Come Pisistrato dopo la vittoria riportata sui Megaresi divenne tiranno di Atene (Versione latino Gi
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Come Pisistrato dopo la vittoria riportata sui Megaresi
divenne tiranno di Atene versione latino Giustino
traduzione libro Specimen pagina 250 numero 33
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Cyrus subacta Asia et universo Oriente in potestatem redacto Scythis bellum infert. Erat eo tempore regina Scytharum Tamyris, quae non muliebriter adventu hostium territa, cum prohibere eos transitu Araxis fluminis posset, transire permisit, et sibi faciliorem pugnam intra regni sui terminos rata et hostibus obiectu fluminis fugam difficiliorem. Itaque Cyrus traiectis copiis, cum aliquantisper in Scythiam processisset, castra metatus est. Dein postero die simulato metu, quasi refugiens castra deseruisset, ita vini adfatim et ea, quae epulis erant necessaria, reliquit. Quod cum nuntiatum reginae esset, adulescentulum filium ad insequendum eum cum tertia parte copiarum mittit. Cum ventum ad castra Cyri esset, ignarus rei militaris adulescens, veluti ad epulas, non ad proelium venisset, omissis hostibus insuetos barbaros vino se onerare patitur, priusque Scythae ebrietate quam bello vincuntur. Nam cognitis his Cyrus reversus per noctem saucios opprimit omnesque Scythas cum reginae filio interfecit. Amisso tanto exercitu et, quod gravius dolendum, unico filio Tamyris orbitatis dolorem non in lacrimas effudit, sed in ultionis solacia intendit hostesque recenti victoria exsultantes pari insidiarum fraude circumvenit; quippe simulata diffidentia propter vulnus acceptum refugiens Cyrum ad angustias usque perduxit. Ibi conpositis in montibus insidiis ducenta milia Persarum cum ipso rege trucidavit.
Ciro, sottomessa l'Asia e ridotto in suo potere tutto l'Oriente, muove guerra agli Sciti. Allora era regina degli Sciti Tamiri che non essendo stata spaventata. come una donna, dall'arrivo dei nenici permise a questi il passaggio del fiume Arasse (e) che (lo) attraversassero ritenendo che la battaglia (fosse) più agevole per lei dentro i confini del suo regno e che la fuga per i nemici (fosse) più ardua per l'ostacolo del fiume. E così Ciro, trasportate le truppe oltre, dopo essere avanzato un pò nella Scizia, collocò l'accampamento. Poi, il giorno dopo, simulata la paura, come se avesse abbandonato l’accampamento fuggendo, lasciò così gran quantità di vino e quelle cose che erano necessarie al banchetto. Essendo stato riferito ciò alla regina, (quest'ultima) manda il figlio (ancora) giovinetto ad inseguirlo con la terza parte dell'esercito. Ma dopo che si arrivò all'accampamento di Ciro, il giovinetto, (ancora) inesperto di arte militare, come se fosse venuto ad un banchetto, non ad un combattimento, trascurati i nemici, permise ai barbari, che non erano abituati al vino, di riempirsi di vino e (in questo modo) gli Sciti sono vinti più con l'ubriachezza che con la guerra. Infatti, saputo ciò, Ciro, ritornato durante la notte, aggredisce gli ubriachi e uccise tutti gli Sciti con il figlio della regina. Perduto un esercito tanto grande e, cosa di cui si doveva addolorare più profondamente, l'unico figlio, Tamiri non sfogò nelle lacrime il dolore della perdita, ma si volse ai conforti della vendetta e con con un pari inganno di insidie sorprese i nemici che esultavano per la recente vittoria; infatti, simulata la sfiducia per la sconfitta ricevuta, ritirandosi condusse Ciro fino ad un passo stretto. Qui preparato un agguato sui monti, trucidò duecentomila persiani con lo stesso re.
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Valore di Marco Catone
Autore: Giustino da Latina Lectio
M. Cato, M. illius Catonis Censorii filius, dum inter confertissimos hostes insigniter dimicat, equo delapsus, pedestre proelium aggreditum. Nam eum cadentem manipulus hostium cum horrido clamore veluti iacentem obtruncaturus circumsteterat. At ille, citius corpore collecto, magnas strages edidit. cum ad unum opprimendum undique hostes convolarent, dum procerum quedam petit, gladius ei e manu elapsus in mediam cohortem hostium decidit; ad quem recuperandum umbone se protegens, inspectate utroque exercitu, inter hostium mucrones sese immersit recollectoque gladio multis vulneribus exceptis ad suos cum clamore hostium revertitur. Huius audaciam ceteri imitati victoriam peperere catone, figlio di quel catone il censore, mentre combatte strordinariamente tra i nemici serrati, scivolato da cavallo, affronta il combattimento a piedi. Infatti il manipolo dei nemici con un terribile grido lo aveva circondato morente come con l'intenzione di uccidere il giacente. e quello, raccolto il corpo (rialzatosi) velocemente, fece grandi stragi. i nemici accorrendo da ogni parte per opprimere uno solo, mentre cerca un tale di alta statura, caduta a quello la spada dalla mano si gettò in mezzo alla coorte dei nemici per recuperarla proteggendosi con lo scudo, sotto gli occhi di entrambi gli eserciti, si gettò tra le armi dei nemici e raccolta la spada ricevuto molte ferite ritornò dai suoi con il grido dei nemici. gli altri imitata il coraggio di quello ottennero la vittoria.
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Cyrene condita est ab Aristaeo, cui nomen Battus propter linguae obligationem fuit. Huius pater Grinus, rex Therae insulae, cum ad oraculum Delphos, propter dedecus adulescentis filii nondum loquentis, deum deprecaturus venisset responsum accepit quo iubebatur eius filius Battus Africam petere et urben Cyrenem condere: usum ibi linguae accepturum. Cum responsum ludibrio simile videretur, propter solitudinem Therae insulae, ex qua coloni ad urbem condendam in Africam proficisci iubebantur, res omissa est. Interiector deinde tempore, contumaces pestilentia deo parere compelluntur; quorum tam insignis paucitas fuit, ut vix unam navem complerent. Cum venissent in Africam, pulsis accolis, montem Cyram et propter amoenitatem loci et propter fontium ubertatem occupavere. Ibi Battus, dux eorum, linguae nodis solutis recte loqui coepit. Positis igitur castris, Battus urbem Cyrenem condidit.
Cirene fu fondata da Aristeo, al quale venne dato il soprannome Batto a causa del suo impedimento della lingua. Suo padre Grino, re dell'isola di Tera, dopo essersi recato dall'oracolo di Delfi a supplicare il dio, per il difetto del figlio adelescente che ancora non parlava, ottenne il responso con cui si comandava a suo figlio Batto di recarsi in Africa e fondare la città di Cirene: là avrebbe ricevuto l'uso della parola. Visto che il responso sembrava simile ad uno scherzo, a causa della desolazione dell'isola di Tera, da cui era stato ordinato ai coloni di recarsi in Africa per fondare una città, la cosa fu lasciata cadere. Trascorso quindi del tempo, furono costretti di mala voglia ed obbedire al dio a causa di una pestilenza; il loro numero fu tanto esiguo che a malapena riempirono una nave. Dopo essere giunti in Africa, respinte le genti indigene, a causa dell'amenità del luogo e dell'abbondanza delle sorgenti d'acqua occuparono il monte Cira. Là Batto, loro capo, scioltisi i nodi della lingua, cominciò a parlare perfettamente. Allora disposto l'accampamento, Batto fondò la città di Cirene.
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Post nonnullos dies proelium conseritur; victi Macedones caeduntur. Ptolomaeus multis vulneribus saucius capitur; caput eius amputatum et lancea fixum tota acie ad terrorem hostium circumfertur. Paucos ex Macedonibus fuga servavit; ceteri aut capti aut occisi. Cum ea per omnem Macedoniam nuntiata sunt, portae urbium clauduntur, luctu omnia replentur; nunc orbitatem amissorum filiorum dolebant, nunc excidia urbium metuebant, nunc Alexandri Philippique; regum suorum nomina, sicut numina, in auxilium vocabant. Tandem, desperantibus omnibus, Sosthenes, unus de principibus Macedonum, Gallos victoria exultantes compescuit et Macedoniam ab hostili populatione defendit. Itaque, ob suae virtutis beneficia, multis nobilibus regnum Macedoniae adfectantibus Sosthenes ignobilis praeponitur et rex exercitu appellatus est; is vero non in regis, sed in ducis nomen iurare milites compulit.
Dopo alcuni giorni viene attaccata battaglia; i Macedoni, vinti, vengono sbaragliati. Tolomeo, colpito da molte ferite, viene catturato; la sua testa tagliata e conficcata su una lancia viene portata in giro per tutto il campo per terrorizzare i nemici. La fuga salvò pochi dei Macedoni; gli altri (furono) o presi o uccisi. Quando queste cose furono annunciate per tutta la Macedonia, le porte delle città furono chiuse, tutti i luoghi erano pieni di pianto; ora lamentavano la morte dei figli perduti, ora temevano le distruzioni delle città, ora (la morte) di Alessandro e Filippo; invocavano in aiuto i nomi dei loro re, come (se fossero quelli di) dèi. Alla fine, mentre tutti disperavano, Sostene, uno dei capi dei Macedoni, respinse i Galli che esultavano per la vittoria e difese la Macedonia dalla devastazione nemica. Perciò, per i benefici dovuti al suo valore, Sostene, non nobile, venne preferito ai molti nobili che aspiravano al regno di Macedonia, e fu salutato re dall'esercito; egli però costrinse i soldati a giurare non nel nome del re, ma in (quello) del comandante
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