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Meletan pagina 65 numero 9
Inizio: Γαλῆ ἐρασθεῖσα νεανίσκου εὐπρεποῦς ηὔξατο τῇ Ἀφροδίτῃ, Fine: οἱ φύσει πονηροί, κἂν φύσιν ἀλλάξωσι, τὸν γοῦν τρόπον οὐ μεταβάλλονται.
Una gatta, innamorata di un giovane di bell'aspetto, pregò Afrodite affinché la trasformasse in donna. E la dea, commiserando la sua situazione, la trasformò in una giovane di bell'aspetto e così il giovane, avendola vista ed essendosene innamorato, la portò a casa con sé. Mentre entrambi giacevano sul Ietto nuziale, Afrodite, volendo sapere se la gatta, trasformato il corpo, avesse mutato anche la sua indole, mise un topo al centro (della stanza). Scordandosi del presente, la ragazza, dopo essersi alzata dal letto, inseguì il topo volendo mangiarlo. La dea, indignata nei suoi confronti, le restituì nuovamente la sua forma originaria. Cosi anche quelli tra gli uomini che sono malvagi per natura, pur cambiando condizione, non rinnovano certo le loro abitudini
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La vita dei beati
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro Meletan
Έσθήτι οι Μάκαρες χρώνται άραχνίοις λεπτοΐς πορφυροΐς. Αυτοί δε σώ, ουκ έχουσιν, άλλ' ανάψεις και άσαρκοι είσι, μορφήν δε και ίδέαν μόνην και έμφαίνουσι, και ασώματοι δντες όμως συνεστάσι και κινούνται και φ και φωνήν άφιάσι, και όλως έοικε γυμνή τις ή ψυχή αυτών περιπολεΐν σώματος ομοιότητα περικειμένη· ει γοϋν μη άψαιτό τις, ουκ αν έλέγξειε σώμα τό^όρώμενον είσι γαρ ώσπερ σκιάι όρθαί, ου μέλαιναι. Γηράσκει δε άλλ' έφ' ης αν ηλικίας έλθη παραμένει.
TRADUZIONE
I Beati indossano, come abiti, sottili ragnatele purpuree. Essi non hanno corpo, ma sono intangibili e scarni; hanno e fanno vedere solo figura e forma e, pur essendo incorporei, stanno tuttavia fermi, si muovono, pensano, parlano e, insomma, sembra che la loro anima vada in giro, per così dire, nuda, rivestita di quel che somiglia al corpo; dunque, se uno non toccasse, non potrebbe dimostrare che quel che vedesse non fosse corpo: infatti, sono come ombre dritte. Nessuno invecchia, ma resta nell'età che aveva quando giunse.
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L' Ibis
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Meletan
TRADUZIONE
Aspetto dell’ibis. E’ tutto completamente nero; ha le gambe della gru e il becco assai ricurvo; e le sue dimensioni sono quelle del francolino. E’ questo l’aspetto dell’ibis nero, che combatte contro i serpenti. Ed ecco l’aspetto dell’ibis che più frequentemente la gente si trova fra i piedi, perché ce ne sono due specie. 2) Il capo e tutta la gola sono nudi; le penne bianche, (tranne quelle del corpo, del collo, delle estremità delle ali e della coda: parti che sono tutte assolutamente nere); le gambe e il becco sono simili a quelli dell’altro ibis. 3) La forma del serpente è come quella delle bisce d’acqua; porta ali non piumate, pressappoco identiche a quelle del pipistrello. E basta per gli animali sacri.
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Missione diplomatica di Aristagora
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Meletan
TRADUZIONE
Gli Ateniesi non accolsero questi discorsi, quando gli furono riferiti; e non accogliendoli avevano in pratica deciso di essere apertamente ostili ai Persiani. Mentre facevano queste considerazioni ed erano ormai in cattiva luce agli occhi dei Persiani, giunse ad Atene Aristagora di Mileto, mandato via da Sparta dal Lacedemone Cleomene; Atene in effetti fra le rimanenti città era la più potente. Presentatosi davanti al popolo, Aristagora ripeté lo stesso discorso pronunciato a Sparta sulle ricchezze dell'Asia e sulla guerra contro la Persia, come cioè fosse facile sconfiggerli dato che non usavano né scudo né lancia. Ripeté tutto questo e aggiunse che i Milesi erano coloni di Atene e quindi logicamente si attendevano una difesa dagli Ateniesi, tanto potenti. Non tralasciò promessa, da uomo stretto nella morsa della necessità, finché non li convinse. Evidentemente è più facile abbindolarne molti che uno solo, se Aristagora non fu capace di ingannare lo spartano Cleomene, un solo individuo, e ci riuscì invece con trentamila Ateniesi. Gli Ateniesi, persuasi, decretarono di mandare venti navi in soccorso degli Ioni, nominandone comandante Melantio, un cittadino eminente da ogni punto di vista. Queste navi furono origine di sventura per i Greci e per i barbari
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Fine di Ipparco
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Meletan
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Cacciato via da Sparta, Aristagora si recò ad Atene; Atene si era liberata dei tiranni come segue. Dopo che Aristogitone e Armodio, di antica stirpe gefirea, ebbero ucciso Ipparco, figlio di Pisistrato e fratello del tiranno Ippia, benché avesse visto in sogno una visione chiarissima (della sua disgrazia), gli Ateniesi per quattro anni si trovarono sotto un regime non meno tirannico di prima, anzi persino di più. Ed ecco quale fu la visione notturna di Ipparco. Nella notte precedente le Panatenee Ipparco sognò un uomo di alta statura, bello, che gli stava accanto e gli rivolgeva queste parole enigmatiche: ...”La dura sorte, Leone, sopporta con cuore paziente: Tutti gli uomini ingiusti dovranno pagare la pena”...( Resisti, leone, sopporta con cuore tenace l'insopportabile; non c'è uomo, se commette ingiustizia, che non sconterà la sua pena). Non appena si fece giorno Ipparco sottopose apertamente la visione agli interpreti dei sogni; ma poi, trascurando l'avvertimento, condusse la processione durante la quale, appunto, morì.
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