- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 4
IL DEMONE DI BRUTO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Euloghia
Ἐπεὶ δὲ διαβαίνειν ἐξ Ἀσίας ἔμελλον, λέγεται τῷ Βρούτῳ μέγα σημεῖονγενέσθαι. φύσει μὲν γὰρ ἦν ἐπεγρήγορος ὁ ἀνήρ, καὶ τὸν ὕπνον εἰς ὀλίγουχρόνου μόριον ἀσκήσει καὶ σωφροσύνῃ συνῆγεν, ἡμέρας μὲν οὐδέποτεκοιμώμενος, νύκτωρ δὲ τοσοῦτον ὅσον οὔτε τι πράττειν οὔτε τῳδιαλέγεσθαι, πάντων ἀναπαυομένων, παρεῖχε. τότε δὲ τοῦ πολέμουσυνεστῶτος, ἐν χερσὶν ἔχων τὰς ὑπὲρ τῶν ὅλων πράξεις καὶ τεταμένος τῇφροντίδι πρὸς τὸ μέλλον, ὁπηνίκα πρῶτον ἀφ' ἑσπέρας ἐπινυστάξειε τοῖςσιτίοις, ἤδη τὸ λοιπὸν ἐχρῆτο τῇ νυκτὶ πρὸς τὰ κατεπείγοντα τῶνπραγμάτων. εἰ δὲ συνέλοι καὶ κατοικονομήσειε τὴν περὶ ταῦτα χρείαν, ἀνεγίνωσκε βιβλίον μέχρι τρίτης φυλακῆς, καθ' ἣν εἰώθεσαν ἑκατόνταρχοικαὶ χιλίαρχοι φοιτᾶν πρὸς αὐτόν. ὡς οὖν ἔμελλεν ἐξ Ἀσίας διαβιβάζειν τὸστράτευμα, νὺξ μὲν ἦν βαθυτάτη, φῶς δ' εἶχεν οὐ πάνυ λαμπρὸν ἡ σκηνή, πᾶν δὲ τὸ στρατόπεδον σιωπὴ κατεῖχεν. ὁ δὲ συλλογιζόμενός τι καὶ σκοπῶνπρὸς ἑαυτόν, ἔδοξεν αἰσθέσθαι τινὸς εἰσιόντος· ἀποβλέψας δὲ πρὸς τὴνεἴσοδον, ὁρᾷ δεινὴν καὶ ἀλλόκοτον ὄψιν ἐκφύλου σώματος καὶ φοβεροῦ, σιωπῇ παρεστῶτος αὐτῷ. τολμήσας δ' ἐρέσθαι, "τίς ποτ' ὢν" εἶπεν"ἀνθρώπων ἢ θεῶν, ἢ τί βουλόμενος ἥκεις ὡς ἡμᾶς; " ὑποφθέγγεται δ' αὐτῷτὸ φάσμα "ὁ σὸς ὦ Βροῦτε δαίμων κακός· ὄψει δέ με περὶ Φιλίππους. " καὶ ὁΒροῦτος οὐ διαταραχθεὶς "ὄψομαι" εἶπεν.
TRADUZIONE
Nel prepararsi poi a tornare dall'Europa all'asia si racconta che gli arrivò una strana visione. Per nature egli era incline a rimanere sveglio, con l’abitudine e la morigeratezza riduceva il sonno ad una piccola parte di poco tempo, non dormendo mai di giorno, di notte invece concedeva (al sonno) tanto tempo per quanto non poteva fare alcunché, né parlare con alcuno, essendo tutti a dormire. Allora mentre la guerra continuava, avendo tra le mani gli affari riguardanti il supremo potere, ed essendo con il pensiero proteso verso il futuro, non appena a sera si appisolava dopo cena, poi per il resto passava la notte a sbrigare gli affari urgenti. Se poteva compire e terminare il disbrigo di tali affari, lesse lo scritto fino alla terza vigilia, durante la quale i centurioni e i tribuni militi erano soliti andare da lui. Quando dunque stava per condurre l’esercito dall’Asia, era notte profonda, la tenda aveva una luce non del tutto chiara, il silenzio avvolgeva tutto l’accampamento. Mentre era immerso in un pensiero e rifletteva su se stesso, gli parve di aver sentito entrare uno: avendo volto lo sguardo all’entrata, vede una terribile e mostruosa visione di un corpo strano e pauroso che in silenzio si era fermato accanto a lui. Essendosi fatto coraggio a domandare, disse “ quale degli uomini o degli dei sei tu che vieni da me?” Risponde a lui il fantasma “ il tuo cattivo demone, o Bruto; “mi vedrai a Filippi”. E Bruto non sconvolto “ti vedrò” disse.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 4
E' MEGLIO CANCELLARE UN TIRANNO CHE DISTRUGGERE UN QUADRO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Euloghia
Ἤνθει γὰρ ἔτι δόξα τῆς Σικυωνίας μούσης καὶ χρηστογραφίας, ὡς μόνης ἀδιάφθορον ἐχούσης τὸ καλόν, ὥστε καὶ Ἀπελλῆν ἐκεῖνον ἤδη θαυμαζόμενον ἀφικέσθαι καὶ συγγενέσθαι τοῖς ἀνδράσιν ἐπὶ ταλάντῳ, τῆς δόξης 2 μᾶλλον ἢ τῆς τέχνης δεόμενον μεταλαβεῖν. διὸ τὰς μὲν ἄλλας εἰκόνας τῶν τυράννων ἀνεῖλεν εὐθὺς ὁ Ἄρατος ὅτε τὴν πόλιν ἠλευθέρωσε, περὶ δὲ τῆς Ἀριστράτου τοῦ κατὰ Φίλιππον ἀκμάσαντος ἐβουλεύσατο πολὺν χρόνον. ἐγράφη μὲν γὰρ ὑπὸ τῶν περὶ τὸν Μέλανθον ἅρματι νικηφόρῳ παρεστὼς ὁ Ἀρίστρατος, Ἀπελλοῦ συνεφαψαμένου τῆς γραφῆς, ὡς Πολέμων ὁ περιηγητὴς 3 ἱστόρηκεν. ἦν δὲ τὸ ἔργον ἀξιοθέατον, ὥστε γνάμπτεσθαι τὸν Ἄρατον ὑπὸ τῆς τέχνης, αὖθίς τε μίσει τῷ πρὸς τοὺς 4 τυράννους ἐξαγόμενον κελεύειν καθαιρεῖν. τὸν οὖν ζωγράφον Νεάλκη φίλον ὄντα τοῦ Ἀράτου παραιτεῖσθαί φασι καὶ δακρύειν, ὡς δ' οὐκ ἔπειθεν, εἰπεῖν ὅτι τοῖς τυράννοις πολεμητέον, οὐ τοῖς τῶν τυράννων· "ἐάσωμεν οὖν τὸ ἅρμα καὶ τὴν Νίκην, αὐτὸν δέ σοι παρέξω τὸν Ἀρίστρατον 5 ἐγὼ παραχωροῦντα τοῦ πίνακος. " ἐπιτρέψαντος οὖν τοῦ Ἀράτου, διήλειφεν ὁ Νεάλκης τὸν Ἀρίστρατον, εἰς δὲ τὴν χώραν φοίνικα μόνον ἐνέγραψεν, ἄλλο δ' οὐδὲν ἐτόλμησε παραβαλεῖν· τοὺς δὲ πόδας ἐξαλειφομένου τοῦ Ἀριστρά6 του διαλαθεῖν ὑπὸ τὸ ἅρμα λέγουσιν
TRADUZIONE
Perché fioriva ancora la gloria della musa si cionia e della perfetta maniera di dipignere come quella che nulla aveva là di corrotto ma sincera beltà in tanto che Apelle quando era già in gran credito v andò e diede un talento a que due1 per poter conversare con essi a fine d acquistare non tanto esquisitezza nell arte quanto riputazione Per la qual cagione Arato levò via dal di della ricovrata libertà tutte le imagini de tiranni ma stette lungo tempo in dubbio di quella d Aristrato il quale regnò al tempo di Filippo perché questo Aristrato era stato dipinto per mano di tutti i discepoli di Melanto sopra un carro trionfale e vi mise ancora la mano Apelle come scrisse Polemone geografo Era questa opera si degna d esser veduta che Arato in principio dall eccellenza dell arte indotto piegò a conservarla ma in flne dall odio contra tiranni tirato comandò levarsi E raccontano che Nealce pittore amico d Arato supplicò con le lagrime agli occhi per la conservazione d opera si bella E quando noi persuase disse Ben si conviene far guerra a tiranni alle imagini de tiranni non già almeno il carro e la vittoria lasciamo ed io farò che Aristrato partirà dalla tavola Concedendogliene Arato Nealce cancellò la figura d Aristrato e nello spazio dipingendo una palma non ardì aggiungervi altro di suo E parimente é scritto che rimasero sotto il carro coperti i piedi d Ari Strato cancellato Arato per cotali dipinture ben voluto dopo al saggio dato al re del propio valore ne venne maggiormente amato in tanto che ebbe in dono per sovvenire a bisogni della patria cencinquanta talenti e quaranta portandone seco volse la prua verso il Pelopou nesso e 1 restante mandò il re in più volte dividendoli in donativi
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 4
ENCOMIABILE SORIETA' DI CATONE IL VECCHIO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Euloghia
Τῷ δὲ Κάτωνι πολλὴ μὲν ἀπὸ τοῦ λόγου δύναμις ηὔξητο, καὶ Ῥωμαῖον αὐτὸν οἱ πολλοὶ Δημοσθένη προσηγόρευον, ὁ δὲ βίος μᾶλλον ὀνομαστὸς ἦν αὐτοῦ καὶ περιβόητος. Ἡ μὲν γὰρ ἐν τῷ λέγειν δεινότης προέκειτο τοῖς νέοις ἀγώνισμα κοινὸν ἤδη καὶ περισπούδαστον, ὁ δὲ τὴν πάτριον αὐτουργίαν ὑπομένων καὶ δεῖπνον ἀφελὲς καὶ ἄριστον ἄπυρον καὶ λιτὴν ἐσθῆτα καὶ δημοτικὴν ἀσπαζόμενος οἴκησιν καὶ τὸ μὴ δεῖσθαι τῶν περιττῶν μᾶλλον ἢ τὸ κεκτῆσθαι θαυμάζων σπάνιος ἦν, ἤδη τότε τῆς πολιτείας τὸ καθαρὸν ὑπὸ μεγέθους οὐ φυλαττούσης, ἀλλὰ τῷ κρατεῖν πραγμάτων πολλῶν καὶ ἀνθρώπων πρὸς πολλὰ μειγνυμένης ἔθη καὶ βίων παραδείγματα παντοδαπῶν ὑποδεχομένης. Εἰκότως οὖν ἐθαύμαζον τὸν Κάτωνα, τοὺς μὲν ἄλλους ὑπὸ τῶν πόνων θραυομένους καὶ μαλασσομένους ὑπὸ τῶν ἡδονῶν ὁρῶντες, ἐκεῖνον δ´ ὑπ´ ἀμφοῖν ἀήττητον, οὐ μόνον ἕως ἔτι νέος καὶ φιλότιμος ἦν, ἀλλὰ καὶ γέροντα πολὺν ἤδη μεθ´ ὑπατείαν καὶ θρίαμβον, ὥσπερ ἀθλητὴν νικηφόρον, ἐγκαρτεροῦντα τῇ τάξει τῆς ἀσκήσεως καὶ διομαλίζοντα μέχρι τῆς τελευτῆς. Ἐσθῆτα μὲν γὰρ οὐδέποτέ φησι φορέσαι πολυτελεστέραν ἑκατὸν δραχμῶν, πιεῖν δὲ καὶ στρατηγῶν καὶ ὑπατεύων τὸν αὐτὸν οἶνον τοῖς ἐργάταις, ὄψον δὲ παρασκευάζεσθαι πρὸς τὸ δεῖπνον ἐξ ἀγορᾶς ἀσσαρίων τριάκοντα, καὶ τοῦτο διὰ τὴν πόλιν, ὅπως ἰσχύοι τὸ σῶμα πρὸς τὰς στρατείας.
TRADUZIONE
Il prestigio di Catone crebbe molto per la sua arte oratoria e molto lo chiamavano il Demostene dei Romani. Ma maggior nome e grande fama gli venne dal suo modo di vivere. L'abilità nel parlare era ormai un'aspirazione comune nei giovani al cui raggiungimento ponevano ogni sforzo, ma era raroche uno rimanesse fedele al costume patrio del lavoro manuale e amasse un pranzo frutale e una fredda colazione, un vestito dimesso, un'abitazione popolare e ammirassse più ilnon aver bisogno del superfluo che il possederlo. Già allora lo Stato a causa della grandezza raggiunta non badava piùalla purezza ma per il suo dominio su molti governi e popoli si era mescolato con molti costumi e aveva accolto modelli di ogni specie. Era dunque naturale che amirassero Catone vedendo che gli altri non sopravvivevano alle fatiche ed erano snervati dai piacere mentre lui non si lasciava vincere da nessuna delle due cose, non solo finchè era giovane e ambiva a farsi un nome, ma anche da vecchio e ormai con i capelli bianchi dopo aver raggiunto il consolato e il trionfo come un atleta che dopo la vittoria persiste nel suo sistema di allenamento e mantiene la sua vigoria fino alla fine. Egli afferma di non avere indossato mai un vestito che gli costasse più di 100 dracme di aver bevuto lo stesso vino degli schiavi anche quando era pretore e console, di comprare al mercato per il pranzo cibi per 30 assi e ciò per il bene dello Stato perché il suo corpo in vista delle operazioni militai fosse in forze
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 4
EPAMINONDA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Euloghia
TRADUZIONE
Epaminonda, ancora in vita, fu portato nella tenda, e, dimostrando i medici convocati che in ogni modo, quando la lancia sarebbe stata tolta dal torace, sarebbe successo e sarebbe giunta la morte, fece una morte molto coraggiosa. Dapprima infatti avendo chiamato lo scudiero gli chiese se era stato salvato lo scudo. Annuendo e ponendolo davanti agli occhi, chiese invece chi aveva vinto. Dimostrando il fanciullo che i Beoti avevano vinto dice: E' ora di morire. E comandò che venisse estratta la spada. Gridando i cari che gli erano vicini, e dicendo uno di loro che: Epaminonda, la tua morte è infeconda, e piangendo Epaminonda dice: Per Zeus ma abbandono due figlie, la vittoria a Leuctra e a Mantineia; ed estratta la spada spirò senza alcun turbamento.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: EULOGHIA - versioni greco tradotte
- Visite: 4
CESARE E VERCINGETORIGE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Euloghia
TRADUZIONE
Diviso l'esercito in molti gruppi e messi a capo di ciascuno di essi più comandanti, Vercingetorige si associò via via tutte le tribù vicine che abitavano sino alla valle dell'Arar: era infatti sua intenzione sollevare la Gallia intera, e proprio nel momento in cui gli avversari di Cesare cominciavano a coalizzarsi. Se avesse rinviato di poco quel progetto, quando Cesare si trovò coinvolto nelle guerre civili, l'Italia sarebbe caduta in preda a tali timori quali quelli provocati dai Cimbri. Ma Cesare, che per un istinto innato sapeva cogliere sempre le occasioni opportune e sfruttare in modo mirabile tutti gli strumenti di guerra, appena ebbe sentore di quel che bolliva in pentola, levò il campo e si mise in marcia, dimostrando subito ai barbari, sia con la rapidità e la determinazione con cui procedeva, sia con la scelta degli itinerari, che quello che avanzava verso di loro era un esercito deciso e inarrestabile. Dov'era impensabile che potesse giungere, anche dopo molto tempo, un suo corriere o un suo messaggero, là fulmineamente e inaspettatamente arrivava lui con tutto il suo esercito, devastando campagne, abbattendo fortificazioni, assediando città e raccogliendo uomini che passavano dalla sua parte. Alla fine sce-sero in campo contro Cesare, unendosi ai ribelli, anche gli Edui, i quali sino a quel momento si erano proclamati fratelli dei Romani, che li tenevano in grande considerazione. Il loro voltafaccia gettò lo sconforto fra i soldati di Cesare.