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Mihi certe multum auferre temporis solet contemplatio ipsa sapientiae; non aliter illam intueor obstupefactus quam ipsum interim mundum, quem saepe tamquam spectator novus video. Veneror itaque inventa sapientiae inventoresque; adire tamquam multorum hereditatem iuvat. Mihi ista acquisita, mihi laborata sunt. Sed agamus bonum patremfamiliae, faciamus ampliora quae accepimus; maior ista hereditas a me ad posteros transeat. Multum adhuc restat operis multumque restabit, nec ulli nato post mille saecula praecludetur occasio aliquid adhuc adiciendi. Sed etiam si omnia a veteribus inventa sunt, hoc semper novum erit, usus et inventorum ab aliis scientia ac dispositio.
Senza dubbio la stessa contemplazione della sapienza abitualmente mi suole portarmi via una gran quantità di tempo: la contemplo ammirato non diversamente da come (contemplo) lo stesso universo, che spesso vedo come se fossi un nuovo spettatore. Onoro così le scoperte della sapienza e gli scopritori: mi piace accostarmi ad esse come ad un'eredità di molti. Per me queste sono state ottenute, per me conquistate con fatica. Ma facciamo il buon padre di famiglia, rendiamo più grandi le cose che abbiamo ricevuto: quest'eredità passi più grande da me ai posteri. Molto lavoro ancora resta e molto resterà, né a nessuno nato dopo mille secoli sarà preclusa la possibilità di aggiungere qualcosa. Ma anche se tutto è stato scoperto dagli antichi, ci sarà sempre questo di nuovo, l'uso, la conoscenza e l'applicazione delle cose scoperte dagli altri.
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Vis tu cogitare istum quem servum tuum vocas ex isdem seminibus ortum eodem frui caelo, aeque spirare, aeque vivere, aeque mori! Tam tu illum videre ingenuum potes quam ille te servum. Variana clade multos splendidissime natos, senatorium per militiam auspicantes gradum, fortuna depressit: alium ex illis pastorem, alium custodem casae fecit. Contemne nunc eius fortunae hominem in quam transire dum contemnis potes. Nolo in ingentem me locum immittere et de usu servorum disputare, in quos superbissimi, crudelissimi, contumeliosissimi sumus. Haec tamen praecepti mei summa est: sic cum inferiore vivas quemadmodum tecum superiorem velis vivere. Quotiens in mentem venerit quantum tibi in servum liceat, veniat in mentem tantundem in te domino tuo licere. 'At ego' inquis 'nullum habeo dominum. ' Bona aetas est: forsitan habebis.
Tu vuoi pensare che costui che chiami schiavo, nato dagli stessi semi, gode dello stesso cielo, come te respira, vive e muore. Come tu puoi vederlo libero, così lui può vederti schiavo. Con la rovina di Varo la sorte umiliò molti di nobilissimi natali, che aspiravano al grado di senatori col servizio militare: uno di quelli lo fece diventare pastore, un altro custode di una villa. Ora disprezza pure un uomo per la sua sorte, in cui puoi cadere mentre lo disprezzi. Non desidero intromettermi in un argomento importante né parlare di come vengono trattati gli schiavi, contro i quali siamo molto superbi, crudeli e ingiusti. Questo tuttavia è la sintesi del mio insegnamento: così come desideri che un tuo superiore si comporti con te, comportati con un tuo inferiore. Tutte le volte che ti verrà in mente quanto ti è concesso nei confronti di un tuo schiavo, pensa allo stesso modo a quanto è concesso al tuo padrone nei tuoi confronti. “Ma io” rispondi “non ho alcun padrone!”. (questo) E’ un periodo favorevole; (ma) forse lo avrai.
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Inizio: Libenter ex iis qui a te veniunt cognovi familiariter te cum servis tuis vivere ...
Ho saputo con piacere da quanti frequentano la tua casa che vivi insieme ai tuoi schiavi con familiarità: tanto si addice alla tua saggezza ed alla tua cultura. "Sono schiavi". Sì, ma anche uomini. "Sono schiavi". Ma anche coinquilini. "Sono schiavi". Si ma anche umili amici. "Sono schiavi". Si ma anche compagni di schiavitù, se penserai che gli uni e gli altri sono soggetti allo stesso modo ai capricci della sorte. Perciò rido di costoro che ritengono sia disonorevole cenare col proprio schiavo: per quale ragione se non perché un'abitudine assai arrogante ha messo intorno al padrone mentre cena una moltitudine di schiavi in piedi? Egli ha (mangia) più di quanto non possa avere contenere e con straordinaria avidità sovraccarica il ventre già pieno e ormai desueto dal compiere le sue funzioni, così che con maggiore fatica espelle ogni cosa di quella con cui la introdusse. Ma ai disgraziati schiavi non è lecito neppure muovere le labbra, neppure per parlare. Ogni sussurro è represso con la verga e neppure quei fatti fortuiti, la tosse, gli starnuti, i singulti, sfuggono alle percosse; l'interruzione del silenzio con una parola la si sconta con una pena; durante tutta la notte stanno in piedi senza mangiare, in silenzio. Così accade che costoro non potendo parlare in presenza del padrone, sparlino del padrone. Inoltre, viene spesso ripetuto quel proverbio frutto della medesima arroganza: «Tanti nemici, quanti schiavi»: loro non ci sono nemici, ce li rendiamo tali noi.
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Inizio: Respiciamus eorum exempla quorum laudamus patientiam, ... Fine: vi urgeris, cedere tamen turpe est.
Guardiamo gli esempi di quelli di cui elogiamo (lodiamo) la pazienza, come (gli esempi) di Socrate, che prese bene e rise dei motti pungenti delle commedie, mostrati pubblicamente contro di lui. Ad Antistene si rinfacciava la madre barbara e Tracia: rispose che anche la madre degli dei era dell'Ida. Sopportiamo le contumelie. Altrimenti, per timore o disgusto delle offese, tralasceremo molte cose di vitale importanza e non affronteremo i nostri doveri pubblici e privati, a volte anche salutari. A volte anche adirati con i potenti riveleremo questo sentimento con eccessiva libertà. La libertà non consiste nel non subire niente, ci sbagliamo: la libertà è porre l'animo sopra agli oltraggi. Il sapiente o colui chi aspira alla saggezza ricorra ad un rimedio diverso. Il sapiente si comporti più fortemente, memore che le centurie migliori stanno in prima linea. Sopporti le contumelie, le parole oltraggiose, le ignominie e gli altri disonori come grida di nemici, dardi scagliati da lontano e sassi che fanno strepito attorno agli elmi senza ferire; sopporti le offese come le ferite senza venire abbattuto, neanche rimosso dal suo posto. Anche se sarai spinto e incalzato con ostile violenza, tuttavia è vergognoso ripiegare.
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Respiciamus eorum exempla quorum laudamus patientiam, ut Socratis, qui comoediarum publicatos in se et spectatos sales in partem bonam accepit risitque non minus quam cum ab uxore Xanthippe inmunda aqua perfunderetur. Antistheni mater barbara et Thraessa obiciebatur: respondit et deorum matrem Idaeam esse. Non est in rixam conluctationemque ueniendum. Procul auferendi pedes sunt et quidquid horum ab inprudentibus fiet (fieri autem nisi ab inprudentibus non potest) neglegendum et honores iniuriaeque uulgi in promiscuo habendae. Nec his dolendum nec illis gaudendum; alioqui multa timore contumeliarum aut taedio necessaria omittemus publicisque et priuatis officiis, aliquando etiam salutaribus, non occurremus, dum muliebris nos cura angit aliquid contra animum audiendi. Aliquando etiam obirati potentibus detegemus hunc adfectum intemperanti libertate. Seneca
Guardiamo gli esempi di coloro di cui lodiamo la pazienza, come (quello) di Socrate, che accolse benevolmente le battute rese pubbliche e rappresentate contro di sé nelle commedie e ne rise non meno di quando veniva inondato d'acqua sporca dalla moglie Santippe. Ad Antistene veniva rinfacciato (di avere) una madre barbara e Tracia: rispose che anche la madre degli dèi era dell'Ida. Non si deve giungere alla rissa e alla lotta. Bisogna allontanarsi e qualunque di queste cose sarà fatta da persone sconsiderate (d'altronde non può essere fatta se non da sconsiderati) deve essere trascurata, e gli onori e le offese del volgo devono essere tenuti in non cale. Non ci si deve dolere per queste (le offese) né gioire per quelli (gli onori); altrimenti per paura o per fastidio delle offese ometteremo molte cose necessarie e non assolveremo ai doveri pubblici e privati, talvolta anche salutari, mentre ci tormenta la preoccupazione donnesca di sentire qualcosa contro il nostro animo. Talvolta anche, adirati con i potenti, sveleremo questo sentimento con una smodata libertà (di parola).
ULTERIORE PROPOSTA DI TRADUZIONE
Ripensiamo agli esempi di coloro di cui lodiamo la pazienza, come Socrate, che accettò di buon animo, sorridendo, tanto i frizzi che gli rivolgevano nelle commedie, messe in scena davanti a tutto il pubblico, quanto l'acqua sudicia con cui l'innaffiò la moglie Santippe. Ad Antistene rimproveravano d'avere una madre barbara, della Tracia: rispose che anche la madre degli dèi era dell'Ida. Non è il caso di arrivare alla rissa o di mettersi le mani addosso. Bisogna allontanarsi e, qualunque di queste cose ci abbiano fatta gli sprovveduti (perché non possono esser fatte che da sprovveduti), bisogna trascurarla, e tenere nello stesso conto gli onori e le ingiurie del volgo, senza dolerci di queste o godere di quelli. Altrimenti, per timore o nausea delle offese, lasceremo cadere molte iniziative, necessarie all'assolvimento dei nostri compiti pubblici o privati e, a volte, non affronteremo situazioni determinanti per la nostra salvezza, oppressi dalla donnesca preoccupazione di dover ascoltare qualcosa che ci contraria. Talvolta magari, adirati contro i potenti, scopriremo il nostro sentire con libertà intemperante.
ANALISI GRAMMATICALE
Respiciamus: Verbo respiciō, respicis, respexi, respectum, respicĕre (coniugazione mista). Congiuntivo presente, I persona plurale, attivo (esortativo).
eorum: Pronome dimostrativo, genitivo maschile plurale. (is, ea, id)
exempla: Sostantivo neutro, accusativo plurale, II declinazione. Oggetto. (exemplum, exempli)
quorum: Pronome relativo, genitivo maschile plurale.
laudamus: Verbo laudō, laudas, laudavi, laudatum, laudāre (I coniugazione). Indicativo presente, I persona plurale, attivo.
patientiam: Sostantivo femminile, accusativo singolare, I declinazione. Oggetto. (patientia, patientiae)
ut: Avverbio/Congiunzione comparativa ("come").
Socratis: Sostantivo proprio maschile, genitivo singolare, III declinazione. (Socrates, Socratis)
qui: Pronome relativo, nominativo maschile singolare. Soggetto.
comoediarum: Sostantivo femminile, genitivo plurale, I declinazione. (comoedia, comoediae)
publicatos: Aggettivo (participio perfetto), accusativo maschile plurale, I classe. Attributo di sales. (publicatus, publicata, publicatum)
in: Preposizione (regge l'accusativo).
se: Pronome riflessivo, accusativo singolare.
et: Congiunzione coordinante copulativa.
spectatos: Aggettivo (participio perfetto), accusativo maschile plurale, I classe. Attributo di sales. (spectatus, spectata, spectatum)
sales: Sostantivo maschile, accusativo plurale, III declinazione. Oggetto. (sal, salis)
in partem bonam: Locuzione avverbiale ("benevolmente").
accepit: Verbo accipiō, accĭpis, accepi, acceptum, accĭpĕre (coniugazione mista). Indicativo perfetto, III persona singolare, attivo.
risitque: risit (verbo rīdeō, II coniugazione, indicativo perfetto, III persona singolare, attivo) -que (congiunzione enclitica).
non minus quam: Locuzione comparativa.
cum: Congiunzione temporale.
ab: Preposizione (regge l'ablativo).
uxore: Sostantivo femminile, ablativo singolare, III declinazione. Complemento d'agente. (uxor, uxoris)
Xanthippe: Sostantivo proprio femminile, ablativo singolare, I declinazione. Apposizione. (Xanthippe, Xanthippes)
inmunda: Aggettivo, ablativo femminile singolare, I classe. Attributo di aqua. (inmundus, inmunda, inmundum)
aqua: Sostantivo femminile, ablativo singolare, I declinazione. Ablativo di mezzo. (aqua, aquae)
perfunderetur: Verbo perfundō, perfundis, perfudi, perfusum, perfundĕre (III coniugazione). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare, passivo.
Antistheni: Sostantivo proprio maschile, dativo singolare, III declinazione. Dativo di svantaggio. (Antisthenes, Antisthenis)
mater: Sostantivo femminile, nominativo singolare, III declinazione. Soggetto. (mater, matris)
barbara: Aggettivo, nominativo femminile singolare, I classe. Nome del predicato. (barbarus, barbara, barbarum)
et: Congiunzione coordinante copulativa.
Thraessa: Aggettivo, nominativo femminile singolare, I classe. Nome del predicato. (Thraessus, Thraessa, Thraessum)
obiciebatur: Verbo obiciō, obicis, obieci, obiectum, obicĕre (coniugazione mista). Indicativo imperfetto, III persona singolare, passivo.
respondit: Verbo respondeō, respondes, respondi, responsum, respondēre (II coniugazione). Indicativo perfetto, III persona singolare, attivo.
et: Congiunzione (con valore di "anche").
deorum: Sostantivo maschile, genitivo plurale, II declinazione. (deus, dei)
matrem: Sostantivo femminile, accusativo singolare, III declinazione. Soggetto della proposizione infinitiva. (mater, matris)
Idaeam: Aggettivo, accusativo femminile singolare, I classe. Predicativo del soggetto dell'infinitiva. (Idaeus, Idaea, Idaeum)
esse: Verbo sum, es, fui, esse. Infinito presente.
Non est ... veniendum: Perifrastica passiva impersonale ("Non si deve venire").
in rixam conluctationemque: in (preposizione) rixam (sostantivo femminile, accusativo singolare, I declinazione - rixa, rixae) conluctationemque (sostantivo femminile, accusativo singolare, III declinazione - conluctatio, conluctationis) -que.
Procul: Avverbio.
auferendi sunt pedes: Perifrastica passiva ("Si devono allontanare i piedi").
et: Congiunzione coordinante copulativa.
quidquid: Pronome indefinito, nominativo neutro singolare. Soggetto.
horum: Pronome dimostrativo, genitivo neutro plurale. Genitivo partitivo. (hic, haec, hoc)
ab inprudentibus: ab (preposizione) inprudentibus (aggettivo sostantivato, ablativo plurale, II classe - imprudens, imprudens, imprudens). Complemento d'agente.
fiet: Verbo fīō, fis, factus sum, fieri. Indicativo futuro semplice, III persona singolare.
fieri autem ... non potest: fieri (infinito di fiō) autem (congiunzione) non potest (verbo possum, III persona singolare).
nisi: Congiunzione eccettuativa.
neglegendum: Gerundivo di neglegō, nominativo neutro singolare. Parte nominale della perifrastica passiva (sottinteso est).
et: Congiunzione coordinante copulativa.
honores: Sostantivo maschile, nominativo plurale, III declinazione. Soggetto. (honor, honoris)
iniuriaeque: iniuriae (sostantivo femminile, nominativo plurale, I declinazione - iniuria, iniuriae) -que (congiunzione enclitica). Soggetto.
vulgi: Sostantivo neutro, genitivo singolare, II declinazione. (vulgus, vulgi)
in promiscuo: Locuzione avverbiale.
habendae: Gerundivo di habeō, nominativo femminile plurale. Parte nominale della perifrastica passiva (sottinteso sunt).
Nec his dolendum nec illis gaudendum: Doppia perifrastica passiva impersonale ("Non ci si deve dolere per queste né gioire per quelle").
alioqui: Avverbio.
multa necessaria: multa (aggettivo, accusativo neutro plurale - multus, multa, multum) necessaria (aggettivo, accusativo neutro plurale - necessarius, necessaria, necessarium). Oggetto.
timore: Sostantivo maschile, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di causa. (timor, timoris)
contumeliarum: Sostantivo femminile, genitivo plurale, I declinazione. (contumelia, contumeliae)
aut: Congiunzione disgiuntiva.
taedio: Sostantivo neutro, ablativo singolare, II declinazione. Ablativo di causa. (taedium, taedii)
omittemus: Verbo omittō, omittis, omisi, omissum, omittĕre (III coniugazione). Indicativo futuro semplice, I persona plurale, attivo.
publicisque et privatis officiis: publicis et privatis (aggettivi) officiis (sostantivo neutro, dativo plurale, II declinazione - officium, officii). Dativo retto da occurremus.
aliquando: Avverbio.
etiam: Avverbio.
salutaribus: Aggettivo, dativo neutro plurale, II classe. Attributo di officiis. (salutaris, salutaris, salutare)
non occurremus: non occurremus (verbo occurrō, III coniugazione, indicativo futuro semplice, I persona plurale, attivo).
dum: Congiunzione.
muliebris: Aggettivo, nominativo femminile singolare, II classe. Attributo di cura. (muliebris, muliebris, muliebre)
nos: Pronome personale, accusativo plurale. Oggetto.
cura: Sostantivo femminile, nominativo singolare, I declinazione. Soggetto. (cura, curae)
angit: Verbo angō, angis, anxi, anctum, angĕre (III coniugazione). Indicativo presente, III persona singolare, attivo.
aliquid audiendi: aliquid (pronome indefinito, genitivo) audiendi (gerundio, genitivo di audiō). Genitivo oggettivo dipendente da cura.
contra animum: contra (preposizione) animum (sostantivo maschile, accusativo singolare, II declinazione - animus, animi).
Aliquando: Avverbio.
etiam: Avverbio.
obirati: Aggettivo (participio), nominativo maschile plurale. Predicativo del soggetto. (obiratus, obirata, obiratum)
potentibus: Aggettivo sostantivato, dativo plurale, II classe. Dativo di svantaggio. (potens, potens, potens)
detegemus: Verbo dētegō, dētegis, detexi, detectum, dētegĕre (III coniugazione). Indicativo futuro semplice, I persona plurale, attivo.
hunc: Aggettivo dimostrativo, accusativo maschile singolare. Attributo di adfectum. (hic, haec, hoc)
adfectum: Sostantivo maschile, accusativo singolare, IV declinazione. Oggetto. (adfectus, adfectus)
intemperanti: Aggettivo, ablativo femminile singolare, II classe. Attributo di libertate. (intemperans, intemperans, intemperans)
libertate: Sostantivo femminile, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di mezzo. (libertas, libertatis)