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Ἐμοὶ τοίνυν, ὦ ἄνδρες δικασταί, οὔτ´ ἰδίᾳ οὔτε δημοσίᾳ συμφορὰ ἐν ἐκείνῳ τῷ χρόνῳ οὐδεμία πώποτε ἐγένετο, ἀνθ´ ἧς τινος ἂν προθυμούμενος τῶν παρόντων κακῶν ἀπαλλαγῆναι ἑτέρων ἐπεθύμουν πραγμάτων. Πετριηράρχηκά τε γὰρ πεντάκις, καὶ τετράκις νεναυμάχηκα καὶ εἰσφορὰς ἐν τῷ πολέμῳ πολλὰς εἰσενήνοχα, καὶ τἆλλα λελῃτούργηκα οὐδενὸς χεῖρον τῶν πολιτῶν. Καίτοι διὰ τοῦτο πλείω τῶν ὑπὸ τῆς πόλεως προσταττομένων ἐδαπανώμην, ἵνα καὶ βελτίων ὑφ´ ὑμῶν νομιζοίμην, καὶ εἴ πού μοί τις συμφορὰ γένοιτο, ἄμεινον ἀγωνιζοίμην. Ὧν ἐν τῇ ὀλιγαρχίᾳ ἁπάντων ἀπεστερούμην· οὐ γὰρ τοὺς τῷ πλήθει ἀγαθοῦ τινος αἰτίους γεγενημένους χάριτος παρ´ αὑτῶν ἠξίουν τυγχάνειν, ἀλλὰ τοὺς πλεῖστα κακὰ ὑμᾶς εἰργασμένους εἰς τὰς τιμὰς καθίστασαν, ὡς ταύτην παρ´ ἡμῶν πίστιν εἰληφότες. Ἃ χρὴ πάντας ἐνθυμουμένους μὴ τοῖς τούτων λόγοις πιστεύειν, ἀλλὰ καὶ ἐκ τῶν ἔργων σκοπεῖν ἃ ἑκάστῳ τυγχάνει πεπραγμένα.
A me dunque, signori giudici, né in vita privata né in quella pubblica in quel tempo non capitò mai alcuna sventura, per la quale desiderassi un governo diverso per aver in animo di liberarmi dei mali presenti. Sostenni infatti per cinque volte trierarchie, e combattei per quattro volte in battaglie navali e versai molti contributi nella guerra, e compii altri servizi pubblici a proprie spese meno di nessuno dei cittadini. Anzi per questo ho speso di più dei soldi imposti dalla città, per essere riconosciuto meglio da voi, e se mi fosse capitata una sventura, potessi difendermi meglio in tribunale. E di tutti questi vantaggi nell’oligarchia sono stato privato; infatti nonostante avessi benevolenze verso il popolo come non ritenevano degno di ottenere cariche da loro poiché costituiva un merito a chi più danneggiava voi così dovrebbe costituirmi questo pegno di fedeltà da parte di noi. E queste cose è necessario che tutti voi riflettiate a non prestare fede alle parole di costoro, ma dalle azioni accade a ciascuno di scoprire ciò che hanno compiuto. (by Stuurm)
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Άθανατίζουσι οί Γέται τόνδε τόν τρόπον· οὒτε άποθνῄσκειν έωυτούς νομίζουσι ιέναι τε τόν άπολλύμενον παρά Σάλμοξιν δαίμονα· οί δέ αυτῶν τόν αυτόν τούτον όνομάζουσι Γεβελέιζιν. Διά πεντετηρίδος δέ τόν πάλῳ λαχόντα αίει σφέων αυτῶν άποπέμπουσι ἃγγελον παρά τόν Σάλμοξιν, έντελλόμενοι τῶν ἃν έκάστοτε δέωνται. Πέμπουσι δέ ὧδε· οί μέν αύτῶν ταχθέντες άκόντια τρία έχουσι, ἃλλοι δέ διαλαβόντες του άποπεμπομένου παρά τόν Σάλμοξιν τάς χεΐρας και τούς πόδας, άνακινήσαντες αυτόν μετέωρον ριπτέουσι ές τάς λόγχας. Ἢν μέν δή άποθάνη άναπαρείς, τοΐσι δέ ϊλεος ό θεός δοκέει εἶναι· ἢν δέ μή άποθάνῃ, αιτιῶνται αύτόν τόν ἃγγελον, φάμενοί μιν ἃνδρα κακόν εἶναι, αιτιησάμενοι τούτον άλλον άποπέμπουσι. Έντέλλονται δέ ἒτι ζώοντι. Οὗτοι οί αύτοι Θρήικες και πρός βροντήν τε και αστραπήν τοξεύοντες ἃνω πρός τόν ούρανόν άπειλέουσι τῷ θεῷ, ούδένα ἃλλον θεόν νομίζοντες εἶναι ει μή τόν σφέτερον.
I Geti si considerano immortali in questo modo; ritengono che essi non muoiano e che chi è perito vada presso il demone Zalmoxis; alcuni di loro chiamano questo stesso Gebeleizi. Ogni cinque anni inviano sempre uno di loro scelto a sorte a portare un messaggio a Zalmoxis qualora ogni volta sia necessario. Lo inviano così: alcuni di loro tenendo tre giavellotti, altri invece afferrando le mani e per i piedi del designato (lett. di chi è mandato) presso Zalmoxis, facendolo roteare in aria e (poi) lo scagliano sulle lance. Se muore trafitto, si ritiene che il dio sia propizio; se invece non muore, accusano lo stesso messaggero, sostenendo che è un uomo malvagio, e poiché è stato accusato ne inviano un altro; l'incaricano mentre è ancora vivo. Questi stessi Traci di fronte a un tuono o a un fulmine, scagliando in cielo frecce pronuno minacce contro il dio, perché credono che non esista altro dio se non il loro. (by Stuurm)
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Κυρος δ'εαυτυ σκηνην μεν κατεσκευασατο ωστε ικανην εχειν οις καλοιη επι δειπνον. Εκαλει δε ως τα πολλα των Ταξιαρχων ους καιρος αυτω δοκοιη ειναι εστ δ' οτε και των Λοχαγων ... και ταχεις και αοκνους και αταρακτους.
Per sé Ciro disponeva una tenda così che fosse sufficiente per coloro che aveva intenzione di invitare a cena. Invitava per lo più i tassiarchi che gli sembrasse opportuno avere intorno in quel particolare momento, ma talora era la volta di qualcuno dei locaghi o dei decadarchi o dei pempadarchi o anche dei soldati semplici; oppure invitava l’intera sottosquadra di cinque o di dieci unità o addirittura l’intera squadra o l’intera compagnia. Onorava con tali inviti coloro a cui avesse visto fare qualcosa che desiderava fosse fatta da tutti. Le vivande che si distribuivano sulla tavola erano sempre uguali per lui e per i convitati. E voleva che anche agli attendenti ai servizi non toccasse meno che agli altri, ritenendo di non doverli tenere in minor conto degli araldi e degli ambasciatori, visto che dovevano essere leali, pratici delle cose militari, perspicaci, e in più attivi, rapidi, infaticabili, resistenti. Oltre a ciò si rendeva conto che gli attendenti devono possedere le qualità dei soldati più stimati e allenarsi a non sottrarsi mai ad alcuna incombenza considerando come proprio dovere l’esecuzione di ogni ordine impartito dal loro capo.
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καίτοι πρὸς ποῖον κτῆμα τῶν ἄλλων παραβαλλόμενος φίλος ἀγαθὸς οὐκ ἂν πολλῷ κρείττων φανείη; ποῖος γὰρ ἵππος ἢ ποῖον ζεῦγος οὕτω χρήσιμον ὥσπερ ὁ χρηστὸς φίλος; ποῖον δὲ ἀνδράποδον οὕτως εὔνουν καὶ παραμόνιμον; ἢ ποῖον ἄλλο κτῆμα οὕτω πάγχρηστον; ὁ γὰρ ἀγαθὸς φίλος ἑαυτὸν τάττει πρὸς πᾶν τὸ ἐλλεῖπον τῷ φίλῳ καὶ τῆς τῶν ἰδίων κατασκευῆς καὶ τῶν κοινῶν πράξεων, καί, ἄν τέ τινα εὖ ποιῆσαι δέῃ, συνεπισχύει, ἄν τέ τις φόβος ταράττῃ, συμβοηθεῖ, τὰ μὲν συναναλίσκων, τὰ δὲ συμπράττων, καὶ τὰ μὲν συμπείθων, τὰ δὲ βιαζόμενος, καὶ εὖ μὲν πράττοντας πλεῖστα εὐφραίνων, σφαλλομένους δὲ πλεῖστα ἐπανορθῶν. ἃ δὲ αἵ τε χεῖρες ἑκάστῳ ὑπηρετοῦσι καὶ οἱ ὀφθαλμοὶ προορῶσι καὶ τὰ ὦτα προακούουσι καὶ οἱ πόδες διανύτουσι, τούτων φίλος εὐεργετῶν οὐδενὸς λείπεται· πολλάκις ἃ πρὸ αὑτοῦ τις ἢ οὐκ ἐξειργάσατο ἢ οὐκ εἶδεν ἢ οὐκ ἤκουσεν ἢ οὐ διήνυσε, ταῦτα ὁ φίλος πρὸ τοῦ φίλου ἐξήρκεσεν.
Confrontando un buon amico, con altri beni non sembrerebbe di molto superiore? Infatti quale cavallo o quale giogo di buoi è così utile come il buon amico? Quale schiavo è così benevolo e costante? Quale altro bene è così utile a tutto? Il buon amico infatti mette se stesso a disposizione per tutto quello che manca all'amico nell'organizzazione delle cose private e di quelle pubbliche e se si deve fare del bene a qualcuno partecipa, se poi una qualche angoscia lo getta nello scompiglio lo aiuta contribuendo alle spese cooperando nelle azioni un pò con la persuasione un pò con la forza moltissimo si rallegra se gli amici hanno successo e moltissimo li sostiene nella sfortuna. In tutte quelle cose che con le mani compiono per ciascuno gli occhi vedono, le orecchie ascoltano i piedi portano velocemente a compimento in nessuno di questi benefici l'amico resta indietro e spesso le cose che uno non ha fatto per aiutare se stesso o non ha visto o non ha sentito o non ha portato a compimento, tutte queste l'amico le ha fatte per lui.
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Graphis pagina 279 numero 136
Γενομενου δε γελωτος, ειθ' ορισμου προς αλληλους εις το αργυριον, ευθυς προσδραμων τω ιππω και παραλαβων την ηνιαν, επεστρεψε προς τον ηλιον .... Μακεδονια γαρ σ' ου χωρει .
Dopo che scoppiò una risata, si accordarono tra loro sul denaro, poi correndo verso il cavallo e, presa la briglia, lo rivolse verso il sole, essendosi accorto, a quanto pare, che si agitava vedendo l’ombra proiettata per terra che si muoveva davanti a sé. Dopo aver corso per un po’ al trotto insieme a lui e averlo accarezzato, quando lo vide riempirsi d’animo e di fiato, gettata via tranquillamente la clamide e sollevatosi con un balzo, lo montò saldamente. E stringendo per un po’ il morso con le briglie, lo trattenne senza colpo né strappo; quando poi vide che il cavallo aveva lasciato cadere l’atteggiamento minaccioso e anelava alla corsa, lasciate andare le briglie, lo sospingeva, usando ormai una voce più determinata e dando di piede. Sui compagni di Filippo regnava in un primo tempo l’angoscia e il silenzio; quando però, dopo aver voltato, tornava indietro giustamente fiero e gioioso, tutti gli altri levarono un grido di giubilo, mentre il padre – si dice – pianse anche qualche lacrima dalla gioia, e quando quello smontò, dopo avergli baciato la testa, «Figlio», disse, «cerca un regno pari a te stesso: la Macedonia non ti contiene».