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Qua re quis tandem me reprehendat, aut quis mihi iure suscenseat, si, quantum ceteris ad suas res obeundas, quantum ad festos dies ludorum celebrandos, quantum ad alias voluptates et ad ipsam requiem animi et corporis conceditur temporum, quantum alii tribuunt tempestivis conviviis, quantum denique alveolo, quantum pilae, tantum mihi egomet ad haec studia recolenda sumpsero? Atque hoc ideo mihi concedendum est magis, quod ex his studiis haec quoque crescit oratio et facultas; quae, quantacumque in me est, numquam amicorum periculis defuit. Quae si cui levior videtur, illa quidem certe, quae summa sunt, ex quo fonte hauriam sentio. Nam nisi multorum praeceptis multisque litteris mihi ab adulescentia suasissem, nihil esse in vita magno opere expetendum nisi laudem atque honestatem, in ea autem persequenda omnis cruciatus corporis, omnia pericula mortis atque exsili parvi esse ducenda, numquam me pro salute vestra in tot ac tantas dimicationes atque in hos profligatorum hominum cotidianos impetus obiecissem. Sed pleni omnes sunt libri, plenae sapientium voces, plena exemplorum vetustas: quae iacerent in tenebris omnia, nisi litterarum lumen accederet.
Nessuno, quindi, potrà rimproverarmi o prendersela a ragione con me, se il tempo che alcuni utilizzano per sbrigare i loro affari, per celebrare nel circo i giorni di festa, o semplicemente per divertirsi e riposare corpo e mente o che altri dedicano a interminabili banchetti, al tavolo da gioco alla palla, io lo spendo per ampliare i miei studi. E a maggior ragione me lo si deve concedere: infatti, grazie a questi studi, cresce la mia padronanza di linguaggio che, grande o piccola non importa, non è mai mancata agli amici in difficoltà. Qualcuno, forse, può giudicarla cosa di scarsa importanza: ma io so che è importantissirna e so da quale fonte attingerla. Se fin dall'adolescenza, grazie all'insegnamento di numerosi maestri e ad approfonditi studi, non mi fossi persuaso che nella vita nulla si deve desiderare con forza, quasi fosse un dovere, tranne la fama e la virtù, e che per ottenerle si deve essere disposti a tenere in poco conto tutti i tormenti fisici, la morte e l'esilio, non mi sarei mai esposto per la vostra salvezza a tante gravose contese e agli attacchi quotidiani di gente senza scrupoli. Ma di questi ragionamenti sono zeppi i libri, i discorsi degli uomini di buon senso e gli esempi antichi: ma sarebbero tutte cose immerse nelle tenebre più fitte, se non fosse la letteratura a illuminarle
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Ego magnum in re publica versari furorem et nova quaedam misceri et concitari mala iam pridem videbam, sed hanc tantam, tam exitiosam haberi coniurationem a civibus numquam putavi. Nunc quicquid est, quocumque vestrae mentes inclinant atque sententiae, statuendum vobis ante noctem est.
Già da tempo vedevo che nello Stato si agitavano ampi fermenti, si andavano preparando rivolte e covavano sciagure. Ma che fossero dei cittadini a tramare una congiura così estesa, così esiziale, non l'avrei mai creduto! Ora, qualunque cosa accada, qualunque sia l'orientamento del vostro pensiero e del vostro giudizio, dovete decidere prima di notte.
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Cicerone difende Caelio
Autore: Cicerone
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Ac mihi quidem videtur, iudices, hic introitus defensionis adulescentiae M. Caeli maxime convenire, ut ad ea, quae accusatores deformandi huius causa, detrahendae spoliandaeque dignitatis gratia dixerunt, primum respondeam. Obiectus est pater varie, quod aut parum splendidus ipse aut parum pie tractatus a filio diceretur. De dignitate M. Caelius notis ac maioribus natu et sine mea oratione et tacitus facile ipse respondet; quibus autem propter senectutem, quod iam diu minus in foro nobiscumque versatur, non aeque est cognitus, ii sic habeant, quaecumque in equite Romano dignitas esse possit, quae certe potest esse maxima, eam semper in M. Caelio habitam esse summam hodieque haberi non solum a suis, sed etiam ab omnibus, quibus potuerit aliqua de causa esse notus.
lo penso, o giudici, che sopra ogni altra cosa convenga alla giovane età di Marco Celio che io dia inizio alla mia difesa col rispondere anzitutto a quanto i suoi accusatori dissero per deformarne la fisionomia, per ottenere di ridurne a poco o nulla le buone qualità. Gli fu, sotto diversa luce, rinfacciato il padre suo: o perché troppo poco generoso, o perché con troppo scarso rispetto trattato dal figlio. Quanto alla sua signorilità, risponde agevolmente da sé Marco Celio padre, senza bisogno di parole mie o sue, di fronte a tanti, e vecchi, che ben lo conoscono. Quelli, poi, che poco lo conoscano, a causa della sua età avanzata che gli consente di frequentare solo raramente con noi il foro, questo sappiano: che tutto il decoro che può esserci in un cavaliere romano (e non può che essercene al massimo grado), sempre in lui ci fu; e tale non è soltanto il giudizio d'oggi dei suoi, ma sempre lo fu di chiunque, per qualsiasi ragione, lo abbia avvicinato.
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Cicerone Attico sal. Terenzia tibi et saepe et maximas agit gratias. Id est mihi gratissimum. Ego vivo miserrimus et maximo dolore conficior. Ad te quid scribam nescio. Si enim es Romae, iam me adsequi non potes; sin es in via, cum eris me adsecutus, coram agemus quae erunt agenda. Tantum te oro ut, quoniam me ipsum sempre amasti, ut eodem amore sis; ego enim idem sum. Inimici mei mea mihi, non me ipsum ademerunt. Cura ut valeas. Data VIII Id. Apr. Thuri.
Cicerone saluta Attico. Terenzia ti ringrazia spesso e moltissimo. Questo mi è graditissimo. Vivo molto infelicemente e sono tormentato da acuta sofferenza. Non so cosa scriverti. Se infatti sei a Roma, ormai non puoi raggiungermi; invece se sei in viaggio, quando mi raggiungerai, faremo insieme quel che si dovrà compiere. Soltanto ti prego, poiché mi hai sempre voluto bene, di avere lo stesso affetto (di essere nella stessa disposizione d’animo); io infatti sono lo stesso. I miei nemici mi hanno tolto le mie (cose), non me stesso. Abbi cura della tua salute/cerca di star bene. Consegnata al messaggero.
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Nunc, causa, patres, quae sit videtis: Primum mihi videtur de genere belli, deinde de magnitudine, tum de imperatore deligendo esse dicendum. Genus est eius belli, quod maxime vestros animos excitare atque inflammare ad persequendi studium debeat. In quo agitur populi Romani gloria, quae vobis a maioribus cum magna in omnibus rebus tum summa in re militari tradita est; agitur salus sociorum et amicorum, pro qua multa maiores vestri magna et gravia bella gesserunt; aguntur certissima populi Romani vectigalia et maxima, quibus amissis et pacis ornamenta et subsidia belli requiretis; aguntur bona multorum civium, quibus est a vobis et ipsorum causa et rei publicae consulendum.
Vedete o padri quale sia la causa: a me sembra che in primo luogo occorra parlare del tipo di guerra, quindi della sua importanza, e poi del comandante da scegliere. La natura della guerra è tale da stimolare ed infiammare necessariamente i vostri animi a intraprenderla con passione; in essa sono in gioco la gloria del popolo romano, quella che i vostri antenati vi hanno affidato, grande in ogni campo, ma grandissima nelle attività militari; si aggiunga la sicurezza degli alleati e degli amici, in difesa dei quali i vostri antenati sostennero guerre impegnative e faticose; inoltre, si aggiungano le entrate più certesi e più cospicue del popolo romano, la cui perdita vi porterebbe a cercare nuove risorse in periodo di pace e nuove fonti di sostegno in guerra; infine, si aggiunga che sono in ballo le sostanze di molti cittadini, di cui dovete preoccuparvi, sia nel loro interesse come nell'interesse dello stesso Stato.