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Inizio: Ita sentio et saepe disserui, Latinam linguam non modo non inopem, Fine: iudicabit nulla ad legendum his esse potiora.
Io la penso così e così ho affermato frequentemente, che la lingua latina non solo non è inespressiva, come comunemente si pensa, ma è anche più feconda di quella greca. Quando, in effetti, è mancato a noi, o per meglio dire ai buoni oratori o poeti, alcun ornamento per un discorso facondo ed elegante, per lo meno dopo che ci fu qualcuno da imitare? Io, senza dubbio, poiché non mi sembra di aver abbandonato con le attività forensi, le fatiche ed i pericoli, il compito di difesa, al quale sono stato preposto dal popolo romano, devo certamente sforzarmi, per quanto è in mio potere, anche in questo, affinché i miei concittadini siano più edotti sulla mia attività, passione, e fatica, e non essere tanto in contraddizione con coloro, i quali preferiscono leggere in lingua greca, purché leggano proprio quella, e non fingano di farlo, ed essere utile a coloro che o vogliano usufruire di entrambe (greca e latina) le lingue o, se hanno cognizione della propria, non siano per nulla interessati quell'altra. Ma quelli i quali si augurano che io tratti su altre materie, devono essere più obiettivi, dato che ho scritto molto, così che nessuno tra gli altri scrittori ha fatto meglio di me e, forse scriverò di più, se la vita sarà sufficiente; e tuttavia, chiunque vorrà applicarsi a leggere i miei libri di filosofia, troverà che non vi è altra lettura dalla quale sia possibile ricavare maggiore soddisfazione.
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I siciliani chiedono aiuto a Cicerone contro Verre
Inizio: Cum quaestor in Sicilia fuissem, iudices, Fine: aspernarer quos me incolumi nemini supplices esse oporteret.
Dopo essere stato, o giudici, questore in Sicilia, essendo partito da quella provincia tale da lasciare a tutti i Siciliani un ricordo piacevole e duraturo della mia questura e del mio nome, è accaduto che (i Siciliani) pensassero che la protezione massima dei loro interessi fosse fondata non solo, nei numerosi antichi patroni, ma anche, in qulche modo, nella mia persona. Per questo ora, essendo oggetto di saccheggi e vezzazioni, spesso sono venuti da me in modo ufficiale, perché m'incaricassi del procersso e della difesa di tutti i loro interessi. Asserivano che spesso io avevo promesso, e avevo fatto intendere, se si fosse presentata l'occasione, ovvero nel momento in cui cercassero da parte mia un aiuto, io non avrei mancato (ai loro interessi) di occuparmi dei loro interessi. Sostenevano che era arrivato il momento per me non già di difendere i loro interessi, ma la vita e la salvezza di tutta la provincia. ; e che loro stessi ormai non avevano neppure gli dei nelle loro città, presso i quali rifugiarsi, dato che C. Verre aveva depredato dai santissimi templi le loro venerabilissime statue; che essi avevano sopportato per tre anni, sotto il governo di lui solo da pretore, tutte quelle azioni che avrebbe potuto produrre la smodatezza nelle infamie, la crudeltà nei supplizi, l'avidità nelle ruberie, la superbia negli oltraggi; (dicevano) che mi pregavano, anzi mi scongiuravano che io non respingessi le loro suppliche, loro che supplici non si sarebbero mai permessi di esserlo con nessun (altro), finché io fossi in vita.
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Inizio: Non ita multis ante annis aiunt T. Caelium quendam Terracinensem, Fine: sed ne spirare quidem sine metu possunt.
Affermano che non tanti anni prima un certo T. Celio Terracinese, uomo piuttosto noto, quando era andato a cenare giacendo nella stessa camera da pranzo con i due figli adolescenti, la mattina fu trovato sgozzato. Poiché non si era trovato né qualche schiavo né un figlio al quale poter attribuire quella colpa, e i due figli di tale età che giacevano vicino dicevano di non aver sentito nulla, i nomi dei figli furono denunciati con l'accusa di parricidio. Cosa poteva essere tanto sospetto? Che nessuno dei due avesse sentito? 0 che qualcuno avesse osato introdursi in quella camera da pranzo specialmente in quel momento nel quale essendoci anche i due figli adolescenti essi avrebbero potuto facilmente e sentire e accorrere in difesa? D'altra parte non c'era nessuno contro il quale potesse convergere quel sospetto. Tuttavia essendo stato chiaro per i giudici che essi erano stati trovati dormienti con la porta aperta, gli adolescenti furono assolti nel giudizio e liberati da ogni sospetto. Nessuno infatti riteneva che ci fosse qualcuno che, avendo insozzato ogni legge umana e divina con un crimine nefando, avrebbe potuto subito prendere sonno, per il fatto che coloro che hanno commesso un delitto così mostruoso non possono non solo dormire senza problemi ma neppure respirare senza paura.
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Est enim quod tam optundat elevetque aegritudinem quam perpetua in omni vita cogitatio nihil esse quod non accidere possit, quam meditatio condicionis humanae, quam vitae lex. Neque enim, qui rerum naturam, qui vitae varietatem, qui inbecillitatem generis humani cogitat, maeret, cum haec cogitat, sed tum vel maxime sapientiae fungitur munere; utrumque enim consequitur, ut et considerandis rebus humanis proprio philosophiae fruatur officio et adversis casibus triplici consolatione sanetur, primum quod posse accidere diu cogitavit, deinde quod humana humane ferenda intellegit, postremo quod videt malum nullum esse nisi culpam, culpam autem nullam esse, cum id, quod ab homine non potuerit praestari, evenerit.
Non vi è infatti nulla che tanto allevi e cancelli la tristezza, quanto il continuo pensiero durante tutta la vita che non c’è nulla che non possa accadere, la meditazione della condizione umana, la legge della vita. Né infatti chi pensa alla natura delle cose, alla varietà della vita, all'impotenza del genere umano, si rattrista quando pensa a queste cose, ma soprattutto in quel momento esercita il dono della sapienza; conseguono, infatti, entrambe queste cose: che nel considerare le cose umane si serva della peculiare funzione della filosofia, e che nelle situazioni avverse gli sia risanata la tranquillità da un triplice conforto, in primo luogo poiché ha riflettuto a lungo che sarebbe potuto accadere, , quindi poiché capisce che le cose umane vanno sopportate con la ragionevolezza che è propria degli uomini, infine poiché vede che il male altro non è che la colpa, ma che la colpa non c'è, allorché sia avvenuto ciò che l'uomo non ha potuto vincere.
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Non possum dissimulare, iudices; timeo ne C. Verres propter hanc eximiam virtutem in re militari omnia quae fecit impune fecerit. Venit enim mihi in mentem in iudicio Mani Aquili quantum auctoritatis, quantum momenti oratio M. Antoni habuisse existimata sit; qui, ut erat in dicendo non solum sapiens sed etiam fortis, causa prope perorata ipse arripuit Manium Aquilium constituitque in conspectu omnium tunicamque eius a pectore abscidit, ut cicatrices populus Romanus iudicesque aspicerent adverso corpore exceptas; simul et de illo vulnere quod ille in capite ab hostium duce acceperat multa dixit, eoque adduxit eos qui erant iudicaturi vehementer ut vererentur ne, quem virum fortuna ex hostium telis eripuisset, cum sibi ipse non pepercisset, hic non ad populi Romani laudem sed ad iudicum crudelitatem videretur esse servatus. Eadem nunc ab illis defensionis ratio viaque temptatur, idem quaeritur. Sit fur, sit sacrilegus, sit flagitiorum omnium vitiorumque princeps; at est bonus imperator, at felix et ad dubia rei publicae tempora reservandus. Non agam summo iure tecum, non dicam, id quod debeam forsitan obtinere, cum iudicium certa lege sit, non quid in re militari fortiter feceris, sed quem ad modum manus ab alienis pecuniis abstinueris abs te doceri oportere; non, inquam, sic agam, sed ita quaeram, quem ad modum te velle intellego, quae tua opera et quanta fuerit in bello.
Non posso nasconderlo, giudici: temo che Gaio Verre si sia assicurata l’impunità per tutti i misfatti che ha compiuto in forza del suo singolare valore in campo militare. Mi viene infatti in mente quanto peso e quanta influenza si valutò che avesse avuto, nel processo di Manio Aquilo, l’orazione di Marco Antonio; lui stesso, dotato com’era nell’oratoria non solo di abilità dialettica, ma anche di impeto, quando ormai la perorazione era quasi conclusa, afferrò Manio Aquilio, lo presentò alla vista di tutti e gli strappò la tunica dal petto, perché il popolo romano e i giudici vedessero le cicatrici ricevute in pieno petto; nello stesso tempo parlò diffusamente anche di quella ferita che egli aveva subito alla testa dal capo dei nemici e spinse coloro che dovevano pronunciare con fermezza la sentenza al punto di temere che quell’uomo, che la sorte aveva sottratto ai dardi dei nemici, visto che lui stesso non aveva avuto riguardo per la propria salvezza, sembrasse esser stato salvato non per avere la lode del popolo romano ma per essere esposto alla crudeltà dei giudici. Ora viene tentata da loro la stessa strategia di difesa, si cerca lo stesso risultato. Sia pure un ladro, un empio, il principe di tutte le scelleratezze e vizi; ma almeno è un buon generale, ma è di successo e da tener caro per le situazioni pericolose per la sicurezza dello stato. Non procederò con te secondo regole rigorose, non dirò, punto che forse dovrei tener fermo, dal momento che l’accusa si basa su una legge precisa, (non dirò) che bisogna che da te sia spiegato che cosa tu abbia compiuto coraggiosamente in campo militare, ma come tu abbia tenuto le mani lontane dai beni altrui; ripeto, non agirò in tal modo, ma chiederò questo, come intuisco che tu vuoi, di che tipo e quanto rilevante sia stata la tua opera in guerra.