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Μαντευομενης μητρος περι του εαυτος παιδος νηπιου οντος, οι μαντεις προλεγουσιν οτι υπο κορακος αναιρεθησεται ... κατα του βρεγματος καταφεροντα αποκτεινειν αυτον.
Consultando una madre un responso per suo figlio che era piccolino, gli oracoli predicono che verrà ucciso da un corvo. Perciò la donna impaurita, dopo essersi procacciato un grande baule (λάρναξ -ακος, ἡ) lo rinchiude in questo, così da evitare che fosse ucciso dal corvo. E continua con cure adeguate aprendo (ἀναπετάννῡμι e ἀναπεταννύω) anche per fornirgli anche il necessario nutrimento. E una volta dopo aver aperto (ἀνοιγνύω) per dargli (ἐπιτίθημι) dei frutti, il bimbo si rizza in piedi senza precauzioni. In questo modo urta con la testa contro il gancio del baule che, colpendolo, lo uccide.
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Γεωργω πονηρω φθονον ενεποιει το του γεινοτος αυξανομενον ληιον και διαφθειρειν τους εκεινου πονους εσητει. Και θηρασας αλοπεκα, προσαψας δαλον, προς το του γεινοτος αφιησι ληιον. Η δε καθ'ης αφειτο μη παριουσα, βουλομενου του δαιμονος, το του πεμψαντος ενερπησεν ληιον. Πονηροι γεινοτες προτοι της ετερων μετεχουσι βλαβης.
Ad un contadino cattivo l’invidia faceva credere che fosse aumentato il raccolto del vicino e cercava di danneggiare l’altrui lavoro....(continua)
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Le mosche versione greco di Esopo
Ἔν τινι ταμιείῳ μέλιτος ἐκχυθέντος μυῖαι προσπτᾶσαι κατήσθιον, διὰ δὲ τὴν γλυκύτητα τοῦ καρποῦ οὐκ ἀφίσταντο. ἐμπαγέντων δὲ αὐτῶν τῶν ποδῶν ὡς οὐκ ἠδύναντο ἀναπτῆναι, ἀποπνιγόμεναι ἔφασαν· ἄθλιαι ἡμεῖς, αἳ διὰ βραχεῖαν ἡδονὴν ἀπολλύμεθα. οὕτω πολλοῖς ἡ λιχνεία πολλῶν αἰτία κακῶν γίνεται.
Poichè si era sparso del miele su una dispensa delle mosche arrivando in volo lo divoravano, e per la dolcezza del prodotto non smettevano (di divorarlo). Poiché le loro zampe restarono incollate, poichè non riuscivano ad rialzarsi in volo, mentre annegavano (nel miele) dissero: "Povere noi, che muoriamo per un breve piacere!" Così per molti l'ingordigia diventa causa di molti mali.
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Favola 102 di Esopo
Κολοιος εν τινι περιστερεωνι περιστερας ιδων καλως τροφομενος λευκανας εαυτον ηλθεν, ως και ..... τω μηδεν ωφελειν αφιρειται και τα προσοντα πολλακις.
Una cornacchia, avendo visto in una colombaia delle colombe ben nutrite, dopo aver reso bianca se stessa, giunse per prendere parte anche lei al medesimo modo di vita. E quelle, finché rimase tranquilla, credendo che quella fosse una colomba, l'accolsero. Ma, quando, un giorno, senza accorgersi emise un verso, avendo esse compreso in quel momento la sua natura la cacciarono colpendola. e quella, non avendo raggiunto lì il loro modo di vita, ritornò di nuovo dalle cornacchie. E quelle, non avendola riconosciuta a causa del colore, la esclusero dalla vita insieme con loro cosicché, dopo averne desiderati due, non ottenne nessuno dei due modi di vita. La favola mostra che bisogna che anche noi ci accontentiamo delle nostre condizioni, pensando che la cupidigia oltre al fatto di non giovare per nulla, ci priva spesso anche le cose che ci appartengono.
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Inizio: Ελαφος, διωκομενη υπο κυνηγων, υπ' αμπελω εκρυβη. Παρελθοντων δ' ολιγον εκεινων, η δ' ελαφος τ ... Fine: Ο μυθος δηλοι οτι οι αδικουντες τους, ευεργετας υπο θεου κολαζονται.
Una cerva, inseguita dai cacciatori, si nascose sotto una vite. Appena essi la ebbero superata di poco, la cerva, ritenendo di essere ormai perfettamente nascosta, cominciò a mangiare le foglie della vite. Poiché queste venivano scosse, i cacciatori si voltarono indietro e, cosa che era vera, pensando che l'animale si nascondeva sotto le foglie, a colpi di frecce uccisero la cerva. Questa, morendo, così disse: «Ho quel che mi merito; infatti io non dovevo arrecare danni a chi mi aveva salvato». La favola dimostra che coloro che sono ingiusti verso i propri benefattori sono puniti dalla divinità.