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Post mortem Alexandri multae civitates Graeciae libertatem bello vindicare parabant. Notum est principes omnium Athenienses ed Aetolos fuisse. Athenienses igitur, postquam magnum exercitum et ingentem classem comparaverant, bellum cum Antipatro, cui Graecia sorte evenerat, gesserunt. Illo tempore Demosthenes, pulsus a patria, forte Megarae exulabat. Ut cognovit Hyperidem ab Atheniensibus legatum missum esse, secutus eum, Sicyonem, Argos et Corinthum aliasque civitates eloquentia sua Atheniensibus iunxit. Ob quod factum Athenienses ab exilio Demosthenem revocavisse et obviam mavem misisse constat
Dopo la dipartita di Alessandro molte città della Grecia si preparavano a rivendicare la libertà icon la guerra. E' risaputo che i capi di tutti erano gli Ateniesi e gli Eotoli. Dunque gli Ateniesi dunque, avendo allestito un grande esercito e una ingente flotta, fecero guerra con Antipatro, a cui era venuta in sorte la Grecia. In quel tempo Demostene, cacciato dalla patria, era esule a Megara. Quando seppe che Iperide era stato mandato come luogotenente dagli Ateniesi, avendolo seguito, unì Sicione, Argo e Corinto e altre città agli Ateniesi con la sua eloquenza. Per tale ragione gli Ateniesi è noto che abbiano richiamato Demostene e che gli abbiano mandato incontro una nave.
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Philippo Alexander filius successit et virtute et vitiis patre maior. Alexander aperte, Philippus artibus bella tractabat. Prudentior pater consilio, filius animo magnificentior. Iram Philippus dissimulabat, plerumque etiam vincebat; Alexander ubi exarsisset, nec dilatio ultionis nec modus erat. Vini nimis uterque avidus, sed ebrietatis diversa vitia. Padri mos erat etiam de convivio in hostem procurrere; filius non in hostes sed in suos saeviebat, ut saepe Philippus saucius proeliis remitteretur, Alexander amicorum interfector convivio frequenter excederet. Regnare pater cum amicis nolebat, filius in amicos regna exercebat. Amari Philippus praeoptabat, Alexander metui. Sollertiae pater maioris, filius fidei. Verbis atque oratione Philippus, Alexander rebus moderatior. Frugalitati pater, luxuriae filius magis deditus erat. His artibus orbis imperii fundamenta Philippus iecit, operis totius gloriam Alexander consummavit.
A Filippo succedette il figlio Alessandro, superiore al padre in virtù e in vizi. Alessandro conduceva le guerre apertamente, (al contrario) Filippo con astuzie. Il padre (era) più abile per ponderazione, il figlio più nobile d'animo. Filippo nascondeva la collera, per lo più la vinceva anche; quando Alessandro fosse montato in colleram, non vi era nessun rinvio della vendetta né un limite. Entrambi (erano) eccessivamente ingordi di vino, ma differenti (erano) le manifestazioni negative dell'ubriachezza. Il padre (dativo di possesso) aveva l'abitudine di lanciarsi contro il nemico anche da un banchetto; il figlio non si accaniva contro i nemici, ma contro i suoi (soldati), cosicchè spesso Filippo era rimandato ferito dalle battaglie, Alessandro si allontanava spesso dal banchetto come uccisore di amici. Il padre non voleva condividere il potere con gli amici, il figlio esercitava i suoi poteri sugli amici. Filippo preferiva essere amato, Alessandro (invece) essere temuto. Il padre (era) di maggiore astuzia, il figlio di maggiore lealtà. Filippo (era) più moderato nelle parole e nel discorso, Alessandro più equilibrato nei fatti. Il padre (era più dedito) alla temperanza, il figlio era più dedito al lusso. Filippo gettò le fondamenta del regno della terra con queste capacità, Alessandro raccolse la gloria di tutto il lavoro (opus, operis).
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Post Codrum nemo Athenis regnavit. Aministratio reipublicae annuis magistribus permissa. Sed civitati nullae tunc leges erant, quia libido regum pro legibus habebatur. Legitur itaque Solon, vir iustitiae insignis, qui velut novam civitatem le gibus conderent. Quo munere ita functus est, ut et apud plebem et optimates, diuturnus antea dissidiis agitatos, parem gratiam. Huius viri, inter multa egregia, illud quoque memorabile fuit. Inter Athenienses et Megarenses de Salamine insula, quam sibi uterque populus vindicabat, prope usque ad interitum dimicatum fuerat. Post multas clades acceptas, Athenienses legem tulerunt, ne quis illud bellum reparandum proponeret. Solon igitur cum opportunitatem quandam vidisset insulae vindicandae, dementiam simulat, habituque deformis, more vecordium, in publicum evolat; factoque concursu hominum, versibus suadere populo coepit, quod vetabatur; omniumque animos ita inflammavit, ut extemplo bellum Megarenses decerneretu
Nessuno regnò ad Atene dopo Codro. L’amministrazione dello stato (sottointeso: fu) lasciata ai magistrati annuali. Ma in quel tempo non c’era nessuna legge, poiché l’arbitrio dei re era considerato al posto delle leggi. E così è nominato Solone, uomo di notevole giustizia, affinché fondasse con le leggi una nuova città. E adempì quell’incarico così che entrò in parte nelle grazie sia della plebe sia degli aristocratici, agitati prima da lunghe separazioni. Di quest’uomo, tra molte belle imprese, fu memorabile anche questa. Tra gli Ateniesi e gli abitanti di Megara si era combattuto fino alla distruzione per l’isola di Salamina, che ciascuno dei due popoli rivendicava, . Dopo (aver subito) subite molte sconfitte, gli Ateniesi presentarono una legge, affinché nessuno proponesse di organizzare quella guerra. Solone, avendo visto qualche occasione favorevole per rivendicare l’isola, simula uno stratagemma, deforme d’aspetto, come un pazzo, esce in pubblico e attirata una folla di uomini, cominciò ad invitare il popolo con canti, poiché era vietato, infiammò così gli animi di tutti da essere decisa immediatamente una guerra contro gli abitanti di Megara.
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Come si affronta la piazza in rivolta
versione di latino di Giustino
inizio: in macedonia demetrius rex decesserat, filio philippo parvulo admodum relicto. … FINE: ut regnum reciperet, recusavit donec auctores sediotionis supplicio traderentur.
In Macedonia era morto il re Demetrio, dopo aver abbandonato l’assai giovane figlio Filippo. E a cui diedero il tutore Antiogo che, dopo aver preso in moglie la madre del bambino, desiderava essere eletto re. Poi interposto il tempo, essendo comandato con sedizione macedone chiuso nella reggia, compare in pubblico senza guardie del corpo, proteso nel popolo con diadema e abito di porpora, così rivolse la parola ai cittadini in tumulto: “Dono queste cose ad un altri, che o non sappia comandare o per il quale voi non proviate rincrescimento ad essere ai suoi ordini. Non mi sfugge che il regno è invidioso, colmo non di gioie ma di lavori e pericoli”. In seguito si ricorda tra i macedoni i suoi benefici: come siano vendicate le ribellioni dei compagni per loro, come abbia fermato lui stesso i cardani e i tessali, che esultavano la morte di Demetrio, come, finalmente, non solo abbia difeso, ma anche aumentato la dignità macedone: “Se” disse “vi pentirete di questi benefici, io sono disposto ad abbandonare il comando e restituire l’incarico, che mi fu donato da voi. Vi domando un altro re al quale possiate comandare, non sottomettervi”. Essendosi il popolo vergognato e chiedendo tutti a lui di riprendere il regno, respinse finché le autorità fossero assegnate al supplizio del tumulto.
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Agatocle porta guerra ai cartaginesi in africa
Versione di latino di Giustino
Cum victores Poeni Syracusas obsidione cinxissent, Agathocles, illius urbis tyrannus, quia se neque viribus parem hostibus neque ad obsidionem instructum videbat et a sociis desertus erat, bellum in Africam inferre voluit. Haec fuit mira audacia. Nam, cum hostibus in patria sua par non esset, eorum urbi in Africa bellum intulit. Nec de hoc consilio ullum verbum cuiquam fecit. Populo hoc solum professus est: se invenisse ait victoriae viam. Ceterum cives hortatus est ut animos ad brevis obsidionis patientiam firmarent; illis, quibus haec condicio displiceret, liberam potestatem dedit ut abirent. Cum mille et sescenti discedere maluissent, ceteros ad obsidionis necessitates frumento instruxit; quinquaginta tantum talenta secum abstulit ad praesentem usum. Omnes deinde servos militaris aetatis manumisit et eos sacramento adegit et in navibus cum militibus suis imposuit, ratus exaequatam condicionem iuris fore aemulationem ad virtutem. Traduzione
Quando i cartaginesi vincitori avevano circondato Siracusa con un assedio, Agatocle, tiranno di quella città, dato che né si vedeva pari per forze ai nemici né preparato per l'assedio ed era stato abbandonato dagli alleati, volle portare la guerra in Africa. Questa fu una straordinaria audacia. Infatti, non essendo pari ai nemici nella sua patria, portò la guerra alla loro città in Africa. E non disse nulla a nessuno su quella decisione. Solo questo dichiarò al popolo: disse che aveva trovato la via della vittoria. Esortò per il resto i concittadini a rafforzare gli animi per la sopportazione di un breve assedio; a quelli, ai quali dispiacesse questa situazione, diede libera possibilita di andar via. Dopo che milleseicento avevano preferito allontanarsi, fornì i restanti di frumento per le necessità dell’assedio; prese soltanto cinquanta talenti con sè per la necessità del momento. In seguito liberò tutti gli schiavi in età militare e li fece giurare e li imbarcò sulle navi con i suoi militari, pensando che la condizione giuridica parificata sarebbe stata una spinta al coraggio.