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TRASIBULO ESORTA LE TRUPPE
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro meletan
TRADUZIONE
Cittadini, ad alcuni di voi voglio spiegare e agli ricordare che, dei nemici che ci marciano contro, gli uomini dell'ala destra sono gli stessi che avete messo in fuga e inseguito quattro giorni fa, mentre all'estremità dell'ala sinistra ecco i Trenta, coloro che ci hanno privato della patria senza colpa, che ci hanno cacciato dalle nostre case, che hanno segnato nelle liste di proscrizione le persone a noi più care. Ma adesso è finalemente arrivato il momento che mai essi avrebbero pensato e che noi abbiamo sempre sperato. Siamo in armi difronte a loro: in passato ci hanno arrestato mentre eravamo a tavola, a letto, in giro per le piazze; alcuni di noi sono stati condannati all'esilio senza aver commesso nessun delitto; ebbene per tutto questo gli dei sono ora palesemte al nostro fianco. Perchè sono gli dei a scatenare una tempesta anche col cielo sereno, se ne abbiamo bisogno e, quando mettiamo mani alle armi, anche se siamo in pochi contro molti nemici sono ancora loro a consenirci d'innalzare il trofeo della vittoria. Anche adesso gli dei ci hanno portato in un luogo da cui i nemici, dato che avanzano in salita, non possono tirare né pietre né lance al di sopra delle loro prime file, mentre noi, scagliando in discesa lance, pietre e giavellotti, li raggiungeremo certo e ne feriremo anche molti Cittadini, dovete fare in modo che ognuno di voi si senta il principale artefice della vittoria. Perchè questa ci restituirà ora, se gli dei vorranno, patria, casa, libertà e onori e, a chi ne ha, figli e moglie. Felice chi di noi riuscirà a vedere, con la vittoria, il suo giorno più bello. Ma felice anche chi cadrà, se ve ne saranno: perché nessuno, per quanto ricco, avrà mai nessun monumento così bello. Al momento opportuno io intonerò il peana: allora, quando invocheremo Enialio, tutti insieme ci vendiciheremo di costoro per le violenze subite. "
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UBBIDIENZA DEGLI SPARTANI ALLE LEGGI DI LICURGO VERSIONE DI GRECO di Senofonte TRADUZIONE dal libro Meletan
Αλλά γάρ ότι μέν εν Σπάρτη μάλιστα πείθονται ταίς αρχαίς τε καί τοίς νόμοις, ίσμεν άπαντες. εγώ μέντοι ουδ' εγχειρήσαι οίμαι πρότερον τόν Λυκούργον ταύτην τήν ευταξίαν καθιστάναι πρίν ομογνώμονας εποιήσατο τούς κρατίστους τών εν τή πόλει. τεκμαίρομαι δέ ταύτα, ότι εν μέν ταίς άλλαις πόλεσιν οι δυνατώτεροι ουδέ βούλονται δοκείν τάς αρχάς φοβείσθαι, αλλά νομίζουσι τούτο ανελεύθερον είναι: εν δέ τή Σπάρτη οι κράτιστοι καί υπέρχονται μάλιστα τάς αρχάς καί τώ ταπεινοί είναι μεγαλύνονται καί τώ όταν καλώνται τρέχοντες αλλά μή βαδίζοντες υπακούειν, νομί- ζοντες, ήν αυτοί κατάρχωσι τού σφόδρα πείθεσθαι, έψεσθαι καί τούς άλλους: όπερ και γεγένηται. εικός δέ καί τήν τής εφορείας δύναμιν τούς αυτούς τούτους συγκατασκευάσαι, επείπερ έγνωσαν τό πείθεσθαι μέγιστον αγαθόν είναι καί εν πόλει καί εν στρατιά καί εν οίκω: όσω γάρ μείζω δύναμιν έχει η αρχή, τοσούτω μάλλον άν ηγήσαντο αυτήν καί καταπλήξειν τούς πολίτας . έφοροι ούν ικανοί μέν εισι ζημιούν όν άν βούλωνται, κύριοι δ' εκπράττειν παραχρήμα, κύριοι δέ καί άρχοντας μεταξύ καταπαύσαι καί είρξαί γε καί περί τής ψυχής εις αγώνα καταστήσαι. τοσαύτην δέ έχοντες δύναμιν ουχ ώσπερ αι άλλαι πόλεις εώσι τούς αιρεθέντας αεί άρχειν τό έτος όπως άν βούλωνται, άλλ' ώσπερ οι τύραννοι καί οι εν τοίς γυμνικοίς αγώσιν επιστάται, ήν τινα αισθάνωνται παρανομούντά τι, ευθύς παραχρήμα κολάζουσι. πολλών δέ καί άλλων όντων μηχανημάτων καλών τώ Λυκούργω εις τό πείθεσθαι τοίς νόμοις εθέλειν τούς πολίτας, εν τοίς καλλίστοις καί τουτό μοι δοκεί είναι, ότι ου πρότερον απέδωκε τώ πλήθει τούς νόμους πρίν έλθων σύν τοίς κρατίστοις εις Δελφούς επήρετο τόν θεόν ει λώον καί άμεινον είη τή Σπάρτη πειθομένη οίς αυτός έθηκε νόμοις. επεί δέ ανείλε τώ παντί άμεινον είναι, τότε απέδωκεν, ου μόνον άνομον αλλά καί ανόσιον θείς τό πυθοχρήστοις νόμοις μή πείθεσθαι
Ma infatti che a Sparta si obbedisce soprattutto ai magistrati e alle leggi, lo sappiamo tutti. Io credo che Licurgo non abbia neppure provato a istituire questo solido ordine prima di aver portato dalla sua parte tutte le persone con più potere nella città. Ne trovo una prova nel fatto che nelle altre città i più potenti non vogliono neppure sembrare di temere i magistrati, e pensano che ciò sia sconveniente. Invece a Sparta i potenti cercano di ingraziarsi soprattutto i magistrati e si vantano di essere sottomessi e di obbedire, qualora vengano chiamati, correndo e non camminando (piano), ritenendo che, se loro stessi siano i primi ad iniziare ad ubbidere intensamente, li seguiranno anche gli altri; ciò (è quello che) di fatto si è verificato. (by Vogue) È logico pensare, inoltre, che siano state queste stesse persone a contribuire al formarsi del potere dell'eforato, una volta resesi conto che l'obbedire era il più grande bene nella vita della città, nelle spedizioni militari e nel privato della casa. Ritenevano infatti che, quanto maggiore la forza in possesso dell'organo di governo, tanto più intensa sarebbe stata l'impressione prodotta da esso sui cittadini, in modo da spingerli a obbedire. Gli efori sono in grado di punire chi vogliono, hanno il potere di esigere delle somme senza preavviso, e oltre a questo di privare del potere persone che sono ancora in carica per un compito istituzionale, 55 di imprigionarle e costringerle a mettere in gioco la loro vita in un processo. Con questo potere a disposizione non si comportano come le altre città, lasciando che chi è stato eletto governi durante l'anno nel modo che vuole, bensì puniscono subito chi notino intento a far qualcosa contro la legge, come fanno i governanti assoluti e i soprintendenti delle gare ginniche. Licurgo ha escogitato molti altri efficaci espedienti affinché i cittadini fossero disposti a obbedire alle leggi; fra quelli meglio riusciti credo ci sia il non aver dato al popolo la legislazione prima di essersi recato a Delfi con le persone più importanti della città, per chiedere al dio se per Sparta fosse la cosa migliore obbedire alle leggi da lui istituite. E una volta che il dio gli ebbe risposto con un oracolo che in tutto e per tutto questa era la cosa migliore, ebbene, solo allora diede loro la legislazione, facendo sì che disobbedire a leggi confermate dall'oracolo delfico fosse non solo illegale, ma empio
La divinità ha creato gli organi umani con un criterio ineccepibile - versione greco Senofonte da Me
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LA DIVINITà HA CREATO GLI ORGANI UMANI CON UN CRITERIO INECCEPIBILE
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Meletan
Οὐκοῦν δοκεῖ σοι ὁ ἐξ ἀρχῆς ποιῶν ἀνθρώπους ἐπ᾽ ὠφελείᾳ προς- θεῖναι αὐτοῖς δι᾽ ὧν αἰσθάνονται ἕκαστα, ὀφθαλμοὺς μὲν ὥσθ᾽ ὁρᾶν τὰ ὁρατά, ὦτα δὲ ὥστ᾽ ἀκούειν τὰ ἀκουστά; ὀσμῶν γε μήν, εἰ μὴ ῥῖνες προσετέθησαν, τί ἂν ἡμῖν ὄφελος ἦν; τίς δ᾽ ἂν αἴσθησις ἦν γλυκέων καὶ δριμέων καὶ πάντων τῶν διὰ στόματος ἡδέων, εἰ μὴ γλῶττα τούτων γνώμων ἐνειργάσθη; πρὸς δὲ τούτοις οὐ δοκεῖ σοι καὶ τάδε προνοίας ἔργοις ἐοικέναι, τὸ ἐπεὶ ἀσθενὴς μέν ἐστιν ἡ ὄψις, βλεφά-ροις αὐτὴν θυρῶσαι, ἅ, ὅταν μὲν αὐτῇ χρῆσθαί τι δέῃ, ἀνα- πετάννυται, ἐν δὲ τῷ ὕπνῳ συγκλείεται, ὡς δ᾽ ἂν μηδὲ ἄνεμοι βλάπτωσιν, ἡθμὸν βλεφαρίδας ἐμφῦσαι, ὀφρύσι τε ἀπογεισῶσαι τὰ ὑπὲρ τῶν ὀμμάτων, ὡς μηδ᾽ ὁ ἐκ τῆς κεφαλῆς ἱδρὼς κακουργῇ· τὸ δὲ τὴν ἀκοὴν δέχεσθαι μὲν πάσας φωνάς, ἐμπίμπλασθαι δὲ μήποτε· καὶ τοὺς μὲν πρό-σθεν ὀδόντας πᾶσι ζῴοις οἵους τέμνειν εἶναι, τοὺς δὲ γομ-φίους οἵους παρὰ τούτων δεξαμένους λεαίνειν· καὶ στόμα μέν, δι᾽ οὗ ὧν ἐπιθυμεῖ τὰ ζῷα εἰσπέμπεται, πλησίον ὀφθαλ-μῶν καὶ ῥινῶν καταθεῖναι· ἐπεὶ δὲ τὰ ἀποχωροῦντα δυσχερῆ, ἀποστρέψαι τοὺς τούτων ὀχετοὺς καὶ ἀπενεγκεῖν ᾗ δυνατὸν προσωτάτω ἀπὸ τῶν αἰσθήσεων· ταῦτα οὕτω προνοητικῶς πεπραγμένα ἀπορεῖς πότερα τύχης ἢ γνώμης ἔργα ἐστίν
TRADUZIONE
Non ti pare allora che colui che fin da principio ha fatto gli uomini abbia agito secondo un fine utile quando li ha forniti degli organi con cui percepiscono ogni sensazione, gli occhi per vedere le cose visibili, le orecchie per ascoltare i suoni che si possono ascoltare? Se non ci fossero state le narici che giovamento traremmo dagli odori? Quale percezione avremmo del dolce e dell'aspro e di tutte le sensazioni piacevole che si hanno attraverso la bocca se non fosse stara resa attiva la lingua con la funzione di distinguerle? Ed inoltre non ti pare che anchele cose seguenti si debbano attribuire all'opera di una previdenza, cioè il fatto che, siccome gli occhi sono deboli, siano stati protetti con le palpebre come con porte che quando ce n'è bisogno di aprono, ma nel sonno si chiudono? Poi perché i venti non li colpiscano, che vi crescono le ciglia, come uno schermo e che con le sopracciglia è incoranata la parte superiore degli occhi affinché il sudore che scende dalla fronte non li danneggi? E anche l'udito riceva tutti i suoni senza riempirsi mai e che in tutti gli animali i denti anteriori siano capaci di tagliare, mentre i molari siano capaci di masticare il cibo che ricevono dai primi: e che mentre la bocca attraerso la quale i viventi immettono quello di cui hanno desiderio, sia posta vicino agli occhi e alle narici, mentre peoichè i rifiuti sono disgustosi, i condotti di espulsione siano invece volti indietro e posti quanto più è possibile lontano dai sensi? Tutte queste cose, fatte secondo un criterio previdente, sei forse incerto se siano opera del caso e di una intelligenza?
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BREVE SOSTA DEI GRECI NEL TERRITORIO DEI CARDUCHI
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Meletan
INIZIO: ταυτην δ' αυ την ημεραν ηυλισθησαν εν ταις κωμαις ταις υπερ του πεδιου...
FINE: ...βασιλεως και Τισσαφερνους. Ως ουν απηλλαγμενοι τουτων ηδεως εκοιμηθησαν.
TRADUZIONE
Per quel giorno alloggiarono nei villaggi sovrastanti la pianura del Centrite, un fiume largo all'incirca due pletri, che segna il confine tra l'Armenia e la regione dei Carduchi. Qui i Greci ripresero fiato, felici di vedere una pianura: il fiume distava sei o sette stadi dai monti dei Carduchi. Allora si accamparono con grande gioia, perché avevano i viveri e perché molti dei travagli vissuti erano ormai solo un ricordo. Per sette giorni interi - tanto era durata la marcia nelle terre dei Carduchi - non avevano cessato di combattere e i mali sofferti superavano tutte quante le pene patite per colpa del re e di Tissaferne. Ma era acqua passata e dormirono sereni.
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COLLOQUIO TRA CIRO E IL RE D'ARMENIA
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Meletan
Έχ τούτου ο τον Άρμίνιον εροοτα Ην ε η ταύτα πε&ωμα ι ύμίν λίγε μοι συ εφη ω Αρμένιε πόσην μεν στρατιαν μοι συμπέμ εις πόσα ε χρήματα συμβαλη εις τον πόλεμον Προς ταύτα όη λέγει ό Άξμενιος Οΰ εν εφη ω Κυρε εχα άπλουστεξον ε ιπεϊν ου ε α ικαιότερον η ό ει αι μεν εμε παο αν την αύναμιν την ουσαν σε οε Ίοόντα όσην μεν άν σοι οκη ατρατιαν αγειν την σε καταλιπείν της χωξας φυλακήν Ωσαύτως &ε περ χωμάτων ο ηλωσαι μεν εμε όίκΑΐόν σοι πάντΑ τα όντα σε όε τούτων αυτών γνόντα όπόσα αν βουλή φε ρεοναι και Όπόσα αν βουλή καταλιπεΊν Και ό Κύρος είττεν
TRADUZIONE
Perciò Ciro i chiese all'armeno: «Ebbene, o Armeno, se accon-discendo alle vostre richieste dimmi, quanti combattenti sarai in grado di mandarmi e quanto denaro verserai per la guerra?». Quello rispose: «La risposta più semplice e più giusta che ti posso dare, o Ciro, è che io ti mostri tutte le forze che ho a disposizione e che tu, osservatane la consistenza, decida quanta parte condurne via e quanta lasciarne a difesa di questa regione. Non diversamente, per quanto riguarda il denaro, è giusto che io ti renda conto di tutte le mie sostanze e che tu, dopo averle calcolate, prelevi quanto desideri e mi lasci quanto ritieni opportuno. »