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Imperialismo di Atene
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Climax
inizio: μεχρι μευ ουν τουτων οιδ'οτι...
fine: . .εικοτως αν ημιν επιτιμωεν.
μετὰ δὲ ταῦτ' ἤδη τινὲς ἡμῶν κατηγοροῦσιν ὡς, ἐπειδὴ τὴν ἀρχὴν τῆς θαλάττης παρελάβομεν, πολλῶν κακῶν αἴτιοι τοῖς ῞Ελλησιν κατέστημεν, καὶ τόν τε Μηλίων ἀνδραποδισμὸν καὶ τὸν Σκιωναίων ὄλεθρον ἐν τούτοις τοῖς λόγοις ἡμῖν προφέρουσιν. ᾿Εγὼ δ' ἡγοῦμαι πρῶτον μὲν οὐδὲν εἶναι τοῦτο σημεῖον ὡς κακῶς ἤρχομεν, εἴ τινες τῶν πολεμησάντων ἡμῖν σφόδρα φαίνονται κολασθέντες, ἀλλὰ πολὺ τόδε μεῖζον τεκμήριον ὡς καλῶς διῳκοῦμεν τὰ τῶν συμμάχων, ὅτι τῶν πόλεων τῶν ὑφ' ἡμῖν οὐσῶν οὐδεμία ταύταις ταῖς συμφοραῖς περιέπεσεν. ῎Επειτ' εἰ μὲν ἄλλοι τινὲς τῶν αὐτῶν πραγμάτων πραότερον ἐπεμελήθησαν, εἰκότως ἂν ἡμῖν ἐπιτιμῷεν•
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KLIMAX versione greco Isocrate
Inizio: προσήκειν ἡγοῦ τοῖς πονηροῖς ἀπιστεῖν Fine: τοὺς δὲ φίλους ἐν ταῖς ἀτυχίαις διαγιγνώσκομεν.
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Benefici di Atene
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Klimax
Inizio: τοσουτον δ απολελοιπεν η πολις...
fine: της των αλλων ελευθεριας.
TRADUZIONE
La nostra città ha lasciato così indietro gli altri uomini nelle opere del pensiero e della parola che i nostri discepoli sono diventati maestri degli altri. Essa ha fattto si che ilnome dei greci non indichi più la razza, ma la cultura e siano chiamati elleni gli uomini che partecipano della nostra traduzione culturale più di quelli che condividono la nostra stessa origine etnica.
Ma perché non sembri dilungarmi sui dettagli quando mi sono proposto di parlare dell'insieme e tessere l'elogio della città con questi argomenti per l'imbarazzo a lodarla nell'ambito bellico basti quello che ho detto a chi ritiene degno di gloria tutto cio'. Penso infatti che i nostri antenati meritino la stima per le guerre che affrontarono non meno che per gli altri benefici.
Non furono certo ne piccole ne poche ne di scarsa importanza le lotto che sostennero ma molte e terribili e grandi le une per il loro paese, ma le altre per la lbertaà di tutti.
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Orazio Coclite VERSIONE DI GRECO TRADUZIONE Versione da Climax pg. 321 n. 328
Si dice che Orazio detto Coclite, combattendo contro dei nemici presso l'estremità del ponte sopra il Tevere che scorre presso la città, quando vide la moltitudine che portava aiuti ai nemici, temendo che loro con la forza si scagliassero verso la città, gridò, voltato verso quelli che stavano di spalle, di distruggere subito il ponte mentre indietreggiavano. Avendo quelli obbedito ai comand, i finché quelli tagliavano (il ponte) resistette ricevendo molte ferite e respinse l'assalto dei nemici, spaventati non tanto per la sua forza, quanto per la sua resistenza e la sua audacia. Una volta distrutto il ponte, i nemici furono fermati nell'assalto e Coclite gettatosi nel fiume completamente armato, abbandonò la sua vita come voleva, avendo dato peso molto di più alla salvezza della patria e alla gloria, che sarebbe venuta a lui dopo questi eventi, più che alla vita presente e a quella che gli restava
Versioni da altri libri:
Si dice che Orazio soprannominato Coclite, lottando contro due nemici di fronte all'estremità del ponte sul Tiberiade, che si trova davanti alla città, avesse visto accorrere un gran numero di uomini che portavano aiuto ai nemici, temendo che piombassero verso la città si dice che gridava voltandosi dietro di rompere il ponte velocemente dopo essersi ritirati. avendo ubbidito, mentre questi tagliavano, egli sopravvisse pure ricevendo un gran numero di ferite e bloccò l'assalto dai nemici; essendo stato tagliato il ponte, l'attacco fu impedito ai nemici, Coclite gettandosi verso il fiume con le armi di sua volontà.
VERSIONE DI UN ALTRO UTENTE
Si dice che Orazio soprannominato Coclite, mentre combatteva contro due nemici all'estremità opposta del ponte sul Tevere che si trova davanti alla città; quando vide venirgli incontro un gran numero di ausiliari dei suoi avversari, temendo che si aprissero la via per la città con la forza, gridò a chi stava dietro di lui di ritirarsi velocemente e di rompere il ponte. Avendo quelli obbedito ai comandi, finchè questi non ruppero, egli resisteva accusando una moltitudine di ferite e bloccava l'assalto dei nemici, i nemici furono impediti di attccare, Coclite gettandosi nel fiume con le armi scelse liberamente la morte, avendo tenuto in maggior conto la sicurezza della patria e la fama che gli sarebbe venuta dopo quest'azione che non la vita presente e quella che gli rimaneva
Versione da libro PAIDEIA
Si dice che Orazio detto Coclite, mentre combatteva contro due nemici sull'estremità opposta del fiume Tevere, che si trova davanti alla città, quando vide venirgli contro un gran numero di uomini in aiuto dei suoi avversari, temendo che facendo forza si aprissero la via verso la città, rivoltosi a quelli che stavano alle sue spalle, gridò loro di ritirarsi in fretta e di tagliare il ponte. Avendo quelli obbedito, egli resistette finchè i compagni non ebbero tagliato il ponte, ricevendo un gran numero di ferite, e sostenne l'urto dei nemici non tanto trattenuti dalla sua forza quanto sbalorditi dalla sua resistenza e dal suo coraggio; tagliato il ponte, ai nemici fu impedito l'attacco, mentre Coclite, gettandosi nel fiume con le armi, scelse deliberatamente la morte, avendo tenuto in maggior conto la sicurezza della patria e la gloria che gli sarebbe venuta dopo questa impresa, che non la vita presente e quella che gli restava.
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Esaltazione della passata costituzione
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro klimax
Εὑρίσκω γὰρ ταύτην μόνην ἂν γενομένην καὶ τῶν μελλόντων κινδύνων ἀποτροπὴν καὶ τῶν παρόντων κακῶν ἀπαλλαγήν, ἢν ἐθελήσωμεν ἐκείνην τὴν δημοκρατίαν ἀναλαβεῖν, ἢν Σόλων μὲν ὁ δημοτικώτατος γενόμενος ἐνομοθέτησε, Κλεισθένης δὲ ὁ τοὺς τυράννους ἐκβαλὼν καὶ τὸν δῆμον καταγαγὼν πάλιν ἐξ ἀρχῆς κατέστησεν. Ἧς οὐκ ἂν εὕροιμεν οὔτε δημοτικωτέραν οὔτε τῇ πόλει μᾶλλον συμφέρουσαν. Τεκμήριον δὲ μέγιστον· οἱ μὲν γὰρ ἐκείνῃ χρώμενοι, πολλὰ καὶ καλὰ διαπραξάμενοι καὶ παρὰ πᾶσιν ἀνθρώποις εὐδοκιμήσαντες, παρ᾽ ἑκόντων τῶν Ἑλλήνων τὴν ἡγεμονίαν ἔλαβον, οἱ δὲ τῆς νῦν παρούσης ἐπιθυμήσαντες, ὑπὸ πάντων μισηθέντες καὶ πολλὰ καὶ δεινὰ παθόντες, μικρὸν ἀπέλιπον τοῦ μὴ ταῖς ἐσχάταις συμφοραῖς περιπεσεῖν. Καίτοι πῶς χρὴ ταύτην τὴν πολιτείαν ἐπαινεῖν ἢ στέργειν τὴν τοσούτων μὲν κακῶν αἰτίαν πρότερον γενομένην, νῦν δὲ καθ᾽ ἕκαστον τὸν ἐνιαυτὸν ἐπὶ τὸ χεῖρον φερομένην; πῶς δ᾽ οὐ χρὴ δεδιέναι μὴ τοιαύτης ἐπιδόσεως γιγνομένης τελευτῶντες εἰς τραχύτερα πράγματα τῶν τότε γενομένων ἐξοκείλωμεν;
TRADUZIONE
Trovo infatti che il solo mezzo per scongiurare i pericoli futuri e per liberarci dai mali presenti sarebbe quello di voler ristabilire la democrazia che fu codificata da Solone, il più grande amico del popolo, e che fu ripristinata da Clistene, l’uomo che cacciò i tiranni e restaurò il regime democratico. Non potremmo trovare un governo che più di questo sia democratico né più utile alla città. La prova migliore. Coloro che avevano questa costituzione, dopo aver compiuto molte e belle imprese e acquistato fama in tutto il mondo, ricevettero l’egemonia col pieno consenso dei Greci; i fautori della costituzione presente, invece, dopo essersi attirati l’odio universale e avere subito molti disastri, per poco non incorsero nelle sventure estreme. Come si può lodare o amare questo governo che è stato causa di mali spaventosi e ora declina ogni anno verso il peggio?