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Dopo Romolo regna Numa Pompilio. Numa non fa nessuna guerra, ma dà ai Romani, che a causa delle continue guerre erano considerati semibarbari, buone leggi, divide l'anno in dieci mesi, e costruisce molti templi. A Numa succede Tullo Ostilio, che muove guerra agli Albani e sconfigge in battaglia altri popoli confinanti; annette a Roma il colle Celio. Dopo Tullio, raccoglie il potere Anco Marcio, nipote di Numa. Sconfigge e sottomette i Latini, aggiunge alla città l'Aventino e il Gianicolo; fonda Ostia presso la foce del fiume Tevere. Poi riceve il regno Tarquinio Prisco. Raddoppia il numero dei senatori, costruisce un Circo, istituisce i giochi Romani; sconfigge i Sabini e aggiunge al territorio di Roma molti campi dei Sabini. Costruisce le mura e le fognature, incomincia il grande tempio sul Campidoglio. Nel trentesimo anno di regno viene ucciso dai figli di Anco Marcio.
Tum Scipio, cum castrorum munimenta perfecisset atque naves in portu instruxisset ut Carthaginem Nov
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A quel punto Scipione, dopo che ebbe portato a compimento le fortificazioni dell'accampamento, ed ebbe schierato le navi nel porto, allo scopo di assediare Cartagho Nova sia dalla terraferma sia dal mare, convocò un'assemblea dei soldati, e, allo scopo di mostrare anche ai soldati la ragione per la quale egli desiderava impadronirsi di quella città, parlò in questa maniera: O soldati, voi siete qui, allo scopo di cacciare i Cartaginesi dall'intera Spagna, e non di certo per conquistare un'unica città. Perciò, di fatto attaccherete le mura di un'unica città, ma, in un'unica città, avrete conquistato la Spagna intera. Qui sono gli ostaggi dei nobili re della Spagna, i quali, quando saranno nelle vostre mani, consegneranno immediatamente sotto la vostra sovranità tutte quelle cose che attualmente si trovano sotto il controllo dei Cartaginesi. Qui si trova tutto il denaro dei nemici, senza il quale quelli non possono combattere la guerra, poiché hanno eserciti mercenari; per giunta, questo denaro sarà per noi di grande utilità, per accattivarci le simpatie dei barbari. Qui si trovano le macchine da guerra e le armi dei nemici, le quali, riforniranno voi di tutte le cose necessarie ai fini della guerra, e contemporaneamente lasceranno i nemici privi. Per giunta ci impadroniremo di una città non soltanto bella e ricca, ma per di più provvista di un porto tanto vantaggioso, che per di là possiamo far arrivare tutte le cose necessarie per la guerra. Qui c'è il loro granaio, il loro tesoro e il loro arsenale; la strada dall'Africa a qui è diritta; da qui l'Africa incombe su tutta la Spagna.
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Un asino e un mulo, appesantiti dai carichi, avanzavano insieme in una strada impervia; uno portava delle ceste con denaro, l'altro, molti sacchi pieni di orzo. L'asino con il collo agitava un sonaglio e avanzava svelto e spavaldo, il mulo al contrario procedeva stanco e mite. All'improvviso dei briganti si dirigono verso le bestie, con un pugnale feriscono l'asino, afferrano le ceste con il denaro e tralasciano il mulo e i sacchi pieni di orzo. Derubato del prezioso carico, lo spavaldo asino piangeva, allora il mite mulo disse: "Io certamente mi rallegro: infatti vengo disprezzato, ma ho ancora i miei sacchi e non sono stato ferito". La storiella insegna questo: le grandi ricchezze spesso suscitano l'avidità altrui e sono causa di molte preoccupazioni.
Vilicus bona diligentia utatur, sua servet diligenter alienis rebus manum abstineat; litibus superse
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Che il fattore faccia uso di una saggia diligenza, conservi diligentemente le proprie cose, trattenga la mano dalle cose altrui; lasci stare i litigi; non sia un bighellone, sia sempre sobrio. Che non rubi il raccolto, che curi tutto il lavoro agricolo. Che si alzi per primo dal letto, che vada a dormire per ultimo. Che non ari la terra arida: infatti, qualora la arasse, spargerebbe i semi invano. Che porti a compimento ogni lavoro al momento opportuno; infatti l'agricoltura è così: se il fattore facesse una singola cosa troppo tardi, porterebbe a compimento in ritardo anche tutti gli altri lavori. Che curi i buoi con grande diligenza; se le lettiere verranno a mancare, egli dovrà raccogliere fogliame di leccio e dovrà stenderlo sotto alle pecore e ai buoi. Che tagli il fogliame del pioppo, dell'olmo e della quercia durante la stagione estiva: se non lo tagliasse per tempo, durante l'autunno e l'inverno agli animali mancherebbero le lettiere. Dopo la pioggia dell'autunno dovrà seminare la rapa, il foraggio e il lupino.
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A Roma venivano venerate molte dee: tra tutte, erano molto famose, Diana, Minerva e Vesta. Diana, figlia di Giove e Latona, era considerata la regina dei boschi e degli animali selvatici; il coraggio di Diana era grande: infatti andava a caccia nei boschi e uccideva gli animali selvatici. Minerva, figlia di Giove e di Giunone, era la dea non soltanto della saggezza, ma anche delle battaglie: per questo combatteva spesso con Marte. Vesta, dea della vita domestica, veniva invocata e venerata dalle matrone e dalle fanciulle. Diana, Minerva e Vesta venivano venerate anche in Grecia, ma con un nome diverso: infatti Diana veniva chiamata Artemide, Minerva veniva chiamata Atena, e Vesta (veniva chiamata) Estia. Ad Atene e a Roma venivano venerate anche le Muse, le dee delle arti, poiché le Muse ispiravano i poeti e i poeti potevano celebrare l'illustre storia e le grandi vittorie della Grecia e di Roma.