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Admodum pauci reges dominatum imperio tenuerunt; inter haud plurimos excellentissimi fuerunt Persarum reges Cyrus et Darius: privati enim summa virtute regnum occupaverunt. Prior apud Massagetas in proelio cecidit, Darius extrema senectute supremum spiritum effudit. Ex Persis regibus praeclari quoque fuerunt Xerses, Artaxerxes Macrochir et Artaxerxes Mnemon. Xerxes maxime est illustris: nam maximis post hominum memoriam exercitibus terra marique bellum infestissimum movit contra Graeciam. At Macrochir maximam habet laudem amplissimae pulcherrimaeque corporis formae et mirificentissimae atque paene incredibilis virtutis belli: namque Persarum omnium manu fuit fortissimus. Mnemon autem maxima iustitiae fama floruit.
Traduzione n. 1
Pochi re esercitarono col comando il dominio: fra i pochi i più eccellenti furono i re dei Persiani Ciro e Dario; da privati cittadini, infatti, con sommo valore si impadronirono del regno. Il primo cadde in battaglia presso i Massageti, Dario in età avanzata esalò l'ultimo respiro. Fra i re persiani assai illustri furono pure Serse, Artaserse Macrochiro e Artaserse Mnemone. Serse fu assai celebre: infatti coi più grandi eserciti a memoria d'uomo intraprese per terra e per mare una guerra assai accanita contro la Grecia. Ma Macrochiro ha grandissima fama per l'eccezionale e splendida prestanza fisica e per lo straordinario e quasi incredibile valore in guerra: e fu infatti, per tempra, il più forte di tutti i Persiani. Mnemone, poi, brillò di grandissima fama di giustizia.
Versione n. 2 dal libro Expedite
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Cicerone attacca in senato Catilina Cicerone - versione latino Nuovo comprendere e tradurre
Inizio: "Omnibus notum est ciceronem, maximum Romanorum oratorem, acerrimum rei publicae defensorem fuisse. "
Fine: ". ., hostis appelleris et morte, non exsilio afficiaris. "
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Cum praetor derexisset ad terram proras, quindecim ferme naves circa Myonnesum - promunturium inter insulas Teum Samumque est - apparuerunt, quas primo ex classe sociorum esse arbitratus est. Apparuit deinde piraticos celoces lembos esse. Maritimam oram Chiorum depopulati, cum omnis generis praeda revertentes, postquam viderunt ex alto mari classem nostram, in fugam verterunt. Celeritate *** naves nostras superabant et propiores terrae erant. Itaque, priusquam appropinquaremus, Myonnesum perfugerunt. Hoc promunturium est collis in acutum cacumen a fundo satis lato fastigatus: a continenti artae semitae aditum habet, a mari exesae fluctibus rupes claudunt. Circa has naves nostrae appropinquare non ausae sunt ne sub ictu piratarum superstantium rupibus essent. Sic frustra diem triverunt. Tandem sub noctem vano incepto abstiterunt et Teum postero die concesserunt
Avendo il pretore diretto verso terra verso le prue, apparvero all'incirca quindici navi presso Mionneso - è un promontorio tra le isole di Teo e l'isola di Samo - le quali in un primo tempo pensò appartenessero alla flotta degli alleati. Fu chiaro dopo che erano i brigantini e i battelli dei pirati. Devastato il litorale di Chio, ritornando con ogni genere di bottino, dopo che videro dall’alto mare la nostra flotta, fuggirono. Superavano in velocità***le nostre navi ed erano più vicini alla terra. Così, senza senza lasciarci il tempo di avvicinarci, fuggirono verso Mionneso. Questo promontorio è un colle che termina in una punta aguzza da una base abbastanza larga: ha un accesso dalla terraferma da un sentiero stretto, delle rupi consumate dalle onde lo rendono inaccessibile dal mare. Le nostre navi non osarono avvicinarsi a queste per non essere sotto il tiro dei pirati che stavano sopra sulle rupi. Così trascorsero il giorno invano. Finalmente di notte si allontanarono con vano proposito e il giorno dopo abbandonarono Teo.
*** ablativo di limitazione
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Apud Romanos primi poetae Livius Andronicus et Cnaeus sunt. Livius Odysseam Homeri ex lingua graeca in linguam latinam transfert et tragoedias componit; Naevius de Romanorum bello cum Poenis versibus narrat ac tragoedias et comoedias scribit. Post paucos annos florent ingenia Ennii et Plauti: ab Ennio viri gestaque Romanorum celebrantur, Plautus comoediis suis, facentiarum plenis, Romanos delectat. Postea multi et magni poetae litteras Latinas illustrant, sed summa gloria Vergilio et Horatio tribuitur. Etiamo nunc eorum libros non solum discipuli diligenter legunt sed etiamo viri docti cognoscunt. Vergilius arduam sed serenam agricolarum vitam laudat et Aeneam, virum Troianum, deae Veneris filium, populi Romani progenitorem, celebrat. Horatius laeta convivia cum amicis et placida otia cum libris canit, humana vitia lepide reprehendit
Traduzione
I primi poeti presso i romani sono Livio Andronico e Gneo Nevio. Livio traduce l'odissea di Omero dalla lingua greca a quella latina e compone le tragedie. Nevio narra in poesia delle battaglie romane contro i cartaginesi e scrive le tragedie e la commedia. Dop pochi anni favoriscono l'ingegno di ennio e di plato: le imprese degli uomini romani sono celebrate da Ennio, Plato con le sue commedie, piene di arguzie, rallegra i romani. In seguito molti grandi poeti onoravano la letteratura latina, ma una somma gloria è attribuita a Virgilio e Orazio. Anche ora i loro libri li leggono non solo gli scolari diligenti ma anche uomini istruiti li conoscono. Virgilio loda l'ardua ma serena vita agricola e celebra Enea, eroe troiano; figlio della dea venere, progenitore del popolo romano. Orazio canta lieto pranzo con amici e il tranquillo ozio con i libri, rimproverava piacevolmente il difetto umano.
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TULLIUS S. D. TERENTIAE ET TULLIAE ET CICERONI SUIS Ego minus saepe do ad vos litteras, quam possum, propterea quod cum omnia mihi tempora sunt misera, tum vero, cum aut scribo ad vos aut vestras lego, conficior lacrimis sic, ut ferre non possim. Quod utinam minus vitae cupidi fuissemus! certe nihil aut non multum in vita mali vidissemus. Quod si nos ad aliquam alicuius commodi aliquando recuperandi spem fortuna reservavit, minus est erratum a nobis; si haec mala fixa sunt, ego vero te quam primum, mea vita, cupio videre et in tuo complexu emori, quoniam neque dii, quos tu castissime coluisti, neque homines, quibus ego semper servivi, nobis gratiam rettulerunt. Brundisio profecti sumus a. d. II K. Mai. per Macedoniam Cyzicum petemus.
Tullio Cicerone alle sue Terenzai e Tullia. Io vi mando delle lettere meno spesso di quanto potrei soprattutto perché sia tutti i momenti sono per me infelici, sia, quando o vi scrivo o leggo le vostre lettere, sono vinto dalle lacrime tanto che non riesco a sopportarlo. Oh, se fossi stato meno desideroso di vivere! Certamente non avrei visto niente di male o non molto nella vita. Per ciò se la sorte mi ha riservato qualche speranza di riacquistare un giorno qualche bene meno si è sbagliato da parte nostra; se questi mali sono definitivi io allora desidero vederti quanto prima, vita mia, e morire tra le tue braccia, poiché né gli dei che tu hai venerato religiosamente, né gli uomini, ai quali io ho sempre servito, ci sono stati riconoscenti.
Partiamo da Brindisi il 30 aprile, ci dirigiamo a Cizico attraverso la Macedonia