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La cicala e la formica - VERSIONE DI GRECO di Esopo TRADUZIONE dal libro METIS TRADUZIONE
Durante la stagione invernale c'era un freddo aspro e una cicala soffriva la fame; allora si avvicinava a una formica e chiedeva cibo; infatti per le formiche le tane erano piene di frutti. La formica diceva alla cicala: "Perché, o cicala, dell'estate (= della buona stagione) non raccoglievi e tu nei campi e nei prati non raccoglievi cibo?". La cicala rispondeva: "Non avevo tempo libero ma mi dilettavo nel canto". La formica diceva riguardo lei: "Ma se d'estate tu ti dilettavi, durante l'inverno tremavi"
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Lo schiavo negro versione greco Esopo
Άνθρωπος Αιθιοπα ωνειτο ο δε ωετο Αιθioπι το του δερματος χρομα ειναι αμελεια του προτερου δεsμοτου ...
Un uomo acquistò un etiope; costui però si aspettava che il colore della pelle dell'etiope fosse dovuto alla negligenza del precedente proprietario. Portatoselo a casa, sperimentò su di lui ogni genere di sapone e tentò di ripulirlo con tutte le abluzioni possibili. Non riuscì però a mutare il suo colore, anzi, in conseguenza di quegli sforzi, lo fece ammalare. La favola dimostra che le caratteristiche naturali si mantengono sempre come si presentano in origine.
Note
ωνειτο: viene da ωνεomai; ε+ε=ει, quindi questa forma è dovuta alla contrazione di ωνε+ετο
ωετο: da οιομαι, credere (è imperfetto indicativo, ma è tradotto come se fosse stato un aoristo; letteralmente sarebbe stato "Un uomo ACQUISTAVA un etiope")
αμελεια: è un complemento di causa (essendo in dativo, la iota è sottoscritta; si tratta del dativo della I declinazione dei nomi in α)
προτερου: avverbio, lett. "di prima"
Il costrutto ειναι + dativo indica appartenenza: la pelle "che era all'etiope", cioè la pelle dell'etiope (ειναι è l'infinito di ειμι, essere)
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Una proposta tattica
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Metis versione numero 1 pagina 308
Inizio: αναστας δε παλιν ειπε Ξενοφων· Ώ ανδρες ακουσατε ων προσδοκει μοι.
fine: ουκ αν οι πολεμιοι ελθοιεν βουλευεσθαι ημας δεοι αλλα ϰρωμεθα αν ευθυς τοις τεταγμενοις.
TRADUZIONE
Alzandosi Senofonte disse di nuovo: ' Uomini, ascoltate cosa mi aspetto da voi. E' chiaro che è necessario portarvi nel luogo in cui posseggo le cose necessarie; sento che i villaggi sono belli non possiedono anfiteatri più che sono distanti; dunque non mi meraviglio se i cittadini come se i cani paurosi stando presenti spingessero e mordessero, i quali capaci fuggono spingendo - se anche quelli se ne vanno vi inseguono. Allo stesso modo dunque avendo costruito degli arnesi per trasportare una cassa in modo più sicuro, affinché gli animali da soma e molte folle siano al sicuro. Dunque se ora si dimostra che qualcuno ha bisogno di essere guidato dalla cassa e disposto davanti e alcune cose sono davanti a ciascuno dei due lati, alcune cose sono nella retroguardia, non quando i cittadini spaventati giungono per volervi, ma tendono ad usare con dimestichezza fin dal principio.
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Il fiume Alfeo
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Metis
nizio: αλφειος ποταμος εστι της Αρκαδιας κατα Πισαν της Ολυμπιας...
Fine: ...απαλλαττουσιν αυτος της μανιας.
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LISANDRO AMMIRAGLIO DI SPARTA FA ASSASSINARE ALCIBIADE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Metis
INIZIO: ο λυσανδρος επεμψε προς τον φαρναβοζον αλκιβιαδην αναρειν κελευων
FINE: περοβαλουσα και περικαλυψασα χιτοσκοις εκ των καροντων εκηδευσε λαμπρως και φιλοτιμως
TRADUZIONE
Quando dunque Lisandro mandò a Farnabazo l'ordine di "passare all'azione, e questi ne affidò l'esecuzione a suo fratello Bagaio e allo zio Susamitre, Alcibiade si trovava in una villaggio di Frigia, e aveva con sé l'etera Timandra. Egli ebbe in sogno questa visione: gli sembrava di indossare la veste dell'etera, mentre ella, tenendo tra le braccia la testa di lui, gli truccava e incipriava il viso, come fosse di una donna. Altri dicono che in sogno vide Bagaio che gli tagliava la testa e gli bruciava il corpo. Si dice che il sogno non precedette di molto la morte. Coloro che erano stati mandati per ucciderlo, non ebbero l'ardire di entrare nella casa, ma si disposero tutt'at-torno, e le diedero fuoco. Quando Alcibiade se ne accorse, raccolta la maggior parte delle vesti e delle coperte, le buttò sul fuoco, e avvoltosi la clamide sulla sinistra, tenendo con la destra il pugnale, si buttò fuori, non toccato dalle fiamme che non si appiccarono alle vesti; al suo apparire i barbari si volsero in fuga. Nessuno infatti gli si parò di fronte o venne alle mani con lui; lo colpirono da lontano, con giavellotti e frecce. Così egli cadde, e quando i barbari se ne furono andati, Timandra raccolse la spoglia, la coprì e avvolse con le sue vesti, e spendendo del suo le diede una sepoltura accurata e fastosa.