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Klimax Pagina 58 versione numero 34
Παραγενομενοί δε είϛ Νεμεαν, εϛ εβασίλευε Λυκουργοϛ, εζητουν υδωρ ...ακοντίω Λαοδοκοϛ παλη Πολυνείκηϛ τοξω Παρθενοπαίοϛ.
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Come l'anima può contenere tutte le anime
VERSIONE DI GRECO di Marco Aurelio
TRADUZIONE dal libro kLimax
Εἰ διαμένουσιν αἱ ψυχαί, πῶς αὐτὰς ἐξ ἀιδίου χωρεῖ ὁ ἀήρ; πῶς δὲ ἡ γῆ χωρεῖ τὰ τῶν ἐκ τοσούτου αἰῶνος θαπτομένων σώματα; ὥσπερ γὰρ ἐνθάδε ἡ τούτων ‹μετὰ› ποσήν τινα ἐπιδιαμονὴν μεταβολὴ καὶ διάλυσις χώραν ἄλλοις νεκροῖς ποιεῖ, οὕτως αἱ εἰς τὸν ἀέρα μεθιστάμεναι ψυχαί, ἐπὶ ποσὸν συμμείνασαι, μεταβάλλουσι καὶ χέονται καὶ ἐξάπτονται εἰς τὸν τῶν ὅλων σπερματικὸν λόγον ἀναλαμβανόμεναι καὶ τοῦτον τὸν τρόπον χώραν ταῖς προσσυνοικιζομέναις παρέχουσι. τοῦτο δ ἄν τις ἀποκρίναιτο ἐφ ὑποθέσει τοῦ τὰς ψυχὰς διαμένειν. χρὴ δὲ μὴ μόνον ἐνθυμεῖσθαι τὸ πλῆθος τῶν θαπτομένων οὑτωσὶ σωμάτων, ἀλλὰ καὶ τὸ τῶν ἑκάστης ἡμέρας ἐσθιομένων ζῴων ὑφ ἡμῶν τε καὶ τῶν ἄλλων ζῴων. ὅσος γὰρ ἀριθμὸς καταναλίσκεται καὶ οὑτωσί πως θάπτεται ἐν τοῖς τῶν τρεφομένων σώμασι, καὶ ὅμως δέχεται ἡ χώρα αὐτὰ διὰ τὰς ἐξαιματώσεις, διὰ τὰς εἰς τὸ ἀερῶδες ἢ πυρῶδες ἀλλοιώσεις
TRADUZIONE
Se le anime persistono, come può l'aria contenerle tutte dall'eternità? E come può la terra contenere i cadaveri di chi, da tanto tempo, vi viene sepolto? Infatti, come quaggiù la trasformazione e il dissolvimento di questi, dopo una determinata persistenza, fanno spazio ad altri morti, così le anime che trasmigrano nell'aria, dopo essersi mantenute per un dato periodo di tempo, si trasformano, si effondono e deflagrano venendo riassunte nella ragione seminale dell'universo, e in questo modo procurano spazio alle anime che continuano ad aggiungersi ad esse. Questa può essere la risposta nell'ipotesi che le anime persistano. Non bisogna, però, considerare soltanto la quantità di cadaveri che si seppelliscono in questo modo, ma anche quella degli animali che ogni giorno sono mangiati da noi e da tutti gli altri animali. Quanto è grande, infatti, il numero degli animali che vengono consumati e così, in certo modo, vengono seppelliti nel corpo di chi se ne nutre? Eppure c'è abbastanza spazio per accoglierli, grazie all'assimilazione in sangue, alla trasformazione in elemento aereo o igneo
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I GIGANTI
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
Gea (la terra), intanto, risentita a causa dei Titani, da Urano aveva generato i Giganti. Insuperabili per la grandezza dei corpi, invincibili per la forza, che sembravano terrificanti alla vista, che facevano scendere una barba lunga dalla testa e dal mento, e che avevano nei piedi (acc. di relazione) squame di serpente al posto dei piedi. Essi nacquero, come sostengono alcuni, a Flegra, a Pallene, come sostengono altri. E lanciarono verso il cielo pesanti massi e querce infuocate. Si distinguevano fra tutti Porfirione e Alcioneo, il quale era immortale, combattendo (meglio: se avesse combattuto) nella terra nella quale era stato generato/ era nato. Costui anche rubò i buoi a Elio da Erizia. Ma gli dei avevano una profezia, cioè che (epesegetica) nessuno dei Giganti poteva essere ucciso dagli dei, ma che sarebbero morti, quando un mortale avesse combatto insieme (a loro) (lett. genitivo assoluto).
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Eracle aspira a nuove nozze
VERSIONE DI GRECO di Apolldoro
TRADUZIONE dal libro KLIMAX
Μετά δέ τούς αθλους Ἠρακλἧς ἀϕικομενος εις θήβας Μεγαραν μήυ εδωκεν Ίολαῴ, αυτος δε, γημαι ῆμαι θἑλων, επυνθαυετο Ἐυρυτον ΟιΧαλιας δυυαστηυ αθλου προτεθεικεναι του Ιολης της θυγατρος γαμον τᾣ νικησαντι τοξικᾓ αυτον τε και τους παιδας αυτᾣ υπαρχοντας. Αϕικομενος ουν εις Οιχαλιαν και τᾓ τοξικᾓ κρειττων αυτὣν γενομενος ουκ ετυχε του γαμου, Ίϕιτου μεν του πρεσβυτερου τὣν παιδωυ λεγοντος διδοναι τᾣ Ήρακλει τήν Ίολην, Ευρυτου δε και των λοιπων απαγορευοντων και δεδοικεναι λεγοντων μή τεκνοποιησαμενος τα γεννεθησομενα παλιν αποκτεινῃ. Μετ'ου πολὐ δἐ κλαπεισων εξ Ευβοιας υπὀ Αυτολυκου Βοῶν, Ευρυτος μεν ενομιζεν υϕ' -ρακλεους γεγονεναι τουτο, Ιϕιτος δἐ απιστὣν αϕικνειται προς Ἡρακλεα και παρακαλει συζητἣσαι τας βοας. Ἡρακλες δε υπισχνειται και ξενιζει μεν αυτου μανεις δε αυθις απὀ των Τιρυνθιων ερριψεν αυτου τειχὣν.
TRADUZIONE
Compiute le sue fatiche, Eracle giunse a Tebe, e diede in sposa Megara a Iolao, perché voleva risposarsi. E venne a sapere che Eurito, signore di Ecalia, aveva messo in palio la mano di sua figlia Iole come premio per chi avesse sconfitto lui stesso e i suoi figli in una gara di tiro con l'arco. Eracle si recò dunque a Ecalia, vinse la gara, ma Eurito rifiutò di dargli la fanciulla. Ifito, il suo figlio maggiore, era il solo a sostenere che Iole doveva andare sposa a Eracle; Eurito e gli altri figli, invece, dicevano di no, motivando il rifiuto con il timore che Eracle, se avesse avuto dei figli da Iole, avrebbe potuto uccidere anche questi, com'era già avvenuto. Non molto tempo dopo, Autolico rubò del bestiame dai pascoli dell'Eubea, ed Eurito diede la colpa a Eracle: ma Ifito non ci credette, andò da Eracle, e lo incontrò che era appena ritornato da Fere, dove aveva salvato Alcesti dalla morte, restituendola ad Admeto. Allora gli chiese di cercare il bestiame insieme a lui. Eracle promise, e offrì ospitalità al giovane: ma poi, preso da un nuovo attacco di follia, lo buttò giù dalle mura di Tirinto.
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Disponibilità del giovane per la politica
VERSIONE DI GRECO di Aristotele
TRADUZIONE dal libro Klimax
Ἕκαστος δὲ κρίνει καλῶς ἃ γινώσκει, καὶ τούτων ἐστὶν ἀγαθὸς κριτής. καθ᾽ ἕκαστον µὲνἄρα ὁ πεπαιδευµένος, ἁπλῶς δ᾽ ὁ περὶ πᾶν πεπαιδευµένος. διὸ τῆς πολιτικῆς οὐκ ἔστιν οἰκεῖος1ἀκροατὴς ὁ νέος· ἄπειρος γὰρ τῶν κατὰ τὸν βίον πράξεων, οἱ λόγοι δ᾽ ἐκ τούτων καὶ περὶ τούτων· ἔτιδὲ τοῖς πάθεσιν ἀκολουθητικὸς ὢν µαταίως ἀκούσεται καὶ ἀνωφελῶς, ἐπειδὴ τὸ τέλος ἐστὶν οὐ
γνῶσις ἀλλὰ πρᾶξις. διαφέρει δ᾽ οὐδὲν νέος τὴν ἡλικίαν ἢ τὸ ἦθος νεαρός· οὐ γὰρ παρὰ τὸν χρόνον ἡἔλλειψις, ἀλλὰ διὰ τὸ κατὰ πάθος ζῆν καὶ διώκειν ἕκαστα. τοῖς γὰρ τοιούτοις ἀνόνητος ἡ γνῶσιςγίνεται, καθάπερ τοῖς ἀκρατέσιν· τοῖς δὲ κατὰ λόγον τὰς ὀρέξεις ποιουµένοις καὶ πράττουσιπολυωφελὲς ἂν εἴη τὸ περὶ τούτων εἰδέναι. Καὶ περὶ µὲν ἀκροατοῦ, καὶ πῶς ἀποδεκτέον, καὶ τί προτιθέµεθα, πεφροιµιάσθω ταῦτα
TRADUZIONE
Ciascuno giudica bene ciò che conosce, e solo di questo è buon giudice. Dunque, in ciascun campo giudica adeguatamente chi ha una preparazione specifica, ma è buon giudice in generale chi ha una preparazione globale. Perciò il giovane non è uditore adatto di una trattazione politica, giacché egli non ha esperienza delle azioni concretamente vissute, mentre è da queste che partono ed è su queste che vertono i presenti ragionamenti. Inoltre, essendo incline alle passioni, egli ascolterà invano, cioè senza trarne giovamento, poiché il fine qui non è la conoscenza ma l’azione. Non fa alcuna differenza se egli è giovane per età o simile ad un giovane per carattere: la insufficienza non deriva dal tempo, ma dal vivere assecondando la passione e dal lasciarsi trascinare da qualsiasi tipo di attrazione. Per uomini simili la conoscenza risulta inutile, come per gli incontinenti; per coloro invece che configurano razionalmente i propri desideri e le proprie azioni, la conoscenza di queste cose potrà essere ricca di vantaggi. Si consideri come introduzione ciò che abbiamo detto sull’uditore, sul come deve essere accolto ciò che diremo e su ciò che ci proponiamo di dire.