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Gorgò
Versione di greco di erodoto
TRADUZIONE dal libro Euloghia
Inizio ο μεν δη Kλεομενης, ...Fine ...της παρά βασιλεα
TRADUZIONE n. 1
Cleomene dopo aver detto queste cose andava verso casa. Dall'altra Aristagora, avendo preso il ramoscello da supplice, andava (alla casa) di Cleomene, dopo esser entrato all'interno come uno che supplicava esortava Cleomene ad ascoltarlo, i quale aveva congedato la figlia; infatti la figlia era vicina a Cleomene, si chiamava Gorgò (oppure letteralmente: a lei era il nome Gorgò); questa era per caso la sua unica figlia, di otto nove anni di età. Cleomene invitava a dire le cose che voleva e a non indugiare a causa della bambina. Allora Aristagora cominciava a promettergli dieci talenti, se avesse portato a compimento per lui ciò di cui aveva bisogno. Dato che Cleomene rifiutò, Aristagora andava avanti accrescendo la somma, fino a che aveva promesso cinquanta talenti e la figlia esclamò: << Padre, lo starniero ti distruggerà se non lo mandi via scacciandolo>>. Cleomene rallegratosi per l'avvertimento della figlia andava in un'altra stanza e Aristagora veniva allontanato del tutto da Sparta, ne gli capitò più di dare ordini riguardo alla spedizione contro il re.
traduzione n. 2
Gorgo, figlia del re Cleomene, invitandolo Aristagora di Mileto alla guerra a favore degli Ioni e promettendo un grande numero di ricchezze e aggiungendo più cose quanto più lui diceva di no: "Ti distruggerà", diceva "o padre, l'ospite, qualora non lo butti fuori più velocemente dalla casa". Ma essendole stato chiesto da un certo dell'Attica: "Perchè solo voi Spartane comandate sugli uomini ?" "Poichè" diceva "anche noi sole generiamo uomini". Chiedeva al marito Leonida che partiva per le Termopili che cosa bisognasse fare, e lui diceva: "Sposare un uomo buono e generare dei figli Spartani"
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LA SINGOLARE AVVENTURA DI EPIMENIDE DI CRETA
VERSIONE DI GRECO di Diogene Laerzio
TRADUZIONE dal libro Euloghia
Οὗτός ποτε πεμφθεὶς παρὰ τοῦ πατρὸς εἰς ἀγρὸν ἐπὶ πρόβατον, τῆς ὁδοῦ κατὰ μεσημβρίαν ἐκκλίνας ὑπ' ἄντρῳ τινὶ κατεκοιμήθη ἑπτὰ καὶ πεντήκοντα ἔτη. Διαναστὰς δὲ μετὰ ταῦτα ἐζήτει τὸ πρόβατον, νομίζων ἐπ' ὀλίγον κεκοιμῆσθαι. Ὡς δὲ οὐχ εὕρισκε, παρεγένετο εἰς τὸν ἀγρόν, καὶ μετεσκευασμένα πάντα καταλαβὼν καὶ παρʹ ἑτέρῳ τὴν κτῆσιν, πάλιν ἧκεν εἰς ἄστυ διαπορούμενος. Κἀκεῖ δὲ εἰς τὴν ἑαυτοῦ εἰσιὼν οἰκίαν, περιέτυχε τοῖς πυνθανομένοις τίς εἴη, ἕως τὸν νεώτερον ἀδελφὸν εὑρὼν τότε ἤδη γέροντα ὄντα, πᾶσαν ἔμαθε παρʹ ἐκείνου τὴν ἀλήθειαν. Γνωσθεὶς δὲ παρὰ τοῖς Ἕλλησι, θεοφιλέστατος εἶυαι ὑπελήφθη.
TRADUZIONE n. 1
Una volta, Epimenide, quando fu mandato dal padre in un campo in cerca di una pecora (lett. Per una pecora), dopo essersi allontanato dalla strada, verso mezzogiorno, si addormentò in una caverna per 57 anni. Quando si risvegliò dopo tutti questi anni (lett. Dopo ciò), andò in cerca della pecora, credendo di aver dormito per poco tempo. Poiché non la trovo', andò al campo e quando vide tutto mutato e che il possedimento era di una altro, si recò nuovamente in città e la attraverso'. E li, quando andò a casa sua, incontrò alcuni che gli chiesero chi fosse, fino a che non vide suo fratello minore, a quel tempo ormai vecchio, e si fece raccontare da lui tutta la verità. Quando fu riconosciuto dai Greci, ricevette la fama di essere carissimo agli dei.
Traduzione n. 2
Costui una volta fu mandato dal padre in un campo alla ricerca di una pecora, ma, verso mezzogiorno, si allontanò dalla strada e sotto una caverna si addormentò: dormì cinquantasette anni. Risvegliatosi, si rimise a cercare la pecora, credendo di aver dormito solo per poco tempo. Non avendola trovata, ritornò al campo, ma trovò tutto quanto mutato ed anche la proprietà del campo era ormai di un altro. Pieno di dubbi si diresse allora verso la città. Qui entrò nella sua casa, ma chiunque incontrava gli chiedeva chi fosse, finché non incontrò suo fratello minore, ormai diventato vecchio, e da questi apprese tutta la verità. Divenuto molto noto presso i Greci, godeva fama di essere carissimo agli dèi.
L'Atene del passato sia un modello di comportamento per l'Atene del presente - Demostene versione gr
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L'Atene del passato sia un modello di
comportamento per l'Atene del presente
VERSIONE GRECO Demostene
TRADUZIONE dal libro Euloghia
τίς γὰρ οὐκ οἶδεν Ἑλλήνων, τίς δὲ βαρβάρων, ὅτι καὶ παρὰ Θηβαίων καὶ παρὰ τῶν ἔτι τούτων πρότερον ἰσχυρῶν γενομένων Λακεδαιμονίων καὶ παρὰ τοῦ Περσῶν βασιλέως μετὰ πολλῆς χάριτος τοῦτ’ ἂν ἀσμένως ἐδόθη τῇ πόλει, ὅ τι βούλεται λαβούσῃ καὶ τὰ ἑαυτῆς ἐχούσῃ τὸ κελευόμενον ποιεῖν καὶ ἐᾶν ἕτερον τῶν Ἑλλήνων προεστάναι; ἀλλ’ οὐκ ἦν ταῦθ’, ὡς ἔοικε, τοῖς Ἀθηναίοις πάτρια οὐδ’ ἀνεκτὰ οὐδ’ ἔμφυτα, οὐδ’ ἐδυνήθη πώποτε τὴν πόλιν οὐδεὶς ἐκ παντὸς τοῦ χρόνου πεῖσαι τοῖς ἰσχύουσι μέν, μὴ δίκαια δὲ πράττουσι προσθεμένην ἀσφαλῶς δουλεύειν, ἀλλ’ ἀγωνιζομένη περὶ πρωτείων καὶ τιμῆς καὶ δόξης κινδυνεύουσα πάντα τὸν αἰῶνα διατετέλεκε. καὶ ταῦθ’ οὕτω σεμνὰ καὶ προσήκοντα τοῖς ὑμετέροις ἤθεσιν ὑμεῖς ὑπολαμβάνετ’ εἶναι ὥστε καὶ τῶν προγόνων τοὺς ταῦτα πράξαντας μάλιστ’ ἐπαινεῖτε. εἰκότως· τίς γὰρ οὐκ ἂν ἀγάσαιτο τῶν ἀνδρῶν ἐκείνων τῆς ἀρετῆς, οἳ καὶ τὴν χώραν καὶ τὴν πόλιν ἐκλιπεῖν ὑπέμειναν εἰς τὰς τριήρεις ἐμβάντες ὑπὲρ τοῦ μὴ τὸ κελευόμενον ποιῆσαι, τὸν μὲν ταῦτα συμβουλεύσαντα Θεμιστοκλέα στρατηγὸν ἑλόμενοι, τὸν δ’ ὑπακούειν ἀποφηνάμενον τοῖς ἐπιταττομένοις Κυρσίλον καταλιθώσαντες, οὐ μόνον αὐτόν, ἀλλὰ καὶ αἱ γυναῖκες αἱ ὑμέτεραι τὴν γυναῖκ’ αὐτοῦ. οὐ γὰρ ἐζήτουν οἱ τότ’ Ἀθηναῖοι οὔτε ῥήτορ’ οὔτε στρατηγὸν δι’ ὅτου δουλεύσουσιν εὐτυχῶς, ἀλλ’ οὐδὲ ζῆν ἠξίουν, εἰ μὴ μετ’ ἐλευθερίας ἐξέσται τοῦτο ποιεῖν. ἡγεῖτο γὰρ αὐτῶν ἕκαστος οὐχὶ τῷ πατρὶ καὶ τῇ μητρὶ μόνον γεγενῆσθαι, ἀλλὰ καὶ τῇ πατρίδι. διαφέρει δὲ τί; ὅτι ὁ μὲν τοῖς γονεῦσι μόνον γεγενῆσθαι νομίζων τὸν τῆς εἱμαρμένης καὶ τὸν αὐτόματον θάνατον περιμένει, ὁ δὲ καὶ τῇ πατρίδι, ὑπὲρ τοῦ μὴ ταύτην ἐπιδεῖν δουλεύουσαν ἀποθνῄσκειν ἐθελήσει, καὶ φοβερωτέρας ἡγήσεται τὰς ὕβρεις καὶ τὰς ἀτιμίας, ἃς ἐν δουλευούσῃ τῇ πόλει φέρειν ἀνάγκη, τοῦ θανάτου.
TRADUZIONE
Chi fra i Greci, chi fra i barbari non sa che da parte dei Tebani, degli Spartani, che erano diventati più potenti ancor prima di loro, e del re dei Persiani ben volentieri con molta compiacenza sarebbe stato concesso questo alla città, cioè che, prendendosi quello che voleva e tenendo ciò che era suo, eseguisse quello che le veniva ordinato e consentisse che un altro fosse a capo dei Greci? Ma queste cose, come è verosimile, non erano le tradizioni patrie degli Ateniesi, né erano tollerabili né naturali e mai nessuno poté, in ogni tempo, convincere la città a servire da schiava in tutta sicurezza, affidandosi a gente potente, ma che compie cose ingiuste; anzi, essa ha continuato a combattere per i sommi principi, e a rischiare pericoli per l'onore e la gloria. E voi ritenete che queste azioni siano talmente nobili e così confacenti alla vostra indole che fra i progenitori lodate in particolare quelli che così hanno agito. Naturale: chi infatti non proverebbe ammirazione per il valore di quegli uomini che accettarono di abbandonare il loro territorio e la città, imbarcandosi sulle triremi, per non eseguire ciò che veniva loro ordinato, scegliendo come comandante Temistocle, che li aveva consigliati di fare ciò, e lapidando invece Cirsilo, che li aveva invitati a sottomettersi agli ordini, e non solo lui, poiché anche le loro donne lapidarono sua moglie? Non cercavano infatti, gli Ateniesi di allora, un oratore o uno stratega grazie al quale sarebbero stati schiavi in tutta serenità, al contrario non reputavano degno vivere se non era possibile farlo nella libertà. Ciascuno di loro pensava infatti non solo di essere nato per il padre o per la madre, ma anche per la patria. Che differenza c'è? Che chi crede di essere nato solo per i genitori attende la morte preparata dal destino e quella naturale, chi invece ritiene di esserlo anche per la patria, vorrà morire per non permettere che essa sia schiava, e riterrà più temibili della morte le violenze e le infamie, che è inevitabile subire in una città che è asservita.
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ODISSEO E POLIFEMO RACCONTATI DA LUCIANO
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro Euloghia
ο πανουργοτατος εκεινος, ειτε Ουτις ειτε Οδυσσευς ην, διδωσι μοι πιειν φαρμακον τι εγχεας, ηδυ μεν και ευοσμον, επιβουλοτατον δε και ταραχωδεστατον; απαντα γαρ ευθυς εδοκει μοι περιφερεσθαι πιοντι και το σπηλαιον αυτο ανεστρεφετο και ουκετι ολως εν εμαυτου ην, τελος δε ες υπνον κατεσπασθην. Ο δε αποξυνας τον μοχλον και πυρωσας γε προσετι ετυφλωσε με καθευδοντα, και απ' εκεινου χρονου τυφλος ειμι σοι, ὦ Πόσειδον
TRADUZIONE
Il più scaltro di tutti, era sia Nessuno sia Odisseo, mi dà da bere, avendola versata, una pozione dolce e di buon odore, ma perfiissima e molto sconvolgente, infatti avendola bevuta subito, mi sembrava che tutto mi girava intorno e che la stessa grotta ruotava e non ero più del tutto in me stesso, mi abbandonai al sonno. Quello appuntito un palo e arroventatolo inoltre mi accecò mentre dormivo e per quello ti sono cieco O Poseidone!
traduzione di altro utente
Quel furfante capacissimo di tutto (quello più scaltro di tutti) fosse Nessuno o fosse Odisseo, mi dà da bere, avendola versata, (mi versa e mi dà da bere) una pozione dolce e profumata, ma insidiosissima e molto sconvolgente. Subito dopo averla bevuta, mi parve che tutto mi girasse attorno (a me che avevo bevuto parve che tutto mi girasse attorno) e che ruotasse la spelonca stessa e non ero più padrone di me stesso (non ero più in me stesso). Infine mi abbandonai al sonno (fui fatto cadere nel sonno). Quello, appuntito un palo e arroventatolo, inoltre mi accecò mentre dormivo e da quel momento sono cieco, o Poseidone
Ancora altro utente
Quell'assai scaltro, era sia Nessuno sia Odisseo, avendomi versato da bere qualche pozione/sostanza, gradevole e che esalava anche un buon odore ma assai insidiosa e sconvolgente; infatti subito mi sembrava che tutto si muovesse vorticosamente e la spelonca stessa si capovolgeva e io non più in breve nelle sue condizioni infine fui accolto dal sonno.
Egli dopo aver aguzzato un palo e dopo avergli dato fuoco mi accecò mentre dormivo, e per opera di quello sono cieco, o Poseidone.
Socrate si oppone al procedimento sommario contro gli strateghi delle arginuse - versione greco Seno
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SOCRATE SI OPPONE AL PROCEDIMENTO SOMMARIO CONTRO GLI STRATEGHI DELLE ARGINUSE
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Euloghia
Οσα μεν οΰν μη φανερος ην όπως έγίγνωσχεν ονδέν &ανμαστόν νιτερ τούτων περϊ αύτοϋ παραγνώναι τονς διχαστας όσα δέ παντες ι δεσαν ον &ανμαστόν εί μη τούτων ένε&νμήθ ησαν 18 Βονλενσας γάρ ποτε χαι τον βονλεντιχόν όρχον όμόσας εν ώ ην χατά τονς νόμονς βονλεύσειν έπιστάτης εν τω δημω γενόμενος έπι&νμησαντος τον δημον παρά τονς νομονς έννία στρατηγονς μια ψηφω τούς αμφϊ Θρασνλλον χαί Ερα σινίδην άποχτείναι πάντας ονχ ήθέλησεν έπιψηφίσαι οργιζομένον μεν αύτω τοϋ δήμον πολλων δέ χαι δννατών άπειλονντων αλλα περι πλείονος έποιήσατο ενορ χείν η χαρίσασ&αι τω δήμω παρά το δίχαιον χαί φν λάξασ&αι τονς άπειλοϋντας 19 Και γάρ επιμελεί σ&αι &εονς ίνόμιζεν άν&ρώπων ονχ ον τρόπον οι πολλοι νομίζονσιν οντοι μέν γάρ οΐονται τονς &εονς τά μεν είδέναι τά δ όνχ είδέναι Σωχρατης δ ήγεί το παντα μέν &εονς ειδέναι τά τε λεγόμενα χαϊ πρατ τομενα χαι τά σιγή βονλενόμενα πανταχοϋ δέ παρείναι χαί σημαίνειν τοίς άν&ρώποις περι των άν&ρωπείων πάντων
TRADUZIONE
Riguardo alle cose dunque su cui non era evidente come la pensasse non cìè da stupirsi che i giudici si siano sbagliati su di lui ma quello che era a conoscenza di tutti non è strano che non l'abbiano considerato? Una volta appunto quando era stato bouleuta, e aveva pronunciato il giuramento bouletico in cui era previsto di "consigliare secondo le leggi" fu scelto per presiedere l'assemblea come e poiché il popolo desiderava mandare a morte tutti con un sol voto in modo contrario alla legge, Trasillo Erasinide e quelli insieme a loro, non volle mettere a ivoti la proposta, nonostante l'ira del popolo e le minacce di molti personaggi potenti. Ma considerò più importante mantenere il giuramento fatto che essere gradito al popolo e difendersi da chi lo minacciava, violando la giustizia. Credeva infatti che gli dei prestino attenzione agli uomini ma non nel modo in cui si pensa comunemente: si ritiene che essi sappiano alcune cose ed altre no. Invece Socrate era del parere che gli dei conoscano ogni cosa, parole e azioni e pensieri non espressi a parole, e che essi siano presenti in ogni luogo e diano indicazioni agli uomini su tutte le questioni umane.