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Ό Άτρείδης καί ό Πηλεΐδης έρίζουσιν ὂτι [poiché] ό μέν βούλεται τήν λείαν τοῦ Πηλεΐδου λαμβάνεσθαι [prendere], ό δέ ούκ έθέλει διδόναι. Κερτόμοις δέ λόγοις ό Άτρείδης ατιμάζει τόν Πηλεΐδην ὂς [il quale] διά τήν όργήν τοῦ πολέμου παύεται. 2. Ό Πηλεΐδης νομίζει έν ατιμίᾳ εἶναι καί έν τῷ αίγιαλῷ δακρύει· έκ τῆς θαλάσσης έκδύεται ήΰτε όμίχλη ή Θέτις ή μήτηρ [Ια madre Teti^nom. sg. ] καί ὂμνυσι βοήθειαν φέρεσθαι τῷ Πηλεΐδη. 3. Ή Θέτις [Teti, nom. ] είς τόν Ὅλυμπον βαίνει καί τόν Κρονίδην ικετεύει βοήθειαν τῷ Πηλεΐδῃ· ό δέ Κρονίδης πρῶτον μέν διά τόν φόβον τῆς τῆς Ἢρας όργῆς ὂκνον ἒχει, ἒπειτα δέ νεύει καί τόν Ὅλυμπον ὂλον έλελίζει. 4. Ώς [quando] ό Κρονίδης έπι τοῦ θρόνου καθίζεται, οί μέν θεοί σιγῇ κάθηνται, ή δέ πότνιά Ἢρα όνειδίζει τόν Κρονίδην καί λέγει ὂτι ή Θέτις [Teti, nom. ] γοητεύει. Ό δέ Κρονίδης όργίζεται καί τῇ άλόχῳ άπειλάς βάλλει. 5. Ό Ἢφαιστος τῇ Ἢρᾳ παραμυθίαν παρέχει καί τόν Κρονίδην ίλάσκεσθαι βούλεται· ό δέ χωλός κλυτοτέχνης τόν οἶνον άφύσσει καί τοῖς θεοῖς κεράννυσι. Ό δέ Κρονίδης καί ή Ἢρα τῆς όργῆς παύονται καί οί θεοί δαίνυνται ἢσυχοι.
L'Atride e il Pelide contendono poiché l'uno vuole prendere la preda del Pelide, l'altro non vuole cedere. L'Atride con parole oltraggiose disonora il Pelide il quale per l'ira si astiene dalla guerra. Il Pelide pensa di essere in disprezzo e piange sulla spiaggia; dal mare esce come nebbia la madre Teti e promette con giuramento di portare soccorso al Pelide. Teti sale all'Olimpo e chiede supplice aiuto a Cronide per il Pelide; Cronide prima per timore dell'ira di Era ha riluttanza poi però acconsente e fa tremare tutto quanto l'Olimpo. Quando Cronide si siede sul trono mentre gli dei fanno silenzio, l'augusta Era invece rimprovera Cronide e dice che Teti (lo) affascina. Cronide si adira e scaglia minacce alla moglie. Efesto offre conforto ad Era e decide di placare Cronide; il claudicante famoso per la sua abilità attinge il vino e mesce agli dei. Cronide ed Era cessano dall'ira e gli dei tranquilli festeggiano. (by Stuurm)
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Οι τριακοντα διαλαβοντες τας οικιας εβαδιζον· κατελαβον εμε εστιωντα ξενους, ους εξηλασαν και Πεισωνι με παραδιδοασιν·... ει το σωμα σωσω. (da Lisia)
I Trenta, dopo aver occupato le case, avanzavano; catturarono me che stavo seduto come straniero, che allontanarono e mi consegnarono a Pisone; gli altri, entrati nel luogo di lavoro, segnarono gli schiavi. Ma io chiedevo a Pisone se volesse salvarmi prendendo denaro; egli diceva che lo avrebbe fatto, se fosse stato abbondante. Allora dissi che ero pronto a dare una talea d'argento; ed egli accettò di farlo. Capivo per certo che non considerava né gli dèi né gli uomini, ma tuttavia sembrava molto necessario, dati gli eventi presenti, ottenere fiducia da lui. Quando poi giurò che mi avrebbe salvato, entrando nella stanza aprì l'arca. Pisone, accorgendosi, entra, e vedendo ciò che c'era dentro, chiama due dei servi e ordina loro di prendere ciò che c'era nell'arca. Ma quando prese, non quanto aveva accettato, uomini giudici, ma tre talenti di argento e quattrocento pezzi di moneta di bronzo, e cento darici e quattro boccali d'argento, chiesi a lui di darmi i miei beni, e lui disse che lo avrebbe fatto se avessi salvato il suo corpo.
(By Starinthesky) )"
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Ο Λυσανδρος, αφικομενος εις Ροδον και ναυς εκειθεν λαβων, εις Κω και Μιλητον επλευσεν, εκειθεν δ' εις Εφεσον, και εμεινε ναυς εχων εβδομηκοντα... αλλα ποιειν παῥ α βασιλευς επεστειλεν. (da Senofonte)
Lisandro, giunto a Rodi e preso ivi le navi, salpò per Cos e Mileto, di lì per Efeso, e là rimase con settanta navi fino a quando Ciro giungeva a Sardi. Quando arrivò, andò da lui con gli ambasciatori di Sparta. Allora chiesero a Ciro stesso di essere più che disposto alla guerra. Ciro rispose che queste il padre aveva ordinato e che non ne conosceva altre, ma che avrebbe fatto tutto: di essere venuto con cinquecento talenti; se fossero questi venuti meno avrebbe distrutto il trono su cui sedeva, che era d'oro e d'argento. Essi lodarono queste parole e lo invitarono ad assegnare al marinaio una dracma Attica, spiegando che, se la paga fosse stato quello, i marinai degli Ateniesi avrebbero abbandonato le navi, e avrebbe speso meno danari. Egli disse che parlavano bene, che non era possibile a lui fare altre cose riguardo quelle cose che il re aveva ordinato.
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Τοις Μεγαροις εν τη πολει ταφοι εισιν, ο μεν ταφος εστι των στρατιωτων της επιστρατειας του Μηδου, ο δε Αισυμνιον εστι οι δε των ηρωων... ιστασι του ταφους των ηρωων. (Da Pausania)
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Ογδοον αθλον ο Ευρυσθευς επετασσεν τω Ηρακλει τας Διομηδους του Θρακος ιππους εις Μυκηνας κομιζειν... αι δ'εις το λεγομενον ορος Ολυμπον ερχομεναι προς των θηριων απωλλυντο.
Come ottava fatica Euristeo ordinava a Eracle di portare a Micene le cavalle del Tracio Diomede. Questi era figlio di Ares e di Cirene, re dei Bistoni, un popolo di Tracia molto bellicoso, e che aveva delle cavalle che si cibavano di carne umana. Eracle dunque prese il mare con accompagnatori volontari, e dopo aver usato [usando] violenza verso coloro che comandavano nelle stalle delle cavalle, le portava sul mare. Ma corsi in aiuto i bistoni con le armi (genitivo assoluto) consegnava da sorvegliare le cavalle ad Abdero. Questi che amava Eracle era figlio di Ermes, veniva da Opunte nella Locride. Ma le cavalle attirandolo lo fecero a pezzi. Eracle combattendo con i Bistoni, uccidendo Diomede costringeva alla fuga i superstiti e dopo aver fondato la città di Abdera presso il sepolcro ad Abdero, dopo aver portato le cavalle al sicuro le dava ad Euristeo. Ma Euristeo le lasciò [lett. presente storico] libere, e secondo come si dice [τὸ λεγόμενον (incidentale) come si dice] le cavalle andarono sul monte Olimpo, dove furono divorate dalle fiere.