- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Giustino
- Visite: 6
Agathocles Syracusarum tyrannus pacificatus cum Carthaginiensibus, in Italiam transcendit, exemplum Dionysii Syracusani secutus, qui multas civitates subegerat. Primum hostes ei fuere Bruttii, qui et fortissimi tum et opulentissimi videbantur, simul et ad iniurias vicinorum prompti. Nam multas civitates Graeci nominis ex Italia expulerant, auctores quoque suos Lucanos bello vicerant et pacem cum iis aequis condicionibus fecerant. Lucani iisdem legibus liberos suos, quibus et Spartani, instituere soliti erant. Nam ab initio pubertatis in silvis inter pastores habebantur, sine misterio servili, sine veste quam induerent vel cui incumberent (sdraiarsi per riposare) ut a primis annis duritiae parsimoniaeque, sine ullo usu urbis, adsuescerent. Cibus eis praeda venatica, potus aut lactis aut fontium liquor erat. Primum Bruttiis cum Lucanis, originis suae auctoribus, bellum fuit; deinde, victoria erecti, cum pacem aequo iure fecissent, ceteros finitimos armis subegerunt, tantasque opes brevi consecuti sunt ut perniciosi omnibus civitatibus finitimis haberentur.
Agatocle, tiranno si Siracusa, trattata la pace con i Cartaginesi, scese in Italia, seguendo un esempio di Dioniso Siracusano, il quale aveva sottomesso molte città. Prima i suoi nemici furono i Bruzii, che sembravano fortissimi e potentissimi nello stesso tempo e pronti alle offese dei vicini. Infatti avevano espulso dall'Italia molte popolazioni di nome greco e avevano vinto i Lucani con la battaglia anche i loro progenitori e avevano fatto pace con questi con eque condizioni. I Lucani erano soliti educare i loro figli con le stesse leggi con le quali anche gli Spartani erano soliti educare. Infatti dall'inizio dell'adolescenza erano mandati nelle foreste tra i pastori, senza l'aiuto servile, senza veste da indossare o sulla quale sdraiarsi per riposare, affinché dai primi anni si abituassero alla durezza e alla parsimonia, senza alcuna consuetudine della città. La preda da caccia era a loro cibo, o latte o acqua della sorgente era a loro bevanda. Prima ai Bruzii la guerra fu con i Lucani, autori della loro origine; in seguito, confortati dalla vittoria, avendo fatto pace con un equo diritto, sottomisero con le armi i restanti popoli confinanti e ottennero tante ricchezze in breve tempo da essere considerati pericolosi da tutte le popolazioni confinanti.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Giustino
- Visite: 7
Pythagoras, Sami natus, Aegyptum primo, mox Babyloniam ad perdiscendos siderum motus originemque mundi spectandam profectus summam scientiam consecutus erat. Inde regressus, Cretam et Lacedaemona ad cognoscendas Minois et Lycurgi inclitas ea tempestate leges contenderat. Quibus omnibus instructus, Crotonam venit populumque in luxuriam lapsum auctoritate sua ad usum frugalitatis revocavit. Docebat nunc matronas pudicitiam et obsequia in viros, nunc illos modestiam et litterarum studium. Inter haec velut genetricem virtutum frugalitatem omnibus ingerebat consecutusque disputationum adsiduitate erat ut matronae auratas vestes ceteraque dignitatis suae ornamenta velut instrumenta luxuriae deponerent eaque omnia delata in Iunonis aedem ipsi deae consecrarent, prae se ferentes vera ornamenta matronatum pudicitiam, non vestes esse.
Pitagora, nativo di Samo – recatosi in un primo momento in Egitto, quindi in Babilonia per approfondire la ricerca sui moti stellari e sull’origine dell’universo – aveva conseguito un sommo grado di conoscenza. Tornato di lì, s’era recato a Creta e a Sparta per studiare le costituzioni, famose a quel tempo, di Minosse e Licurgo. Imbevutosi di tutte queste dottrine, giunse a Crotone e, facendo valere la propria autorevolezza, richiamò il popolo – (nel frattempo) caduto in lussuria – all’esercizio della temperanza. (Pitagora) ora insegnava alle donne la morigeratezza e l’obbedienza nei confronti dei propri mariti, ora insegnava a questi ultimi la disciplina e l’amore per la cultura. Così facendo, cercava di instillare in tutti (i cittadini) la temperanza, (che è, ) per così dire, la madre di (tutte le) virtù; e, a furia di discorrerne, era riuscito ad ottenere che le donne deponessero le vesti trapuntate d’oro e gli altri orpelli della propria bellezza – (che sono) per così dire i fregi della lussuria –, portassero tutti questi (ornamenti) nel tempio di Giunone e li consacrassero alla stessa dea, mostrando che la vera prerogativa delle donne è la pudicizia, non già l’abbigliamento.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Giustino
- Visite: 7
Post multos reges regnum Mediae ad Astygem descendit. Huic hariolarum responsum prea dixerant ei necem a neponte venturam esse. Hoc responso exterritus, nepotem, ex filia sua natum, occidere destinavit. infans ergo datur, ut occideretur, Harpago, regis amico, qui puerum pastori cuidam tradidit ut eum in silva exponeret. Forte eodem tempore etiam ipsi pastori filius natus erat. Eius igitur uxor, desiderans regium infatem videre, summis precibus maritum oravit ut illum domum affarret et ostenderet. Precibus uxoris fatigatus, pastor in silvam revertit ibique iuxta infantem invenit canem, quae eum lacte suo nutriebat et a feris avibusque defendebat. Motus etiam ipse ad misericordiam, puerulum domum rettulit, eadem cane anxie prosequente. Ubi in manus mulier parvulum corpus accepit, dulcis in pueri vultu risus apparuit. Tunc pastori uxor:"Eum mihi" inquit "nutrire liceat!". Sic puer, regno avum spoliaturus, inter pastores educatus est et Cyrum nomen accepit.
Dopo molti re, il regno di Media passò nelle mani di Astiage. Questo atterrito dal responso degli oratori, stabilì di uccidere il suo nipote che era ancora un ambino. L'infante fu dato ad Arpago, amico del re, perchè fosse ucciso. uesto lo affidò ad un pastore del re, che si affrettò nel bosco con l'intenzione di abbandonare il bambino. a poichè la moglie desiderava vedere il bambino reale, stanco delle sue preghiere, il pastore ritornò nel bosco e qui trovò accanto al bambino n cane che lo difendeva dagli animali feroci e dagli uccelli. Mosso dalla compassione, condusse il bimbo a casa.Quando la moglie prese in mano il bimbo, sul suo volto apparve un dolce sorriso. llora la donna al pastore: "Lo nutrirò volentieri!". Così il bambino, che priverà il regno degli antenati, è educato tra i pastorie prese il nome di Ciro.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Giustino
- Visite: 6
Libro Nova officina
Inizio: Cyrus subacta Asia et universo Oriente in potestatem redacto Scythis bellum infert Fine: omnesque Scythas cum reginae filio interfecit
Ciro, sottomessa l'Asia e ridotto in suo potere tutto l'Oriente, muove guerra agli Sciti. Allora era regina degli Sciti ...
Il resto della traduzione e il testo latino completo lo trovate
cliccando qui
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Giustino
- Visite: 6
Astyages, medorum rex, qui filiam habebat nomine Mandanam, quondam per somnum horrible monstrum vidit. Tum magos somniorum interpretes, arcessivit, ut somnium sibi explanarent. Ita magi Astyagi responderunt: "Tibi magnum periculum instat: Mandanae filius regni tui ruina erit. "Cum Mandana filium, nomine Cyrum, peperit, rex somnio territus Harpago, viro amico ac fideli, clam imperavit ut puerum necaret. Harpagus, quamvis invitus, pastori puerum tradidit dixitque: "Rex imperat ut puer in silvam feratur atque ibi occidatur, nisi oboediveris, vitam amittes. "Tum pastor, Cyri innocentia commotus, domum rediit puerum secum ferens et rem uxori narravit. Sed mulier, quae pridie filiolum ob gravem morbum amiserat, virum oravit ne puerum necaret. "Cyrus" inquit "nobiscum vivet! Harpagi militibus filii nostri corpus trademus. " Pastor uxoris preces exaudivit, itaque Cyrus, regis nepos, per multos annos, stirpis suae ignarus, domi pastoris vixit.
Astiage, re dei Medi, che aveva una figlia di nome Mandane, un giorno vide in sogno un orribile mostro. Allora chiamò i magi, interpreti dei sogni, affinché gli spiegassero il sogno. Così i magi risposero ad Astiage: "Incombe sopra di te un grande pericolo: il figlio di Mandane sarà la causa di rovina del tuo regno. " Quando Mandane partorì un figlio, di nome Ciro, il re, spaventato dal sogno, ordinò in segreto ad Arpagone, persona amica e fedele, di uccidere il bambino. Arpagone, sebbene riluttante, portò il bambino da un pastore e gli disse: "Il re ordina che il bambino venga portato nella foresta e là venga ucciso; se non avrai obbedito sarai ucciso. "Allora il pastore, commosso dall'innocenza di Ciro, tornò a casa portando il bambino con sé, e raccontò la cosa alla moglie. Ma la donna, che aveva perso il primogenito a causa di una grave malattia, pregò l'uomo di non uccidere il bambino. "Ciro" disse "vivrà con noi! Porteremo ai soldati di Arpagone il corpo di nostro figlio". Il pastore accolse le suppliche della moglie, e così Ciro, nipote del re, ignaro delle sue origini, visse per molti anni nella casa del pastore.