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GLI SPAGNOLI
Versione latino Giustino traduzione
libro Sermo Latinus pagina 112
INIZIO: corpora Hispanorum ad inediam laboremque, animi ad mortem parati. FINE: aqua calida lavari post secundum Punicum bellum a Romanis didicere.
Il fisico (letteralmente i corpi) degli Spagnoli è predisposto per il digiuno e la fatica, l'animo è predisposto per la morte. Per tutti c'è una rigida e austera parsimonia. Preferiscono la guerra all'ozio: se manca un nemico straniero lo cercano in patria. Spesso muoiono sotto torture in cambio del silenzio sui beni dati in prestito, perciò per loro era più importante il silenzio della loro stessa vita. La pazienza viene celebrata da quel servo che avendo vendicato il padrone, vinse la crudeltà dei carnefici con il riso e una gioia serena. I cavalli da battaglia e le armi sono più care della vita stessa per la maggior parte di loro. Nessuna vivanda viene preparata per i giorni di festa. Dopo la seconda guerra punica i romani impararono a lavarsi con l'acqua calda.
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Prima frase: Fuit incertum, Epaminondas vir melior an dux esset. Nam et imperium non sibi, sed patriae... Fine: ...bene habere se rem dixit atque ita velut gratulabundus patriae expiravit.
Fu incerto, se Epaminonda fosse miglior uomo o generale. Infatti sia cercò sempre il potere non per se stesso, ma per il bene della patria, sia fu parco di denaro al punto che gli mancò anche il denaro per il funerale. Anche della gloria non era più avido che del denaro e certamente tutti i poteri gli furono conferiti benché li rifiutasse, e tenne gli onori(cariche onorifiche) in modo che sembrava che non ricevesse un ornamento, ma che lo desse alla dignità stessa. Già lo studio delle lettere, già una così grande dottrina filosofica(di filosofia) che sembrava ammirevole da dove (derivasse) una tanto illustre scienza militare per un uomo nato fra le lettere. Ne il modo della morte si scostò da questo stile di vita. Infatti appena ricondotto mezzo morto nell’accampamento raccolse la voce e lo spirito, questo solo chiese a coloro che lo circondavano, se il nemico gli avesse portato via lo scudo mentre cadeva. Come sentì che esso si era salvato e gli era stato portato, lo baciò come un compagno di fatiche e di gloria, di nuovo chiese chi avesse vinto. Quando sentì che (avevano vinto) i tebani disse che la cosa andava bene e così morì come congratulandosi con la patria.
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Giovinezza di Mitridate
versione latino Giustino traduzione libro Nova officina
Inizio: mithridatis futuram magnitudinem etiam caelestia portenta praedixerunt. Fine: ...famis patientiam duravit ut postea cuiuscis generis labores tolerare facile posset
Pure i prodigi celesti predissero la grandezza futura di Mitridate. Infatti in quell'anno, nel quale nascque in Asia, in quella zona per settanta giorni brillò di cosìì tanto fulgore una stella cometa che illuminò tutto il cielo che sembrava ardere. Poi poiché era un fanciullo di 15 anni (infatti i suoi genitori erano morti prematuramente) sopportò la perfidia e le insidie dei tutori, i quali spesso gli offrivano del veleno. Quello sospettando queste cose già da tempo, per non essere sopraffatto da un tale inganno, usava bere i veleni e aveva rafforzato grandemente se stesso contro quelli (ovvero contro i veleni) e (tanto) aveva resistito che, pur non volendo, potè morire da vecchio con un veleno. Temendo tuttavia anche le insidie a causa della spada (letteramente del ferro), tanto simulò lo studio della caccia che per sette anni visse nei boschi con le fiere (feroci). In tal modo rafforzò il corpo al freddo e al caldo, alla sopportazione della fame al punto da poter sopportare facilmente qualsiasi tipo di fatica.
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M. Cato, Catonis oratoris filius, dum inter confertissimos hostes insigniter dimicat, equo delapsus, pedestre proelium adgreditur. Nam cedentem manipulus hostium cum horrido clamore, veluti iacentem obtruncaturus, circumsteterat; at ille citius, corpore collecto, magnas strages edidit. Cum ad unum opprimendum undique hostes convolarent. Dum procerum quondam petit, gladius ei e manu elapsus in mediam cohortem hostium decidit; ad quem reciperandum, umbone se protegens, inspectante utroque exercitu, inter hostium mucrones sese immersit, recollectoque gladio, multis vulneribus exceptis, ad suos cum clamore hostium revertitur. Huius audaciam ceteri imitati, victoriam peperere.
M. Catone, figlio dell'oratore Catone, mentre combatte, mostrando straordinario valore, tra i nemici intorno a lui, caduto da cavallo, si trova ad affrontare lo scontro come un fante. Infatti, un manipolo di nemici - con terribile urlo, l'aveva circondato mentre egli cadeva con l'intenzione di sgozzarlo mentre era a terra Ma egli, rialzatosi molto in fretta, fece stragi (sta meglio in italiano: una strage). Mentre da ogni parte piombavano nemici per far fuori uno solo egli si getta all'attacco di uno di notevole stazza; la spada, sfuggitagli di mano, cadde in mezzo alla schiera nemica; al fine di recuperarla, proteggendosi con lo scudo, sotto gli occhi di entrambi gli eserciti, si gettò tra le armi nemiche e, recuperata la spada, a costo di molteplici ferite, rientra tra i suoi, con il clamore dei nemici. Gli altri, spinti ad emulare il suo coraggio, conquistarono la vittoria.
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cum Romani Hannibalem sibi periculosum putarent, ad speculandos actus eius legatum in Africam Cn. Servilium mittunt, eique praecipiunt ut per aemulos eum interficeret. Sed res Hannibalem diu non latuit, virum quem prudentia numquam defecit, ita ut nullae insidiae imparatum eum deprehendere possent. Igitur toto die civibus legatoque Romano se in foro Carthaginiensium ad negotia intentum ostendit, ut eos consilium suum celaret. Adpropinquante autem vespere, servos equum poposcit simulans se extra urbem equitando reficere velle, quasi eum laboris pertaesum esset. At, cum equum conscendisset, rus urbanum, quod parvum spatium a mari aberat, protinus petiit. Habebat ibi navem cum remigibus occulto sinu litoris absconditam; erat et grandis pecunia in eo agro praeparata, quae fugam iuvaret. Lectis igitur servis iuvenibus, navem conscendit cursumque ad Antiochum, Siriae regem, dirigit.
Dato che i romani consideravano Annibale pericoloso per loro, per spiare le sue operazioni in Africa mandarono l'ambasciatore Cn. Servilio, e gli ordinarono di uciderlo con i nemici. Ma il fatto non rimase inosservato a lungo ad Annibale, uomo a cui non mancò mai prudenza, così che nessuna insidia potè coglierlo impreparato. Allora per tutto il giorno s mostrò ai cittadini e all'ambasciatore romano nel foro dei cartaginesi dedito agli affari, per nascondere loro la sua decisione. Avvicinatasi poi la sera, chiese ai servi un cavallo fingendo di voler ristorarsi cavalcando fuori dalla città, come se provasse noia della fatica. Ma, dopo che era montato a cavallo, immediatamente si diresse verso la campagna intorno alla città, che distava dal mare uno spazio esiguo. Aveva in quel luogo una nave con rematori nascosta da un'insenatura nascosta della spiaggia; e c'era in quel territorio una grande ricchezza predisposta, che giovasse alla fuga. Allora, scelti giovani servi, si imbarcò e volse rotta verso Antioco, re della Siria.