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"Verte Mecum" pagina 198 numero 213
Autore: Giustino
Frase iniziale: Alexander ad Iovem Hammonem pergit...
Frase Finale: ...regis Philippi plene peractam ultionem
Alessandro si diresse verso Giove Ammone: si sarebbe informato sugli eventi del futuro e sulla sua origine. Infatti sua madre olimpia aveva detto al suo uomo Filippo che aveva concepito Alessandro non da lui, ma da un serpente dalla grande forza. Infine Filippo nell'ultimo periodo della sua vita aveva proclamato apertamente che Alessandro non era figlio suo. Per al cui causa aveva abbandonato la moglie con il divorzio. llora Alessandro che desiderava acquistare un'origine divina e allo stesso tempo liberare la madre dall'infamia, corruppe e comandò i sacerdoti per mezzo degli ambasciatori promessi. uando giunse nel tempio, subito i sacerdoti salutarono Alessandro come figlio di Ammone. Quello, lieto dell'adozione del Dio, li interrogò sulla vendetta per distruggere il suo genitore: i sacerdoti risposero che suo padre non poteva essere né distrutto, né morire ma che la vendetta del re Filippo era certamente molto penetrante.
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Siciliae primo Trinacriae nomen fuit, postea Sicania cognominata est. Haec a principio patria Cyclopum fuit, quibus exstinctis Cocalus regnum insulae occupavit. Post quem singulae civitates in tyrannorum imperium concesserunt, quorum nulla terra feracior fuit. Horum ex numero Anaxilaus iustitia cum ceterorum crudelitate certabat, et eius moderationis haud mediocrem fructum tulit; quippe decedens cum filios parvulos reliquisset tutelamque eorum Micalo, spectatae fidei servo, commisisset, tantus amor memoriae eius apud omnes fuit, ut parere servo quam deserere regis liberos mallent, principesque civitatis, obliti dignitatis suae, regni maiestatem administrari per servum paterentur.
In primis (Da Principio) il nome della Sicilia fu Trinacria, poi è stata chiamata Sicania. Questa fu in principio la patria dei Ciclopi, una volta che puesti furono scomparsi Cocalo prese il controllo dell'isola. Dopo costui le singole città caddero in mano ai Tiranni, di queste (città) nessuna terra fu più feconda. Uno di costoro, nel numero di questi Anassilao, combatteva con giustizia contro la crudeltà di tutti gli altri, ma ottenne un frutto tutt’altro che trascurabile di quella moderazione; infatti morendo avendo lasciato i figli piccolini e avendo affidato la loro tutela a Micalo, schiavo di provata fedeltà, tanto amore della sua memoria fu presso tutti, che preferirono obbedire ad uno schiavo che abbandonare i figli del re; e i maggiorenti della città, dimèntichi della loro carica, tollerarono che la maestà del regno venisse amministrata attraverso un servo.
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Siciliae primo Trinacriae nomen fuit, postea Sicania cognominata est. Haec a principio patria Cyclopum fuit, quibus exstinctis Cocalus regnum insulae occupavit. Post quem singulae civitates in tyrannorum imperium concesserunt, quorum nulla terra feracior fuit. Horum ex numero Anaxilaus iustitia cum ceterorum crudelitate certabat, et eius moderationis haud mediocrem fructum tulit; quippe decedens cum filios parvulos reliquisset tutelamque eorum Micalo, spectatae fidei servo, commisisset, tantus amor memoriae eius apud omnes fuit, ut parere servo quam deserere regis liberos mallent, principesque civitatis, obliti dignitatis suae, regni maiestatem administrari per servum paterentur.
In primis (Da Principio) il nome della Sicilia fu Trinacria, poi è stata chiamata Sicania. Questa fu in principio la patria dei Ciclopi, una volta che puesti furono scomparsi Cocalo prese il controllo dell'isola. Dopo costui le singole città caddero in mano ai Tiranni, di queste (città) nessuna terra fu più feconda. Uno di costoro, nel numero di questi Anassilao, combatteva con giustizia contro la crudeltà di tutti gli altri, ma ottenne un frutto tutt’altro che trascurabile di quella moderazione; infatti morendo avendo lasciato i figli piccolini e avendo affidato la loro tutela a Micalo, schiavo di provata fedeltà, tanto amore della sua memoria fu presso tutti, che preferirono obbedire ad uno schiavo che abbandonare i figli del re; e i maggiorenti della città, dimèntichi della loro carica, tollerarono che la maestà del regno venisse amministrata attraverso un servo.
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Giustino Nova Officina
Multum mea interest Viriati res gestas recordari ... imperatore opulentior videretur.
Mi interessa tanto (molto) che siano ricordate le imprese di Viriato, che anche i nemici stimarono moltissimo, per portare un esempio di quanto grande anche amore di patria sia stato presso gli Spagnoli. Viriato fu un uomo dal grande corpo, dalle membra molto robuste e dall'ottimo temperamento, e nessuna pigrizia potè essere trovata nel suo animo. Nessun comandante di Spagna fu grande più di lui, che con varie vittorie per dieci anni fiaccò i Romani: fino al punto mostrano tendenze più simili alle bestie che agli uomini. In lui fu tanto grande virtù e moderazione che, avendo lui vinto frequentemente gli eserciti consolari, non tuttavia mutò egli l'ornamento delle armi, non la cura del vestito, non infine il suo vitto, ma sempre perseverò nello stesso atteggiamento cosicché un qualsiasi soldato semplice sembrava più ricco dello stesso comandante.
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Phocaeenses, exiguitate terrae coacti, studiosus mare quam terras exercuere. Piscando, mercando, latrocinium maris exercendo vitam tolerabant. Itaque in ultimam Oceani oram procedere ausi, in sinum Gallicum, ad ostium Rhodani amnis, devenerunt et, loci amoenitate capti, reversi domum, referentes quae viderant, plures sollicitavere. Duces classis Simos et Protis fuere. Itaque regem Gallorum, Nannum nomine, in cuius finibus urbem condere gestiebant, amicitiam petentes, conveniunt. Forte eo die rex occupatus in apparatu nuptiarum Gyptiae filiae erat, quam, more gentis illius, genero inter epulas electo in matrimonium tradere parabat. Itaque, cum ad nuptias invitati essent omnes proci, rogantur etiam Graeci hospites ad convivium. Introducta deinde virgo, cum iuberetur a patre aquam porrigere viro quem eligeret, omissis omnibus, ad Graecos conversa, aquam Proti porrigit; qui, factus ex hospite gener, locum ad condendam urbem a socero accepit. Condita igitur Massilia est prope ostia Rhodani, in remoto sinu, velut in angulo maris.
Traduzione
I Focesi, costretti dalla limitatezza del suolo, praticarono il mare con maggior zelo che la terra. Sostentavano la vita pescando e trafficando, esercitando la pirateria . Pertanto, osando spingersi fino all’ultima riva dell’Oceano, giunsero nel Golfo Gallico, alla foce del fiume Rodano, e, allettati dall’amenità del luogo, tornati in patria, smossero parecchi, riportando ciò che avevano visto. I comandanti della flotta furono Simos e Protis. Pertanto si incontrano con il re dei Galli, di nome Nanno, nei cui territori desiderano fondare una città, chiedendo la sua amicizia. Quel giorno, per caso , il re era occupato nel preparativo delle nozze della figlia Gizia, che, secondo l’usanza di quella gente, si apprestava a dare in matrimonio ad un genero scelto durante un banchetto. Pertanto, essendo stati invitati alle nozze tutti i pretendenti, si invitano anche gli ospiti Greci al banchetto. Quindi, dopo che da parte del padre la vergine introdotta fu invitata ad offrire l’acqua all’uomo che sceglieva, trascurati tutti, rivoltasi ai Greci, offrì l’acqua a Protis; che, divenuto genero da ospite, accettò il luogo dal suocero per la fondazione della città. Fu fondata dunque Marsiglia vicino alla foce del Rodano, in un golfo remoto, come in un angolo del mare.