneamente il collo al cappio». Poichè uno degli Ateniesi stava leggendo un'epigrafe elogiativa di quelli che erano caduti per mano degli Spartani, Aristone disse: «Quali pensi fossero i nostri che hanno sconfitto costoro?».
Poichè un altro ateniese gli aveva detto: « Ma noi vi ricacciammo da Cesifo più volte», Antalcida disse: «Noi però mai voi dall'Eurota». Essendogli stato chiesto come uno potrebbe piacere agli uomini, disse: «Se parlasse con loro in modo assai piacevole e procurasse loro i più grandi vantaggi».
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LA CERVA E IL LEONE
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Metis
TRADUZIONE
Una cerva, spinta dalla sete, giunse ad una fonte. Bevendo, poiché osservò la sua immagine riflessa (lett. giù) nell'acqua, da un lato si inorgogliva delle sue corna ammirandone la grandezza e la varietà, ma dall'altro non era affatto soddisfatta delle gambe perché le apparivano sottili e deboli. . Mentre ancora stava meditando, comparve un Icone e si mise ad inseguirla (lett. apparso un leene la inseguiva) e quella, voltasi in fuga, lo precedeva di gran tratto. . Finché la pianura era senza alberi, essa trovò la salvezza nella maggior velocità (lett. si salvava correndo); . ma quando giunse in un luogo boscoso, accadde allora che, impigliatesi le corna nei rami, non potendo correre fu presa dal leone. . Allora mentre stava per morire, disse a se stessa: . «Me disgraziata, che fui salvata da quelle (gambe) da cui pensavo che sarei stata tradita, mentre per quelle corna in cui riponevo completamente (lett. piucche-perf. ) la mia fiducia muoio
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GLORIA DEGLI ANTICHI ATENIESI
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Metis
TRADUZIONE
E infatti, nobili di nascita e dotati di sentimenti altrettanto nobili, gli antenati dei combattenti che giacciono qui hanno compiuto molte imprese splendide e degne di ammirazione. E anche i loro discendenti hanno lasciato grandi, immortali trofei in ogni parte del mondo grazie al loro valore. Essi soli infatti ebbero il coraggio di affrontare, in difesa di tutta la Grecia, decine di migliaia di barbari. Il re d'Asia, infatti, non soddisfatto dei suoi domini e sperando di sottomettere anche l'Europa, mandò un esercito di cinquecentomila uomini. I Persiani, siccome pensavano che, se si fossero resi alleata questa città col suo consenso o se l'avessero distrutta in caso di resistenza, avrebbero poi sottomesso facilmente gli altri Greci, sbarcarono a Maratona, convinti che il miglior modo per trovare gli Ateniesi del tutto privi di alleati fosse di ingaggiare la lotta mentre ancora la Grecia era divisa sul modo in cui doveva difendersi dagli invasori. E inoltre, sulla base delle imprese precedenti, si erano formati sulla nostra città questa opinione: se avessero attaccato prima un'altra città, avrebbero dovuto combattere contro quel popolo e contro gli Ateniesi insieme, perché di slancio gli Ateniesi sarebbero andati in aiuto di chi era aggredito; se invece si fossero subito diretti qui, nessun'altra tra le genti greche avrebbe osato, per gli Ateniesi, dimostrare una aperta ostilità verso di loro nel tentativo di salvare degli altri. Questi erano i calcoli dei Persiani; ma i nostri antenati, senza stare a ragionare11 sui pericoli della guerra, ma convinti invece che una morte gloriosa lasci fama immortale dei valorosi, non ebbero paura della moltitudine dei nemici e confidarono piuttosto nel loro valore. Provando vergogna perché i barbari si trovavano nella loro terra, non attesero che gli alleati fossero informati o venissero in loro aiuto e non vollero dover ringraziare altri per la loro salvezza; tutti i Greci invece avrebbero dovuto essere riconoscenti a loro. con questi sentimenti unanimi in pochi affrontarono un nemico numeroso: la loro idea era che dovevano condividerelamorte con molti.
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Agatocle sceglie i più coraggiosi dei suoi
versione greco Polieno traduzione libro Metis
Inizio: αγαθοκλης επι καρχηδονα διαπλευσαι βουλομενος... Fine: ...εν λιβυη πολεων εκρατησεν
Agatocle, volendo fare rotta contro Cartagine, e mentre ormai era in procinto di salpare, esaminò chi fosse ben disposto a fare la traversata per mare con lui, e notificò: «Concedo a quelli che vogliono salvarsi di uscire dalle navi con i propri personali beni». In molti uscirono. Alcuni li uccise tutti come vili e infedeli; dopo aver lodato gli altri che erano rimasti come valorosi e fedeli, fece la traversata verso la Libia con sessanta navi e, sbarcato a terra, incendiò le navi, affinché i soldati lottassero con più intensità, non avendo più la speranza di poter fuggire sulle navi. Usando questi stratagemmi, Agatocle dominò i Cartaginesi stessi e molte città della Libia.