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Successit Nervae Ulpius Crinitus Traianus, natus Italicae in Hispania, familia antiqua magis quam clara. Imperator autem apud Agrippinam in Gallis factus est. Rem publicam ita administravit, ut omnibus principibus merito praeferatur. Vir inusitatae civilitatis et fortitudinis, Romani imperii fines longe lateque diffudit, Urbes trans Rhenum in Germania reparavit, Daciam Decebalo victo subegit, gloriam tamen militarem civilitate et moderatione superavit, Romae et per provincias aequalem se omnibus exhibens, amicos salutandi causa frequentas vel aegrotantes vel cum festos dies habuissent, saepe in vehiculis eorum sedens, nullum senatorum laedens, nihil iniustum ad augendum fiscum agens, publice privatimque ditans omnes et honoribus augens, quos vel mediocri familiaritate cognovisset
A Nerva successe Ulpio Crinito Traiano, nato a Italica in Spagna, in una famiglia più antica che illustre. Fu nominato imperatore in Gallia presso Colonia. Amministrò lo Stato così da esser preferito giustamente a tutti i sovrani. Uomo di straordinaria affabilità e fortezza, estese i confini dell'impero romano in lungo e in largo. Riacquistò città in Germania oltre il Reno, sottomise la Dacia dopo aver sconfitto Decebalo. Tuttavia superò la gloria militare con la civiltà e la moderazione, facendosi vedere equanime con tutti, a Roma e per le province, andando frequentemente a far visita agli amici o malati o quando stessero celebrando giorni di festa, spesso sedendo sulle loro vetture, non offendendo nessuno dei senatori, facendo nulla di ingiusto per accrescere il tesoro imperiale arricchendo tutti pubblicamente e privatamente e conferendo onori (cariche) anche a quelli che aveva avuto in relazione di scarsa familiarità (non erano suoi conoscenti).
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Dein Vitellius imperio potitus est, familia honorata magis quam nobili. Nam pater eius, non admodum clare natus, tres tamen ordinarios gesserat consulatus. Hic cum multo dedecore imperavit et gravi saevitia notabilis, praecipue ingluvie et voracitate, quippe cum (poiché) de die saepe quarto vel quinto (quattro o cinque volte) feratur (trad. con l’indicativo) epulatus . Hic (=Vitellius) cum Neroni similis esse vellet atque id adeo prae se ferret (ostentare), ut etiam exequias (salma) Neronis, quae humiliter sepultae fuerant (=erant), honoraret, a Vespasiani ducibus occisus est. Interfectus autem est magno dedecore: tractus per urbem Romam publice, nudus, erecto coma capite et subiecto ad mentum gladio, stercore in vultum et pectus ab omnibus obviis adpetitus, postremo iugulatus et in Tiberim deiectus, etiam communi caruit sepultura.
In seguito vitellio si impadroni' del potere di famiglia più stimata che nobile. infatti suo padre, nato niente affatto distintamente, tuttavia esercitò tre consolati ordinari. questo comandò con molto disonore e notevole per grande crudelta', soprattutto per ingordigia e per voracita', poiche' in pieno giorno spesso quattro o cinque volte al giorno si dice che mangiasse. questo, volendo essere simile a nerone e ostentando ciò a tal punto che onorava persino la salma di nerone, che era stata sepolta umilmente, fu ucciso da i comandanti di vespasiano. ma fu assassinato con grande disonore: trascinato per la citta' di roma pubblicamente, nudo con i capelli dritti in testa e accostata la spada al mento, assalito da tutti quelli che gli vengono incontro, con lo sterco in volto e in petto, infine strangolato e gettato giu' nel tevere, fu privo anche di una comune sepoltura
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Vespasiano Titus filius successit, qui et ipse Vespasianus est dictus, vir omnium virtutum genere mirabilis adeo, ut amor et deliciae humani generis diceretur, facundissimus, bellicosissimus, moderatissimus. Causas Latine egit, poemata et tragoedias Graece conposuit. In oppugnatione Hierosolymorum sub patre militans duodecim propugnatores duodecim sagittarum confixit ictibus. Romae tantae civilitatis in imperio fuit, ut nullum omnino puniret, convictos adversum se coniurationis dimiserit vel in eadem familiaritate, qua antea, habuerit. Facilitatis et liberalitatis tantae fuit, ut, cum nulli quicquam negaret et ab amicis reprehenderetur, responderit nullum tristem debere ab imperatore discedere, praeterea, cum quadam die in cena recordatus fuisset nihil se illo die cuiquam praestitisse, dixerit: "Amici, hodie diem perdidi". Hic Romae amphitheatrum aedificavit et quinque milia ferarum in dedicatione eius occidit.
A Vespasiano succedette il figlio Tito, che fu chiamato anch’egli Vespasiano, uomo straordinario per ogni genere di virtù, al punto che veniva chiamato amore e delizia del genere umano, molto eloquente, abile guerriero, molto equilibrato. Trattò cause in latino, compose poemi e tragedie in greco. Nell’assedio di Gerusalemme, prestando il servizio militare sotto il padre, trafisse dodici nemici con dodici frecce. A Roma, durante il (suo) impero, fu di tanta mitezza che non punì assolutamente nessuno, lasciò andare i colpevoli di una congiura contro di lui, anzi li considerò amici come prima. Fu di tanta indulgenza e generosità che, non negando nulla a nessuno ed essendo rimproverato dagli amici, rispose che nessuno doveva allontanarsi triste dall’imperatore; inoltre, essendosi un giorno ricordato durante la cena che in quel giorno non aveva fatto nulla per nessuno, disse: “Amici, oggi ho sprecato un giorno”. Costui a Roma fece costruire un anfiteatro e fece uccidere cinquemila fiere nell’inaugurazione.
TRADUZIONE LIBRO
LA VERSIONE LATINA NEL BIENNIO
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Defuncto Traiano Aelius Hadrianus creatus est princeps, sine aliqua quidem voluntate Traiani, sed operam dante Plotina, Traiani uxore; nam eum Traianus, quamquam consobrinae suae filium, vivus noluerat adoptare. Natus et ipse Italicae in Hispania. Qui Traiani gloriae invidens statim provincias tres reliquit, quas Traianus addiderat, et de Assyria, Mesopotamia, Armenia revocavit exercitus ac finem imperii esse voluit Euphraten. Idem de Dacia facere conatum amici deterruerunt, ne multi cives Romani barbaris traderentur, propterea quia Traianus victa Dacia ex toto orbe Romano infinitas eo copias hominum transtulerat ad agros et urbes colendas. Dacia enim diuturno bello Decibali viris fuerat exhausta. Pacem tamen omni imperii sui tempore habuit, semel tantum per praesidem dimicavit. Orbem Romanum circumiit; multa aedificavit. Facundissimus Latino sermone, Graeco eruditissimus fuit. Non magnam clementiae gloriam habuit, diligentissimus tamen circa aerarium et militum disciplinam. Obiit in Campania maior sexagenario, imperii anno vicesimo primo, mense decimo, die vicesimo nono. Senatus ei tribuere noluit divinos honores, tamen cum successor ipsius T. Aurelius Antoninus Fulvius hoc vehementer exigeret, etsi universi senatores palam resisterent, tandem obtinuit.
DefuntoTraiano fu eletto principe Elio Adriano, pur senza alcuna volontà di Traiano, ma per gli intrighi di Plotina, moglie di Traiano; poiché Traiano vivo non aveva voluto adottare lui sebbene figlio di sua cugina. Nacque anch'egli a Italica in Ispagna. Il quale invidiando la gloria di Traiano tosto abbandonò le tre province, che Traiano aveva aggiunto, e richiamò gli eserciti dall'Assiria, dalla Mesopotamia, dall'Armenia e volle che confine dell'impero fosse l'Eufrate. Gli amici (lo) distolsero dal fare lo stesso tentativo in Dacia, affinché molti cittadini Romani non fossero consegnati ai barbari, perché Traiano, vinta la Dacia, da tutto il mondo Romano aveva trasportato colà un immenso numero d'uomini per (coltivare) i campi e abitare le città. Infatti la Dacia per le continue guerre di Decibalo era stata vuotata di soldati. Tuttavia ebbe pace in tutto il tempo del suo impero, una volta soltanto combattè per mezzo di un governatore. Fece il giro del mondo Romano; fece molte costruzioni. Fu eloquentissimo in lingua Latina, eruditissimo nel Greco. Non ebbe gran fama di clemenza, diligentissimo però quanto all'erario e alla disciplina dei soldati. Morì in Campania, più che sessagenario, dopo ventun anno, dieci mesi, ventinove giorni d'impero. Il senato non volle tributargli gli onori divini, tuttavia alfine (li) ottenne allorchè il successore di lui T. Aurelio Antonino Fulvio sollecitò la cosa ardentemente, sebbene tutti i senatori resistessero a viso aperto.
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Le imprese di Cesare e la sua morte
Versione latino Eutropio traduzione libro
Officina latinitatis e v ersioni latine per il triennio
Caesar cum Romam ab Aegypto regressus esset et quarto consul creatus esset... tribus et viginti vulneribus confossus est.
Essendo Cesare tornato a Roma dall’Egitto e essendo eletto console per la quarta volta sviato partì verso la Spagna contro i figli di Pomeo Cneio Pompeo e Sesto Pomponio i quali avevano preparato una grande guerra. Ci furono molte battaglie, l’ultima presso la citta’ di Munda nella quale Cesare fu quasi sconfitto cos’ che perse quasi quasi ogni speranza circa la sua sorte. Tuttavia vinse in estremo quando avendo richiamato i suoi dalla fuga. Il più grande dei figli di Pompeo fu ucciso, il più piccolo fuggì. In seguito Cesare essendo state risolte tutte le guerre in ogni parte del mondo ritornò a Roma. Qui incominciò a comportarsi più arrogantemente e contro l’abitudine della libertà di Roma. Perciò non ubbidendo al senato e con atti da re e addirittura facendo quasi cose tiranniche, fu fatta una congiura contro di lui dai 60 senatori e cavalieri romani. Furono principali tra i cogiurati Bruti dalla famiglia di quel bruto che era stato il primo console di roma Gaio cassio e Servilio casca. E dal quale i re erano stati espulsi. Perciò Cesare essendo giunto in senato nelle idi di marzo e le tribù fu trafitto da 23 colpi.