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Facis iniuriam, Chrysogone, si maiorem spem emptionis tuae in huius exitio ponis quam in eis rebus quas L. Sulla gessit. Quod si tibi causa nulla est cur hunc miserum tanta calamitate adfici velis, si tibi omnia sua praeter animam tradidit nec sibi quicquam paternum ne monumenti quidem causa reservavit, per deos immortalis! quae ista tanta crudelitas est, quae tam fera immanisque natura? Quis umquam praedo fuit tam nefarius, quis pirata tam barbarus ut, cum integram praedam sine sanguine habere posset, cruenta spolia detrahere mallet? Scis hunc nihil habere, nihil audere, nihil posse, nihil umquam contra rem tuam cogitasse, et tamen oppugnas eum quem neque metuere potes neque odisse debes nec quicquam iam habere reliqui vides quod ei detrahere posset.
O Crisogono, rechi oltraggio se riponi, nella fine di costui, maggior speranza di (mantenere) il tuo acquisto piuttosto che nelle imprese compiute da L. Silla. Perchè se non hai alcun motivo di desiderare che questo misero venga rovinato da così grande disgrazia, se egli tutto ti ha consegnato tutto eccetto l'anima, mentre per sè non ha riservato alcunchè di quanto lasciatogli dal padre, neanche per ricordo; (causa + gen. ), per gli dèi immortali!, che immensa crudeltà mai questa, che indole di tanto immane ferocia? Quale sciacallo fu mai così tanto infame, quale pirata così tanto barbaro da preferire strappare un bottino macchiato del sangue, pur potendo conquistare intatta la preda, senza sangue? Ben sai che costui nulla possiede, e nulla osa o può, e nulla ha mai ordito contro di te; ciononostante, (tu) lo attacchi, mentre non puoi temerlo, né devi odiarlo e vedi bene che nulla gli è rimasto che NON si potrà più sottrarre
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Quis potest esse tam aversus a vero, tam praeceps, tam mente captus, qui neget haec omnia, quae videmus, praecipueque hanc urbem deorum inmortalium nutu ac potestate administrari? Etenim, cum esset ita responsum, caedes, ineendia, interitum rei publieae eomparari, et ea per cives, quae tum propter magnitudinem scelerum non nullis incredibilia videbantur, ea non modo cogitata a nefariis civibus, verum etiam suscepta esse sensistis. Illud vero nonne ita praesens est, ut nutu Iovis optimi maximi factum esse videatur, ut, cum hodierno die mane per forum meo iussu et coniurati et eorum indices in aedem Concordiae ducerentur, eo ipso tempore signum statueretur? Quo collocato atque ad vos sena tumque converso omnia et senatus et vos, quae erant contra salutem omnium cogitata, inlustrata et patefacta vidistis. Quo etiam maiore sunt isti odio supplicioque digni, qui non solum vestris domiciliis atque tectis sed etiam deorum templis atque delubris sunt funestos ac nefarios ignes inferre conati. Quibus ego si me restitisse dicam, nimium mihi sumam et non sim ferendus; ille, ille Iuppiter restitit; ille Capitolium, ille haec templa, ille cunctam urbem, ille vos omnis salvos esse voluit
Chi dunque può essere tanto lontano dal vero, tanto sconsiderato, tanto insensato da negare che tutto ciò che cade sotto la nostra vista e in particolare Roma siano governati dalla volontà, dalla potenza degli dèi immortali? Quando, infatti, si prediceva che venivano preparate stragi, incendi, la fine della repubblica, e questo per iniziativa di cittadini, ad alcuni tali crimini apparivano troppo grandi per essere credibili. Ma ora avete appurato che tali delitti sono stati non solo ideati da cittadini esecrabili, ma addirittura messi in opera! E non è un segno così evidente, da sembrare un'espressione della volontà di Giove Ottimo Massimo, il fatto che questa mattina, mentre i congiurati e i loro accusatori venivano tradotti al tempio della Concordia per il Foro, come avevo ordinato, in quel momento veniva posta la statua? Non appena è stata collocata e rivolta verso di voi e il Senato, avete visto che tutti gli intrighi orditi contro il bene della collettività sono stati scoperti e messi in luce. Ecco perché meritano ancor più l'odio e la morte questi individui che non solo hanno cercato di appiccare fiamme empie e funeste alle vostre case, alle vostre abitazioni, ma anche ai templi, ai santuari degli dèi. Se dicessi di averli fermati io, sarei presuntuoso, atteggiamento imperdonabile. È stato Giove a fermarli, lui solo! Giove ha voluto salvare il Campidoglio, i templi, la città intera, voi tutti!
La bellezza e la complessità del mondo ci inducono a credere nell'esistenza di una mente divina - Ci
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principio terra universa cernatur locata in media sede mundi, solida et globosa et undique ipsa in sese nutibus suis conglobata, vestita floribus, herbis, arboribus, frugibus, quorum omnium incredibilis multitudo insatiabili varietate distinguitur. Adde huc fontum gelidas perennitates, liquores perlucidos amnium, riparum vestitus viridissimos, speluncarum concavas altitudines, saxorum asperitates, inpendentium montium altitudines inmensitatesque camporum; adde etiam reconditas auri argentique venas infinitimamque vim marmoris. Quae vero et quam varia genera bestiarum vel cicurum vel ferarum, qui volucrium lapsus atque cantus, qui pecudum pastus, quae vita silvestrium. Quid iam de hominum genere dicam, qui quasi cultores terrae constituti non patiuntur eam nec inmanitate beluarum efferari nec stirpium asperitate vastari, quorumque operibus agri, insulae litoraque collucent distincta tectis et urbibus? Quae si, ut animis, sic oculis videre possemus, nemo cunctam intuens terram de divina ratione dubitaret.
E prima di tutto si guardi l’intera terra, collocata al centro dell’universo solida e a forma di sfera e riunita in se stessa da ogni parte secondo la sua volontà, vestita di fiori, erba, alberi, frutti, e l’incredibile quantità di tutte queste specie si distingue per un’inesauribile varietà. Aggiungi a ciò l’ininterrotto fluire delle gelide fonti, le acque trasparenti dei fiumi, i vestiti verdeggianti delle rive, le profondità concave delle grotte, la durezza dei sassi, l’altitudine dei monti sovrastanti e l’immensità dei campi; aggiungi anche i filoni nascosti d’oro e d’argento e l’infinita varietà delle pietre. Ma quale e quanta è la varietà nel mondo delle bestie siano esse domestiche o selvatiche! Di quali voli e di quali canti sono capaci gli uccelli, quali pascoli si offrono agli armenti, quale vita si agita nelle selve! E cosa dovrei dire, poi, riguardo al genere degli uomini che, posti quasi come amici della terra, non tollerano che quella sia resa selvaggia dalla ferocia delle belve né resa sterile dalla malignità delle male erbe, e grazie al loro lavoro i campi, i litorali e le isole risplendono ornati di tetti e di città. Se noi potessimo vedere tutto ciò con i nostri occhi così come possiamo vederlo con la nostra fantasia, nessuno dubiterebbe della ragione divina
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Quae cum ita sunt, quid est quod de eius civitate dubitetis, praesertim cum aliis quoque in civitatibus fuerit ascriptus? Etenim cum mediocribus multis et aut nulla aut humili aliqua arte praeditis gratuito civitatem in Graecia homines impertiebant, Reginos credo aut Locrensis aut Neapolitanos aut Tarentinos, quod scenicis artificibus largiri solebant, id huic summa ingeni praedito gloria noluisse! Quid? cum ceteri non modo post civitatem datam, sed etiam post legem Papiam aliquo modo in eorum municipiorum tabulas inrepserunt, hic, qui ne utitur quidem illis in quibus est scriptus, quod semper se Heracliensem esse voluit, reicietur?
E allora, visto che la situazione è questa, perché dovreste ancora mettere in dubbio la sua cittadinanza, dato che ottenne anche quella di altre località? Mentre in Grecia la si accordava a gente di scarso valore, a volte neppure dotata del minimo ingegno, è ovvio che gli abitanti di Reggio, Locri, Napoli e Taranto non abbiano rifiutato ad Archia, ricchissimo di talento, un beneficio concesso solitamente agli attori di teatro! Ci sono state poi persone che, non solo dopo l'estensione della cittadinanza agli Italici, ma anche in séguito alla legge Papia, sono riuscite a intrufolarsi con qualche espediente nei registri di quei municipi; Archia, invece, che non si serve neanche di quelli in cui è regolarmente iscritto e ci teneva a essere considerato cittadino di Eraclea, si vedrà da voi rifiutato?
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Nunc intellego, si iste, quo intendit, in Manliana castra pervenerit, neminem tam stultum fore, qui non videat coniurationem esse factam neminem tam improbum, qui non fateatur. Hoc autem uno interfecto intellego hanc rei publicae pestem paulisper reprimi, non in perpetuum comprimi posse. Quodsi se eiecerit secumque suos eduxerit et eodem ceteros undique collectos naufragos adgregarit, extinguetur atque delebitur non modo haec tam adulta rei publicae pestis, verum etiam stirps ac semen malorum omnium. Etenim iam diu, patres conscripti, in his periculis coniurationis insidiisque versamur, sed nescio quo pacto omnium scelerum ac veteris furoris et audaciae maturitas in nostri consulatus tempus erupit. Quodsi ex tanto latrocinio iste unus tolletur, videbimur fortasse ad breve quoddam tempus cura et metu esse relevati, periculum autem residebit et erit inclusum penitus in venis atque in visceribus rei publicae. Ut saepe homines aegri morbo gravi cum aestu febrique iactantur, si aquam gelidam biberunt, primo relevari videntur, deinde multo gravius vehementiusque adflictantur, sic hic morbus, qui est in re publica, relevatus istius poena vehementius reliquis vivis ingravescet.
Ma ora mi rendo conto che se questo (si parla di Catilina) raggiungerà l'accampamento di Manlio, dove intende dirigersi, nessuno sarà così stupido da non capire che è stata organizzata una congiura, nessuno sarà così disonesto da non ammetterlo. E se lui solo verrà ucciso, mi rendo conto che riusciremo a contenere questo flagello per un po', ma non a debellarlo per sempre. Se invece partirà, se si porterà dietro i suoi, se riunirà nella stessa località tutti gli altri disperati che ha raccolto da ogni dove, non solo verrà completamente estirpato il flagello che è tanto cresciuto nello Stato, ma pure la radice e il seme di ogni male. Da molto tempo, padri coscritti, siamo in balia dei pericoli e delle insidie della congiura, ma, non so come, il culmine di ogni scelleratezza, di antiche e folli ribellioni è stato raggiunto nel periodo del mio consolato. Se, di questa banda, soltanto lui verrà eliminato, forse per qualche tempo crederemo di esserci liberati dall'angoscia e dalla paura; ma il pericolo rimarrà, nascosto nelle vene e nelle viscere dello Stato. Come spesso i malati gravi, quando sono assaliti dalle vampate della febbre, credono di trovar ristoro bevendo acqua gelida, ma finiscono per aggravarsi, così la malattia che colpisce lo Stato sarà alleviata con la condanna di Catilina, ma si aggraverà se sarà concessa agli altri la vita.