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Causarum actori ab his vitiis maxime abstinendum est. Cum furem aliquem accusaverit, ei semper erit vitanda omnis avaritiae suspicio. Si maleficum quendam adduxerit, ...
Avendo accusato un ladro (l'avvocato dell'accusa) si dovrà sempre astenere maggiormente da questi vizi. Se avrà portato (in causa) un malvagio, dovrà guardarsi dall'essere più aspro o inumano. Se avrà condotto una causa contro un corrotto o un adultero, dovrà diligentemente provvedere perché non risulti nella sua vita alcuna traccia di sfrenatezza: infatti lui deve sfuggire in modo molto forte da tutte quelle cose che sono punite in un altro. Infatti non deve approvare l'accusatore che è ripreso in quel vizio che lui stesso riprende in un altro. In Verre ritrovo tutti i vizi che possono esistere in un uomo dissoluto e scellerato: dico che non c' è traccia alcuna di sfrenatezza, scelleratezza e impudenza nella sua vita che non possiate vedere. Dunque, giudici, mentre accuso Verre, stabilisco che devo vivere in modo il più possibile diverso da Verre.
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Iulius cum uxore sua in peristylo ambulat. Uxor eius est Aemilia...
Giulio passeggia con sua moglie in cortile. Sua moglie è Emilia. Giulio è il marito di Emilia. Marito e moglie passeggiano tra le colonne e le statue. Il tetto del cortile è sorretto da alte colonne, tra le quali vi sono tre belle statue: una di Giunone, un'altra di Cupido e la terza di Venere. Giunone e Venere sono dee. Cupido è il figlio di Venere e Marte, sebbene Venere non sia moglie di Marte, ma di un altro dio, di nome Vulcano. Venere infatti è una cattiva mogli, che ama altri dei fuorché suo marito Vulcano. Marte e Vulcano sono figli di Giunone e Giove; Giunone infatti è la moglie di Giove. Ma Giove è un cattivo marito, che ama molte altre dee fuorché Giunone, sua moglie. Nessuno tra gli dei è un marito peggiore di Giove, né alcuna dea è una moglie peggiore di Venere. Tra tutti gli dei e le dee Giove è un pessimo marito e Venere una pessima moglie. Le madri di famiglia invocano Giunone, essa infatti è la dea delle matrone. Gli amanti invocano Venere e Cupido, infatti Venere e Cupido possono suscitare l'amore nei cuori degli uomini. Cupido infatti è il dio dell'amore, e Venere, la più bella tra tutte le dee, è la dea dell'amore e della bellezza. La bellezza di Venere è lodata da tutti. Giulio è un buon marito che ama sua moglie e nessun'altra donna. Certamente Giulio è un marito migliore di Giove! Similmente Emilia è una buona moglie che ama suo marito e nessun altro uomo. Certamente Emilia è una donna migliore di Venere! Emilia chiama Giulio "ottimo uomo". Parimenti Giulio chiama sua moglie "la migliore di tutte le donne". Giulio ed Emilia sono genitori di tre figli: di due figli e di una figlia. I figli sono ancora piccoli. Marco ha otto anni. Quinto è un bambino di sette anni. Giulia ha cinque anni. Quinto non è grande quanto Marco né tanto piccolo quanto Giulia. Quinto è più grande di Giulia e più piccolo di Marco. Marco è il più grande dei figli, Giulia la più piccola. Dieci anni fa Giulio non era un padre di famiglia, allora infatti non aveva né moglie né i figli. Giulio era un giovane di venti anni. Emilia non era una matrona, ma una fanciulla Idi diciassette anni, che abitava a Roma con i suoi genitori. La loro casa non era lontana dall'altra casa in cui Giulio abitava con i suoi genitori....
….abitiamo... magnifica, che è degna della nostra famiglia, questo peristilio (cortile), queste colonne, queste statue, questi fiori – ogni giorno mi rallegrano. O Giulio quanto siamo fortunati ora! Quanto è l'amore degli dei verso di noi! Giulio: è come dici tu Emilia, dieci anni prima abitavamo con i nostri genitori, noi stessi non eravamo ancora genitori e non avevamo una famiglia.Tu ed i tuoi genitori eravate poveri, abitavate in una casa angusta e non avevate alcuna tenuta e tuttavia io ti amavo.... Emilia: Perchè io ragazza molto povera ero amata da te, un ragazzo molto ricco? Giulio dando di nuovo un bacio ad Emilia: “Tu eri amata da me” dice “perchè eri la più bella di tutte le ragazze romane, quasi tanto avvenente quanto Venere stessa!”. Emilia: Forse sono meno bella oggi di quanto ero allora? Giulio guardando (participio di intŭĕor ) attentamente il volto della moglie ”Certamente” dice sei una matrona tanto bella quanto lo eri da ragazza, Emilia mia, tutti elogiano la tua bellezza. Poi osservando davvero il suo aspetto: “Ma sei meno gracile di allora; a quel tempo infatti eri più gracile di questa statua di Venere. Emilia esamina la statua di Venere il corpo della quale è più piccolo e più gracile di quello suo stesso/del suo stesso corpo. Certamente oggi non sono così gracile – dice – ma perchè pensi che io sia diventata più grassa? Giulio risponde ridendo “perchè ora mangi un cibo migliore di quello che mangiavi a quel tempo!
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Sensus interpretes ac nuntii rerum in capite tamquam in arce mirifice ad usus necessarios et facti et conlocati sunt. Nam oculi tamquam speculatores altissimum locum optinent, ex quo plurima conspicientes fungantur suo munere; et aures, cum sonum percipere debeant, qui natura in sublime fertur, recte in altis corporum partibus collocatae sunt; itemque nares et, quod omnis odor ad supera fertur, recte sursum sunt et, quod cibi et potionis iudicium magnum earum est, non sine causa vicinitatem oris secutae sunt. Iam gustatus, qui sentire eorum, quibus vescimur, genera deberet, habitat in ea parte oris, qua esculentis et posculentis iter natura patefecit. Tactus autem toto corpore aequabiliter fusus est, ut omnes ictus omnesque minimos et frigoris et caloris adpulsus sentire possimus
Noi percepiamo tutto ciò che c'è in natura con i sensi. La vista è il nostro senso più acuto; con l'aiuto degli occhi vediamo i vari colori e le varie forme. Con l'udito non solo la voce degli uomini e degli animali, ma anche tutti i suoni si sentono. Con l'olfatto gli odori sia soavi che sgradevoli sentiamo. Cibi e bevande si gustano col palato e perciò questo senso è chiamato gusto. Il tatto, che è diffuso in tutto il corpo, ha massima efficacia nelle mani: tocchiamo i singoli oggetti con le mani; distinguiamo cose ruvide e liscie, dense e fluide, fredde e calde, liquide e solidi, grosse e sottili.
altra traduzione possibile per questa versione
gli organii del senso, nunzi e messaggeri dei mondo esterno, sono stati mirabilmente strutturati e collocati nel capo, come in una cittadella, perché potessero esercitare nel modo migliore la loro funzione. Fra essi gli occhi, a guisa di vedette, occupano la posizione più elevata perché possano svolgere il loro compito sulla base di una amplissima prospettiva; anche le orecchie sono state collocate sulla parte alta dei corpo dovendo esse percepire i suoni che tendono per natura ad innalzarsi; parimenti le narici, data la tendenza di tutti gli odori a dirigersi in su, trovano posto anch'esse nella zona superiore e poiché ad esse soprattutto spetta pronunciarsi sui cibi e sulle bevande la loro posizione e vicina a quella della bocca. Quanto al gusto, cui spetta di distinguere i vari alimenti di cui ci nutriamo, è collocato in quella parte della bocca in cui la natura ha posto l'apertura destinata al passaggio dei cibi e delle bevande. Il tutto, infine, è uniformemente distribuito in tutte le parti del corpo e ci permette di avvertire ogni sollecitazione e tutte le benché minime variazioni di caldo e di freddo.
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"Nec vero sum nescius esse utilitatem in historia, non modo voluptatem. .". princeps huius civitatis Phalereus Demetrius" ... "animi cultus ille erat ei quasi quidam humanitatis cibus. "
Sono certamente consapevole di quanto la conoscenza, sia vantaggiosa e non solo la bramosia di apprendere. Perché gli uomini, perseguitati dalla sventura, esclusi dalla possibilità di grandi imprese e mai artefici della loro esistenza, alla fine sono attratti dal piacere della conoscenza? Perciò è fondamentale capire che in tutto quello che viene appreso e conosciuto, c'è un'attrattiva che ci spinge ad imparare e a sapere. Ma taluni antichi filosofi immaginano quale sia nelle isole dei beati la vita futura dei saggi, che liberati da ogni pensiero, non avendo bisogno di nessuna cura o preparazione necessaria alla vita, ritengono che null'altro spetti loro di fare, se non di spendere tutto il loro tempo investigando ed imparando nel conoscere la natura. E inoltre noi constatiamo che non solo questo rappresenta il godimento di una vita appagata, ma anche un sollievo alle miserie umane. Per questo molti, quando sono nel potere dei nemici o dei tiranni, molti incarcerati, e molti banditi dalla patria, hanno alleviato il loro dolore con l'interesse per la cultura. E Falerio Demetrio, l'uomo più insigne di questa città, essendo stato ingiustamente esiliato dalla patria, si recò da Tolomeo, re di Alessandria (d'Egitto). Costui, eccellendo in questa stessa dottrina filosofica, alla quali ti invitiamo ad applicarti, ed essendo discepolo di Teofrasto, in quel periodo doloroso di inattività scrisse molte insigni opere non per una qualche sua utlità personale, della quale era stato privato, ma per quel culto dell'anima che rappresentava per lui, per così dire, veramente un cibo della cultura.
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Quorum princeps Socrates fuit, is qui omnium eruditorum testimonio totiusque iudicio Graeciae cum prudentia et acumine et venustate et subtilitate tum vero eloquentia, varietate, copia, quam se cumque in partem dedisset omnium fuit facile princeps cuius ingenium variosque sermones immortalitati scriptis suis Plato tradidit, cum ipse litteram Socrates nullam reliquisset. Hinc discidium illud exstitit quasi linguae atque cordis, absurdum sane et inutile et reprehendendum, ut alii nos sapere, alii dicere docerent. Nam cum essent plures orti fere a Socrate, quod ex illius variis et diversis et in omnem partem diffusis disputationibus alius aliud apprehenderat, proseminatae sunt quasi familiae dissentientes inter se et multum disiunctae et dispares, cum tamen omnes se philosophi Socraticos et dici vellent et esse arbitrarentur.
Tra loro era stato il migliore, luii che per testimonianza di tutti gli eruditi e ad opinione di tutta la Grecia con saggezza, acutezza, eleganza e sottigliezza, ed anche nell’eloquenza, nella varietà, nella quantità, era risultato facilmente il primo di tutti in qualunque campo del sapere egli si fosse dedicato Platone consegnò all’immortalità, con i suoi scritti, l’ingegno ed i suoi vari discorsi poiché Socrate stesso non aveva lasciato alcun (testo) scritto. Da qui si vede quella rottura, per così dire, di lingua e di cuore, veramente assurda, inutile e da criticare, che alcuni insegnano ad essere saggi, altri a parlare. Infatti, essendo discesa da Socrate una moltitudine, per il fatto che dalle sue discussioni varie e diverse e diffuse in ogni parte l’uno aveva preso una cosa, l’altro un’altra, vi sono disseminate quasi delle famiglie discordanti tra loro e molto divise e su livelli differenti; tuttavia tutti questi filosofi vogliono essere chiamati e considerati socratici.