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Difficile enim dictu est, quaenam causa sit, cur ea, quae maxime sensus nostros impellunt voluptate et specie prima acerrime commovent, ab eis celerrime fastidio quodam et satietate abalienemur. Quanto colorum pulcritudine et varietate floridiora sunt in picturis novis pleraque quam in veteribus! Quae tamen, etiam si primo aspectu nos ceperunt, diutius non delectant; cum eidem nos in antiquis tabulis illo ipso horrido obsoletoque teneamur. Quanto molliores sunt et delicatiores in cantu flexiones et falsae voculae quam certae et severae! Quibus tamen non modo austeri, sed, si saepius fiunt, multitudo ipsa reclamat. Licet hoc videre in reliquis sensibus unguentis minus diu nos delectari summa et acerrima suavitate conditis quam his moderatis, et magis laudari quod terram quam quod crocum olere videatur; in ipso tactu esse modum et mollitudinis et levitatis. Quin etiam gustatus, qui est sensus ex omnibus maxime voluptarius quique dulcitudine praeter ceteros sensus commovetur, quam cito id, quod valde dulce est, aspernatur ac respuit! Quis potione uti aut cibo dulci diutius potest?
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Atque paulo ante, patres conscripti, contionem habuit quae est ad me tota delata; cuius contionis primum universum argumentum sententiamque audite; cum riseritis impudentiam hominis, tum a me de tota contione audietis. De religionibus sacris et caerimoniis est contionatus, patres conscripti, Clodius: Publius, inquam, Clodius sacra et religiones neglegi violari pollui questus est! Non mirum si hoc vobis ridiculum videtur: etiam sua contio risit hominem, quo modo ipse gloriari solet, ducentis confixum senati consultis, quae sunt omnia contra illum pro religionibus facta, hominemque eum qui pulvinaribus Bonae deae stuprum intulerit, eaque sacra quae viri oculis ne imprudentis quidem aspici fas est non solum aspectu virili sed flagitio stuproque violarit, in contione de religionibus neglectis conqueri. Itaque nunc proxima contio eius exspectatur de pudicitia. Quid enim interest utrum ab altaribus religiosissimis fugatus de sacris et religionibus conqueratur, an ex sororum cubiculo egressus pudorem pudicitiamque defendat? Responsum haruspicum hoc recens de fremitu in contione recitavit, in quo cum aliis multis scriptum etiam illud est, id quod audistis, Loca sacra et religiosa profana haberi: in ea causa esse dixit domum meam a religiosissimo sacerdote, P. Clodio, consecratam.
TRADUZIONE
Ma poco prima, o senatori, ha tenuto un discorso che è stato riferito tutto quanto a me; ascoltate di questo discorso prima tutto quanto il contenuto ed il pensiero; non solo deriderete la sfrontatezza dell’uomo, ma anche sentirete dire da me intorno a tutto quanto il discorso. Clodio, o senatori, ha tenuto un pubblico discorso sugli atti di culto e le cerimonie sacre: Publio, dico, Clodio ha mosso querela che si profanino violino trascurino i riti sacri ed i culti religiosi! Non è cosa strana se vi sembra questo (sia) ridicolo: anche il suo discorso ha beffeggiato l’uomo, siccome lui in persona suole vantarsi, contrastato da 200 decreti del senato, che sono tutti contro quello disposti in favore dei culti religiosi, e che quell’uomo che abbia disonorato i letti della dea Bona e quei riti sacri che neppure agli occhi imprudenti dell’uomo è concesso siano guardati non solo abbia violato con sguardo maschile ma con atto turpe ed impudicizia, si lamenti nel discorso dei trascurati culti religiosi. Difatti che differenza c’è se cacciato da altari molto religiosi muova querele sui riti sacri e i culti religiosi, oppure uscito dalla camera da letto delle sorelle difenda il pudore e la pudicizia? Espose nel discorso questa recente risposta degli indovini sul strepito, in cui assieme ad altre cose è descritto anche quello che avete udito, che i luoghi sacri e religiosi siano considerati non consacrati. In questa situazione disse che è la mia casa consacrata dal religiosissimo sacerdote P. Clodio. Difatti che differenza c’è se cacciato da altari molto religiosi muova querele sui riti sacri e i culti religiosi, oppure uscito dalla camera da letto delle sorelle difenda il pudore e la pudicizia? Espose nel discorso questa recente risposta degli indovini sul strepito, in cui assieme ad altre cose è descritto anche quello che avete udito, che i luoghi sacri e religiosi siano considerati non consacrati. In questa situazione disse che è la mia casa consacrata dal religiosissimo sacerdote P. Clodio.
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Atque paulo ante, patres conscripti, contionem habuit quae est ad me tota delata; cuius contionis primum universum argumentum sententiamque audite; cum riseritis impudentiam hominis, tum a me de tota contione audietis. De religionibus sacris et caerimoniis est contionatus, patres conscripti, Clodius: Publius, inquam, Clodius sacra et religiones neglegi violari pollui questus est! Non mirum si hoc vobis ridiculum videtur: etiam sua contio risit hominem, quo modo ipse gloriari solet, ducentis confixum senati consultis, quae sunt omnia contra illum pro religionibus facta, hominemque eum qui pulvinaribus Bonae deae stuprum intulerit, eaque sacra quae viri oculis ne imprudentis quidem aspici fas est non solum aspectu virili sed flagitio stuproque violarit, in contione de religionibus neglectis conqueri. Itaque nunc proxima contio eius exspectatur de pudicitia. Quid enim interest utrum ab altaribus religiosissimis fugatus de sacris et religionibus conqueratur, an ex sororum cubiculo egressus pudorem pudicitiamque defendat? Responsum haruspicum hoc recens de fremitu in contione recitavit, in quo cum aliis multis scriptum etiam illud est, id quod audistis, Loca sacra et religiosa profana haberi: in ea causa esse dixit domum meam a religiosissimo sacerdote, P. Clodio, consecratam.
TRADUZIONE
Ma poco prima, o senatori, ha tenuto un discorso che è stato riferito tutto quanto a me; ascoltate di questo discorso prima tutto quanto il contenuto ed il pensiero; non solo deriderete la sfrontatezza dell’uomo, ma anche sentirete dire da me intorno a tutto quanto il discorso. Clodio, o senatori, ha tenuto un pubblico discorso sugli atti di culto e le cerimonie sacre: Publio, dico, Clodio ha mosso querela che si profanino violino trascurino i riti sacri ed i culti religiosi! Non è cosa strana se vi sembra questo (sia) ridicolo: anche il suo discorso ha beffeggiato l’uomo, siccome lui in persona suole vantarsi, contrastato da 200 decreti del senato, che sono tutti contro quello disposti in favore dei culti religiosi, e che quell’uomo che abbia disonorato i letti della dea Bona e quei riti sacri che neppure agli occhi imprudenti dell’uomo è concesso siano guardati non solo abbia violato con sguardo maschile ma con atto turpe ed impudicizia, si lamenti nel discorso dei trascurati culti religiosi. Difatti che differenza c’è se cacciato da altari molto religiosi muova querele sui riti sacri e i culti religiosi, oppure uscito dalla camera da letto delle sorelle difenda il pudore e la pudicizia? Espose nel discorso questa recente risposta degli indovini sul strepito, in cui assieme ad altre cose è descritto anche quello che avete udito, che i luoghi sacri e religiosi siano considerati non consacrati. In questa situazione disse che è la mia casa consacrata dal religiosissimo sacerdote P. Clodio. Difatti che differenza c’è se cacciato da altari molto religiosi muova querele sui riti sacri e i culti religiosi, oppure uscito dalla camera da letto delle sorelle difenda il pudore e la pudicizia? Espose nel discorso questa recente risposta degli indovini sul strepito, in cui assieme ad altre cose è descritto anche quello che avete udito, che i luoghi sacri e religiosi siano considerati non consacrati. In questa situazione disse che è la mia casa consacrata dal religiosissimo sacerdote P. Clodio.
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Sunt autem duo crimina, auri et veneni; in quibus una atque eadem persona versatur. Aurum sumptum a Clodia, venenum quaesitum, quod Clodiae daretur, ut dicitur. Omnia sunt alia non crimina, sed maledicta, iurgi petulantis magis quam publicae quaestionis. "Adulter, impudicus, sequester" convicium est, non accusatio; nullum est enim fundamentum horum criminum, nulla sedes; voces sunt contumeliosae temere ab irato accusatore nullo auctore emissae. Horum duorum criminum video aucto rem, video fontem, video certum nomen et caput. Auro opus fuit; sumpsit a Clodia, sumpsit sine teste, habuit, quamdiu voluit. Maximum video signum cuiusdam egregiae familiaritatis. Necare eandem voluit; quaesivit venenum, sollicitavit quos potuit, paravit, locum constituit, attulit. Magnum rursus odium video cum crudelissimo discidio exstitisse. Res est omnis in hac causa nobis, iudices, cum Clodia, muliere non solum nobili, sed etiam nota; de qua ego nihil dicam nisi depellendi criminis causa.
Traduzione
Dunque sono due i capi d'accusa: l'oro e il veleno. Per l'uno e per l'altro è in gioco la stessa persona: l'oro si dice preso a prestito da Clodia, il veleno procurato per essere propinato a Clodia. Tutto il resto non sono imputazioni, ma pettegolezzi; materia di aspro diverbio, piuttosto che argomento di processo. "Adultero, spudorato, trafficante!": ` ma questa è ingiuria, non accusa. Non c'è, in quei capi d'imputazione, né fondamento, né sostegno: sono voci calunniose, temerariamente lanciate da un accusatore furioso e irresponsabile. Per quei due titoli d'imputazione, invece, io vedo un autore, vedo l'origine, vedo ben definito un nome e una persona. Egli aveva bisogno dell'oro: se lo fece prestare da Clodia, prestare senza testimoni, e se lo tenne quanto tempo volle: prova evidente di una strettissima intimità. Ma poi, la volle uccidere; si procurò il veleno, cercò di accattivarsi quanti poté, lo preparò, fissò il luogo, ve lo portò: prova evidente di un grande odio nato da un crudele contrasto. Tutta la causa, o giudici, è con Clodia, donna non soltanto ragguardevole, ma assai nota. Di lei nulla dirò più di quanto sia necessario per controbattere l'accusa.
Cicerone a favore di Pompeo come comandante della guerra contro Mitridate - Lingua et res versione l
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Asia est regio tam optima ac fertilis, ubertate agrorum, varietate fructum, magnitudine pastionis, abundatia amnium rerum, ut facile omnibus terris antecellat. Hanc igitur provinciam vos moneo, Quirites, ut ita defendatis, si exoptatis retinere et belli utilitatem et pacis dignitatem, ut non solum calamitantem, sed etiam calamitatis metum a nobis removeatis. Nam cum incubat calamitas, tum mala ingravescunt; at in vectigalibus non solum adventus mali, sed etiam metus ipse malorum est causa calamitatis. Quare saepe totius anni fructus uno rumore periculi atque uno belli terrore amittimus. Quo igitur animo sunt homines, cum duo reges maximas copias agant ut in certamen descendant, cum una excursio equitatus brevi totius anni vectigal destruat?
L’Asia è una nazione tanto ottima e fertile, per ubertà di campi, varietà di frutti, vastità di pascolo, abbondanza di fiumi, che è superiore facilmente a tutte le terre. Vi rammento dunque che questa provincia, o Quiriti, come voi difendete, se desiderate ritenere e l’utilità della guerra e la dignità della pace, che non solo rimuoviate da noi la calamità, ma anche la paura della calamità. Infatti quando incombe la calamità, allora le disgrazie aumentano; ma non solo per l’entrate erariali l’arrivo del male, ma anche proprio il timore delle disgrazie è causa di calamità. Perciò spesso perdiamo i profitti di un intero anno per un solo sentore di guerra e di terrore. Di quale animo sono gli uomini, quando due re conducono immense truppe da scendere in gara, quando una sola piccola incursione della cavalleria distrugga l’entrata erariale di un anno intero?
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