Asia est regio tam optima ac fertilis, ubertate agrorum, varietate fructum, magnitudine pastionis, abundatia amnium rerum, ut facile omnibus terris antecellat. Hanc igitur provinciam vos moneo, Quirites, ut ita defendatis, si exoptatis retinere et belli utilitatem et pacis dignitatem, ut non solum calamitantem, sed etiam calamitatis metum a nobis removeatis. Nam cum incubat calamitas, tum mala ingravescunt; at in vectigalibus non solum adventus mali, sed etiam metus ipse malorum est causa calamitatis. Quare saepe totius anni fructus uno rumore periculi atque uno belli terrore amittimus. Quo igitur animo sunt homines, cum duo reges maximas copias agant ut in certamen descendant, cum una excursio equitatus brevi totius anni vectigal destruat?

L’Asia è una nazione tanto ottima e fertile, per ubertà di campi, varietà di frutti, vastità di pascolo, abbondanza di fiumi, che è superiore facilmente a tutte le terre. Vi rammento dunque che questa provincia, o Quiriti, come voi difendete, se desiderate ritenere e l’utilità della guerra e la dignità della pace, che non solo rimuoviate da noi la calamità, ma anche la paura della calamità. Infatti quando incombe la calamità, allora le disgrazie aumentano; ma non solo per l’entrate erariali l’arrivo del male, ma anche proprio il timore delle disgrazie è causa di calamità. Perciò spesso perdiamo i profitti di un intero anno per un solo sentore di guerra e di terrore. Di quale animo sono gli uomini, quando due re conducono immense truppe da scendere in gara, quando una sola piccola incursione della cavalleria distrugga l’entrata erariale di un anno intero?