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Alcuni uomini predicano bene ma razzolano male
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
traduzione dal libro Euloghia
Γοργιου του ρητορος αναγνοντος εν ολυμπια λογον περι ομονοιας τοις ελλησιν, ο μελανθιος: "ουτος ημιν" εφε"συμβολευει περι ομονοιας ος αυτον και την γυναικα και την θεραπαιναν ιδια τρεις οντας ομονοειν ου πεπεικεν" Ηη γαρ ως εοικε τις ερως του Γοργιου και ζηλοτυπια της υυναικος προς το θεραπαινιδιον. ευ τοινυν ηρμοσμενον τον οικον ειναι δει τω μελλοντι αρμοζεσθαι πολιν και αγοραν και φιλους
TRADUZIONE
Leggendo il retore Gorgia ad Olimpia ai greci un discorso riguardante la concordia, Melanzio disse: "Questo ci parla riguardo la concordia, lui che non ha persuaso né sè stesso, né la moglie, né la serva, i quali eranano soltanto tre in casa, ad andare d'accordo". Infatti com'è naturale, c'era l'amore di Gorgia e la gelosia della moglie verso la servetta. E allora bisogna che la casa sia ben in armonia per colui che ha intenzione di rendere armoniosa una città, una piazza e degli amici.
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PITAGORA COMUNICA AI GRECI LA CULTURA EGIZIANA
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro L'ordine delle parole
πυθαγορας ὁ Σάμιος, αφικόμενος εἰς Αἴγυπτον καὶι μαθητής...
θαυμάζουσιν ἣ τοὺς ἐπì τῷ λέγειν μεγίστην δόξαν ἔχοντας.
TRADUZIONE
Pitagora di Samo andato in Egitto e fattosi loro discepolo , portò in Grecia, per primo, lo studio d’ogni genere di filosofia, e più degli altri si prese cura dei sacrifici e delle cerimonie religiose, giudicando che, se anche non avesse ricevuto per questo alcun bene dagli dèi, avrebbe tuttavia conseguito gloria grandissima tra gli uomini. E così fu. Perché la sua gloria superò di tanto quella degli altri uomini, che i giovani tutti desideravano di diventare suoi discepoli, e i vecchi preferivano che i loro figli stessero con lui piuttosto che s’occupassero degli affari familiari. Né si può dubitare di questa tradizione, perché, ancor oggi, quelli che si vantano d’essere suoi discepoli, sono, anche se tacciono, più ammirati di quanti hanno conseguito con la parola fama grandissima
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PRECETTI SULL'EDUCAZIONE DEI FIGLI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Bios Ellados
Κἀκεῖνό φημι, δεῖν τοὺς παῖδας ἐπὶ τὰ καλὰ τῶν ἐπιτηδευμάτων ἄγειν παραινέσεσικαὶ λόγοις, μὴ μὰ Δία πληγαῖς μηδ’ αἰκισμοῖς. Δοκεῖ γάρ που ταῦτα τοῖς δούλοιςμᾶλλον ἢ τοῖς ἐλευθέροις πρέπειν. Ἔπαινοι δὲ καὶ ψόγοι πάσης εἰσὶν αἰκίαςὠφελιμώτεροι τοῖς ἐλευθέροις, οἱ μὲν ἐπὶ τὰ καλὰ παρορμῶντες οἱ δ’ ἀπὸ τῶναἰσχρῶν ἀνείργοντες. Δεῖ δ’ ἐναλλὰξ καὶ ποικίλως χρῆσθαι ταῖς ἐπιπλήξεσι καὶ τοῖςἐπαίνοις, κἀπειδάν ποτε θρασύνωνται, ταῖς ἐπιπλήξεσιν ἐν αἰσχύνῃ ποιεῖσθαι, καὶπάλιν ἀνακαλεῖσθαι τοῖς ἐπαίνοις καὶ μιμεῖσθαι τὰς τίτθας, αἵτινες ἐπειδὰν τὰ παιδίακλαυθμυρίσωσιν, εἰς παρηγορίαν πάλιν τὸν μαστὸν ὑπέχουσι. Δεῖ δ’ αὐτοὺς μηδὲ τοῖςἐγκωμίοις ἐπαίρειν καὶ φυσᾶν· χαυνοῦνται γὰρ ταῖς ὑπερβολαῖς τῶν ἐπαίνων καὶθρύπτονται.
TRADUZIONE
Sostengo anche questo, che bisogna guidare i ragazzi a comportarsi bene ricorrendo a consigli e parole, e non, per Zeus!, a percosse o maltrattamenti. Questi metodi sembrano forse più adatti a schiavi che a uomini liberi, perché inducono torpore e raccapriccio di fronte alle fatiche, in parte per il dolore delle percosse, in parte anche per l'umiliazione che ne deriva. Elogi e rimproveri sono più utili, per i giovani di condizione libera, di qualsiasi maltrattamento, perché i primi spronano al bene, i secondi distolgono dal male. Bisogna saper alternare e variare punizioni ed elogi: punirli e svergognarli in caso di errore, ma poi riconfortarli con gli elogi, imitando le nutrici, che prima lasciano frignare i piccoli e poi li consolano porgendo loro il seno. Ma non si deve neppure esaltarli e gonfiarli a forza di encomi, perché se si eccede nelle lodi diventano fatui e si adagiano.
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PRIME IMPRESE DI ALESSANDRO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Φιλίππου δὲ στρατεύοντος ἐπὶ Βυζαντίους, ἦν μὲν ἑκκαιδεκέτης ὁ Ἀλέξανδρος, ἀπολειφθεὶς δὲ κύριος ἐν Μακεδονίᾳ τῶν πραγμάτων καὶ τῆς σφραγῖδος, Μαίδων τε τοὺς ἀφεστῶτας κατεστρέψατο, καὶ πόλιν ἑλὼν αὐτῶν, τοὺς μὲν βαρβάρους ἐξήλασε, συμμείκτους δὲ κατοικίσας, Ἀλεξανδρόπολιν προσηγόρευσεν.
Ἐν δὲ Χαιρωνείᾳ τῆς πρὸς τοὺς Ἕλληνας μάχης παρὼν μετέσχε, καὶ λέγεται πρῶτος ἐνσεῖσαι τῷ ἱερῷ λόχῳ τῶν Θηβαίων. ἔτι δὲ καὶ καθ’ ἡμᾶς ἐδείκνυτο παλαιὰ παρὰ τὸν Κηφισὸν Ἀλεξάνδρου καλουμένη δρῦς, πρὸς ἣν τότε κατεσκήνωσε, καὶ τὸ πολυάνδριον οὐ πόῤῥω τῶν Μακεδόνων ἐστίν. ἐκ μὲν οὖν τούτων ὡς εἰκὸς Φίλιππος ὑπερηγάπα τὸν υἱόν, ὥστε καὶ χαίρειν τῶν Μακεδόνων Ἀλέξανδρον μὲν βασιλέα, Φίλιππον δὲ στρατηγὸν καλούντων.
TRADUZIONE
Alessandro aveva sedici anni quando Filippo era in guerra contro Bisanzio: il padre lo aveva lasciato in Macedonia quale custode dell'attività politica e del sigillo regale, e lui non perse tempo per mettersi in vista: sottomise infatti i Maidi, una tribù della Tracia, e conquistata la loro città la chiamò Alessandropoli, dopo averla ripulita dai barbari e riempita di coloni di varia provenienza. A Cheronea prese parte alla battaglia contro i Greci e si dice che sia stato il primo ad affrontare la legione sacra dei Tebani . Sulle rive del Cefiso è ancora possibile vedere un'antica quercia detta di Alessandro, presso la quale il giorno di quello scontro aveva piantato la sua tenda, e nelle cui vicinanze si trova il cimitero dei soldati macedoni. Naturalmente Filippo era molto orgoglioso di Alessandro per queste sue imprese e il fatto che i Macedoni chiamassero re il figlio e lui generale lo rendeva felice.
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PRODIGI CHE ANNUNCIANO LA MORTE DI CESARE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Hellenikon Phronema
Στράβων δ´ ὁ φιλόσοφος ἱστορεῖ πολλοῖς μὲν ἀνθρώπους διαπύρους ἐπιφερομένους φανῆναι, στρατιώτου δ´ ἀνδρὸς οἰκέτην ἐκ τῆς χειρὸς ἐκβαλεῖν πολλὴν φλόγα καὶ δοκεῖν καίεσθαι τοῖς ὁρῶσιν, ὡς δ´ ἐπαύσατο, μηδὲν ἔχειν κακὸν τὸν ἄνθρωπον· αὐτῷ δὲ Καίσαρι θύοντι τὴν καρδίαν ἀφανῆ γενέσθαι τοῦ ἱερείου, καὶ δεινὸν εἶναι τὸ τέρας· οὐ γὰρ ἂν φύσει γε συστῆναι ζῷον ἀκάρδιον. ἔστι δὲ καὶ ταῦτα πολλῶν ἀκοῦσαι διεξιόντων, ὥς τις αὐτῷ μάντις ἡμέρᾳ Μαρτίου μηνὸς ἣν Εἰδοὺς Ῥωμαῖοι καλοῦσι προείποι μέγαν φυλάττεσθαι κίνδυνον, ἐλθούσης δὲ τῆς ἡμέρας προϊὼν ὁ Καῖσαρ εἰς τὴν σύγκλητον ἀσπασάμενος προσπαίξειε τῷ μάντει φάμενος· „αἱ μὲν δὴ Μάρτιαι Εἰδοὶ πάρεισιν“, ὁ δ´ ἡσυχῇ πρὸς αὐτὸν εἴποι· „ναί, πάρεισιν, ἀλλ´ οὐ παρεληλύθασι“.
TRADUZIONE
Il filosofo Strabene parla di uomini avvolti nelle fiamme che si lanciavano gli uni contro gli altri e dello schiavo di un soldato che sprigionò dalla mano una grossa fiammata e tutti credettero che bruciasse, mentre quando il fuoco si spense risultò che non aveva riportato alcun danno. Cesare stesso mentre sacrificava non trovò il cuore della vittima: cattivo presagio, poiché in natura non esistono animali senza il cuore. Molti poi raccontano che un indovino aveva detto a Cesare di guardarsi da un grande pericolo in quel giorno del mese di marzo che i Romani chiamano Idi. Venuto quel giorno, Cesare, entrando in Senato, salutò l'indovino e prendendolo in giro gli disse: «Le Idi di Marzo sono arrivate». Al che quello, tranquillamente: «Sì, ma non sono ancora passate».
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