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Interea etiam Athenae, civitas Achaiae, ab Aristone Atheniensi Mithridati tradita est. Miserat eum iam ad Achaiam Mithridates Archelaum, ducem suum, cum centum et viginti milibus equitum ac peditum, per quem etiam reliqua Graecia occupata est. Sulla Archelaum apud Piraeum, non longe ab Athenis, obsedit, ipsas Athenas cepit. Postea commisso proelio contra Archelaum ita eum vicit, ut ex CXX milibus vix decem Archelao superessent, ex Sullae exercitu XIII tantum homines interficerentur. Hac pugna Mithridates cognita septuaginta milia lectissima ex Asia Archelao misit, contra quem iterum Sulla commisit. Primo proelio quindecim milia hostium interfecta sunt et filius Archelai Diogenes; secundo omnes Mithridatis copiae extinctae sunt, Archelaus ipse triduo nudus in paludibus latuit. Hac re audita Mithridates iussit cum Sulla de pace agi.
Frattanto anche Atena, città dell'Acaia, fu consegnata a Mitridate da Aristo Ateniese. Mitridate infatti aveva già mandato in Acaia Archelao, suo capitano, con centoventimila cavalli e fanti, e da questo fu occupata anche la Grecia rimanente. Silla assediò Archelao presso il Pireo, non lungi da Atene, prese la stessa Atene. Poi data battaglia contro Archelao lo vinse in modo che di centoventimila uomini ne rimasero ad Archelao appena diecimila, essendo uccisi dell'esercito di Silla solo tredici uomini. Mitridate conosciuta questa battaglia, dall'Asia mandò settantamila uomini sceltissimi ad Archelao, che Silla attaccò di nuovo. Nella prima battaglia furono uccisi quindicimila nemici e il figlio di Archelao Diogene; nella seconda tutte le truppe di Mitridate furono distrutte, Archelao stesso rimase nascosto tre giorni nudo nelle paludi. Udito ciò Mitridate ordinò che si trattasse con Silla di pace.
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Cum Latini, qui a Romanis subacti erant, milites praestare nollent, ex Romanis tantum tirones lecti sunt factaeque legiones decem. Quae cum perfectae essent adversum Gallos, duce L. Furio, quidam ex Gallis unum ex Romanis, qui esset, optimus, provocavit. Tum se M. Valerius tribunus militum obtulit et, cum processisset armatus, corvus ei supra dextrum brachium sedit. Mox, commissa adversum Gallum pugna, idem corvus alis et unguibus Galli oculos verberavit, ne rectum posset aspicere. Ita a tribuno Valerio interfectus est. Corvus nn solum victoriam ei, sed etiam nomen dedit. Nam postea idem Corvinus est dictus. Ac propter hoc meritum annorum trium et viginti consul est factus
Poichè i latini, che erano stati sottomessi dai romani, non fornivano soldati, furono raccolte dai romani le reclute, e furono allestite 10 legioni che radunavano 70. 000 e più armatipur essendo ancora piccola la potenza romana tanto era tuttavia il valore nelle imprese militari. Quando quelle legioni si misero in marcia contro i Galli sotto il comando di Lucio Furio, uno dei galli provocò alla lotta uno fra i romani che fosse il migliore. Allora accorse il tribuno militare Marco Valerio e quando venne avanti armato un corvo gli si posò sul braccio destro. Mossa in seguito battaglia contro il gallo, lo stesso corvo con le ali e gli artigli colpì gli occhi del gallo, perché non potesse vedere bene. così il gallo fu ucciso dal tribuno Valerio ed il corvo non solo gli dette la vittoria ma anche il soprannome, infatti in seguito lo stesso fu detto "corvino". Grazie a questo merito Valerio a 23 anni fu fatto console.
versione dal libro Nuovo comprendere e tradurre
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Post L. Verum M. Antoninus solus rem publicam tenuit, vir facile laudabilis. A principio vitae tranquillissimus fuit: nam ex infantia notum est quoque vultum nec ex gaudio nec ex maerore eum mutavisse. Didicit philosophiam per Apollonium Chalcedonium, scientiam litterarum Graecarum per Sextum Chaeronensem, Plutarchi nepotem. Scimus autem ei Latinas litteras Frontonem, oratorem nobilissimum tradidisse. Hic cum omnibus Romae aequo iure egit, nullius insolentiae fuit, liberalitatis promptissimae. Provincias ingenti benignitate et moderatione eum constat tractavisse. Contra Germanos hic princeps res feliciter gessit; bellum ipse unum gessit Marcomannicum: rerum scriptores autem adfirmant hoc bellum sine ullo dubio non minus memoria dignum fuisse quam bella Punica. Sub M. Antonino tradunt pestilentiam fuisse; post victoriam Persicam Romae ac per Italiam provinciasque maximam hominum partem, militum omnes fere copias dicunt languore defecisse.
Marco Antonino, uomo certamente lodevole, dopo Lucio Vero tenne da solo lo Stato. Fin dal principio della vita fu molto tranquillo: infatti è conosciuto anche che sin dall’infanzia non mutasse atteggiamento né dalla gioia né dal dolore. Apprese la filosofia da Apollonio Calcedonio, la cultura della letteratura Greca da Sesto di Cheronea, nipote di Plutarco. Sappiamo invece che Frontone, oratore molto illustre, gli tramandò la letteratura Latina. Questo a Roma trattò con tutti con piena uguaglianza di diritti, non fu di nessuna inesperienza, (ma) di una evidentissima benevolenza. E’ chiaro come avesse trattato le province con grande benevolenza e moderazione. Questo principe combatté felicemente contro i Germani; egli stesso intraprese una guerra con i Marcomanni: invece gli storici dichiarano che questa guerra non era meno dignitosa delle guerre Puniche di essere ricordata. Tramandano che sotto Marco Antonino ci sia stata la peste; dopo la vittoria sui Persiani a Roma e per l’Italia e le province la maggior parte degli uomini e dicono che quasi tutte le truppe di soldati vennero meno per la stanchezza.
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Quid de vita et moribus Marci Antoni dicam, qui cum Octaviano adulescentulo et Marco Lepido triumvir fuit, ut re publica potiretur, et senatorum magnam partem proscriptionibus illis, quibus nihil taetrius fuit, supplicio affecit vel exsilio multavit? Inter quos fuit etiam Cicero, cuius caput, a satellitibus gladio obtruncatum, in Rostris expositum penendit, et lingua ab Antonii uxore aculeo perfossa est. Postea cum Asiam et Orientem teneret, Antonius, repudiata sorore Augusti Octaviani, Cleopatram, reginam Aegypti, pravo amore incensus, duxit uxorem. Contra Parthos entiam in oriente pugnavit. Primis eos proeliis vicit, regrediens tamen fame et pestilentia laboravit et ob eam rem, cun instarent armis Parthi, victus cum ignominia recessit. Hic quoque ingens bellum civile commovit hortatu Cleopatrae uxoris, quae, , cupiditate muliebri mota, etiam in urbe regnare optabat. Victus est ab Augusto navali pugna clara et illustri aput Actium, qui locus in Epiro est, ex qua cum paucis navibus fugit in Aegyptum et se ipse gladio interemit. Cleopatra prae Romanorum metu ei non superfuit et sibi aspidem admisit, cuius veneno absumpta est.
Che cosa (potrei) dire sulla condotta e sui costumi (ti eri dimenticata moribus)di Marco Antonio, che fu triumviro con Ottaviano giovinettoe con Marco Lepido per impadronirsi e sottopose al supplizio la maggiorparte dei senatori con quelle proscrizioni di cui nulla fu più ignobile lo condannò all'esilio? Tra quelli ci fu anche Cicerone, il cui capo, mozzato dalle guardie del corpo con la spada, fu appeso sui rostri, in piena vista e la cui lingua fu trapassata con un aculeo dalla moglie di Antonio. Dopo, quando occupò l'Asia e l'Oriente, Antonio, ripudiata la sorella di Ottaviano Augusto, sposò, infiammato da un amore perverso Cleopatra, regina d'Egitto. Combattè anche contro i Parti in Oriente. Nelle prime battaglie li vinse, ritirandosi tutta via soffrì (per) la fame e la pestilenza e per questo motivo, soccombendo alle armi dei Parti, vinto, si ritirò con disonore. Anche costui suscitò un'ingente guerra civile, su esortazione della moglie Cleopatra, che, mossa dalla cupidigia femminile, desiderava regnare anche su Roma. Fu vinto da Augusto con una celebre ed illustre battaglia presso Azio, località dell'Epiro dalla quale fuggì in Egitto con poche navi ed egli stesso si uccise con una spada. Cleopatra, per paura dei Romani, non gli sopravvisse e accolse su di sè un aspide, dal cui veleno fu uccisa.
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Hinc iam bellum civile successit exsecrandum et lacrimabile, quo praeter calamitates, quae in proeliis acciderunt, etiam populi Romani fortuna mutata est. Caesar enim rediens ex Gallia victor coepit poscere alterum consulatum atque ita ut sine dubietate aliqua ei deferretur. Contradictum est a Marcello consule, a Bibulo, a Pompeio, a Catone, iussusque dimissis exercitibus ad urbem redire. Propter quam iniuriam ab Arimino, ubi milites congregatos habebat, adversum patriam cum exercitu venit. Consules cum Pompeio senatusque omnis atque universa nobilitas ex urbe fugit et in Graeciam transiit. Apud Epirum, Macedoniam, Achaiam Pompeio duce senatus contra Caesarem bellum paravit. Ibi Pompei exercitus validissimos et fortissimos cum tribus ducibus, L. Afranio, M. Petreio, M. Varrone, superavit. Inde regressus, in Graeciam transiit et adversum Pompeium dimicavit.
Dopo iniziò una guerra civile maledetta e deplorevole, con la quale, oltre alle sventure che successero nei combattimenti, anche il destino del popolo romano mutò. Cesare infatti, ritornando dalla Gallia vincitore, iniziò a chiedere un'altro consolato. fu contraddetto dal console Marcello, da Bibulo, da Pompeo, da Catone e gli fu ordinato di tornare in città dopo aver sciolto gli eserciti. Per questo affronto da Rimini, dove aveva radunato i soldati, mosse verso la sua patria con l'esercito. I consoli, con Pompeo, tutto il senato e tutta la nobiltà fuggì dalla città e si trasferì in Grecia. Presso l'Epiro, la Macedonia e l'Acaia il senato preparò la guerra contro Cesare, con Pompeo come comandante. Cesare entrato nella città indifesa si autonominò dittatore. Poi si recò in Spagna dove superò l'esercito potentissimo e fortissimo di Pompeo, poi tornato indietro passò in grecia, poi tornato (di nuovo) indietro combattè il nemico Pompeo.