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TERAMENE GIOCA AL COTTABO
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Euloghia
ἐκεῖνοι δὲ εἰσελθόντες σὺν τοῖς ὑπηρέταις, ἡγουμένου αὐτῶν Σατύρου τοῦ θρασυτάτου τε καὶ ἀναιδεστάτου, εἶπε μὲν ὁ Κριτίας· Παραδίδομεν ὑμῖν, ἔφη, Θηραμένην τουτονὶ κατακεκριμένον κατὰ τὸν νόμον· ὑμεῖς δὲ λαβόντες καὶ ἀπαγαγόντες οἱ ἕνδεκα οὗ δεῖ τὰ ἐκ τούτων πράττετε. ὡς δὲ ταῦτα εἶπεν, εἷλκε μὲν ἀπὸ τοῦ βωμοῦ ὁ Σάτυρος, εἷλκον δὲ οἱ ὑπηρέται. ὁ δὲ Θηραμένης ὥσπερ εἰκὸς καὶ θεοὺς ἐπεκαλεῖτο καὶ ἀνθρώπους καθορᾶν τὰ γιγνόμενα. ἡ δὲ βουλὴ ἡσυχίαν εἶχεν, ὁρῶσα καὶ τοὺς ἐπὶ τοῖς δρυφάκτοις ὁμοίους Σατύρωι καὶ τὸ ἔμπροσθεν τοῦ βουλευτηρίου πλῆρες τῶν φρουρῶν, καὶ οὐκ ἀγνοοῦντες ὅτι ἐγχειρίδια ἔχοντες παρῆσαν. οἱ δ᾽ ἀπήγαγον τὸν ἄνδρα διὰ τῆς ἀγορᾶς μάλα μεγάληι τῆι φωνῆι δηλοῦντα οἷα ἔπασχε. λέγεται δ᾽ ἓν ῥῆμα καὶ τοῦτο αὐτοῦ. ὡς εἶπεν ὁ Σάτυρος ὅτι οἰμώξοιτο, εἰ μὴ σιωπήσειεν, ἐπήρετο· Ἂν δὲ σιωπῶ, οὐκ ἄρ᾽, ἔφη, οἰμώξομαι; καὶ ἐπεί γε ἀποθνήισκειν ἀναγκαζόμενος τὸ κώνειον ἔπιε, τὸ λειπόμενον ἔφασαν ἀποκοτταβίσαντα εἰπεῖν αὐτόν· Κριτίαι τοῦτ᾽ ἔστω τῶι καλῶι.
TRADUZIONE
Quando entrarono con i loro agenti guidati da Satiro, il più audace e impudente, Crizia dichiarò: «Vi consegniamo il qui presente Teramene, condannato in conformità con la legge. Prendetelo e portatelo dove bisogna, e agite di conseguenza». A queste parole, Satiro andò a strapparlo via dall'altare, e così pure gli agenti. Come era naturale, Teramene invocava dei e uomini a testimoni di ciò che stava accadendo. Ma i membri del Consiglio non si mossero, vedendo che i tipi vicino alle transenne erano dello stesso genere di Satiro e che l'area antistante al Consiglio era piena di guardie; inoltre sapevano bene che erano armati di pugnali. 56 Gli Undici portarono via attraverso l'agorà Teramene, che rendeva nota a tutti a gran voce l'ingiustizia che subiva. Di lui, si cita anche questa frase: appena Satiro gli disse che l'avrebbe pagata cara, se non avesse fatto silenzio, chiese: «Ma se taccio, non la pagherò forse cara?». E quando gli fu fatta bere la cicuta, si racconta che ne gettò le ultime gocce come nel gioco del cottabo, dicendo: «Alla salute del mio bel Crizia».
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TERAMENE SI OPPONE ALL'UCCISIONE DEI METECI
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Euloghia
ἔδοξε δ᾽ αὐτοῖς, ὅπως ἔχοιεν καὶ τοῖς φρουροῖς χρήματα διδόναι, καὶ τῶν μετοίκων ἕνα ἕκαστον λαβεῖν, καὶ αὐτοὺς μὲν ἀποκτεῖναι, τὰ δὲ χρήματα αὐτῶν ἀποσημήνασθαι. ἐκέλευον δὲ καὶ τὸν Θηραμένην λαβεῖν ὅντινα βούλοιτο. ὁ δ᾽ ἀπεκρίνατο· Ἀλλ᾽ οὐ δοκεῖ μοι, ἔφη, καλὸν εἶναι φάσκοντας βελτίστους εἶναι ἀδικώτερα τῶν συκοφαντῶν ποιεῖν. ἐκεῖνοι μὲν γὰρ παρ᾽ ὧν χρήματα λαμβάνοιεν ζῆν εἴων, ἡμεῖς δὲ ἀποκτενοῦμεν μηδὲν ἀδικοῦντας, ἵνα χρήματα λαμβάνωμεν; πῶς οὐ ταῦτα τῶι παντὶ ἐκείνων ἀδικώτερα; οἱ δ᾽ ἐμποδὼν νομίζοντες αὐτὸν εἶναι τῶι ποιεῖν ὅ τι βούλοιντο, ἐπιβουλεύουσιν αὐτῶι, καὶ ἰδίαι πρὸς τοὺς βουλευτὰς ἄλλος πρὸς ἄλλον διέβαλλον ὡς λυμαινόμενον τὴν πολιτείαν. καὶ παραγγείλαντες νεανίσκοις οἳ ἐδόκουν αὐτοῖς θρασύτατοι εἶναι ξιφίδια ὑπὸ μάλης ἔχοντας παραγενέσθαι, συνέλεξαν τὴν βουλήν
TRADUZIONE
Decretarono inoltre, per avere di che pagare il presidio, che ciascuno di loro arrestasse un meteco, lo facesse giustiziare e ne confiscasse i beni. Ordinarono anche a Teramene di arrestare chi volesse. «Non mi sembra giusto» rispose egli «che noi, che pretendiamo di essere i migliori, commettiamo delitti peggiori dei sicofanti. Questi, infatti, lasciavano almeno in vita coloro ai quali sottraevano i beni, mentre noi ci metteremo a uccidere chi non ha commesso alcun misfatto solo per rapinarlo?» Considerandolo un ostacolo alla loro libertà d'azione, i Trenta tramarono allora contro di lui, accusandolo in privato chi presso l'uno chi presso l'altro dei membri del Consiglio di volere la rovina dello stato. Raccomandarono quindi a dei giovani che sembravano loro particolarmente audaci di venire con un pugnale nascosto sotto l'ascella, e convocarono il Consiglio.
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TUTTO è PRONTO PER LA BATTAGLIA
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Euloghia
TRADUZIONE
Era già mezzogiorno e i nemici non erano ancora visibili; quando invece era sera, apparve una nube di polvere come una nuvola bianca, molto tempo dopo diventò come qualcosa di nero, per molto tempo, nella pianura. Quando furono vicini qualcosa di bronzo subito splendeva ed furono visibili le schiere e le armi. e c'erano i cavalieri con la corazza bianca nll'ala sinistra dei nemici. si diceva che li guidasse Tissaferne: ci erano gli armati di scudi di vimini e gli opliti ocn scudi di legno fino ai piedi. si diceva che vi fosseri gli illustri Egizi e che ci fossero altri cavalieri e arcieri. tutti quelli camminavano divisi in popoli in battaglioni, ciascuno pieno di uomini. davanti a loro erano collocati i carri detti falcati, distanti l'uno dall'altro: avevano le falci protese dagli assi di lato e rivolte verso il terreno sotto i carri per stritolare qualsiasi cosa incontrassero.
Traduzione di altro utente
Era già mezzogiorno e i nemici non erano ancora visibili: quando poi era tardo pomeriggio apparve una nube di polvere, come una nube bianca, a distanza di tempo (diventò) qualcosa di nero nella pianura per molto. Quando furono assai vicine, subito dunque qualche bronzo scintillava e diventavano visibili armi e schiere. E c'erano cavalieri con bianche corazze nell'ala sinistra dei nemici: si diche che li guidasse Tissaferne: stavano gli armati di scudo e gli opliti con scudi di legno lunghi fino ai piedi. Dicono che fossero Egizi: e altri cavalieri e altri arceri. Tutti questi camminavano (divisi) in popoli, ciascun popolo in battaglioni pieni di uomini. Davanti a loroerano collocati i carri distanti l'uno dall'altro i quali erano chiamati falcati: avendo le falci dagli assi protese di lato e rivolte verso il terreno sotto i carri, così da stritolare qualunque cosa incontrassero.
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UNA FAVOLA RACCONTATA DA SOCRATE VERSIONE DI GRECO di Senofonte TRADUZIONE dal libro Euloghia
INIZIO: φασì γαρ, οτε φουεευτα εν τά ζοα FINE: τον κυνα προτιμαστἁι
Si racconta, infatti, che quando gli animali potevano parlare, la pecora disse al suo padrone: "Ti comporti in modo strano tu, che a noi che ti procuriamo la lana, gli agnelli, il formaggio, non offri nient'altro se non quello che prendiamo dalla terra e col cane, che non ti procura niente di simile, spartisci il tuo stesso cibo". Il cane sentito il discorso ribattè: "Sì, per Zeus! Perché sono io che vi proteggo dall'essere rubate dagli uomini, portate via dai lupi; invero, senza la mia sorveglianza, voi non potreste nemmeno pascolare, per la paura di essere ammazzate". Così si racconta che anche le pecore furono d'accordo che il cane ricevesse più onori di tutti.
Traduzione da altro libro
Dicono infatti, che quando gli animali erano parlanti, la pecora disse al padrone: "Non fai nulla di straordinario per noi che ti forniamo sia lana, sia agnelli e formaggio, qualora non lo prendessimo dalla terra, per il cane, che nulla di ciò ti fornisce, tu stesso hai cibo nel luogo in cui lo rendi partecipe". Il cane dunque dopo aver ascoltato disse: "Sì, per Zeus, ; infatti io sono colui il quale poiché vi custodisco né vi faccio rubare dagli uomini né vi faccio rapire dai lupi: poiché voi, se io non vi facessi la guardia, non potreste pascolare, poiché avreste paura di morire
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SENOFONTE IN PROCESSO
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Euloghia
κἄλλους aλλους δ' ἐκέλευε λέγειν διὰ τί ἕκαστος ἐπλήγη. ἐπεὶ δὲ οὐκ ἀνίσταντο, αὐτὸς ἔλεγεν· Ἐγώ, ὦ ἄνδρες, ὁμολογῶ παῖσαι δὴ ἄνδρας ἕνεκεν ἀταξίας ὅσοις σῴζεσθαι μὲν ἤρκει δι' ὑμῶν ἐν τάξει τε ἰόντων καὶ μαχομένων ὅπου δέοι, αὐτοὶ δὲ λιπόντες τὰς τάξεις προθέοντες ἁρπάζειν ἤθελον καὶ ὑμῶν πλεονεκτεῖν. εἰ δὲ τοῦτο πάντες ἐποιοῦμεν, ἅπαντες ἂν ἀπωλόμεθα. ἤδη δὲ καὶ μαλακιζόμενόν τινα καὶ οὐκ ἐθέλοντα ἀνίστασθαι ἀλλὰ προϊέμενον αὑτὸν τοῖς πολεμίοις καὶ ἔπαισα καὶ ἐβιασάμην πορεύεσθαι. ἐν γὰρ τῷ ἰσχυρῷ χειμῶνι καὶ αὐτός ποτε ἀναμένων τινὰς συσκευαζομένους καθεζόμενος συχνὸν χρόνον κατέμαθον ἀναστὰς μόλις καὶ τὰ σκέλη ἐκτείνας. ἐν ἐμαυτῷ οὖν πεῖραν λαβὼν ἐκ τούτου καὶ ἄλλον, ὁπότε ἴδοιμι καθήμενον καὶ βλακεύοντα, ἤλαυνον· τὸ γὰρ κινεῖσθαι καὶ ἀνδρίζεσθαι παρεῖχε θερμασίαν τινὰ καὶ ὑγρότητα, τὸ δὲ καθῆσθαι καὶ ἡσυχίαν ἔχειν ἑώρων ὑπουργὸν ὂν τῷ τε ἀποπήγνυσθαι τὸ αἷμα καὶ τῷ ἀποσήπεσθαι τοὺς τῶν ποδῶν δακτύλους, ἅπερ πολλοὺς καὶ ὑμεῖς ἴστε παθόντας.
TRADUZIONE
(Senofonte) invitò gli altri a spiegare, caso per caso, perché li aveva percossi. Siccome nessuno si alzava, continuò così: "Io Uomini, ammetto di aver usato le maniere forti con qualcuno, per la sua indisciplina, in particolare con la gente che pensava solo a salvarsi grazie a voi, che procedevate nei ranghi e combattevate quando la situazione lo richiedeva, mentre loro non domandavano altro che rompere le righe e correre in avanti, per far bottino e prendere anche la vostra parte. Se tutti ci fossimo comportati così, non se ne sarebbe salvato neppure uno di noi.
Senz'altro ho percosso e costretto a riprendere il cammino chi tendeva a cedere e non voleva rialzarsi, ma si consegnava nelle mani del nemico. Quando la tempesta di neve si era fatta più intensa, anch'io, un giorno, mentre aspettavo dei compagni che preparavano i bagagli, sono rimasto seduto per parecchio tempo e poi mi sono accorto che faticavo a rialzarmi e a distendere le gambe. Prendendo esempio dalla mia esperienza, quindi, ogni volta che vedevo qualcuno a terra, indolente, lo spingevo a riprendere la marcia: il movimento e la virilità d'animo producevano un certo calore e scioltezza per le membra, mentre il rimaner seduti e fermi mi accorgevo che contribuivano a raffreddare il sangue e a mandare in cancrena le dita dei piedi, male di cui hanno sofferto molti, lo sapete anche voi.
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