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libro Meletan - pagina 306 numero 69
Κατέβην χθὲς εἰς Πειραιᾶ μετὰ Γλαύκωνος τοῦ Ἀρίστωνος προσευξόμενός τε τῆι θεῶι καὶ ἅμα τὴν ἑορτὴν βουλόμενος θεάσασθαι τίνα τρόπον ποιήσουσιν ἅτε νῦν πρῶτον ἄγοντες. καλὴ μὲν οὖν μοι καὶ ἡ τῶν ἐπιχωρίων πομπὴ ἔδοξεν εἶναι, οὐ μέντοι ἧττον ἐφαίνετο πρέπειν ἣν οἱ Θρᾶικες ἔπεμπον. προσευξάμενοι δὲ καὶ θεωρήσαντες ἀπῆιμεν πρὸς τὸ ἄστυ. κατιδὼν οὖν πόρρωθεν ἡμᾶς οἴκαδε ὡρμημένους Πολέμαρχος ὁ Κεφάλου ἐκέλευσε δραμόντα τὸν παῖδα περιμεῖναί ἑ κελεῦσαι. καί μου ὄπισθεν ὁ παῖς λαβόμενος τοῦ ἱματίου, Κελεύει ὑμᾶς, ἔφη, Πολέμαρχος περιμεῖναι. Καὶ ἐγὼ μετεστράφην τε καὶ ἠρόμην ὅπου αὐτὸς εἴη. Οὗτος, ἔφη, ὄπισθεν προσέρχεται· ἀλλὰ περιμένετε. Ἀλλὰ περιμενοῦμεν, ἦ δ' ὃς ὁ Γλαύκων. Καὶ ὀλίγωι ὕστερον ὅ τε Πολέμαρχος ἧκε καὶ Ἀδείμαντος ὁ τοῦ Γλαύκωνος ἀδελφὸς καὶ Νικήρατος ὁ Νικίου καὶ ἄλλοι τινὲς ὡς ἀπὸ τῆς πομπῆς.
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LA MUTILAZIONE DELLE ERME
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Meletan - pag. 260 n. 38
inizio: εν δε τουτω, οσοι Ερμαι ησαν λιθινοι εν τη πολει τη Αθηναιων
fine: ων και τον Αλκιβιαδην
TRADUZIONE
nel frattempo, quante erano le Erme di marmo nella città degli ateniesi(molte, per tradizione, di forma squadrata, erano nei vestiboli privati e nei templi) in una sola notte la maggior parte furono mutilate in volto. e nessuno conosceva i colpevoli, ma questi erano cercati dallo stato per grandi ricompense e inoltre votarono che coloro che volevano fra i cittadini e fra gli stranieri e tra gli schiavi denunciassero, se qualcuno sapeva che si era verificato qualche altro atto sagrilego. E consideravano esageratamente l'accaduto: sembrava che fosse un presagio della spedizione e che si fosse verificato allo stesso tempo per una congiura della rivoluzione e della caduta del governo democratico. niente dunque veniva denunciato da alcuni meteci e dai servitori riguardo alle Erme, (venivano denunciati) alcune mutilazioni di altre statue per opera di giovinastri per scherzo o a causa del vino e (venivano denunciati) i riti misterici che si rappresentavano nelle case per oltraggio; di questi accusavano anche Alcibiade.
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Gli antichi Ateniesi non ebbero timore del preponderante numero dei nemici VERSIONE DI GRECO di Lisia TRADUZIONE dal libro Meletan
Oἱ δ' ἡμέτεροι πρόγονοι οὐ λογισμῷ εἰδότες τοὺς ἐν τῷ πολέμῳ κινδύνους, ἀλλὰ νομίζοντες τὸν εὐκλεᾶ θάνατον ἀθάνατον περὶ τῶν ἀγαθῶν καταλείπειν λόγον, οὐκ ἐφοβήθησαν τὸ πλῆθος τῶν ἐναντίων, ἀλλὰ τῇ αὑτῶν ἀρετῇ μᾶλλον ἐπίστευσαν. καὶ αἰσχυνόμενοι ὄτι ἦσαν οἱ βάρβαροι αὐτῶν ἐν τῇ χώρᾳ, οὐκ ἀνέμειναν πυθέσθαι οὐδὲ βοηθῆσαι τοὺς συμμάχους, οὐδ' ᾠήθησαν δεῖν ἑτέροις τῆς σωτηρίας χάριν εἰδέναι, ἀλλὰ σφίσιν αὐτοῖς τοὺς ἄλλους Ἕλληνας. ταυτα μια τἡς σᾠτεριας χαριν γνοντες απεντον ολιγοι προς πολλους· ενομιζον γαρ αποθανειν μαν αυτοις μετα παντων προσήκειν, αγαθους δ'εναι μετ'ολιγων, και τας μεν ψυχας αλλοτριας δια τον θανατον κεκτησθαι, την δ'εκ των κινδυνων μνημην ιδιαν καταλειψειν.
I nostri antenati, non conoscendo con ragione i pericoli di guerra, ma pensando che la morte gloriosa fruttasse per i buoni una fama immortale, non ebbero timore della moltitudine dei nemici, ma ebbero piuttosto fiducia nel loro coraggio. E avebndo ritegno per il fatto che i barbari erano nella regione di quelli, non attesero che gli alleati fossero informati e che accorressero in aiuto, né ritennero che fosse necessario vedere dagli altri la riconoscenza della salvezza, ma che gli altri Greci lo facessero da se stessi. Sapendo queste cose con una sola opinione andavano in pochi contro molti; infatti ritenevano che fosse conveniente a loro morire tutti insieme, essere valorosi in pochi, e conquistare con la morte gli animi nemici e (ritenevano) che dai pericoli avrebbero lasciato un eccezionale ricordi.
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L'asino e il giardiniere Meletan pagina 582 numero 9
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Protagora il sofista
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Meletan
TRADUZIONE
"Supponiamo invece che tu pensassi di andare da Policleto di Argo o da Fidia di Atene e di dare loro denaro per la tua educazione. Se uno ti domandasse: «Chi sono Policleto e Fidia ai quali vuoi pagare questo denaro?» cosa risponderesti?" "Direi che sono scultori". "E tu cosa vorresti diventare?" "Evidentemente uno scultore". "Molto bene. Tu ed io andremo da Protagora, pronti a dargli una ricompensa in denaro per la tua educazione: se basteranno le nostre ricchezze lo convinceremo con queste, altrimenti spenderemo anche quelle dei nostri amici. Se qualcuno, vedendo che ci diamo tanto da fare, ci domandasse: «Ditemi, Socrate e Ippocrate, chi è Protagora al quale volete dare i vostri soldi?» cosa gli potremmo rispondere? Con quale altro nome sentiamo chiamare Protagora? Sentiamo, per esempio chiamare Fidia scultore e Omero poeta, ma che nome sentiamo dare a Protagora?" "Socrate, lo chiamano sofista". "Andiamo dunque a dargli denaro in quanto sofista?" "Sì". "Se poi ti si domandasse: "tu stesso vai da Protagora per diventare chi?"E quello, arrossendo - infatti si stava già facendo giorno, perciò lo si poteva vedere chiaramente -, disse: "Se c’è qualche somiglianza con gli esempi precedenti, è chiaro che vado da lui per diventare sofista". "E tu, per gli dei, non ti vergogni di presentarti ai Greci come un sofista?" "Sì, per Zeus, Socrate, se devo dire quello che penso".