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Sexcentesimo quinquagesimo anno ab Urbe condita, cum prope alia omnia bella cessarent, in Italia gravissimum bellum Picentes, Marsi Pelignique moverunt, qui, cum annis numerosis iam populo Romano oboedirent, tum libertatem sibi aequam adserere coeperunt. Perniciosum admodum hoc bellum fuit. P. Rutilius consul in eo occisus est, Caepio, nobilis iuvenis, Porcius Cato, alius consul. Duces autem adversus Romanos Picentibus et Marsis fuerunt T. Vettius, Hierius Asinius, T. Herennius, A. Cluentius. A Romanis bene contra eos pugnatum est a C. Mario, qui sexies consul fuerat, et a Cn. Pompeio, maxime tamen a L. Cornelio Sulla, qui inter alia egregia Cluentium, hostium ducem, cum magnis copiis fudit . Quadriennio cum gravi tamen calamitate hoc bellum tractum est. Quinto demum anno finem accepit per L. Cornelium Sullam consulem, cum antea in eodem bello ipse multa strenue, sed praetor, egisset.
Nel 659 dalla fondazione di Roma, dal momento che quasi tutte le guerre si erano concluse, in Italia i Picenti, i Marsi ed i Peligni mossero un'impetuosissima guerra, essi, poiché per tanti anni già obbedivano al popolo romano, finalmente cominciarono a rivendicare per sé una libertà giusta. Particolarmente funesta fu questa guerra. Il console P. Rutilio fu ucciso durante questa guerra, Cepio, un giovane nobile, Porcio Catone, altro console. Inoltre i Piceni e i Marsi, contro i Romani, ebbero come comandanti T. Vettio, Iero Asinio, T. Erennio, A. Cluenzio. Dai Romani si combatté efficacemente contro di loro: da C. Mario, che per la sesta volta era stato (nominato) console, e da Gneo Pompeo, tuttavia soprattutto da L. Cornelio Silla, il quale tra le altre (imprese) sbaragliò egregiamente e con tante truppe Cluenzio, comandante dei nemici. Per quattro anni tuttavia questa guerra si protrasse con grave pericolo. Il quinto anno finalmente la guerra ebbe fine grazie a L. Cornelio Silla il console, poiché in passato nella medesima guerra lo stesso aveva condotto valorosamente molte gesta, ma come pretore.
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Imperatori Hadriano successit T. Antoninus Fulvius Boionius, idem etiam Pius nominatus, genere claro, sed non admodum vetere, vir insignis et qui merito Numae Pompilio conferatur, ita ut Romulo Traianus aequetur. Vixit ingenti honestate privatus, maiore in imperio, nulli acerbus, cunctis benignus, in re militari moderata gloria, defendere magis provincias quam amplificare studens, viros aequissimos ad administrandam rem publicam quaerens, bonis honorem habens, inprobos sine aliqua acerbitate detestans, regibus amicis venerabilis non minus quam terribilis, adeo ut barbarorum plurimae nationes depositis armis ad eum controversias suas litesque deferrent sententiaeque parerent. Hic ante imperium ditissimus opes quidem omnes suas stipendiis militum et circa amicos liberalitatibus minuit, verum aerarium opulentum reliquit. Pius propter clementiam dictus est. Obiit apud Lorium, villam suam, miliario ab urbe duodecimo, vitae anno septuagesimo tertio, imperii vicesimo tertio, atque inter Divos relatus est et merito consecratus.
All'imperatore Adriano dunque successe T. Antonino Fulvio Boionio detto anche Pio, di stirpe illustre ma non molto antica, uomo e che giustamente si può paragonare a Numa Pompilio, così come Traiano può esser paragonato a Romolo. In privato visse con somma onestà, maggiore nell'impero, con nessuno acerbo, benigno con tutti, di fama modesta nelle cose militari, bramoso di difendere più che di ampliare le province, che cercava per l'amministrazione dello Stato gli uomini più onesti, onorava i buoni, detestava i tristi senza alcuna acerbità, venerabile non minsigne eno che temibile per i re amici talchè moltissime genti barbare deposte le armi deferivano a lui le loro controversie e liti e accettavano il suo giudizio. Egli, ricchissimo prima dell'impero diminuì pure tutta la sua fortuna con le paghe dei soldati e le liberalità verso gli amici, ma lasciò l'erario ben fornito. Fu detto Pio per la sua clemenza. Morì a Lorio, sua villa a dodici miglia da Roma, l'anno settanta tre di sua vita e fu ascritto fra gli Dei e meritatamente consacrato.
Dal libro Ianua
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Scythae et Indi, quibus antea Romanorum nomen incognitum fuerat, munera et legatos ad eum miserunt. Galatia quoque sub hoc provincia facta est cum antea regnum fuisset, priusque eam M. Lollius pro praetore administravit. Tanto autem amore etiam apud barbaros fuit, ut reges populi Romani amici in honorem eius conderent civitates, quas Caesareas nominarent, sicut in Mauritania rex Iuba fecit et in Palestina, ubi Caesarea nunc urbs est clarissima. Multi autem reges ex suis regnis venerunt, ut ei obsequerentur et habitu Romano togati ad vehiculum vel equum ipsius cucurrerunt. Rem publicam beatissimam Tiberio successori reliquit, qui privignus ei, mox gener; postremo adoptione filius fuerat.
Gli Sciti e gli Indi, ai quali in precedenza era stato sconosciuto il nome dei Romani, gli (ad Augusto ovviamente) inviarono dei doni e degli ambasciatori. Anche la Galazia diventò sotto questi anche provincia poiché era stata dapprima un regno, e Marco Lollio la amministrò per primo come pretore. Di tanto affetto poi godette anche presso i barbari, che i sovrani amici del popolo romano fondarono città in suo onore, ora è una famosissima città. Arrivarono poi molti sovrani dai propri regni, per rendergli omaggio e vestiti secondo la moda romana accorsero verso il suo carro o il suo cavallo. Lasciò uno stato molto fiorente al successore Tiberio, il quale gli era stato dapprima figliastro, poi genero; infine figlio per adozione.
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Carthaginienses a Regulo duce, quem ceperant, petiverunt, ut Roman proficisceretur et pacem a Romanis obtineret ac permutationem captivorum faceret. Ille Romam cum venisset, inductus in senatum nihil quasi Romanus egit dixitque se ex illa die, qua in potestatem Afrorum venisset, Romanum esse dedisse. Itaque et uxorem a complexu removit et senati suasit, ne pax cum Poenis esset… Ipse Chartaginem rediit, offerentibusque Romanis, ut eum Romae tenerent, negavit se in ea urbe mansurum esse, in qua, postquam Afris servierat, dignitatem honesti civis habere non posset. Regressus igitur ad Africam omnibus suppliciis extinctus est.
I Cartaginesi chiesero al comandante Regolo, che essi avevano catturato, di partire per Roma e ottenere la pace dai Romani e fare uno scambio di prigionieri. Quello, dopo essere giunto a Roma, introdotto in senato, non fece quasi niente come Romano e disse che egli, da quel giorno in cui era caduto nelle mani degli Africani, aveva smesso di essere Romano. E così sciolse la moglie dal vincolo coniugale e persuase il senato, a non far la pace con i Cartaginesi… Egli stesso tornò a Cartagine, e ai Romani che intendevano trattenerlo a Roma disse che non sarebbe timasto in quella città in cui, dopo aver servito agli Africani, non poteva avere la dignità di un cittadino onesto. Dunque, tornato in Africa, fu messo a morte con ogni supplizio.
Versione da NUOVO COMPRENDERE E TRADURRE PAGINA 127
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Versione da LEXIS
Innumerare in Costantino animi corporisque virtutes claruerunt. Militaris gloriae adpetentissimus, vir fuit fortuna in bellis prospera. Civilibus artibus et studiis liberalibus deditus. Multas leges promulgavit quasdam aequas, plerasque superfluas, nonnullas severas, primusque urbem nominis sui ad tantum fastigium evehere molitus est, ut Romae aemulam faceret. Bellum adversus Parthos moliens, qui iam Mesopotamiam fatigabant, uno et tricesimo anno imperii. aetatis sexto et sexagesimo, Nicomediae obiit. Denuntiata mors eius est etiam per crinitam stellam, quae inusitatae magnitudinis aliquamdiu fulsit;
Le virtù dii Costantino divennero innumerevoli nelle virtù nell' animo del corpo. Desiderosissimo della gloria militare, l’uomo ebbe fortuna favorevole nelle guerre. Era dedito alle arti civili e agli studi liberali. Promulgò molte leggi, qualcuna giusta, alcune superflue, alcune severe, per primo innalzò la città che portava il suo nome a tanta gloria, da renderla emula di Roma. Mentre preperava una guerra contro i Parti, che ormai logoravano la Mesopotamia, nel trentunesimo anno del suo regno e a sessantacinque anni di età, morì a Nicomedia. La sua mort fu annunciata da una stella cometa, che di straordinaria grandezza brillò per molto tempo. Questa è chiamata la cometa dei Greci.