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Sed omnes tum fere, qui nec extra urbem hanc vixerant neque eos aliqua barbaries domestica infuscaverat, recte loquebantur. sed hanc certe rem deteriorem vetustas fecit et Romae et in Graecia. confluxerunt enim et Athenas et in hanc urbem multi inquinate loquentes ex diversis locis. quo magis expurgandus est sermo et adhibenda tamquam obrussa ratio, quae mutari non potest, nec ute ndum pravissima consuetudinis regula.
Ma a quei tempi quasi tutti coloro che né avevano vissuto al di fuori di questa città, né alcuna rozzezza del proprio paese li aveva contaminati, parlavano rettamente. Ma certamente il tempo sia a Roma sia in Grecia fece peggiorare le cose. Infatti da diversi luoghi vennero sia ad Atene sia in questa città molti che si esprimevano in un linguaggio privo di purezza. Perciò si deve purificare maggiormente il discorso e si deve adoperare rigorosamente una regola, che non può essere modificata, e non bisogna servirsi della pessima norma dell’uso.
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Inizio: Non possum dissimulare, iudices; timeo ne C. Verres propter hanc eximiam virtutem in re militari omnia quae fecit impune fecerit. ... Fine: Eadem nunc ab illis defensionis ratio viaque temptatur, idem quaeritur.
Non posso nasconderlo, giudici: temo che Gaio Verre si sia assicurata l’impunità per tutti i misfatti che ha compiuto in forza del suo singolare valore in campo militare. Mi viene infatti in mente quanto peso e quanta influenza si valutò che avesse avuto, nel processo di Manio Aquilo, l’orazione di Marco Antonio; lui stesso, dotato com’era nell’oratoria non solo di abilità dialettica, ma anche di impeto, quando ormai la perorazione era quasi conclusa, afferrò Manio Aquilio, lo presentò alla vista di tutti e gli strappò la tunica dal petto, perché il popolo romano e i giudici vedessero le cicatrici ricevute in pieno petto; nello stesso tempo parlò diffusamente anche di quella ferita che egli aveva subito alla testa dal capo dei nemici e spinse coloro che dovevano pronunciare con fermezza la sentenza al punto di temere che quell’uomo, che la sorte aveva sottratto ai dardi dei nemici, visto che lui stesso non aveva avuto riguardo per la propria salvezza, sembrasse esser stato salvato non per avere la lode del popolo romano ma per essere esposto alla crudeltà dei giudici. Ora viene tentata da loro la stessa strategia di difesa, si cerca lo stesso risultato.
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Cleombrotum Ambraciotam ferunt se ex altissimo praecipitasse muro, non quo acerbitatis accepisset aliquid, sed, ut video scriptum apud Graecos, cum summi philosophi Platonis graviter et ornate scriptum librum de morte legisset, in quo, ut opinor, Socrates illo ipso die quo erat ei moriendum permulta disputat, hanc esse mortem quam nos vitam putaremus, cum corpore animus tamquam carcere saeptus teneretur, vitam autem esse eam cum idem animus vinclis corporis liberatus in eum se locum unde esset ortus rettulisset. Num igitur ista tua Sarda Pythagoram aut Platonem norat aut legerat? qui tamen ipsi mortem ita laudant ut fugere vitam vetent atque id contra foedus fieri dicant legemque naturae. Aliam quidem causam mortis voluntariae nullam profecto iustam reperietis. Atque hoc ille vidit; nam iecit quodam loco vita illam mulierem spoliari quam pudicitia maluisse. Sed refugit statim nec de pudicitia plura dixit veritus, credo, ne quem inridendi nobis daret et iocandi locum. Constat enim illam cum deformitate summa fuisse, tum etiam senectute. Qua re quae potest, quamvis salsa ista Sarda fuerit, ulla libidinis aut amoris esse suspicio?
Si racconta che Cleombroto di Ambracia si fosse gettato da un muro altissimo non perché avesse subito una disgrazia ma perchè, per come lo vedo scritto presso i greci, avesse letto un libro del filosofo Platone scritto molto eloquentemente e elegantemente sulla morte. nel quale come suppongo, Socrate era in quello stesso giorno in cui doveva morire e dove sosteneva molto a lungo, che questa è la morte che noi immaginiamo essere la vita quando l'anima viene tenuto rinchiuso nel corpo come in una prigione e che la vita quando la stessa anima, essendo stata liberata dai vincoli del corpo, vola di nuovo a quel luogo da cui ha avuto origine. Aveva letto o conosciuto dunque quella tua (donna) Sarda Pitagora o Platone? Questi stessi tuttavia lodano la morte così da impedire la vita ( lodano la morte con quelle limitazioni che vietano il nostro volo dalla vita ) e dicono che sia contro la legge della natura. E non sarete in grado di trovare qualsiasi causa di morte volontaria (qualsiasi causa che possa giustificare una morte volontaria) E anche quello (il pubblico ministero) lo ha visto, infatti ha detto (insinuato) che quella donna preferì privarsi della vita che della sua castità. Ma non parlò più della pudicizia, disse di rispettarla con più parole, credo, per non darci qualche opportunità per scherzare e ridere. Era infatti evidente che ella fosse molto brutta e anche molto vecchia. Per questo motivo quanto può esserci stato sospetto di alcuna libidine o di amore per questa Sarda?
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Cn. autem Lentulus multo maiorem opinionem dicendi actione faciebat quam quanta in eo facultas erat; qui cum esset nec peracutus, quamquam et ex facie et ex voltu videbatur, nec abundans verbis, etsi fallebat in eo ipso, sic intervallis, exclamationibus, voce suavi et canora, admirando inridebat, calebat in agendo, ut ea quae deerant non desiderarentur. Ita tamquam Curio copia nonnulla verborum, nullo alio bono, tenuit oratorum locum: sic Lentulus ceterarum virtutum dicendi mediocritatem actione occultavit, in qua excellens fuit. Nec multo secus P. Lentulus, cuius et excogitandi et loquendi tarditatem tegebat formae dignitas, corporis motus plenus et artis et venustatis, vocis et suavitas et magnitudo. Sic in hoc nihil praeter actionem fuit, cetera etiam minora quam in superiore.
Ma Cn. Lentulo guadagnava una reputazione di gran lunga superiore nel pronunciare un discorso di quanto erano in lui le effettive possibilità; e costui, pur non essendo dotato di molta sagacia, tuttavia sembrava evidenziarla sia attraverso la fisionomia che con l'espressione del suo volto, e pur esprimendosi con un'eloquio poco abbondante, sebbene anche in questo (stesso) riuscisse a passare inosservato, con le pause, le frasi esclamative, con voce gradevole ed armoniosa, era così abile e degno di ammirazione nel simulare e aveva tanto calore nell'azione, da non far sentire la mancanza delle qualità che non possedeva. Pertanto, come Curione tenne un posto tra gli oratori solo per una certa ricchezza di elocuzione, e per nessun altro pregio, così Lentulo grazie all'azione, nella quale fu eccellente, occultò la mediocrità delle altre sue qualità oratorie. Più o meno lo stesso si può dire di Publio Lentulo, il cui aspetto distinto, le movenze piene di arte e di grazia, la voce dolce e possente riuscivano a nascondere la scarsa prontezza nell'escogitare gli argomenti come nel parlare. Così in costui non vi fu niente all'infuori dell'azione; per tutto il resto era inferiore anche al precedente.
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Inizio: Incidunt multae saepe causae, quae conturbent animos utilitatis specie..." Fine: "... et tamen muri causam opposuit, speciem honestatis nec probabilem nec sane idoneam. " da Cicerone
Si presentano spesso molte cause che turbano l'animo con l'apparenza dell'utile, non quando ci si chiede se si debba abbandonare l'onestà per le dimensioni dell'utilità - giacché questo è disonesto -, ma se si possa compiere in modo non disonesto ciò che sembra utile. Quando Bruto destituiva dalla sua carica il collega Collatino, poteva sembrare che, cosi facendo, si comportasse ingiustamente, perché egli, al periodo della cacciata della monarchia, era stato compagno di disegni e aiutante di Bruto. Ma poiché i capi presero la decisione di eliminare i parenti del Superbo e persino il nome dei Tarquini insieme al ricordo dei regno, quello che era utile, cioè il provvedere al bene della patria, era anche onesto, sì che Collatino stesso doveva approvarlo. E così l'utilità prevalse per la sua onestà, in assenza della quale non sarebbe stata possibile l'esistenza della utilità stessa. Ma nel caso del re fondatore della città la cosa and? diversamente; il suo animo fu spinto dall'apparenza dell'utile: poich? gli era sembrato pi? utile regnare da solo piuttosto che con un altro, uccise il fratello. Egli mise da parte affetto ed umanit?, per poter conseguire quanto sembrava utile e non lo era, e tuttavia tir? in ballo il pretesto del muro, un'apparenza d'onest? n? approvabile né abbastanza idonea.