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Caesar vacuam urbem ingressus dictatorem se fecit. Inde Hispanias petiit. Ibi Pompeii exercitus validissimos et fortissimos cum tribus ducibus, L. Afranio, M. Petreio, M. Varrone, superavit. Inde regressus in Graeciam transiit, adversum Pompeium dimicavit. Primo proelio victus est et fugatus, evasit tamen, quia nocte interveniente Pompeius sequi noluit, dixitque Caesar nec Pompeium scire vincere et illo tantum die se potuisse superari. Deinde in Thessalia apud Palaeopharsalum productis utrimque ingentibus copiis dimicaverunt. Pugnatum est ingenti contentione, victusque ad postremum Pompeius et castra eius direpta sunt. Ipse fugatus Alexandriam petiit, ut a rege Aegypty, cui tutor a senatu datus fuerat propter iuvenilem eius aetatem, acciperant auxilia. Qui, fortunam magis quam amicitiam secutus, occidit Pompeium, caput eius anulum Caesari misit. Quo conspecto Caesar etiam lacrimas fudisse dicitur, tanti viri intuens caput et generi quondam sui.
Cesare entrato nella vuota città, si creò dittatore. Quindi si recò nelle Spagne. Là vinse gli eserciti validissimi e fortissimi di Pompeo coi tre capitani L. Afranio, M. Petreio, M. Varrone. Tornato di là passò in Grecia (e) combattè contro Pompeo. Nella prima battaglia fu vinto e posto in fuga, si salvò peraltro, perché sopravvenendo la notte Pompeo non volle inseguirlo, e Cesare disse che Pompeo non sapeva vincere e che solo in quel giorno Cesare avrebbe potuto esser vinto. Quindi combatterono in Tessaglia presso Paleofarsalo schierando dalle due parti immense forze. Si combattè allora con grande violenza, e Pompeo alla fine fu vinto e il suo campo messo a sacco. Egli stesso posto in fuga guadagnò Alessandria per ricevere aiuti dal re dell'Egitto, al quale dal senato era stato dato come tutore per l'età giovanile di quello. E quello seguendo più la fortuna che l'amicizia uccise Pompeo e mandò a Cesare il capo e l'anello di lui. E scorgendolo si dice che anche Cesare rompesse in lacrime vedendo il capo di un sì grand'uomo e un dì suo genero
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Mithridates qui Ponti rex erat, atque Armeniam minorem et totum Ponticum mare in circuitu cum Bosporo tenebat, antea Nicomedem, amicum populi Romani, Bithynia conatus est expellere, postea senatui populoque Romano bellum propter iniurias, quas passus erat, indixit. Statim Cappadociam invasit et occupavit, et ex ea Ariobarzanem, regem et amicum populi Romani, fugavit, qui cum Romanis de hac vi questus est. Mox etiam Bithyniam et Paflagoniam invasit. Inde Ephesum contendit, et per totam Asiam litteras misit ut, ubicumque inventi essent cive Romani, uno die interficerentur. Interea etiam Athenae, civitas Achaiae, ab Aristone Atheniensi Mithridati tradita est. Miserat eum iam ad Achaiam Mithridates Archelaum, ducem suum, cum centum et viginti milibus equitum ac peditum, per quem etiam reliqua Graecia occupata est. Sulla Archelaum apud Piraeum, non longe ab Athenis, obsedit, ipsas Athenas cepit. Postea commisso proelio contra Archelaum ita eum vicit, ut ex CXX milibus vix decem Archelao superessent, ex Sullae exercitu XIII tantum homines interficerentur. Hac pugna Mithridates cognita septuaginta milia lectissima ex Asia Archelao misit, contra quem iterum Sulla commisit. Primo proelio quindecim milia hostium interfecta sunt et filius Archelai Diogenes; secundo omnes Mithridatis copiae extinctae sunt, Archelaus ipse triduo nudus in paludibus latuit. Hac re audita Mithridates iussit cum Sulla de pace agi.
Mitridate, che era re del Ponto, e possedeva l'Asia Minore e tutto il Mar Nero con il perimetro del Bosforo, davanti a Nicomede amico del popolo Romano, si accinse a cacciare dalla Bitinia, dopo di che indisse una guerra al senato e al popolo Romano a causa delle ingiurie che aveva patito. Subito invase e occupò la Cappadocia, e da quella mise in fuga Ariobarzane, re e amico del popolo Romano, il quale di questa cosa con forza si lamentò con i Romani. Poi invase anche la Bitinia e la Paflagonia. Da quel luogo si affrettò ad Efeso, e mandò lettere per tutta l'Asia affinché dovunque fossero trovati cittadini Romani, fossero tolti di mezzo in un solo giorno. Frattanto anche Atena, città dell'Acaia, fu consegnata a Mitridate da Aristo Ateniese. Mitridate infatti aveva già mandato in Acaia Archelao, suo capitano, con centoventimila cavalli e fanti, e da questo fu occupata anche la Grecia rimanente. Silla assediò Archelao presso il Pireo, non lungi da Atene, prese la stessa Atene. Poi data battaglia contro Archelao lo vinse in modo che di centoventimila uomini ne rimasero ad Archelao appena diecimila, essendo uccisi dell'esercito di Silla solo tredici uomini. Mitridate conosciuta questa battaglia, dall'Asia mandò settantamila uomini sceltissimi ad Archelao, che Silla attaccò di nuovo. Nella prima battaglia furono uccisi quindicimila nemici e il figlio di Archelao Diogene; nella seconda tutte le truppe di Mitridate furono distrutte, Archelao stesso rimase nascosto tre giorni nudo nelle paludi. Udito ciò Mitridate ordinò che si trattasse con Silla di pace
Traduzione stesso titolo versione
tratta dal libro SISTEMA LATINO
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Anno urbis septingentesimo fere ac nono interfecto Caesare civilia bella reparata sunt. Percussoribus enim Caesaris senatus favebat. Antonius consul partium Caesaris civilibus bellis opprimere eos conabatur. Ergo turbata re publica multa Antonius scelera committens a senatu hostis iudicatus est. Missi ad eum persequendum duo consules, Pansa et Hirtius, et Octavianus, adulescens annos X et VIII natus, Caesaris nepos, quem ille testamento heredem reliquerat et nomen suum ferre iusserat. Hic est, qui postea Augustus est dictus et rerum potitus. Qui profecti contra Antonium tres duces vicerunt eum. Evenit tamen ut victores consules ambo morerentur. Quare tres exercitus uni Caesari Augusto paruerunt.
Nell’anno 709 Circa dalla fondazione di Roma dopo che Cesare fu assassinato, furono di nuovo preparate delle guerre civili. Il senato favoriva infatti gli uccisori di Cesare. Il console Antonio, del partito di Cesare, tentava di calpestarli nelle guerre civili. Quindi, avendo turbato la repubblica, mentre Antonio combatteva con molta malvagità fu giudicato dal senato. Inviati Inviati due consoli a combatterlo, Pansa e Aulo Irzio, e Ottaviano di 18 anni, nipote di Cesare, a cui egli aveva lasciato l’eredità per testamento, ed aveva raccomandato di portare il suo nome. Questi è colui che in seguito fu detto Augusto e si impadronì del potere. Questi tre condottieri partiti contro Antonio, lo sconfissero Successe tuttavia che entrambi i consoli vincitori morirono. Per cui i tre eserciti obbedirono al solo Cesare Augusto.
traduzione della versione dal libro Cleo
Nell’anno 709 Circa dalla fondazione di Roma dopo che Cesare fu assassinato, furono di nuovo preparate delle guerre civili. Infatti il senato appoggiava gli assassini di Cesare. Il console Antonio, del partito di Cesare, tentava di sconfiggerli con le guerre civili. Quindi, poiché aveva messo in disordine lo Stato, commettendo molte malvagità, Antonio fu dichiarato pubblicamente nemico dal senato. Furono mandati a combatterlo i due consoli, Pansa ed Irzio, ed il giovane Ottaviano di 18 anni, nipote di Cesare, che egli aveva lasciato come erede nel testamento, ed aveva ordinato (stabilito) che portasse il suo nome. Questi è colui che in seguito fu chiamato Augusto e che si impadronì del potere. Dopo essere avanzati contro Antonio i tre comandanti lo sconfissero. Accadde tuttavia che entrambi i consoli vincitori morirono. Perciò i tre eserciti furono agli ordini solo di Cesare Augusto. Antonio messo in fuga, perduto l'esercito, riparò presso Lepido, che era stato comandante della cavalleria di Cesare e allora possedeva grandi forze militari, e da lui fu accolto. Poi per l'intervallo di Lepido Cesare fece pace con Antonio e, quasi volesse vendicare la morte di suo padre, dal quale per testamento era stato adottato, recatosi a Roma con l'esercito, ottenne a forza che a ventanni gli si conferisse il consolato.
Traduzione della versione dal libro studiamo il latino
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Prima frase: Sexto decimo anno post reges exactos seditionem populus... Ultima frase: ...Atque hic secundus post Tarquinius fuit, qui copias duxit contra patriam suam.
Il 16° anno dopo la ribellione, il popolo di Roma elesse i re (che erano stati) scacciati, poiché era oppresso dal senato e dai consoli. Dunque questo istituì i tribuni della peble per sè, come se (fossero) giudici e difensori, affinché potesse essere protetto di fronte ai consoli e il senato. L'anno seguente i Volsci rinnovarono la guerra contro i Romani, furono vinti in battaglia, e persero la città di Corioli che consideravano la migliore. Il 18° anno dopo che i re erano stati allontanati, fu espulso dalla cittò Q. Marcio Coroliano, comandante romano, che aveva occupato Corioli, città dei Volsci. Egli si recò dagli stessi Volsci e ricevette aiuto contro i Romani. Spesso vinse i Romani, e avanzò fino a 5 miglia verso la città; allora per combattere ripudiò la sua patria e i legati, che imploravano la pace. Invece la moglie Vittoria e la madre Veturia giunsero dalla città a lui: e vinto dal pianto e dalla supplica di queste, ritirò l'esercito. E dopo Tarquinio fu questo il secondo che condusse le truppe contro la sua patria.
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Quinto anno Punici belli, quod contra Afros gerebatur, primum Romani C. Duilio Cn. Cornelio Asina consulibus in mari dimicaverunt, paratis navibus rostratis, quas Liburnas vocant. Consul Cornelius fraude deceptus est. Duilius, commisso proelio, Carthaginiensium ducem vicit, triginta et unam naves cepit, quattuordecim mersit, septem milia hostium cepit, tria milia occidit. Neque ulla victoria Romanis gratior fuit quod, invicti terra, iam etiam mari plurimum possent. C. Aquilio Floro L. Scipione consulibus, Scipio Corsicam et Sardiniam vastavit, multa milia inde captivorum adduxit, triumphum egit.
I Romani, per la prima volta - nel quinto anno della guerra punica, che si combatteva contro gli Afri, e sotto il consolato di C. Duilio e Cornelio Asina - combatterono per mare, dopo aver allestita (una flotta di) navi munite di rostro, cui essi danno il nome di "navi liburniche". Il console Cornelio venne sconfitto con un trabocchetto. Duilio, riprese le redini dello scontro, sconfisse il comandante dei Cartaginesi, catturò 31 navi, ne affondò 14, fece prigionieri 7000 nemici e ne uccise 3000. Nessun altra vittoria riuscì più gradita ai romani, perché invincibili sulla terra ferma oramai si rivelavano competitivi anche per mare. Ai tempi del consolato di Aquilio Floro e L. Scipione, scipione mise a ferro e fuoco la Corsica e la Sicilia, portò da lì migliaia di prigionieri, celebrò il trionfo.