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IL BUON GRANO E LA ZIZZANIA
TRADUZIONE dal libro Meletan
Un`altra parabola espose loro così: "Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l`una e l`altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio".
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GESU' RACCONTA LA PARABOLA DEL SEMINATORE
VERSIONE DI GRECO dal Vangelo di Luca
TRADUZIONE dal libro Meletan
TRADUZIONE
Poiché una gran folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, disse con una parabola: "Il seminatore uscì a seminare la sua semente. Mentre seminava, parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la divorarono. Un'altra parte cadde sulla pietra e appena germogliata inaridì per mancanza di umidità. Un'altra cadde in mezzo alle spine e le spine, cresciute insieme con essa, la soffocarono. Un'altra cadde sulla terra buona, germogliò e fruttò cento volte tanto". Detto questo, esclamò: "Chi ha orecchi per intendere, intenda!". I suoi discepoli lo interrogarono sul significato della parabola. Ed egli disse: "A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perché vedendo non vedano e udendo non intendano. Il significato della parabola è questo: Il seme è la parola di Dio
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RITROVAMENTO DI UN BAMBINO ABBANDONATO
VERSIONE DI GRECO di Longo Sofista
TRADUZIONE dal libro Meletan
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In questo podere un capraio di nome Lamone, mentre era al pascolo, trovò un bambino che veniva allattato da una delle sue capre. C'erano un boschetto e una macchia di rovi, edera abbarbicata un pò ovunque e una coltre di soffice erbetta su cui giaceva il bambino. Qui correva senza posa la capra che egli spesso vedeva sparire: lasciava il suo piccolo e se ne stava a guardia del neonato. Lamone spia attento questo va e vieni, mosso a compassione dal cucciolo così trascurato, finché, a mezzogiorno inoltrato, seguendone le tracce, vede la capra che si è posta sul bambino con cautela, per non fargli male con gli zoccoli, e quello intento a succhiare il latte che scorre, come fossero le mammelle di sua madre. Comprensibilmente stupito, si avvicina e trova un maschietto, grasso e bello, avvolto in fasce così preziose da non giustificare la triste sorte di quell'abbandono: il bimbo, infatti, era vestito con una mantellina di porpora e aveva una fibbia d'oro e uno spadino con l'impugnatura in avorio.
Il suo primo impulso fu di raccogliere solo gli oggetti utili al riconoscimento e di ignorare il bambino; poi, però, vergognatosi di mostrarsi meno umano di una capra, aspetta che venga notte e porta tutto alla moglie Mirtale: i segni di riconoscimento, il pargolo e persino la capra. «Le capre partoriscono bambini?!», domanda la donna sbigottita. Egli, allora, le fa un racconto dettagliato in ogni particolare, spiegando come avesse trovato il piccolo esposto, come lo avesse visto prendere il latte, come si fosse vergognato di abbandonarlo a morte certa. Con il pieno consenso anche di lei, i due nascondono gli oggetti lasciati insieme al bimbo, lo adottano come un figlio e ne affidano lo svezzamento alla capra. Perché poi anche il nome del fanciullo riecheggiasse il mondo dei pastori, decisero di chiamarlo Dafni.
VERSIONE ALTERNATIVA DI UN ALTRO UTENTE
Pascolando nei campi il pastore Lamone trovava in una macchia un bimbo che veniva nutrito da una capra. Il ritrovamento era avvenuto in questo modo. Una capra spesso correndo correva a nascondersi in un boschetto, abbandonando il suo capretto. Lamone sorvegliò le incursioni della capra, poiché provava compassione per la trascuratezza verso il capretto, e sul mezzogiorno seguendo le orme della capra sorprese la capra che si soffermava accanto al neonato sull’erba morbida; questa gli si muoveva con cura intorno perché non voleva fare del male al piccolo con gli zoccoli, ed il fanciullino come dalla mammella materna succhiava il latte. Il pastore, avvicinandosi, trovava un bimbo maschio bello e robusto, ed accanto al bimbo c’erano oggetti di riconoscimento: un mantello, una fibbia d’oro e un pugnale con il manico d’avorio.
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UNA MOGLIE INFEDELE
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Meletan
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Io infatti, o ateniesi, quando ebbi deciso di sposarmi e presi moglie, dapprima mi comportavo in modo da non darle fastidio. Ma neppure da lasciarla eccessivamente la libertà, la sorveglavo quanto era possibile, la tenevo d’occhio quanto era logico. Una volta venuto al mondo un figlio, ero ormai tranquillo e le affidai tutte le mie cose, pensando che eravamo legati dal più forte vincolo familiare: e in un primo momento, o Ateniesi, era proprio come una moglie modello; amministratrice sagace ed economica, dirigeva con criterio la casa, dopo la morte di mia madre, ecco morendo quella è diventata la causa di ogni guaio. Mia moglie infatti che aveva preso parte al trasporto fu adocchiata da quest’uomo che col tempo riuscì a sedurla: spiò infatti l’ancella incaricata delle spese al mercato e a forza di proposte trasse in rovina la padrona.
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Inizio: πυθομενος γαρ οτι το μειρακιον. . Fine: . .συντριβει το μετωπον
Πυθόμενος γαρ δτι το μειράκιον ην παρ' έμοί, έλθών επί την οίκίαν την έμήν νύκτωρ μεθύων, έκκόψας τάς θύρας, είσήλθεν εις την γυναικωνίτη», ένδον οΰσών της τε αδελφής της έμής και των άδελφιδών, αϊ ούτω κοσμίως βεβιώκασιν ώστε και υπό των οικείων όρώμεναι αίσχύνεσθα Ούτος τοίνυν είς τοΰτο ήλθεν ύβρεως ώστ' ου πρότερον ήθέλησεν άπελθεΐν πριν αυτόν ηγούμενοι δεινά ποιεΐν οι παραγενόμενοι και οι μετ' αΰτοΰ έλθόντες, επί παΐδας κόρας και όρφανάς είσιόντα, έξήλασαν βία. Και τοσούτου έδέησεν αΰτω μεταμελήσαι των υβρισμένων ώστε έξευρών ου έδειπνοΰμεν άτοπώτατον πράγμα και άπιστότατον έποιήσεν, εί μη τις είδείη την τούτου μανίαν. Έκκαλέσας γαρ με ένδοθεν, επειδή τάχιστα έξήλθον, ευθύς με τύπτειν έπεχείρησεν επειδή δε αυτόν ήμυνάμην, έκ-στάς έβαλλέ με λίθοις. Και εμού μεν άμαρτάνει, Άριστοκρίτου δε, ος παρ' έμέ ήλθε μετ' αυτού, βαλών λίθω συντρίβει το μέτωπον