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LE PARRUCCHE DI ANNIBALE
VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE dal libro Euloghia
TRADUZIONE
Questo fu ciò che fu utilizzato dal generale fenicio durante il sopraggiungere dell'inverno. Infatti essendo combattuto per la perfidia dei Celti e i pericoli riguardo la sua persona viva e vegeta, per tutela era fornito di chiome posticce ( parrucche), le metteva per la completa differenza d'età all'apparenza, e cambiandole le utilizzava senza interruzione. Così cambiava i vestiti sempre appropriati alle parrucche. Non era solo difficile da riconoscere per gli improvvisi cambiamenti, ma lo è anche nei suoi comportamenti abituali.
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GRAZIE A ELENA I GRECI SI SONO UNITI
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Euloghia
INIZIO: Χωρìς γάρ τεχχνῶν καì...
FINE: ...αφελἔσθαι των βαρβάρων
TRADUZIONE
Senza contare le arti, le filosofie e tutti gli altri vantaggi, che qualcuno potrebbe attribuire a questa e alla guerra di Troia, giustamente potremmo pensare che Elena sia il motivo per cui noi non siamo servi dei stranieri. Troveremo, infatti, che i Greci si siano uniti a causa sua e hanno fatto una spedizione comune contro i barbari e che allora, per la prima volta, l'Europa aveva innalzato un trofeo in Asia; al contrario, da queste cose, abbiamo ottenuto un tale cambiamento che coloro che fino ad allora erano stati sfortunati ritenevano opportuno governare le città greche. - e Danao, fuggendo dall'Egitto, la dominò, Cadmo Sirbonio regnò su Tebe, i Carii colonizzarono le isole, Pelope figlio di Tantalo dominò su tutto il Peloponneso, dopo quella guerra la nostra stirpe fece un tale cambiamento, da sottrarre grandi città e grandi regioni ai barbari.
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GLI SPARTANI HANNO VENDUTO LA GRECIA AL GRAN RE
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Euloghia
ἀτυχήσαντες δ' ἐν τούτοις καὶ γνωσθέντες ὧν ἐπεθύμουν, καὶ μισηθέντες ὑπὸ πάντων, εἰς πόλεμον καὶ ταραχὰς τοσαύτας κατέστησαν ὅσας εἰκὸς τοὺς καὶ περὶ τοὺς Ἕλληνας καὶ τοὺς βαρβάρους ἐξημαρτηκότας. περὶ ὧν οὐκ οἶδ' ὅ τι δεῖ πλείω λέγοντα διατρίβειν, πλὴν ὅτι καταναυμαχηθέντες ὑπό τε τῆς βασιλέως δυνάμεως καὶ τῆς Κόνωνος στρατηγίας τοιαύτην ἐποιήσαντο τὴν εἰρήνην, ἧς οὐδεὶς ἂν ἐπιδείξειεν οὔτ' αἰσχίω πώποτε γενομένην οὔτ' ἐπονειδιστοτέραν οὔτ' ὀλιγωροτέραν τῶν Ἑλλήνων οὔτ' ἐναντιωτέραν τοῖς λεγομένοις ὑπό τινων περὶ τῆς ἀρετῆς τῆς Λακεδαιμονίων: οἵ τινες, ὅτε μὲν αὐτοὺς ὁ βασιλεὺς δεσπότας τῶν Ἑλλήνων κατέστησεν, ἀφελέσθαι τὴν βασιλείαν αὐτοῦ καὶ τὴν εὐδαιμονίαν ἅπασαν ἐπεχείρησαν, ἐπειδὴ δὲ καταναυμαχήσας ταπεινοὺς ἐποίησεν, οὐ μικρὸν μέρος αὐτῷ τῶν Ἑλλήνων παρέδωκαν ἀλλὰ πάντας τοὺς τὴν Ἀσίαν οἰκοῦντας, διαῤῥήδην γράψαντες χρῆσθαι τοῦθ' ὅ τι ἂν αὐτὸς βούληται, καὶ οὐκ ᾐσχύνθησαν τοιαύτας ποιούμενοι τὰς ὁμολογίας περὶ ἀνδρῶν, οἷς χρώμενοι συμμάχοις ἡμῶν τε περιεγένοντο καὶ τῶν Ἑλλήνων κύριοι κατέστησαν καὶ τὴν Ἀσίαν ἅπασαν ἤλπισαν κατασχήσειν, ἀλλὰ τὰς τοιαύτας συνθήκας αὐτοί τ' ἐν τοῖς ἱεροῖς τοῖς σφετέροις αὐτῶν ἀνέγραψαν καὶ τοὺς συμμάχους ἠνάγκασαν.
TRADUZIONE
Ma non ebbero successo. Si venne a sapere il loro piano e furono odiati da tutti; finirono col dover combattere guerre e affrontare grandi sconvolgimenti, come del resto è naturale per chi ha agito scorrettamente nei confronti e dei Greci e dei barbari. Su questo argomento non sembrano necessarie ulteriori delucidazioni; dirò solo che furono vinti in una battaglia navale dalla flotta del Re e dall'abilità strategica di Co-none, per poi fare una pace vergognosa, riprovevole, lontana dagli interessi dei Greci — mai una pace fu trattata su basi peggiori di queste — e che contraddice l'opinione di certa gènte sul valore degli Spartani: 86 essi che, quando il Re li fece signori dei Greci, tentarono di portargli via il regno e il benessere a esso connesso, quando invece li vinse in battaglia navale e li umiliò, non gli consegnarono una piccola parte dei Greci, ma tutti quelli che abitavano in Asia Misero chiaramente per iscritto che ne facesse pure quello che voleva e non si vergognarono di patteggiare in questo modo degli uomini grazie alla cui alleanza ci avevano vinto, erano divenuti signori dei Greci e avevano coltivato la speranza di impadronirsi di tutta quanta l'Asia. Anzi, incisero tali patti nei loro templi e costrinsero gli alleati a fare altrettanto.
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IL MITO DI PROMETEO II VERSIONE DI GRECO TRADUZIONE dal libro Euloghia - numero 253
ατε δη ουν ου πανυ τι σοφος ων ο Επιμηθευς ελαθεν αυτον καταναλωσας τας δυναμεις εις τα αλογα. λοιπον δη ακοσμητον ετι αυτω ην το ανθρωπων γενος, και ηπορει οτι χρησαιτο. απορουντι δε αυτω ερχεται Προμηθευς επισκεψομενος την νομην, και ορα τα μεν αλλα ζωα εμμελως παντων εχοντα, τον δε ανθρωπον γυμνον τε και ανυπόδητον και αστρωτον και αοπλον. ηδη δε και η ειμασρμενη ημερα παρην, εν η εδει και ανθρωπον εξιεναι εκ γης εις φως. απορια ουν σχομενος ο Προμηθευς ηντινα σωτηριαν τω ανθρωπω ευροι, κλεπτει Ηφαιστου και Αθηνας την εντεχνον σοφιαν συν πυρι-αμηχανον γαρ ην ανευ πυρος αυτην κτητην τω ή χρησιμην γενεσθαι-και ουτω δη δωρειται ανθρωπω. την μεν ουν περι τον βιον σοφιαν ανθρωπος ταυτη εσχεν, την δε πολιτικην ουκ ειχεν. ην γαρ παρα τω Διι. τω δε Προμηθει εις μεν την ακροπολιν την του Διος οικησιν ουκετι ενεχωρει εισελθειν προς δε και αι Διος φυλακαι φοβεραι ησαν εις δε το της Αθηνας και Ηφαιστου οικημα το κοινον, εν ω εφιλοτεχνειτην, λαθων εισερχεται, και κλεψας την τε εμπυρον τεχνην την του Ηφαιστου και την αλλην την της Αθηνας διδωσιν ανθρωπω, και εκ τουτου ευπορια μεν ανθρωπω του βιου γιγνεται, Προμηθεα δε δι' Επιμηθεα υστερον, ηπερ λεγεται, κλοπης δικη μετηλθεν
Ci fu un tempo in cui esistevano gli dei, ma non le stirpi mortali. Quando giunse anche per queste il momento fatale della nascita, gli dei le plasmarono nel cuore della terra, mescolando terra, fuoco e tutto ciò che si amalgama con terra e fuoco. Quando le stirpi mortali stavano per venire alla luce, gli dei ordinarono a Prometeo e a Epimeteo di dare con misura e distribuire in modo opportuno a ciascuno le facoltà naturali. Epimeteo chiese a Prometeo di poter dare da solo la distribuzione: "dopo che avrò distribuito - disse - tu controllerai. " Così, persuaso Prometeo, iniziò a distribuire. Nella distribuzione, ad alcuni dava forza senza velocità, mentre donava velocità ai più deboli; alcuni forniva di armi, mentre per altri, privi di difese naturali, escogitava diversi espedienti per la sopravvivenza. Ad esempio, agli esseri di piccole dimensioni forniva una possibilità di fuga attraverso il volo o una dimora sotterranea; a quelli di grandi dimensioni, invece, assegnava proprio la grandezza come mezzo di salvezza. Secondo questo stesso criterio distribuiva tutto il resto, con equilibrio. Escogitava mezzi di salvezza in modo tale che nessuna specie potesse estinguersi. Procurò agli esseri viventi possibilità di fuga delle reciproche minacce e poi escogitò per loro facili espedienti contro le inemperie stagionali che provengono da Zeus. Li avvolse, infatti, di folti peli e di dure pelli, per difenderli dal freddo e dal caldo eccessivo. Peli e pelli costituivano inoltre una naturale coperta per ciascuno, al momento di andare a dormire. Sotto i piedi di alcuni mise poi zoccoli, sotto altri unghie e pelli dure e prive di sangue. In seguito procurò agli animali vari tipi di nutrimento, per alcuni erba, per altri frutti di alberi, per altri radici. Alcuni fece in modo che si nutrissero di altri animali: concesse loro, però, scarsa prolificità, che diede invece in abbondanza alle loro prede, offrendo così un mezzo di sopravvivenza alla specie. Ma Epimeteo non si rivelò bravo fino in fondo: senza accorgersene aveva consumato tutte le facoltà per gli esseri privi di ragione. Il genere umano era rimasto dunque senza mezzi, e lui non sapeva cosa fare. In quel momento giunse Prometeo per controllare la distribuzione e vide gli esseri viventi forniti di tutto il necessario, mentre l'uomo era nudo, scalzo, privo di giaciglio e di armi. Intanto era giunto il giorno fatale, in cui anche l'uomo doveva venire alla luce. Allora Prometeo, non sapendo quale mezzo di salvezza procurare all'uomo, rubò a Efesto e ad Atene la perizia tecnica, insieme al fuoco - infatti era impossibile per chiunque ottenerla o usarla senza fuoco - e lì donò all'uomo. All'uomo fu concessa in tal modo la perizia tecnica necessaria per la vita, ma non la virtù politica. Questa si trovava presso Zeus, e a Prometeo non era più possibile accedere all'acropoli, la dimora di Zeus, protetta da temibili guardie. Entrò allora di nascosto nella casa comune di Atene ed Efesto, dove i due lavoravano insieme. Rubò quindi la scienza del fuoco di Efesto e la perizia tecnica di Atena e le donò all'uomo. Da questo dono derivò all'uomo abbondanza di risorse per la vita, ma, come si narra, in seguito la pena del furto colpì Prometeo, per colpa di Epimeteo.
Il maggior titolo di merito di Elena è l'aver fatto innamorare Teseo - versione greco Isocrate da Eu
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IL MAGGIOR TITOLO DI MERITO DI ELENA E' L'AVER FATTO INNAMORARE TESEO
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Euloghia - pag. 411 n. 211
INIZIO: Καì πρώτον μέν Θησεύς...
FINE: ...εκεινος αυτᾠ συνεᾠκινδύνεσεν
TRADUZIONE
Dapprima Teseo, colui che era detto figlio di Egeo, discendente in realtà da Poseidone, vedendo che quella non era ancora maturata, ma già si distingueva dalle altre, tanto vinto dalla sua bellezza, proprio lui che era abituato a vincere sugli altri, che sebbene avesse una grandissima patria e un regno sicuro, ritenendo che non fosse degno vivere per i beni che aveva senza l'affetto di quella, poiché non era capace di ottenerla dai suoi tutori, che aspettavano l'età della ragazza e il responso della Pizia, la portò, avendola rapita con la forza, ad Afdna di Attica e dimostrò una tale riconoscenza a Peritoo, che aveva partecipato alla sua impresa, che desiderando quello (poichè quello desiderava) sposare Cora la figlia di Zeus e Demetra, avendogli richiesto la discesa nell'Ade, poiché pur dandogli consigli, non era capace di dissuaderlo, essendo evidente la sciagura, tuttavia lo accompagnò, ritenendodi essergli debitore e di non doversi rifiutare nessuna della cose che erano state ordinate da Peritoo, in cambio delle cose che quello aveva rischiato assieme a lui.