Amisso tanto exercitu et, quoti gravius dolendum unico filio Tamyris orbitat dolorati non in lacritnas effudit, tei in ultionis solatia intendit liostesipie recenti Victoria cxsultantes pari insidiaruni fraude circumvenit; quippe simulata diffidentia propter vulnus acccptum refugiens Cyrum mi angustias ustjue perduxit. Ibi conpositis in nontibus insidiis ducenta milia Persarum cum ipso rege. trucidavit. In qua vittoria etiam illud memorabile fuit. quoti ne nuntius quidem tantae cladis superfuit. Caput C. yri amputatimi in utrem huniano sanguine repletum coiti regina iubet cum liac exprobratione crudelilatis. -Satin te- inquit sanguine, quem sitisti cuiusque insatiabilis semperfuisti». Cyrus regnavit annis xxx, non initio tantum regni, tei continuo totius temporis successu admirabiliter insignis.
Perduto un esercito tanto grande e, cosa di cui si doveva addolorare più profondamente, l’unico figlio, Tamiri non sfogò nelle lacrime il dolore della perdita, ma si volse al conforto della vendetta e con un pari inganno di insidie sorprese i nemici esultanti per la recente vittoria; infatti, simulata la sfiducia per la sconfitta ricevuta, ritirandosi condusse Ciro fino ad un passo stretto. Qui preparato un agguato sui monti, trucidò duecentomila Persiani con lo stesso re. In questa vittoria è rimasto memorabile anche questo fatto, che non sopravvisse a tanta strage neppure un messaggero. La regina ordinò che la testa di Ciro fosse tagliata e gettata in un otre colmo di sangue umano, con questo rimprovero per la sua crudeltà: “Sàziati del sangue di cui fosti assetato e di cui fosti sempre insaziabile”. ciro regnò trenta anni e non fu, non pur nel principio del regno ma di continuo ancora nel successo di tutto il tempo, meravigliosamente insigne.