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Meum semper iudicium fuit omnia nostros aut invenisse per se sapientius quam Graecos aut accepta ab illis fecisse meliora, quae quidem digna statuissent, in quibus elaborarent. Nam mores et instituta vitae resque domesticas ac familiaris nos profecto et melius tuemur et lautius, rem vero publicam nostri maiores certe melioribus temperaverunt et institutis et legibus. quid loquar de re militari? in qua cum virtute nostri multum valuerunt, tum plus etiam disciplina. iam illa, quae natura, non litteris adsecuti sunt, neque cum Graecia neque ulla cum gente sunt conferenda. quae enim tanta gravitas, quae tanta constantia, magnitudo animi, probitas, fides, quae tam excellens in omni genere virtus in ullis fuit, ut sit cum maioribus nostris comparanda? Doctrina Graecia nos et omni litterarum genere superabat; in quo erat facile vincere non repugnantes. nam cum apud Graecos antiquissimum e doctis genus sit poetarum, siquidem Homerus fuit et Hesiodus ante Romam conditam, Archilochus regnante Romulo, serius poeticam nos accepimus.
Io sono stato sempre convinto che i Romani nelle loro creazioni originali o abbiano mostrato più ingegno dei Greci, o abbiano reso più perfetto quanto hanno preso da essi - quello almeno che giudicavano meritevole del loro impegno. Effettivamente, le consuetudini e le norme della vita privata, e gli affari concernenti l'amministrazione della casa e la cura della famiglia, hanno avuto da noi un'organizzazione migliore e più degna; e per quanto riguarda lo Stato, senza dubbio i nostri antenati seppero regolarne l'equilibrio con istituzioni e con leggi migliori. Dell'arte militare non c'è bisogno di dire, perché in quel campo i Romani, oltre a distinguersi per il loro valore, brillarono anche e soprattutto per scienza teorica. E poi, se si considerano le doti naturali e non quelle acquisite con l'educazione, né il popolo greco né nessun altro può reggere al nostro confronto. Chi poté mai vantare una dignità, una fermezza di carattere, una grandezza d'animo, una rettitudine, una lealtà, e una superiorità morale sotto ogni punto di vista tale da potersi mettere a paragone con quella dei nostri padri? La Grecia ci era superiore in cultura e in ogni genere di studi: ma in quel campo era facile vincere, dal momento che non c'erano avversari Infatti mentre presso i Greci v'era una classe antichissima di poeti fra i dotti, se vi fu un Omeroe un Esiodo prima della fondazione di Roma, un Archiloco, regnando Romolo, noi abbiamo appresa più tardi l'arte poetica
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Iam primum adulescens Catilina multa nefanda stupra fecerat ...
Fin da giovane, Catilina aveva avuto relazioni nefande: con una fanciulla di nobile famiglia, con una vestale ed altre simili, contrarie alla morale ed alla legge. Dicono che, innamoratosi di una certa Aurelia, di cui tutti lodavano la straordinaria bellezza, poiché ella esitava a sposarlo, opponendosi il figlio di primo letto, Catilina lo fece uccidere, affinché gli fosse possibile sposare Aurelia. Sembra che quel primo delitto lo abbia spinto anche in seguito al crimine: il suo animo scellerato, nemico degli dei e degli uomini, non trovava più riposo né nel sonno né nella veglia, a tal punto i rimorsi lo tormentavano. Pallido in volto, lo sguardo torvo, il passo ora affrettato ora lento, tutto nel suo aspetto rivelava la perversità del cuore.
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Benemerenze del giovane Ottaviano
Autore: Cicerone
c. caesar octavianus adulescens, paene potius puer, incredibili ac divina quadam mente atque virtute, tum cum maxime furor arderet antoni cumque eius a brundisio crudelis et pestifer reditus timeretur, nec postulantibus, nec cogitantibus, ne optantibus quidem nobis, firmissimum exercitum ex invicto genere veteranorum militum comparavit patrimoniumque suum effudit; quamquam non sum usus eo verbo, quo debui: non edim effudit, in rei publicae salute conlocavit. Laudamus Caesarem, qui nec cogitantibus ne optantibus quidem nobis, fìrmissimum exercitum comparavit, patrimoniumque suurn effudit, quamquam non sum usus eo verbo, quo debui: non enim effudit, sed in rei publicae salute collocavit. Ei, quamquam grafia referri tanta non potest, quanta debetur, habenda tamen est tanta, quantam maximam animi nostri capere possunt
. Cesare Ottaviano - un adolescente, o, per meglio dire , un fanciullo, (dotato) di un'intelligenza ed un coraggio incredibile e divino - quando, in quel frangente , il furore di Antonio ardeva al massimo grado e si temeva un suo crudele e funesto ritorno da Brindisi - senza neanche che noi avanzassimo richiesta, pensassimo o anzi solo sperassimo (in un suo intervento), egli ha allestito un esercito invincibile (reclutandolo) dall'invitta categoria dei soldati veterani, ed ha dilapidato (in questa opera di reclutamento) il proprio patrimonio ; per quanto dovrei correggere il termine al quale ho fatto ricorso; egli, infatti non "ha dilapidato", (bensì) "ha investito" (il proprio patrimonio) nella salvezza dello Stato. Lodiamo Cesare, che senza che noi lo pensassimo e neppure lo desiderassimo, allestì un saldissimo esercito e consumò tutto il suo patrimonio; sebbene io non abbia usato la parola che avrei dovuto: infatti, non lo consumò, ma lo spese per la salvezza della patria. A lui, quantunque non si possa esprimere tanta gratitudine quanta gli si deve, dobbiamo tuttavia esprimere tutta quella più grande che i nostri cuori possono contenere
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Ego si Scipionis desiderio me moveri negem, quam id recte faciam viderint sapientes; sed certe mentiar. Moveor enim tali amico orbatus, qualis, ut arbitror, nemo umquam erit, ut confirmare possum, nemo certe fuit. Sed non egeo medicina; me ipse consolor, et maxime illo solacio, quod eo errore careo quo amicorum decessu plerique angi solent. Nihil mali accidisse Scipioni puto; mihi accidit, si quid accidit; suis autem incommodis graviter angi, non amicum, sed se ipsum amantis est.
Se dicessi di non soffrire per il rimpianto per Scipione, giudichino i saggi quanto a ragione io lo farei; ma indubbiamente sarei falso. Sono commosso, infatti, privato di un tale amico, come, come penso, nessuno sarà mai; nessuno, di sicuro, lo è stato, come posso confermare. Ma non ho bisogno di conforto, mi consolo da me, e soprattutto con quella consolazione che non commetto l’errore a causa del quale la maggior parte delle persone è solita essere afflitta dalla morte degli amici. Credo che a Scipione non sia accaduto nulla di male. A me è accaduto, se qualcosa è successo; soffrire intensamente per gli eventi negativi personali non è proprio di chi vuol bene all’amico, ma a se stesso
Motivazioni di interesse pubblico e di natura privata hanno indotto Cicerone ad occuparsi di filosof
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Motivazioni di interesse pubblico e di natura privata hanno indotto Cicerone ad occuparsi di filosofia
versione latino Cicerone
Traduzione dal libro: stilus romanus2 pag 129 n 9. 2
Nam cum otio langueremus et is esset rei publicae status, ut eam unius consilio atque cura gubernari necesse esset, primum ipsius rei publicae causa philosophiam nostris hominibus explicandam putavi magni existimans interesse ad decus et ad laudem civitatis res tam gravis tamque praeclaras Latinis etiam litteris contineri. Eoque me minus instituti mei paenitet, quod facile sentio, quam multorum non modo discendi, sed etiam scribendi studia commoverim. Complures enim Graecis institutionibus eruditi ea, quae didicerant, cum civibus suis communicare non poterant, quod illa, quae a Graecis accepissent, Latine dici posse diffiderent.
Stavo attraversando un periodo di forzata inattività e la situazione politica era tale da rendere inevitabile che una unica mente direttiva si curasse del governo dello Stato. Ritenni per tanto mio compito, in primo luogo per il bene stesso della Repubblica, farmi maestro di filosofia ai miei concittadini, nella profonda convinzione che, se temi di tanta importanza e profondità fossero entrati a far parte anche dei patrimonio delle lettere latine, molto onore e lustro ne sarebbe derivato alla comunità. Tanto meno mi pento della mia decisione in quanto ben vedo in quanti ho acceso il desiderio non solo di apprendere, ma anche di scrivere. Non pochi, infatti, benché educati alla scuola dei Greci, non erano in grado di rendere í loro concittadini partecipi della stessa cultura per scarsa fiducia nella possibilità di esprimere in latino le nozioni apprese dai Greci.