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Sit igitur, iudices, sanctum apud vos, humanissimos homines, hoc poetae nomen, quod nulla umquam barbaria violavit. Saxa et solitudines voci repondent, bestiae saepe immanes cantu flectuntur atque consistunt: nos, instituti rebus optimis, non poetarum voce moveamur? Homerum Colophonii civem esse dicunt suum, Chii suum vindicant, Salaminii repetunt, Smyrnaei vero suum esse confirmant, itaque etiam delubrum eius in oppido dedicaverunt: permulti alii praeterea pugnant inter se atque contendunt. Ergo illi alienum, quia poeta fuit, post mortem etiam expetunt: nos hunc vivum, qui et voluntate et legibus noster est, repudiabimus
Quindi, o giudici, poiché siete estremamente civili, considerate sacrosanto questo titolo di poeta, che mai nessun uomo, neanche barbaro, osò profanare. Le montagne e i deserti rispondono alla sua voce, persino gli animali più feroci diventano mansueti e si fermano al suo canto: e noi, che siamo stati educati esemplarmente, non dovremmo essere colpiti dalle parole dei poeti? Gli abitanti di Colofone sostengono che Omero sia loro compatriota, quelli di Chio lo rivendicano a sé, i cittadini di Salamina insistono di avergli dato i natali; quelli di Smirne, poi, ne sono così convinti che gli hanno persino dedicato un tempietto in città; numerosi altri se lo contendono con accanimento. Dunque tante persone reclamano, anche dopo la morte, uno straniero, per il semplice fatto che fu un poeta; e noi rifiuteremo Archia, che è vivo e già ci appartiene, per sua scelta e per la legge?
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Sophocles admodum senex tragoedias etiam tum faciebat. Sed ecce, filii in iudicium vocant, quia ex eorum sententia pater propter studium bona neglegebat. Filii dicebant: "Tribunal patrem quasi nsanum a bonis removere debet". Sophocles igitur Oedipum Coloneum, fabulam quam paratam abebat, recitat iudicibus. Deinde quaerit: "Num ista fabula insani opera est?". Statim sententiaSophoclem liberat. Num igitur senecta magnum virum in suis studiis obmutescere cogit?
Sofocle, (nonostante fosse) alquanto vecchio, seguitava a comporre tragedie. Ma i figli lo chiamano in giudizio, poiché secondo loro, per (questa) occupazione, trascurava il patrimonio. I figli dicevano: "Il tribunale deve allontanare il padre dai beni come persona insana (di mente)". Allora Sofocle recitò ai giudici l'opera (ovvero la tragedia) che aveva pronta (ovvero) giudici l’Edipo a Colono. Poi chiese: "Questa opera è forse di un pazzo?". Immediatamente la sentenza offre la libertàà a Sofocle. Dunque che forse la vecchiaia può costringere un uomo grande a tacere nei suoi studi (nelle sue attività)?
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Inizio: Admodum autem tenenda sunt sua cuique non vitiosa, sed tamen propria... Fine: Graeca verba inculcantes iure optimo rideamur sicc in actiones omnemque vitam nullam discrepantiam conferre debemus

Ciascuno deve difendere del tutto le proprie cose, non quelle sbagliate, ma quelle giuste, affinché sia trattenuto più facilmente il decoro che cerchiamo. Infatti bisogna fare così, cioè non aspirare a nulla contro l'intera natura, rispetta tuttavia questa, seguiamo la nostra propria, in modo che, sebbene ce ne siano di più importanti e migliori, tuttavia noi giudichiamo le nostre passioni in base alla regola della nostra natura; e infatti non giova opporsi alla natura né seguirne qualcuna che non se capace di uguagliare. Da ciò emerge di più quale sia il decoro, appunto perché nulla si addice a dispetto dispetto di Minerva, come dice il proverbio, esso è opponendosi e contrastando la natura. In generale se c'è qualcosa di decoroso, niente giova più della coerenza della vita intera, poi delle singole azioni, che tu non possa osservare se, imitando la natura degli altri, dimentichi la tua. Come infatti dobbiamo usare questa lingua, che ci è nota, per non essere giustamente derisi come quelli che vi inseriscono parole greche, così non dobbiamo portare nessuna discrepanza nelle azioni e in tutta la vita
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Quotiens ego hunc Archiam vidi, iudices, --utar enim vestra benignitate, quoniam me in hoc novo genere dicendi tam diligenter attenditis, --quotiens ego hunc vidi, cum litteram scripsisset nullam, magnum numerum optimorum versuum de eis ipsis rebus quae tum agerentur dicere ex tempore! Quotiens revocatum eandem rem dicere, commutatis verbis atque sententiis! Quae vero adcurate cogitateque scripsisset, ea sic vidi probari, ut ad veterum scriptorum laudem perveniret. Hunc ego non diligam? non admirer? non omni ratione defendendum putem! Atque sic a summis hominibus eruditissimisque accepimus, ceterarum rerum studia et doctrina et praeceptis et arte constare: poetam natura ipsa valere, et mentis viribus excitari, et quasi divino quodam spiritu inflari. Qua re suo iure noster ille Ennius sanctos appellat poetas, quod quasi deorum aliquo dono atque munere commendati nobis esse videantur. Sit igitur, iudices, sanctum apud vos, humanissimos homines, hoc poetae nomen, quod nulla umquam barbaria violavit. Saxa et solitudines voci repondent, bestiae saepe immanes cantu flectuntur atque consistunt: nos, instituti rebus optimis, non poetarum voce moveamur? Homerum Colophonii civem esse dicunt suum, Chii suum vindicant, Salaminii repetunt, Smyrnaei vero suum esse confirmant, itaque etiam delubrum eius in oppido dedicaverunt: permulti alii praeterea pugnant inter se atque contendunt. Ergo illi alienum, quia poeta fuit, post mortem etiam expetunt: nos hunc vivum, qui et voluntate et legibus noster est, repudiabimus? praesertim cum omne olim studium atque omne ingenium contulerit Archias ad populi Romani gloriam laudemque celebrandam? Nam et Cimbricas res adulescens attigit, et ipsi illi C. Mario, qui durior ad haec studia videbatur, iucundus fuit.
Quante volte io ho visto Archia, qui presente, o giudici - e considerando che mi ascoltate con tanta attenzione mentre sperimento una nuova tecnica oratoria, approfitterò della vostra benevolenza - quante volte, dicevo, l'ho visto improvvisare un gran numero di versi incredibilmente belli su vari argomenti d'attualità, senza aver scritto una sola riga! E quante volte l'ho sentito ripetere lo stesso discorso con parole ed espressioni completamente differenti! Inoltre, ho potuto constatare che le poesie da lui messe per iscritto dopo attenta riflessione, sono giudicate degne di essere equiparate alle più famose e lodate opere degli antichi scrittori. Quindi, non dovrei apprezzare quest'uomo? Non dovrei ammirarlo e ritenere che lo si deve difendere a ogni costo? Inoltre, noi siamo venuti a conoscenza dal pensiero di personalità autorevoli e di grandissima cultura che l'apprendimento di qualunque altra disciplina si fonda sulla teoria, sugli insegnamenti e sul talento personale; il poeta invece si avvale del suo stesso modo di essere ed è spinto a comporre dalle forti capacità della sua mente, come animato da una sorta di ispirazione divina. Per questo motivo ben a ragione il nostro Ennio definisce «sacri» i poeti, in quanto sembra che ci siano stati concessi quasi come un prezioso dono degli dèi. Quindi, o giudici, poiché siete estremamente civili, considerate sacrosanto questo titolo di poeta, che mai nessun uomo, neanche barbaro, osò profanare. Le montagne e i deserti rispondono alla sua voce, persino gli animali più feroci diventano mansueti e si fermano al suo canto: e noi, che siamo stati educati esemplarmente, non dovremmo essere colpiti dalle parole dei poeti? Gli abitanti di Colofone sostengono che Omero sia loro compatriota, quelli di Chio lo rivendicano a sé, i cittadini di Salamina insistono di avergli dato i natali; quelli di Smirne, poi, ne sono così convinti che gli hanno persino dedicato un tempietto in città; numerosi altri se lo contendono con accanimento. Dunque tante persone reclamano, anche dopo la morte, uno straniero, per il semplice fatto che fu un poeta; e noi rifiuteremo Archia, che è vivo e già ci appartiene, per sua scelta e per la legge? Non dimentichiamo che Archia ha messo più volte la sua arte e il suo talento al servizio del popolo romano, per celebrarne la grandezza e il prestigio. Quando infatti era ancora un ragazzo, trattò delle campagne contro i Cimbri e piacque persino a Caio Mario, che pure sembrava alquanto insensibile alla poesia.
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Manovre politiche di Clodio contro Milone
Cicerone versione latino libro Littera Litterae mod 2 D