- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Giustino
- Visite: 7
Repulus a Spartanis, Pyrrus Argos petit: ibi, cum Antigonum in urbe clausum expugnare conaretur, inter confertissimos hostes violentissime dimicans, saxo de muris iacto occiditur. Caput eius Antigono referetur, qui, ut mitem se praeberet, filium eius, cum Epirotis sibi deditum, in patriam remisit, eique insepulti patris ossa tradidit, ut ea in patriam referret. Inter omnes auctores fama est nullum eius aetatis regem cum eo conferri posse. Nam raro, non inter reges tantum, verum atiam inter illustres viros, sanctioris vitae aut probatioris iustitiae exemplum novimus. Scientia rei militaris in eo viro tanta fuit ut cum bella Lysimacho, Demetrio, Antigono, qui tanti reges fuerunt, intulisset, invictus semper fuerit. Illyriis quoque, Siculis, Romanisque bellum intulit; et patriam suam, antea angustam ignobilemque, fama rerum gestorum inter omnes gentes illustrem reddidit.
Respinto dagli Spartani, Pirro si diresse ad Argo: là, mentre tentava di catturare Antigono, asserragliato nella città chiusa, combattendo con molto accanimento tra i nemici a ranghi compatti, venne ucciso da un sasso gettato dalle mura. La sua testa fu consegnata ad Antigono, il quale, per dimostrarsi benigno, rimandò in patria suo figlio, a lui arresosi con gli Epiroti e gli consegnò le ossa del padre insepolto. Tra tutti gli autori è noto che nessun re della sua epoca può essere paragonato a lui. Infatti raramente non soltanto tra i re, ma anche tra gli uomini illustri, conosciamo l'esempio di vita più virtuosa ovvero di giustizia più apprezzata. Quest’uomo ebbe tanta scienza dell'arte militare che, avendo combattuto guerre contro Lisimaco, Demetrio e Antigono, i quali furono re famosi, fu sempre vittorioso. Mosse guerra anche contro gli Illirici, i Siculi e i Romani e con la fama delle imprese rese illustre la sua patria, prima angusta e sconosciuta, tra tutte le genti.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Giustino
- Visite: 7
Una moltitudine di esuli fugge da Atene
versione latino Giustino
Tyranni miseras urbis reliquias caedibus et rapinis exhauriunt. ...
I tiranni prosciugano i miseri resti della città con stragi e rapine. Dunque c'è la fuga di tutti dalla città, la Grecia si riempie di esuli Ateniesi. Agli infelici esuli veniva sottratto ogni aiuto, tutti andavano ad Argo e a Tebe e là, non solo trovavano un esilio sicuro, ma tentavano di ritornare in patria. Tra gli esuli c'era Trasibulo, uomo nobile e coraggioso, che, anche con il pericolo voleva liberare la patria e dava una mano per la salvezza comune. Raduna gli esuli e occupa il castello di File, nei territori dell'Attica. Parecchi favorivano il piano di Trasibulo: tra questi anche Ismenio, il più importante tra i Tebani, e Lisia, oratore Siracusano, allora esule, che con il suo stipendio mandò in aiuto ad Atene molti soldati. Combattono una dura battaglia. Ma, poiché gli esuli combattono per la patria con somma forza, gli altri per la dominazione altrui, i tiranni vengono sconfitti.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Giustino
- Visite: 6
Amisso tanto exercitu et, quoti gravius dolendum unico filio Tamyris orbitat dolorati non in lacritnas effudit, tei in ultionis solatia intendit liostesipie recenti Victoria cxsultantes pari insidiaruni fraude circumvenit; quippe simulata diffidentia propter vulnus acccptum refugiens Cyrum mi angustias ustjue perduxit. Ibi conpositis in nontibus insidiis ducenta milia Persarum cum ipso rege. trucidavit. In qua vittoria etiam illud memorabile fuit. quoti ne nuntius quidem tantae cladis superfuit. Caput C. yri amputatimi in utrem huniano sanguine repletum coiti regina iubet cum liac exprobratione crudelilatis. -Satin te- inquit sanguine, quem sitisti cuiusque insatiabilis semperfuisti». Cyrus regnavit annis xxx, non initio tantum regni, tei continuo totius temporis successu admirabiliter insignis.
Perduto un esercito tanto grande e, cosa di cui si doveva addolorare più profondamente, l’unico figlio, Tamiri non sfogò nelle lacrime il dolore della perdita, ma si volse al conforto della vendetta e con un pari inganno di insidie sorprese i nemici esultanti per la recente vittoria; infatti, simulata la sfiducia per la sconfitta ricevuta, ritirandosi condusse Ciro fino ad un passo stretto. Qui preparato un agguato sui monti, trucidò duecentomila Persiani con lo stesso re. In questa vittoria è rimasto memorabile anche questo fatto, che non sopravvisse a tanta strage neppure un messaggero. La regina ordinò che la testa di Ciro fosse tagliata e gettata in un otre colmo di sangue umano, con questo rimprovero per la sua crudeltà: “Sàziati del sangue di cui fosti assetato e di cui fosti sempre insaziabile”. ciro regnò trenta anni e non fu, non pur nel principio del regno ma di continuo ancora nel successo di tutto il tempo, meravigliosamente insigne.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Giustino
- Visite: 6
Postquam Archidamus, Lacedaemoniorum rex, in Atticam cum magno exercitu irruit, omnium civium multitudo in urbem confugit, atque eodem tempore pestilentia gravis Piraei portum occupavit et in cives ingruit, qui intra moenia Athenarum erant congregati. Brevi tempore in cives omnium ordinum morbus et contagio saevit. Nec divites magis quam pauperes, nec viros magis quam feminas pestis iactavit. In tota urbe luctus erat et et ingens fletus et gemitus. In animalia quoque incidit morbus: viae ac porticus, ubi homines et animalia iacebant, spectaculum praebebant horribilem. Preces et vota irrita fuerunt, neque medicorum scientia ullum dolorum levamen afferebat (arrecava). Tanta calamitas populum exacerbavit; itaque Athenienses Periclem, qui tunc Argolidis litora cum classe vastabat, Athenas revocaverunt.
Dopo che Archidamo, re di Sparta, irruppe nell’Attica con un grande esercito, una grande moltitudine di cittadini si rifugiò nella città; contemporaneamente, una peste terribile si diffuse nel porto del Pireo e s’accani contro i cittadini che s’erano ammassati entro le mura di Atene. In breve tempo, la contagiosa malattia infierì contro i cittadini d’ogni ordine (sociale): la peste colpì tanto i ricchi quanto i poveri, tanto gli uomini quanto le donne. In tutta la città, c’era (aria di) lutto, e pianti a fiumi e lamenti. Il morbo colpì anche gli animali: le vie ed i portici, dove giacevano uomini e animali, (che)offrivano uno spettacolo (veramente) orribile. Le preghiere e i voti furono vane, né la scienza medica arrecava alcun sollievo al dolore. Il popolo era afflitto da tante calamità, e gli Ateniesi richiamarono ad Atene Pericle, che allora distruggeva con la flotta la costa greca (dell'Argolide).
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Giustino
- Visite: 6
costumi degli antichi abitanti della Spagna
Versione latino Giustino traduzione
libro Lingua communis 112
INIZIO: corpora Hominum ad inediam laboremque, animi ad mortem parati. FINE: aqua calida lavari post secundum Punicum bellum a Romanis didicerunt.
Il fisico (letteralmente i corpi) degli uomini è predisposto (i corpi degli uomini sono predisposti) per il digiuno e la fatica, gli animi sono predisposti per la morte. Per tutti c'è una rigida e austera parsimonia. Preferiscono la guerra all'ozio: se manca un nemico straniero lo cercano in patria. Spesso morirono molti sotto atroci torture in cambio del silenzio sui beni dati in prestito, perciò per loro era più importante il silenzio della loro stessa vita. Si loda anche la capacità di resistenza di quello schiavo che durante la seconda guerra punica, vendicato il padrone esultò ridendo fra i tormienti e vinse con una serena letizia la crudeltà dei torturatori. Gli uomini sono velocissimi i cavalli da battaglia e le armi sono più care della vita stessa. In una così lunga successione di secoli non ebbero alcun grande condottiero all'infuori di Viriato che stremò i romani con fortuna alterna per 10 anni a tal punto hanno inoli più propri delle bestie che degli uomini. Nei giorni festivi non apparecchiano con sfarzo i banchetti. Hanno imparato a lavarsi con l'acqua calda dopo la seconda guerra punica