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Anno urbis conditae sexcentesimo nonagesimo tertio C. Iulius Caesar cum L. Bibulo consul creatus est. cum ei decreta esset Gallia et Illyricum cum legionibus decem, primus vicit Helvetios, qui nunc Sequani appellantur deinde vincendo per bella gravissima usque ad Oceanum Britannicum processit. Domuit autem annis novem fere omnem Galliam, quae inter Alpes, flumen Rhodanum, Rhenum et Oceanum est et circuitu patet ad bis et tricies centena milia passuum. Britannis mox bellum movit, , quibus ante eum ne nomen quidem Romanorum cognitum erat et, cum obsides ab eis recepisset, victos stipendiarios fecit. Galliae autem tributi nomine annuum imperavit stipendium quadringenties sestertium et cum Germanos trans Rhenum oppugnavisset, immanissimis proeliis vicit. Inter tot successus ter male pugnavit, apud Arvernos semel praesens et absens in Germania bis. Nam legati eius duo, Titurius et Aurunculeius, per insidias caesi sunt
Nel 693 dopo la fondazione di Roma Caio Giulio Cesare, che in seguito comandò, fu eletto console con Lucio Bibulo. Gli si assegnarono la Gallia e lìlliria, con dieci legioni. Egli per primo vinse gli Elvezi, che ora sono chiamati Sequani, in seguito vincendo attraverso violentissime battaglie giunse all'Oceano Britannico. Poi in nove anni sottomise quasi tutta la Gallia, che è compresa fra le Alpi, il fiume Rodano, il Reno e l'Oceano ed ha un perimetro di seimila miglia. Subito mosse guerra ai Britanni, ai quali prima di lui non era nemmeno noto il nome dei Romani, ed avendo accettato ostaggi da loro, trasformò i vinti in mercenari. Poi impose alla Gallia un riscatto annuo di 400 sesterzi a testa come tributo e, dopo aver attaccato i Germani oltre il Reno, vinse scontri durissimi. Fra tanti successi combattè male tre volte, una volta presso gli Arverni essendo presente, due volte in Germania essendo assente. Infatti i suoi due luogotenenti, Titurio e Arunculeio, furono uccisi in un'imboscata.
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Tertio anno postquam Scipio ad Hispanias profectus fuerat, rursus res inclitas gerit. Regem Hispaniarum magno proelio victum in amicitiam accepit et primus omnium a victo obsides non poposcit. Desperans Hannibal Hispanias contra Scipionem diutius posse retinere, fratrem suum Hasdrubalem ad Italiam cum omnibus copiis evocavit. Is veniens eodem itinere, quo etiam Hannibal venerat, a consulibus Ap. Claudio Nerone et M. Livio Salinatore apud Senam, Piceni civitatem, in insidias conpositas incidit. Strenue tamen pugnans occisus est; ingentes eius copiae captae aut interfectae sunt, magnum pondus auri atque argenti Romam relatum est. Post haec Hannibal diffidere iam de belli coepit eventu. Romanis ingens animus accessit; itaque et ipsi evocaverunt ex Hispania P. Cornelium Scipionem. Is Romam cum ingenti gloria venit. Q. Caecilio L. Valerio consulibus omnes civitates, quae in Brittiis ab Hannibale tenebantur, Romanis se tradiderunt
Nel terzo anno dopo che Scipione era partito per la Spagna, di nuovo compì nobili imprese. Accolse in alleanza il re delle Spagne vinto in gran battaglia e primo di tutti non richiese ostaggi dal vinto. Disperando Annibale di poter più a lungo conservare le Spagne contro Scipione, richiamò in Italia suo fratello Asdrubale con tutte le truppe. Egli venendo per la stessa via ond'era venuto anche Annibale, presso Sinigaglia, città del Piceno, cadde nell'agguato preparatogli dai consoli Ap. Claudio Nerone e M. Livio Salinatore. Però fu ucciso combattendo valorosamente; le sue numerosissime truppe furono prese o massacrate, fu portata a Roma una gran quantità d'oro e d'argento. Dopo ciò Annibale prese ormai a diffidare della riuscita della guerra. Ai Romani crebbe enormemente il coraggio; e così anch'essi richiamarono dalla Spagna P. Cornelio Scipione. Egli venne a Roma con immensa gloria. Sotto il consolato di Valerio e Cecilio che erano stati temuti da annibale in Brizia si consegnarono ai romani
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Anno trecentesimo et quinto decimo ab Urbe condita (=nel 438 a. C. ) Fidenates contra Romanos rebellaverunt (rebellare, ribellarsi) et cum exercitu progressi sunt. Fidem Fidenatibus testabantur iisque auxilium praestabant Veientes et rex Veientium Tolumnis. Ambae civitates tam vicinae Romae sunt, ut minae sint: nam Fidenae sexto miliario, Vei octavo decimo miliario absunt. Coniunguntur Fidenatibus et congrediuntur etiam Volsci. Sed rebellantes (i ribelli) a Romanis victi sunt Veientesque tantam cladem acceperunt, ut etiam regem perdiderint. Fidenis Romani potiuntur et urbem excidunt (excidere, radere al suolo). Deinde evenit ut Veientani rursus (di nuovo rebellarent. Dictator contra illos mussu est Furius Camillus, qui primum eos vicit acie, mox etiam civitatem cepit, antiquam atque divitem. Post eam cepit etiam Faliscos (Falerii, città dei Falisci), non minus nobilem civitatem. Sed commota est (commovere, suscitare) Camillo invidia, quasi (come se) is praedam male divisisset, damnatusque est ob eam causam tanta severitate ut expulsus sit civitate.
Nel 438 a. C. i Fidenati si ribellarono contro i Romani e avanzarono con l'esercito. I Veienti ed il r dei Veienti Tolumnio dichiararono fedeltà ai Fidenati e prestavano il loro aiuto. Entrambe le città sono tanto vicine a Roma, che sono minacce: infatti Fidene dista sei miglia, Veio diciotto miglia. Anche i Volsci si incontrano e si uniscono ai Fidenati. Ma i ribelli furono vinti dai Romani e i Veienti subirono una tale sconfitta, che uccisero anche il re. I Romani si impossessarono di Fidene e rasero al suolo la città. In seguito accadde che i Veienti si ribellarono di nuovo. Contro di loro fu mandato il dittatore Furio Camillo, che prima li vinse in battaglia, subito prese anche la città, antica e ricca. Dopo di essa prese anche Falerii, città non meno nobile. Ma si suscitò invidia per Camillo, come se avesse diviso male il bottino, e fu condannato per questo motivo con tanta severità da essere espulso dalla città.
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Haec est prima aetas populi Romani et quasi infantia, quam habuit sub regibus septem, tam variis ingenio, ut rei publicae ratio et utilitas postulabat. Nam quid Romulo ardentius? talis regis opus fuit, ut invaderet regnum. Quid Numa religiosius? ita res poposcit, ut ferox populus deorum metu mitigaretur. Quid ille militiae artifex Tullus? bellatoribus viris quam necessarius, ut acueret ratione virtutem! Quid aedificator Ancus, ut urbem colonia extenderet, ponte iungeret, muro tueretur? Iam vero ornamenta Tarquinii et insignia quantam principi populo addiderunt ex ipso habitu dignitatem! Actus a Servio census quid effecit, nisi ut ipsa se nosset Romana res publica? Postremo Superbi illius importuna dominatio nonnihil, immo vel plurimum profuit. Sic enim effectum est, ut, agitatus iniuriis, populus cupiditate libertatis incenderetur.
Traduzione
Questa è la prima età del popolo romano in un certo modo l' infanzia, che ebbe sotto sette re, cosi` diversi di carattere, come esigeva la condizione e l'utilita` dello stato. Infatti che cosa, era più ardente di Romolo? Il compito di tale re fu di invadere il regno. Chi fu piu` religioso di Numa? Cosi` la situazione richiese che il popolo feroce fosse mitigato dal sacro timore degli dei. Che dire? E il famoso inventore del servizio militare Tullio? Quanto necessario per uomini bellicosi onde affilare il valore con la ragione. E il costruttore Anco per estendere la citta` con una colonia, congiungerla con un ponte, proteggerla con un muro? Ormai veramente gli ornamenti e le decorazioni di Tarquinio quanta dignita` dall'apparenza stessa aggiunsero al popolo piu` ragguardevole.
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Anno urbis conditae sexcentesimo sexagesimo secundo primum Romae bellum civile commotum est, eodem anno etiam Mithridaticum. Causam bello civili C. Mario sexiens consul dedit. Nam cum Sulla consul gesturus bellum contra Mithridatem, qui Asiam et Achaiam occupaverat, mitteretur, isque execitum in Campania paulisper teneret, ut belli socialis, de quo diximus, quod intra italiam gestum erat, reliquiae tollerentur, Marius adfectavit, ut ipse ad bellum Mithridaticum mitteretur. Qua re Sulla commotus cum exercitu ad urbem venit. Illic contra Marium et Sulpicium dimicavit. Primus urbem Romam armatus ingressus est, Sulpicium interfecit, Marium fugavit, atque ita ordinatis consulibus in futurum annum Cn. Octavio e L. Cornelio Cinna ad Asiam profectus est.
Nel 662esimo anno dalla fondazione della città scoppiò in Roma (locativo) la I guerra civile, nello stesso anno (della guerra) contro Mitridate. Caio Mario, (eletto) console (già) per sei volte, fornì il pretesto alla guerra civile. Infatti, essendo il console Silla inviato a combattere la guerra contro Mitridate - che aveva occupato l'Asia e l'Acaia - mentre quello indugiava con l'esercito in Campania, per porre fine alla guerra sociale - (guerra) di cui (già) ho parlato, sorta entro i confini della penisola italica - Mario insistette per ottenere, per sé, il comando della guerra mitridatica. Silla, risentitosi per questo fatto, marciò con l'esercito fino alle porte di Roma . Lì affrontò Mario e Sulpicio. Primo (nella storia) ad entrare in Roma con le armi, uccise Sulpicio, mise in fuga Mario e - fatti designare i consoli Cn. Ottavio e L. Cornelio Cinna per l'anno successivo - partì alla volta dell'Asia.