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Και μην οι μεν εχοιεν αν ειπειν οτι πολλακις ηττηνται Λακεδαιμονιων, υμεις δε νενικηκατε μεν πολλακις βασιλεα, ηττησθε δ ουδ' απαξ ουτε των δουλων των βασιλεως ... προς τινας, ω ανδρες Αθηναιοι, παραταξομεθα
E gli Argivi potrebbero dire che più volte furono sconfitti dai Lacedemoni, e voi più volte avete vinto il re, e nemmeno una volta foste vinti né dai servi del re né da lui stesso. E se in qualche modo il re ha prevalso sulla città, o avendo corrotto con denaro i più malvagi dei Greci e i loro traditori, o in nessun altro modo ha prevalso. E né ciò gli ha giovato, anzi troverete che egli rese debole la città mediante i Lacedemoni, e corse il pericolo per il regno da parte di Clearco e Ciro. Né dunque ebbe nessuna vittoria, e non gli giovò di tendere insidie. Vedo poi alcuni di voi che non di rado si danno pensiero di Filippo, come uomo di nessun conto, e che temono il re come potente nemico, qualora ad essi sia preferito. Ma se non lo respingiamo, perché spregevole, perché cederemo del tutto alla paura, contro chi ci schiereremo a battaglia, signori Ateniesi?(by Stuurm)
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Graphis pagina 292 numero 22
Ημεις γουν οταν μεν του αλλου ακουωμεν λεγοντος και πανυ αγαθου ρητορος αλλους λογους ... ορω δε και αλλους παμπολλους τα αυτα πασχοντας.
Noi dunque, quando ascoltiamo un altro parlare, sia pure un grande oratore, e (ascoltiamo) altri discorsi, non importa niente a nessuno, per così dire; ma quando uno ascolta te, o un altro che pronuncia i tuoi discorsi, anche se l’oratore è del tutto inetto, sia quando ti ascolti una donna, sia un uomo, sia anche un giovinetto, siamo tratti fuori da noi stessi e siamo invasati. Io, certo, o signori, se non stessi per sembrarvi essere completamente ubriaco, vi dico, giurandovi quello che io stesso ho provato a causa dei discorsi di costui, e che provo ancora adesso Quando lo ascolto, molto più che ai coribanti mi balza il cuore e sgorgano lacrime per le sue parole. E vedo che a moltissimi altri accade lo stesso.
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Δημητριος ες Κορινθον προδιδομενην νυκτωρ προηλθε των προδιδοντων τας κατα κορυφην πυλας ανοιξαντων. ... Κορινθιων τας επι ΛεΧαιον πυλας φυλαττοντων.
Demetrio avanzò di notte verso Corinto, che era stata tradita (lett. participio presente), avendo i traditori aperto le porte sulla rocca. Avendo timore che quelli nella città (=gli abitanti) non essendone ignari passassero all'attacco, li indirizzò altrove scagliando un grande esercito contro le porte del Lecheo. Quelli levaronoalte grida e i Corinzi accorrevano tutti verso il grido; (intanto) i traditori avendo aperto le porte sulla rocca fecero entrare i nemici. Demetrio si era impadronito di Corinto, mentre i Corinzi tenevano sotto controllo le porte del Lecheo.
προδιδομενην = προδίδωμι participio mediopassivo presente accusativo
ανοιξαντων =ἀνοίγω participio attiva aoristo genitivo
δεδιως = δείδω participio attiva perfetto maschile singolare
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Λεγει Ατοσσα ταδε· "Ορα νυν, επι Σκυθας μεν την τρωπην ιεναι εασον· ουτοι γαρ επεαν συ βουλη, εσονται τοι ... ταυτα ειπε και αμα επος τε και εργον εποιεε.
Atossa dice ciò (queste cose): «Renditi conto dunque, come prima cosa lascia perdere di andare (ἐάω) contro gli Sciti: questi infatti quando tu lo vorrai (voglia), saranno tuoi (li potrai vincere). Tu per me devi portare guerra alla Grecia: desidero infatti che, informata da un oracolo, tu renda miei schiavi i Laceni, gli Argivi e gli Attici e i Corinzi. Sei infatti il più idoneo di tutti gli uomini per riunire (δέχομαι: imper. aoristo) e comandare ogni parte della Grecia, cosa che puoi fare con un sola gamba ». Risponde Dario: «Donna, poiché dunque a te sembra di mettermi al massimo della prova sulla Grecia, a me sembra che sia meglio come prima cosa mandare esploratori dei Persiani insieme a chi tu dici che sia mandato a loro, i quali riferiscano a noi informandosi ed osservando le loro cose: e poi informato bene mi muoverò contro di loro». Queste cose disse (εἶπον = aor. 2 di λέγω) ed insieme metteva in atto parola e azione. (by Geppetto)
Altra proposta di traduzione
Atossa dice questo: "Ora ascolta ora, lascia da parte l'idea di andare in un primo tempo contro gli Sciti; questi, infatti, qualora tu lo voglia, saranno tuoi. Tu, invece, fai per me una spedizione contro la Grecia: Io, informata da un colloquio, voglio ancelle di Laconia, di Argo, dell'Attica, di Corinto. Hai un uomo più indicato di tutti gli uomini ad informarti di ogni particolare della Grecia e a fare da guida, quello che guariva il tuo piede". Dario risponde: "o donna, poiché pensi che dobbiamo prima far tentativi sulla Grecia, a me sembra, che in primo luogo, che sia meglio mandare tra i Greci (genitivo partitivo), insieme con questo (uomo) che dici, degli osservatori i quali, dopo aver notato e osservato, riferiranno ogni cosa a noi; poi, una volta informato, muoverò contro di loro". Questo disse e insieme alla parola faceva anche il fatto. (By Vogue)
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ὀκνῶ δέ, μὴ τοῦτ' ᾖ τὰ ἀκίνητα κινεῖν καὶ 'πολεμεῖν οὐ τῷ πολλῷ χρόνῳ' (κατὰ Σιμωνίδην) μόνον, 'πολλοῖς δ' ἀνθρώπων ἔθνεσι' καὶ γένεσι κατόχοις ὑπὸ τῆς πρὸς τοὺς θεοὺς τούτους ὁσιότητος, οὐδὲν ἀπολείποντας ἐξ οὐρανοῦ μεταφέρειν ἐπὶ γῆν ὀνόματα τηλικαῦτα καὶ τιμὴν καὶ πίστιν ὀλίγου δεῖν ἅπασιν ἐκ πρώτης γενέσεως ἐνδεδυκυῖαν ἐξιστάναι καὶ ἀναλύειν, ὰν δὲ τοῖς Εὐημέρου τοῦ Μεσσηνίου φενακισμοῖς παρρησίαν διδόντας, ὃς αὐτὸς ἀντίγραφα συνθεὶς ἀπίστου καὶ ἀνυπάρκτου μυθολογίας πᾶσαν ἀθεότητα κατασκεδάννυσι τῆς οἰκουμένης, τοὺς νομιζομένους θεοὺς πάντας ὁμαλῶς διαγράφων εἰς ὀνόματα στρατηγῶν καὶ ναυάρχων καὶ βασιλέων ὡς δὴ πάλαι γεγονότων ἐν δὲ Πάγχοντι γράμμασι χρυσοῖς ἀναγεγραμμένων, οἷς οὔτε βάρβαρος οὐδεὶς οὔθ' Ἕλλην, ἀλλὰ μόνος Εὐήμερος, ὡς ἔοικε, πλεύσας εἰς τοὺς μηδαμόθι γῆς γεγονότας μηδ' ὄντας Παγχώους καὶ Τριφύλλους ἐντετύχηκε.
Ho paura, tuttavia, che questo nostro discorso significhi muovere le cose immobili e non solo lottare contro l'estensione infinita del tempo passato, (secondo Simonide), ma anche contro molte nazioni di uomini del nostro tempo e molte stirpi mosse dal sentimento di pietà verso gli dèi: perché, con tale metodo, noi non dovremmo fermarci mai dal far scendere dal ciclo in terra nomi di tanto valore; e mancherebbe poco a strappare dal cuore degli uomini e a dissipare la profonda fede innata nel genere umano, sin dal suo primo apparire; spalancheremmo porte immense all'ateo Leone, che umanizza le cose divine, concedendo la più sfacciata licenza di parlare alle frodi di Evemero di Messene, il quale scrisse e diffuse, di suo pugno, molte copie di un' ncredibile e inesistente mitologia, e così diffuse l'ateismo più completo, per tutto il mondo abitato, abbassando e degradando gli dei delle nostre tradizioni, tutti senza alcuna eccezione, a nomi di capitani, di navarchi, di re, i quali, guarda caso, sarebbero vissuti in tempi remotissimi e ricordati in iscrizioni scolpite con lettere d'oro, in Panchea. In tali presunte iscrizioni nessun greco si era prima imbattuto, ma lui sì ma solo lui, Evemero, a quanto pare, navigò verso i Pancheiti e i Trifilli, che non esistettero mai in nessun punto della terra e non esistono nemmeno ora!