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Erant inter athenienses et dorienses veteres simultates. dorienses vero, antequam iniurias bello vindicarent de belli exitu oraculum delphicum consuluerant. oraculum ita respondit: " victoris eritis, nisi atheniensium regem necaveritis". cum bellum exarsit, doriensium dux ante omnia militibus suis tutelam ac salutem atheniensium regis praecepit: tum atheniensium rex codrus erat. hic, postquam et responsum apollonis et praecepta hostium cognovit, sacrificio suo patriam servare voluit. quare habitum regalem mutavit et pannosus ac sermenta humeris sustinens in hostium castra venit ubi, sua sponte mortem quaerens, falce militem vulneravit: miles, ut se defenderet, codrum necavit. dorienses, cum regis corpus viderunt atque cognoverunt, sine proelio ex athenienses finibus excesserunt. ita codrus rex, magno animo mortem oppetens, athenienses bello liberavit.
c'erano antiche inimicizie tra ateniesi e dori. i dori, in verità, prima di vendicare le offese con la guerra, consultarono l'oracolo di delfi sull'esito della guerra. così l'oracolo rispose: " sarete vincitori se non ucciderete il re degli ateniesi". quando scoppiò la guerra, il comandante dei dori raccomandò ai suoi soldati la tutela e la salute del re degli ateniesi prima di tutto: allora il re degli ateniesi era codro. costui, dopo che conobbe sia il responso di apollo sia i comandi dei nemici, volle salvare la patria con il suo sacrificio. per questo mutò l'aspetto regale e portando sulle spalle rami cenciosi venne nell'accampamento dei nemici dove cercando la morte di sua iniziativa, colpì il soldato con la falce: il soldato, per difendersi, uccise codro. i dori, quando videro il corpo del re e lo riconobbero, si allontanarono senza battaglia dai confini degli ateniesi. così il re codro, affrontando la morte con grande animo, liberò gli ateniesi dalla guerra.
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Pythagoras, Aegyptum primo, mox Babyloniam ad perdiscendos siderum motus originemque mundi spectandam profectus summam scientiam consecutus erat. Inde regressus, Cretam et Lacedaemona ad cognoscendas Minois et Lycurgi inclitas ea tempestate leges contenderat. Quibus omnibus instructus, Crotonam venit populumque in luxuriam lapsum auctoritate sua ad usum frugalitatis revocavit. Docebat nunc matronas pudicitiam et obsequia in viros, nunc illos modestiam et litterarum studium. Inter haec velut genetricem virtutum frugalitatem omnibus ingerebat consecutusque disputationum adsiduitate erat ut matronae auratas vestes ceteraque dignitatis suae ornamenta velut instrumenta luxuriae deponerent eaque omnia delata in Iunonis aedem ipsi deae consecrarent, prae se ferentes vera ornamenta matronatum pudicitiam, non vestes esse.
Traduzione
Il filosofo Pitagora, partito dapprima verso l’Egitto, poi verso Babilonia, per apprendere i moti degli astri, aveva conseguito una grande esperienza. Quindi, tornato indietro, si era recato a Creta e a Sparta per conoscere le leggi a quel tempo famose di Minasse e di Licurgo. Poi venne a Crotone e, con la sua autorevolezza, richiamò all’esercizio della moderazione il popolo caduto nel vizio del lusso sfrenato. Ogni giorno lodava la virtù ed enumerava i vizi della lussuria e la sorte delle città distrutte da questa peste. Istruì separatamente le donne e i fanciulli. Insegnava a queste la pudicizia e la condiscendenza verso gli uomini, a quelli la moderazione e lo studio delle lettere. Mentre svolgeva queste cose insegnava a tutti l’esercizio della frugalità, genitrice di tutte le virtù. Così le matrone deposero come simboli di lusso le vesti ricamate in oro e gli altri ornamenti propri della loro dignità.
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Cyro, qui multos annos regnavit, successit filius Cambyses, qui imperio patris Aegyptum adiecit; quod autem superstitionibus Aegyptiorum offensus esset, Apis ceterorumque deorum aedes dirui iussit. Ut Hammonis quoque nobile templum expugnaretur, exercitum misit, qui tempestatibus et harenarum molibus oppressus est et interiit. Postea per quietem vidit fratem suum Mergim regnaturum esse. Somnio exterritus erat, itaque non dubitavit, postquam sacrilegia commiserat, etiam parricidium facere. Ad hoc tam crudele ministerium magum ex amicis delegit, nomine Cometen. Interim gladium sua sponte evaginavit atque in femur graviter vulneratus occubuit, quod poenas luere deberet, seu parricidi quod imperaverat seu sacrilegi quod perpetraverat.
A Ciro, che regnò per molti anni, succedette il figlio Cambise, che aggiunse l’Egitto all’impero del padre; ma poiché era irritato verso i culti superstiziosi degli Egiziani, ordinò di abbattere i templi di Api e degli altri dei. Affinché anche il celebre tempio di Ammone venisse espugnato, inviò un esercito, che fu sopraffatto da temporali e tempeste di sabbia e andò perso. In seguito vide in sogno che suo fratello Mergi avrebbe regnato. Si era spaventato per il sogno, non esitò pertanto, dopo aver compiuto quei sacrilegi, a compiere anche un parricidio. Per questo così crudele incarico designò un sacerdote tra i (suoi) amici, di nome Comete. Frattanto sguainò volontariamente la spada e morì ferito gravemente ad una coscia, in quanto doveva pagare il fio, sia del parricidio che aveva ordinato sia del sacrilegio che aveva compiuto.
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Principio rerum gentium nationumque imperium penes reges erat, quos ad fastigium huius maiestatis non ambitio popularis, ded spectata inter bonos moderatio provehebat. Populus nullis le gibus tenebatur, arbitrio principum pro legibus erant. Fines imperii tueri magis quam proferre mos erat; intra suam cuique patriam regna finiebantur. Primis omnium Ninus, rex Assyriorum, veterem et quasi avitum gentibus morem nova imperii cupiditate mutavit. Hic primis intulit bella finitimis et rudes adhuc ad resistendum populus terminos usque Libyae perdomuit
All'inizio della storia il governo dei popoli e delle nazioni era in mano ai re che non erano innalzati all'altezza della carica dalla tracotanza demagogica ma dalla saggia moderazione degli ottimati. I cittadini non erano regolati dalle leggi, era usanza difendere e non estendere i confini del dominio, gli Stati erano limitati ai gruppi tribali. Fu Nino re degli Assiri il primo a modificare per ambizione di dominio il vecchio costume per così dire ancestrale. Egli per primo fece guerra ai vicini e soggiogò fino ai confini della Libia i popoli ancora inesperti della difesa.
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Il re Ciro e la regina Tamiri versione latino Giustino
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Inizio: Cyrus, persarum rex, subacta Asia et universo oriente, Scythis bellum indixit
Fine: Ita Sythae prius ebrietate quam bello victi sunt.
Ciro, re dei persiani sottomessa l'Asia e tutto l'oriente fece una guerra contro gli Sciti. Allora la regina degli Sciti era Tamiri, che per niente intimorita dall'arrivo dei nemici, ritenne che sarebbe stata più agevole per gli Sciti una battaglia dentro i confini del suo regno. Perciò, benchè potesse proibirlo, permise ai nemici il guado del fiume Oasse. Così Ciro passò il guado (guadò)con tutte le sue truppe il fiume e collocò l'accampamento nella Scizia. Il giorno seguente, quindi, provata la paura, il re spostò l'accampamento ma lasciò in quel posto una grande quantità di vino e di quei cibi che erano necessari ai banchetti. Dopo che questo fatto era stato riferito alla regina, questa mandò il figlio con una terza parte delle truppe per inseguire (affinchè inseguisse) il re. Quando il ragazzo arrivò all'accampamento di Ciro ignaro di tattica militare (nel senso: senza badare alla tattica militare), consentì ai suoi soldati indotti dalla voluttà e ignari dei nemici di ubriacarsi. Venuto a sapere ciò durante la notte Ciro tornò (a quell'accampamento), aggredì improvvisamente gli ubriachi e uccise tutti gli Sciti, compreso il figlio della regina. Così gli Sciti furono sconfitti prima dall'ubriachezza che dalla guerra.