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Traduzione es. 1 p. 89 del libro "iL LATINO DI BASE" -Focchini, Guidotti Bacci, Moscio-
Dedalus, clarus architectus, ... ...nam alarum cera tabescit et miser puer in pelagus precipitat.
Dedalo, famoso architetto, giunge da Atene nell'isola di Creta e qui costruisce il labirinto, domicilio del Minotauro, mostro che era figlio di Minosse, re dell'isola. Ma, quando Dedalo dasidera lasciare l'isola, Minosse nega il permesso della partenza all'architetto e chiude Dedalo e il figlio Icaro nel labirinto. Allora Dedalo, uomo astuto ed esperto, prepara la fuga: costruisce grandi ali con penne e cera e le applica alle spalle del figlio e alle sue. Infine con l'aiuto delle ali Dedalo e Icaro volano via dal labirinto. Tuttavia Icaro, ragazzo incauto, trascura il comando del padre e si avvicina troppo ai raggi del sole. Dedalo richiama inutilmente il figlio, infatti la cera si scioglie dalle ali e il povero ragazzo precipita in mare.
traduzione dal libro nuovo comprendere e tradurre vol. 1
inizio: "Clarus architectus Daedalus, a Minoe rege vocatus..."
fine: "...et miser puer in pelagus praecipitat"
Il famoso architetto Dedalo, chiamato dal re Minosse, giuge all'isola di Creta con il suo figlio Icaro e lì costruisce il labirinto, casa del minotauro, il quale mostro era il figlio di Minosse. Ma quando Dedalo vuole lasciare l'isola di Creta, Minosse nega il permasso della partenza dell'architetto e chiude Dedalo e suo figlio nel labirinto. Allora Dedalo, uomo ingegnoso e esperto, prepara la fuga con suo figlio: costruisce grandi ali con penne e cera e le applica alle spalle del figlio e alle sue. Prima della fuga, il padre avvisa il figlio con severe parole: "Icaro, non volare troppo in alto, perché le ali sono di cera e i caldi raggi del sole fondono la cera!". Poi Dedalo e Icaro volano cia dal labirinto. Nel cielo Icaro agita beato le ali e dimentica il consiglio di Dedalo e si avvicina eccessivamente ai raggi del sole. Dedalo richiama inutilmente il figlio, infatti la cera delle ali si scioglie e il povero ragazzo precipita in mare.
Traduzione dal libro Nova Lexis plus
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Nihil est Spurinnae vitae genere distinctius. Me autem ut certus siderum cursus ita vita hominum disposita delectat, senum praesertim. Hanc regulam Spurinna constantissime servat. Mane lectulo continetur, hora secunda calceos poscit, ambulat milia passuum tria nec minus animum quam corpus exercet. Si adsunt amici, honestissimi sermones explicantur, si non, liber legitur. Deinde considit, et liber rursus aut sermo libro potior; mox vehiculum ascendit, adsumit uxorem singularis exempli vel aliquem amicorum. Peractis septem milibus passuum iterum ambulat mille, iterum residit vel se cubiculo ac stilo reddit. Scribit enim, et quidem utraque lingua, lyrica doctissime; mira illis dulcedo, mira suavitas, mira hilaritas est. Ubi hora balinei nuntiata est, in sole, si caret vento, ambulat nudus. Deinde ludit pila vehementer et diu; nam hoc quoque exercitationis genere pugnat cum senectute. Lotus accubat et paulisper cibum differt; interim audit servum legentem aliquid remissius a dulcius. Apponitur cena non minus nitida quam frugi; frequenter comoedis cena distinguitur, ut voluptates quoque studiis condiantur. Inde illi post septimum a septuagesimum annum aurium et oculorum vigor integer (est), inde agile et vividum corpus.
Niente è piu distinto del tipo di vita di spurinna. Certamente mi piace la vita degli uomini, soprattutto degli anziani come è giusto il corso delle stelle. Spurinna tiene molto questa regola. Al mattino si trattiene a letto, nella seconda ora chiede le scarpe, compie tre mila passi non esercita meno l'animo rispetto al corpo. Se sono presenti gli amici, vengono spiegati i discorsi di rango molto elevato, se no, libero li legge. Poi si siede, e libero, di nuovo, viene fatto il discorso piu importante del libro, poi sale sul carro, difende la moglie di esempio singolare o qualcuno degli amici. Percorsi 7 mila passi cammina di nuovo per 7 mila passi, di nuovo si ferma o ritorna nella stanza o allo stilo. Infatti scrive, e certamente in entrambe le lingue, canti lirici, in maniera molto dotta, e in quelli vi è meravigliosa dolcezza, meravigliose bellezze, meravigliosa serenità. Quando è annunciata l'ora del bagno, sotto il sole, se manca vento, cammina nudo. Poi gioca a palla a lungo e con entusiasmo; infatti anche con questo genere di esercizio combatte contro la vecchiaia. Dopo aver fatto il bagno siede a tavola e prende un pò di cibo; intanto ascolta il servo che legge qualcosa di leggero e di più dolce. La cena viene posta non meno servita quanto modesta; frequentemente la cena è inframmezzata da spettacoli, per addolcire gli studi anche con i piaceri. Da ciò quello dopo il 70°anno l'attività dell'udito e della vista è integra, da ciò ha un corpo agile e vitale.
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Riforme di Tiberio gracco
Velleio Patercolo Nuovo comprendere e tradurre
Tiberio Gracco, figlio di Tiberio Gracco, uomo notissimo ed eminente, nipote, attraverso una figlia, di Publio Africano, fu creato tribuno della plebe, uomo per altri versi il più innocuo, estremamente prolifico di ingegno, di propositi sacrosanti, adorno di così tante virtù quante ne ebbe accolto una condizione mortale perfetta sia per natura che per esercizio, durante il consolato di P. Mudo Scevola e L. Calpurnio Pisone, si stacco dai boni, promise la cittadinanza a tutta l'Italia e allo stesso tempo, promulgate delle leggi agrarie allorché tutti bramavano allo stesso modo, mescolò l'alto e il basso e condusse la res publica alla rottura e a un pericolo di divisione. Abbrogò la carica del suo collega Ottavio che gli resisteva in nome deil bene pubblico creò un triumvirato per dividere le terre e dedurre colonie formato da lui stesso, suo suocero il consolare Appio e Gaio suo fratello, che era ancora giovane. Questo fu l'inizio, nella città di Roma, del sangue civile.
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Priusquam consul praetoresque in provincias proficiscerentur, supplicatio fuit prodigiorum causa. capram sex haedos uno fetu edidisse ex Piceno nuntiatum est et Arreti puerum natum unimanum, Amiterni terra pluuisse, Formiis portam murumque de caelo tacta et, quod maxime terrebat, consulis Cn. Domiti bouem locutum 'Roma, caue tibi'. ceterorum prodigiorum causa supplicatum est: bouem cum cura seruari alique haruspices iusserunt. Tiberis infestiore quam priore anno impetu inlatus urbi duos pontes, aedificia multa maxime circa Flumentanam portam euertit. saxum ingens siue imbribus seu motu terrae leniore quam ut alioqui sentiretur labefactatum in uicum Iugarium ex Capitolio procidit et multos oppressit. in agris passim inundatis pecua ablata, villarum strages facta est.
Prima che il console e i pretori si mettessero in marcia nelle province, fu indetta una preghiera di espiazione a causa dei prodigi. Fu annunciato da Piceno che una capra aveva partorito con un solo parto sei capretti, che era nato un neonato ad Arezzo con solo una mano, che ad Amiterno era piovuto sangue, che a Formia il porto e il muro erano stati colpiti da un fulmine e che, cosa che spaventava moltissimo, il bue del console Cn. Domizio aveva detto: «Roma, vigila su di te!». Si fecero suppliche per tutti gli altri prodigi, gli aruspici ordinarono che il bue fosse custodito con cura e fosse nutrito. Il Tevere, straripato in città con impeto più minaccioso dell’anno precedente, distrusse due ponti, precisamente molti edifici sopratutto vicino porta Flumentana. Un ingente sasso reso poco stabile o (e)dagli acquazzoni o dal terremoto cadde dal Campidoglio nel Vico Giogario e schiacciò molti. Nei campi allagati in tutte le direzioni fu portato via il bestiame, fu fatta strage di ville.
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M. Cato, Catonis oratoris filius, dum inter confertissimos hostes insigniter dimicat, equo delapsus, pedestre proelium adgreditur. Nam cedentem manipulus hostium cum horrido clamore, veluti iacentem obtruncaturus, circumsteterat; at ille citius, corpore collecto, magnas strages edidit. Cum ad unum opprimendum undique hostes convolarent. Dum procerum quondam petit, gladius ei e manu elapsus in mediam cohortem hostium decidit; ad quem reciperandum, umbone se protegens, inspectante utroque exercitu, inter hostium mucrones sese immersit, recollectoque gladio, multis vulneribus exceptis, ad suos cum clamore hostium revertitur. Huius audaciam ceteri imitati, victoriam peperere.
M. Catone, figlio dell'oratore Catone, mentre combatte, mostrando straordinario valore, tra i nemici intorno a lui, caduto da cavallo, si trova ad affrontare lo scontro come un fante. Infatti, un manipolo di nemici - con terribile urlo, l'aveva circondato mentre egli cadeva con l'intenzione di sgozzarlo mentre era a terra Ma egli, rialzatosi molto in fretta, fece stragi (sta meglio in italiano: una strage). Mentre da ogni parte piombavano nemici per far fuori uno solo egli si getta all'attacco di uno di notevole stazza; la spada, sfuggitagli di mano, cadde in mezzo alla schiera nemica; al fine di recuperarla, proteggendosi con lo scudo, sotto gli occhi di entrambi gli eserciti, si gettò tra le armi nemiche e, recuperata la spada, a costo di molteplici ferite, rientra tra i suoi, con il clamore dei nemici. Gli altri, spinti ad emulare il suo coraggio, conquistarono la vittoria.