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IL FIGLIO LADRO E LA MADRE
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Antropon odoi - pagina 229 numero 260
TRADUZIONE
Un bambino avendo rubato a scuola la tavoletta di un compagno la portò alla madre. Lei non solo non lo rimproverò ma lo elogiò di puù, per la seconda volta avendo rubato un vestito lo portò da lei. Poichè lo elogiò ancora di più, quando divenne ragazzo, si metteva già a rubare cose più importanti. Una volta, colto in flagrante e legate le mani dietro la schiena, vwniva portato presso il giudice. Quella poiché lo seguiva e si batteva il petto ( come dire che provava dolore ), il ragazzo disse di volerle dire qualcosa all'orecchio, e dopo che si avvicinò velocemente, prendendo l'orecchio lo lacerò. Poichè lei accusava quello di empietà, poiché non soddisfatto degli errori già commessi, aveva anche danneggiato la madre, lui replicando disse : " ma quando la prima volta, dopo aver rubato le tavolette te le portai, se mi avessi picchiato, non sarei arrivato fino a questo, da essere condannato a morte "
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I PESCATORI DELUSI VERSIONE DI GRECO di Esopo TRADUZIONE
Due pescatori tiravano la rete. Poiché questa era pesante si rallegravano e saltavano pensando che la pesca fosse abbondante. Quando la tirarono su, scoprirono che c'erano pochissimi pesci e che trascinavano moltissimi sassi. I pescatori rimasero moderatamente rattristati non tanto per la scarsezza dei pesci quanto perché si erano aspettati il contrario. Uno di loro che era anziano disse: " Non ci irritiamo compagni. La tristezza infatti come sembra è sorella della gioia e bisognava assolutamente che noi, avendo provato anticipatamente piacere provassimo anche qualche dolore. " La favola mostra che non bisogna dispiacersi per gli insuccessi, conoscendo l'instabilità della vita.
ALTRO TIPO DI TRADUZIONE (altro libro)
Dei Pescatori tiravano in secco la rete. Poikè era pesante, ridevano e ballavano, convinti d'aver fatto una buona pesca. Ma quando, trascinatala a riva, trovarono che di pesce ce n'era poco e la rete era piena di cottoli e di altri detriti, ne rimasero delusi non moderatamente, dolendosi non tanto per quel che era avvenuto, quanto perché si erano illusi addirittura del contrario. Allora uno di loro, un vecchio disse: "Forza, amici miei. Il dolore è fratello della gioia, come sembra; e allora, dopo esserci rallegrati prima, era ben naturale che provassimo anche qualche dispiacere". Neppur noi, dunque, vedendo la prontezza con cui si succedono i mutamenti nella vita, dobbiamo compiacerci di una situazione stabile convinti che dopo le grandi bonacce vengono necessariamente anche le burrasche
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DAGLI AMICI MI GUARDI IDDIO
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Rizai - pag. 77 n. 16
INIZIO: Αλκυων ορνεον εστι
FINE: ...φιλοις εμπίπτοντες
TRADUZIONE
L'alcione è un uccello amante della solitudine, che vive interamente sul mare. Si dice che questa(è femminile), per fuggire alla caccia degli uomini, abbia costruito il nido su scogli presso il mare. Una volta, poiché stava per generare( deporre le uova), si diresse verso un promontorio, e scossa una roccia sul mare, lì costruì il nido. Mentre però questa era fuori in cerca di cibo, accadde che il mare, sollevatosi per un forte vento, si alzò fino al nido e inondatolo, uccise gli uccellini. Quando giunse l'alcione, non appena vide l'accaduto, disse: " Oh misera me, che per guardarmi dalla terra come insidia, fuggì su questa(il mare), che per me si è rivelata di gran lunga più infida". Così alcuni tra gli uomini, guardandosi dai nemici passano inosservati, cadendo poi in amici di gran lunga più ostili dei nemici.
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IL CORNO DELLA CAPRA
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE
Un allevatore di capre riconduceva le capre verso l'ovile. Una di loro rimase indietro, mentre mangiava l'erba. Il pastore lanciò una pietra e spezzò un corno di questa. Allora, temendo che la perdita sarebbe punita dal padrone, supplicò la pecora di non parlare a lui. Lei gli rispose: "Io non parlo, diceva, ma il corno parla". Cosi' non è possibile nascondere la causa che sia evidente.
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UN'AQUILA E UNA VOLPE
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE
Un' aquila e una volpe, fattesi amiche, stabilirono di abitare una vicino all'altra, pensando che la vita in comune avrebbe rafforzato la loro amicizia. Ed ecco che la prima volò sulla cima di un albero altissimo e vi fece il suo nido; l'altra strisciò sotto il cespuglio che cresceva ai suoi piedi e qui partorì i suoi piccoli. Ma un giorno, mentre la volpe era uscita a cercar da mangiare, l'aquila, che era a corto di cibo, piombò nel cespuglio, afferrò i volpacchiotti e se ne fece una scorpacciata insieme coi suoi figli. Quando, al suo ritorno, la volpe vide che cosa le avevano fatto, fu colta da un dolore che non era nemmeno tanto grande per la morte dei suoi piccoli, quanto per il pensiero della vendetta: animale di terra, essa non aveva infatti la possibilità di inseguire un volatile. Perciò immobile da lontano, unico conforto che rimane ai deboli e agli impotenti, scagliava maledizioni sulla sua nemica. Ma non passò molto e toccò all'aquila scontare il suo delitto contro l'amicizia. Infatti, un giorno che in campagna si offriva in sacrificio una capra agli dei, essa piombò giù e si portò via dall' altare uno dei visceri che stava prendendo fuoco; ma quando l'ebbe trasportato nel suo nido, un forte soffio di vento lo investì e da qualche filo di paglia secca suscitò una vivida fiammata. Così i suoi piccoli- volatili ancora impotenti- furono bruciati e caddero al suolo. La volpe accorse e se li divorò tutti sotto gli occhi della madre. La favola insegna che coloro che tradiscono l'amicizia, se anche, per l'impotenza delle vittime, sfuggono alla loro vendetta, non riescono però mai ad evitare la punizione degli dei