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Carthaginienses a Regulo duce, quem ceperant, petiverunt, ut Roman proficisceretur et pacem a Romanis obtineret ac permutationem captivorum faceret. Ille Romam cum venisset, inductus in senatum nihil quasi Romanus egit dixitque se ex illa die, qua in potestatem Afrorum venisset, Romanum esse dedisse. Itaque et uxorem a complexu removit et senati suasit, ne pax cum Poenis esset… Ipse Chartaginem rediit, offerentibusque Romanis, ut eum Romae tenerent, negavit se in ea urbe mansurum esse, in qua, postquam Afris servierat, dignitatem honesti civis habere non posset. Regressus igitur ad Africam omnibus suppliciis extinctus est.
i Cartaginesi chiesero al comandante Regolo, che essi avevano catturato, di partire per Roma e ottenere la pace dai Romani e fare uno scambio di prigionieri. Quello, dopo essere giunto a Roma, introdotto in senato, non fece quasi niente come Romano e disse che egli, da quel giorno in cui era caduto nelle mani degli Africani, aveva smesso di essere Romano. E così sciolse la moglie dal vincolo coniugale e persuase il senato, a non far la pace con i Cartaginesi… Egli stesso tornò a Cartagine, e ai Romani che intendevano trattenerlo a Roma disse che non sarebbe timasto in quella città in cui, dopo aver servito agli Africani, non poteva avere la dignità di un cittadino onesto. Dunque, tornato in Africa, fu messo a morte con ogni supplizio.
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Octavo decimo anno postquam reges eiecti erant expulsus ex urbe Q. Marcius, dux Romanus, qui Coriolos ceperat, Volscorum civitatem, ad ipsos Volscos contendit iratus et auxilia contra Romanos accepit. Romanos saepe vicit, usque ad quintum miliarium urbis accessit, oppugnaturus etiam patriam suam, legatis qui pacem petebant, repudiatis, nisi ad eum mater Veturia et uxor Volumnia ex urbe venissent, quarum fletu et deprecatione superatus removit exercitum. Atque hic secundus post Tarquinium fuit, qui dux contra patriam suam esset.
Diciotto anni dopo che i re furono cacciati, allontanato da Roma Q. Marzio, duce romano, che aveva preso Corioli, città dei Volsci, si recò in fretta dagli stessi Volsci adirato e ricevette aiuti contro i Romani. Vinse spesso i Romani, si avvicinò fino a cinque miglia da Roma, avrebbe anche attaccato la sua patria, dopo aver respinto gli ambasciatori, che chiedevano la pace, se sua madre Veturia e sua moglie Volumnia non fossero venute dalla città, piegato dal pianto e dalla preghiera della quali (quarum), allontanò l'esercito. E costui fu il secondo dopo Tarquinio che fosse (in italiano meglio "ad essere") commandante contro la sua patria.
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Ratto delle Sabine e morte di Romolo
Autore: Eutropio
Versione dal libro Discipulus
Condita civitate, quam ex nomine suo Romam vocavit, haec ferme egit. Multitudinem finitimorum in civitatem recepit, centum ex senioribus legit, quorum consilio omnia ageret, quos senatores nominavit propter senectutem. Tum, cum uxores ipse et populus suus non haberent, invitavit ad spectaculum ludorum vicinas urbis Romae nationes atque earum virgines rapuit. Commotis bellis propter raptarum iniuriam Caeninenses vicit, Antemnates, Crustuminos, Sabinos, Fidenates, Veientes. Haec omnia oppida urbem cingunt. Et cum orta subito tempestate non comparuisset, anno regni tricesimo septimo ad deos transisse creditus est et consecratus. Deinde Romae per quinos dies senatores imperaverunt et his regnantibus annus unus completus est.
Romolo, dopo aver fondato la città che chiamò Roma dal suo nome fece all’incirca queste cose: accolse in città una moltitudine di confinanti, scelse cento tra i più anziani con il cui consiglio gestire ogni cosa - che chiamò "senatori" in virtù della (loro) vecchiaia. In quel tempo, poiché egli stesso e il popolo non avevano mogli, invitò allo spettacolo dei giochi le popolazioni vicine alla città di Roma e fece rapire le loro fanciulle. essendo scoppiate guerre per l´offesa delle rapite, vinse i Ceninesi, gli Antemnati, i Crustumini, i Sabini, i Fidenati, i Veienti. Tutte queste città stanno intorno a Roma. E poiché, essendo scoppiata all´improvviso una tempesta, non era comparso, nel trentasettesimo anno di regno si credette che fosse salito agli dei e fu divinizzato. Poi a Roma ebbero il potere i senatori per cinque giorni ciascuno e, governando questi, fu completato un anno
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Libro: Laboratorio 1, lingua e cultura latina pag 221 n 37
Coriolanus, vir magni...nullo proelio conserto.
Coriolano, uomo di grande animo e di sagace ingegno, condannato in esilio per un ingiusto processo dai Romani, si rifugiò dai Volsci. In quei tempi i Volsci erano ostili ai Romani e Coriolano per l’offesa ricevuta dai suoi cittadini, decise di offrire aiuto a quelli che portavano guerra contro la sua patria. Così questo venne nominato comandante dell’esercito dei Volsci. Il senato, per l’esortazione della plebe, mandò ambasciatori ai Volsci per chiedere la pace, ma Coriolano, memore dell’offesa dei cittadini e del beneficio degli stranieri, li rimandò a Roma senza nulla di fatto. Quindi per la seconda volta quelli furono rimandati nuovamente nella città dei Volsci, neppure furono accolti. Anche i sacerdoti vestiti con i loro segni distintivi e supplichevoli vennero all’accampamento dei nemici, ma non commossero l’animo di quello, che ardeva d’ira. Già Coriolano stava per combattere contro la sua stessa città. Allora, o per una decisione pubblica mosse per timore della guerra, le donne vennero da Veturia, madre di Coriolano e da Volumnia moglie di quello, con l’ intenzione di chiedere aiuto. Quindi la vecchia Veturia e Volumnia, portando i due piccoli figli con loro ma Marcio, giunsero all’accampamento dei nemici e distolsero Coriolano dalla scellerata decisione con le loro lacrime e con le loro parole. Così quello, che già stava per condurre la cavalleria dei Volsci contro i Romani, cambiata decisione, abbracciò la moglie e la madre e mosse indietro l’accampamento da Roma senza attaccare nessuna guerra
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Coriolanus, vir maximi animi et altissimi consilii optimeque de re publica meritus, iniquissimae damnationis ruina prostratus, ad Volscos, gentem tunc infestam Romanis, confugit. Sed ubique virtus diligitur: itaque, quo (dove) latebras quaesitum venerat, ibi brevi tempore summum imperium obtinuit et cives Romani qui (i quiali, nom. ) salutarem imperatorem recusaverant Coriolanum ut pestiferum ducem adversus urbem habuerunt. Frequenter fusis exercitibus nostris, cum Volscorum exercitu Coriolanus iuxsta Romae moenia pervenit et Romanorum legati ad eum missi ut exsulem deprecarent, nihil profecerunt (non ottennero nulla). Missi deinde sacerdotes aeque sine effectu redierunt. Stupebat senatus, trepidabat populus, viri pariter ac mulieres exitium imminens timabant. tunc veturia, coriolani mater, volumniam uxorem eius ("sua" di Coriolano) et liberos trahens, castra volscorum petiit. ubi filius matrem adspexit: "expugnavisti" iniquit "et vicisti iram meam, patria, precibus genetricis", continuoque agrum romanum hostilibus armis liberavit. pariter dolore acceptae iniuriae, spe victoriae, metu mortis pietas coriolani pectus liberavit.
Coriolano versione di latino dal libro Corso di lingua latina e traduzione
Coriolano, uomo di grande animo e altissimo ingegno e pieno di meriti circa lo stato, abbattuto dalla rovina di una ingiustissima condanna, si rifugiò dai Volsci, popolo allora in odio ai romani. Ma qui la sua virtù venne premiata: e così, dove era venuto per chiedere asilo, qui in breve tempo ottenne il massimo comando e i cittadini romani che rifiutarono di chimarlo generale ebbero Coriolano come tremendo comandante contro la città. Frequentemente sconfitti i nostri eserciti, Coriolano giunse con l'esercito dei volsci vicino le mura di roma e da quello vennero mandati ambasciatori dei romani per pregare l'esule ma non ottennero nulla. Poi mandati sacerdoti tornarono con simile esito. Il senato si stupiva, il popolo trepidava, gli uomini ugualmente le donne temevano una fine imminente. Allora Veturia, madre di Coriolano, portando sua moglia Volumnia e i suoi figli, si diresse verso l'accampamento dei volsci. Quando il figlio vide la madre disse: hai espugnato e vinto la mia ira, o patria, con le preghiere della madre, e liberò il campo romano dalle armi nemiche, ugualmente con dolore accettata l'offesa, con la speranza di vittoria, con la paura della morte la pietà liberò il petto di Coriolano.