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Xerxes bellum a patre coeptum adversus Graeciam quinquennium instruxit. Quod ubi primum didicit Demaratus, rex Lacedaemoniorum, qui apud Xerxen exsulabat, amicior patriae post fugam, quam regi post beneficia, ne inopinato bello opprimerentur, omnia in tabellis ligneis magistratibus praescribit easdemque cera superinducta delet, ne aut scriptura sine tegmine indicium daret aut recens cera dolum proderet, fido deinde servo perferendas tradit iusso magistratibus Spartanorum tradere. Quibus perlatis Lacedaemone quaestioni res diu fuit, quod neque scriptum aliquid viderent nec frustra missas suspicarentur, tantoque rem maiorem, quanto esset occultior putabant. Haerentibus in coniectura viris soror regis Leonidae consilium scribentis invenit. Erasa igitur cera belli consilia deteguntur.
Dunque Serse ordinò la guerra cominciata dal padre contro ai Greci per una durata di cinque anni. La quale (guerra) come Demarato re di Lacodemonia per primo raccontò, , il quale era in esilio presso Serse, di Serse, fu più amichevole alla patria dopo la fuga che al re dopo i benefici ricevuti e affinché non fossero assaliti in una guerra imprevista, scrisse ogni cosa ai magistrati in tavole di legno e su quelle (cose da lui scritte) mise della cera impressa affinché la scrittura senza copertura non apparisse ovvero la fresca cera non manifestasse l'inganno. Poi le consegnò da portare ad un servo con l'ordine di portarle ai magistrati degli spartani. Portate le quali dallo spartano la cosa fu lungamente in questione perché non vedevano scritto alcuno e perché sospettavano che le lettere fossero frammenti e pensavano che la cosa fosse tanto maggiore quanto era più segreta. Mentre gli uomini si attardavano in congetture, la sorella del re Leonida trovò il consiglio dello scrivente. Cancellata dunque la cera furono manifeste le deliberazioni della guerra
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Cyrus subacta Asia et universo Oriente in potestatem redacto Scythis bellum infert. Erat eo tempore regina Scytharum Tamyris, quae non muliebriter adventu hostium territa, cum prohibere eos transitu Araxis fluminis posset, transire permisit, et sibi faciliorem pugnam intra regni sui terminos rata et hostibus obiectu fluminis fugam difficiliorem. Itaque Cyrus traiectis copiis, cum aliquantisper in Scythiam processisset, castra metatus est. Dein postero die simulato metu, quasi refugiens castra deseruisset, ita vini adfatim et ea, quae epulis erant necessaria, reliquit. Quod cum nuntiatum reginae esset, adulescentulum filium ad insequendum eum cum tertia parte copiarum mittit. Cum ventum ad castra Cyri esset, ignarus rei militaris adulescens, veluti ad epulas, non ad proelium venisset, omissis hostibus insuetos barbaros vino se onerare patitur, priusque Scythae ebrietate quam bello vincuntur. Nam cognitis his Cyrus reversus per noctem saucios opprimit omnesque Scythas cum reginae filio interfecit. Amisso tanto exercitu et, quod gravius dolendum, unico filio Tamyris orbitatis dolorem non in lacrimas effudit, sed in ultionis solacia intendit hostesque recenti victoria exsultantes pari insidiarum fraude circumvenit; quippe simulata diffidentia propter vulnus acceptum refugiens Cyrum ad angustias usque perduxit. Ibi conpositis in montibus insidiis ducenta milia Persarum cum ipso rege trucidavit. In qua victoria etiam illud memorabile fuit, quod ne nuntius quidem tantae cladis superfuit. Caput Cyri amputatum in utrem humano sanguine repletum coici regina iubet cum hac exprobratione crudelitatis: "Satia te" inquit "sanguine, quem sitisti cuiusque insatiabilis semper fuisti".
Ciro, sottomessa l'Asia e ridotto in suo potere tutto l'Oriente, muove guerra agli Sciti. In quel tempo era regina degli Sciti Tamiri che non si lasciò spaventare a guisa di donna dall'arrivo dei nemici e pur potendo impedire loro il passaggio del fiume Arasse, permise (lett. : non essendo stata spaventata... dall'arrivo dei nemici... permise...) che (lo) attraversassero, pensando che la battaglia (sarebbe stata) più facile per lei entro i confini del suo regno e che la fuga per i nemici (sarebbe stata) più difficile per l'ostacolo del fiume. E così Ciro, trasportate le truppe al di là (del fiume), dopo essere avanzato un pò nella Scizia, pose l'accampamento. Poi, il giorno dopo, simulata la paura, come se avesse abbandonato l’accampamento fuggendo, lasciò così gran quantità di vino e quelle cose che erano necessarie al banchetto. Essendo stato annunciato ciò alla regina, (ella) mandò (lett. : manda) il figlio giovinetto ad inseguirlo con la terza parte dell'esercito. Ma dopo che si giunse all'accampamento di Ciro, il giovinetto, inesperto di arte militare, come se fosse venuto ad un banchetto, non ad un combattimento, trascurati i nemici, permise ai barbari, che non erano abituati al vino, di ubriacarsene (lett. : di riempirsi di vino) e (così) gli Sciti furono vinti (lett. : sono vinti) più con l'ubriachezza che con la guerra. Infatti, saputo ciò, Ciro, ritornato durante la notte, (li) aggredisce ubriachi (com'erano) e uccide (lett. : uccise) tutti gli Sciti con il figlio della regina. Perduto un esercito tanto grande e, cosa di cui si doveva addolorare più profondamente, (perduto) l'unico figlio, Tamiri non sfogò nelle lacrime il dolore della perdita, ma si volse al conforto (lett. : plurale) della vendetta e con un una simile imboscata (lett. : con un pari inganno di insidie) sorprese i nemici esultanti per la recente vittoria; infatti, simulata la sfiducia per la sconfitta ricevuta, ritirandosi condusse Ciro fino ad un passo stretto. Qui preparato un agguato sui monti, trucidò duecentomila persiani con lo stesso re. In questa vittoria è rimasto memorabile anche questo fatto, che non sopravvisse a tanta strage neppure un messaggero (lett. : neppure un messaggero di una strage tanto grande). La regina ordinò (lett. : ordina) che la testa di Ciro fosse tagliata e gettata (lett. : la testa tagliata fosse gettata) in un otre colmo di sangue umano, con questo rimprovero per la sua (lett. : della) crudeltà: "Sàziati del sangue di cui fosti assetato e di cui fosti sempre insaziabile".
Versione e traduzione dal libro Gradus facere
Amisso tanto exercitu et unico filio, Tamyris orbitatis dolorem non in lacrimas effudit, sed in ultionis solacia intendit hostesque, recenti victoria exsultantes, pari ...
Perduto il grande esercito e l'unico figlio, Tamiri non si abbandonò in lacrime per il dolore della perdita, ma si rivolse ai sollievi della vendetta e raggirò i nemici che esultavano per la recente vittoria con un simile inganno. Infatti, finta la sfiducia per la sconfitta ricevuta, si ritirò e condusse Ciro in posti angusti (nelle gole dei monti). Lì, riuniti nelle gole dei monti, trucidò duecento mila Persiani con lo stesso re. Immerse la testa mozzata di Ciro in un otre pieno di sangue umano, disprezzando la sua crudeltà con queste parole: "Sàziati" disse "con il sangue: infatti sei sempre stato insaziabile di sangue".
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La spedizione ateniese in Sicilia
versione latino Giustino traduzione
libro la versione latina nel biennio
Inzio: Post bellum inter Catinenses ... fine: et captivitatis dedecorecladem suorum auxit.
Dopo la guerra tra i Catanesi e i Siracusani, i Siracusani non osservarono le condizioni di pace, perciò i Catanesi mandarono ambasciatori in Grecia, i quali giunsero nell'assemblea con una lurida veste, con i capelli e la barba lunga e piangendo chiesero un aiuto dagli Ateniesi. Fu quindi deciso l'allestimento di una grande flotta; furono eletti comandanti Nicia, Alcibiade e Lamaco e furono mandati in Sicilia. Ma durante il viaggio Alcibiade fu richiamato in patria, citato in giudizio per empietà dagli Ateniesi. Così in Sicilia giunsero solo Nicia e Lamaco e in un primo tempo combatterono con Marte a loro favore; ma poi i Siracusani chiesero un aiuto dagli Spartani e da essi fu mandato, in aiuto alla città, Gilippo. E così gli Ateniesi, vinti in battaglia, furono messi in fuga; in quella battaglia Lamaco, combattendo valorosamente, fu ucciso. Allora Nicia ricominciò la battaglia navale, ma, dopo varie vicissitudini, la flotta degli Ateniesi fu vinta per la seconda volta e Nicia fuggì con i superstiti delle truppe terresti. Gilippo in parte catturò i fuggitivi, in parte li uccise. Nicia fu catturato e aumentò la disfatta dei suoi con il disonore della prigionia.
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Hispania Europae terminos claudit. Haec cognominata est Hiberia a flumine Hibero. Inter Africam et Galliam posita, Oceani freto et montibus Pyrenaeis clauditur. Minor est et Africa et Gallia sed illis fertilior: nam neque, ut Africa, violento sole torretur, neque, ut gallia, assiduis ventis fatigatur; sed, media inter utramque, miti caelo et et tempestivis imbribus utitur. Omnibus frugum generibus ita copiosa est ut etiam Romanis cunctarum rerum abundantiam praebeat. In Hispania enim non solum frumenti magna copia est sed ietiam vini, mellis oleique. In hac terra cursus amnium non torrentes rapidique sunt sed lenes et irrigui, plerique etiam divites auro, quod in arenis vehant. Hispanorum celebratur praecipue patientia: hominum enim corpora ad inediam laboremque sunt parata, animi ad mortem. Apud eos usque ad hoc tempus memoratur Viriatus ille, qui decem annos Romanorum exercitus varia fortuna fatigavit.
La Spagna chiude i confini dell'Europa. Questa è detta Iberia dal fiume Ibero. Posizionata tra l'Africa e la Gallia, è molto fertile: infatti non è né bruciata da un forte sole come l'Africa, né tormentata da continui venti come la Gallia, ma per il clima temperato e per le opportune e utili pioggie è produttiva in tutti i generi di messi. Offre abbondanza in tutte le cose, non solo ai suoi stessi abitanti, ma anche all'Italia e alla città romana. E' molto ricca di frumento, ma anche di vino, di miele e di olio. Grande è la quantità di lino e prodotti: sicuramente nessuna terra è più ricca di minio. In essa i corsi dei fiumi non sono impetuosi e forti, ma lenti, e irrigano le vigne e i campi, e sono estuari dell'Oceano, abbondantemente pescosi, molti sono anche ricchi d'oro. E' conclamata specialmente la pazienza degli spagnoli: infatti i corpi degli uomini sono preparati alla fame e alla fatica, le anime alla morte. Presso loro fino a questo tempo si ricorda quel Variato, che per dieci anni mise a dura prova l'esercito dei romani con alterna fortuna.
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Hispania Europae terminos claudit; hanc veteres ab Hibero amne primum Hiberiam, postea ab Hispalo, Hispaniam cognominaverunt. Hispania inter Africam et Galliam sita est; , mare Oceanus et Pyraenaei montes eam cladunt. Temperato calore et feibus tempestivisque imbribus in omnia frugum genera fecunda tellus est. Non frumenti tantum magna copia est, verum et vini, mellis oleique. Amnes placido cursu et saepe divites auro quod in balucibus vehitu
La Spagna è situata ai confini dellEeuropa. I vecchi la denominarono in un primo momento Iberia dal fiume Iberio, in seguito Agna da Ispalo. La Spagna è situata tra l'Africa e la Gallia. La delimitano l'Oceano e i monti Pirenei. La terra, con un calore mite e piogge frequenti è feconda di ogni genere di frutti. Non c'è tanta abbondanza di frumento, quanto di vino, miele ed olio. I fiumi con un corso tranquillo spesso sono ricchi d'oro perché è trasportato nelle sabbie d'oro