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Caesar T. Labienum legatum in Morinos misit: propter siccitates paludes, Morinorum refugium hieme, exhaustae sunt atque Morini Romana agmina timebant. Labienus eos persuasit et foedus cum Caesare stipulatum est. Q. Titurius et L. Cotta legati in Menapiorum terras milites duxerunt et agros vastaverunt, frumenta succiderunt et aedificia incenderunt. Menapii se in densas silvas territi abdiderunt atque ultimo autumno ad Caesarem pacis causa pervenerunt. Caesar in Belgis hiberna constituit et inimicorum legatis iussit: "Mittite ad Latina castra Romanos captivos. Duae tantum civitates ex Britannia obsides miserunt, reliquae Caesaris mandata neglexerunt. Romani legati tunc a duce ad Britannos cum magno numero militum missi sunt. Britanni Romanorum multitudine territi in deditionem sine proelio venerunt atque Caesaris iussis oboedierunt.
Traduzione
Cesare inviò l'ambasciatore T. Labieno nel territorio dei Morini: a causa della siccità le paludi, d'inverno rifugio dei Morini, furono prosciugate e i Morini temevano le truppe Romane. Labieno li convinse e fu stipulata un'alleanza con Cesare. Gli ambasciatori Q. Titurio e L. Cotta condussero i soldati nei territori dei Menapi, devastarono i campi, recisero le messi e incendiarono gli edifici. I Menapi, spaventati, si rifugiarono nei fitti boschi e alla fine dell'autunno andarono da Cesare per la pace. Cesare stabilì i quartieri invernali nel territorio dei Belgi e ordinò agli ambasciatori dei nemici: "Mandate all'accampamento Latino i prigionieri Romani". Soltanto due città della Britannia mandarono gli ostaggi, le restanti trascurarono gli ordini di Cesare. Gli ambasciatori Romani allora furono mandati dal comandante ai Britanni con un gran numero di soldati. I Britanni, spaventati dalla moltitudine dei Romani si sottomisero senza combattimento ed obbedirono agli ordini di Cesare.
versione dal libro Latino a Colori (1) numero 7 pagina 185
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Nulli nocendum: si quis vero laeserit, multandum simili iure fabella admonet. Vulpes ad cenam dicitur ciconiam prior invitasse et illi in patina liquidam posuisse sorbitionem, quam nullo modo gustare esuriens potuerit ciconia. Quae vulpem cum revocasse, intrito cibo plenam lagonam posuit: huic rostrum inserens satiatur ipsa et torquet convivam fame. Quae lagonae collum frustra lambens peregrinam sic locutam volucrem accepimus: «Sua quisque exempla debet aequo animo pati».
Versione dal libro latino a colori
Vulpes ad cenam dicitur ciconiam prior invitasse et illi in patinam liquidam posuisse ...
La volpe e la cigogna versione latino Igino
Non si deve far del male a nessuno: ma se qualcuno avrà recato danno, la favoletta insegna che deve essere ripagato con la stessa moneta. Si racconta che la volpe per prima avesse invitato a pranzo la cicogna e le avesse imbandito, in un piatto largo, una vivanda liquida, che la cicogna in nessun modo poté assaggiare, pur essendo affamata. Ma questa, avendo a sua volta invitato la volpe, le pose davanti una bottiglia piena di cibo tritato: inserendovi il becco, lei stessa si sazia e tormenta con la fame l'invitata. E mentre quella leccava invano il collo della bottiglia, sappiamo che l'uccello migratore così parlò: «Ciascuno dève sopportare con rassegnazione gli esempi dati (agli altri)».
Traduzione dal libro latino a colori
vulpes ad cenam dicitur ciconiam prior invitasse et illi in patinam liquidam posuisse
Si racconta che la volpe abbia invitato per prima a cena la cicogna e le abbia messo nel piatto una brodaglia liquida, che in nessun modo l'affamata cicogna potè gustare. Avendo lei invitato la volpe in contraccambio, le pose davanti uno stretto vaso pieno di cibo triturato: lei si sazia inserendovi il becco, e tortura il convitato con la fame.
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Caesari ad saucios deponendos, stipendium exercitui dandum, socios confirmandos, praesidium urbibus relinquendum necesse erat adire Apolloniam. Sed timens Domitio, ne adventu Pompei praeoccuparetur, ad eum omni celeritate et studio incitatus ferebatur. Nam putabat Caesar, si Pompeius eodem contenderet, illum, abductum a mari atque frumento ac commeatu abstractum, pari condicione belli secum decertare cogeret; si in Italiam transiret, coniuncto exercitu cum Domitio per Illyricum Italiae subsidio proficisceretur; si Apolloniam Oricumque oppugnare et se omni maritima ora excludere conaretur, obsesso Scipione necessario illum suis auxilium ferre cogeret. Itaque praemissis nuntiis ad Cn. Domitium Caesar scripsit et quid fieri vellet ostendit; deinde praesidio Apolloniae cohortibus multis relictis quique erant ex vulneribus aegri depositis per Epirum iter facere coepit. Pompeius quoque de Caesaris consilio coniectura iudicans ad Scipionem properandum sibi existimabat ut, si Caesar iter illo haberet, subsidium Scipioni ferret, si ab ora maritima Oricoque discedere nollet, quod legiones equitatumque ex Italia expectaret, ipse ut omnibus copiis Domitium adgrederetu
Traduzione
Per Cesare affinché lasciasse al sicuro i feriti, affinché desse lo stipendio all’esercito, affinché rafforzasse gli alleati, affinché lasciasse un presidio nelle città era necessario andare ad Apollonia. Ma avendo paura per Domizio che fosse colto alla sprovvista dall’arrivo di Pompeo, in tutta fretta e stimolato dal suo ardore era portato da lui. Infatti Cesare riteneva che se Pompeo combattesse con lo stesso, lo costringerebbe, allontanato dal mare e dal frumeto e privato della licenza, a combattere con lui con un uguale accordo di guerra; che se passasse in Italia, riunito l’esercito con Domizio verrebbe attraverso l’ illirico in aiuto dell’ Italia; che se tentasse di occupare Apollonia ed Orio e lo tenesse lontano dal litorale, bloccato Scipione lo costringerebbe necessariamente a portare aiuto ai suoi. Pertanto mandati avanti i messi Cesare scrisse a Cn. Domizio anche cosa voleva che fosse fatto. In seguito lasciate molte coorti come presidio ad Apollonia e coloro che erano con i moribondi a causa delle ferite per una malattia cominciò a fare il viaggio per l’ Egitto. Anche Pompeo giudicando la decisione di Cesare una congettura affinché Scipione andasse rapidamente verso di lui credeva che, se Cesare viaggiasse con lui, porterebbe aiuto a Scipione, se non volesse allontanarsi dal litorale e da Orico, per aspettare le legioni e la cavalleria lui assalirebbe con tutte le forze Domizio.
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NIOBE VERSIONE DI LATINO Traduzione
Versione a Pag. 127 del libro LATINO A COLORI
Inizia con "Amphion, Antiopae filius, " e finisce con "se convertit".
Anfione, figlio di Antiope, prende in sposa Niobe, bella figlia di Tantalo; da Nione procrea molti figlia e molte figlie; la stolta Niobe antepone i propri figli a Latona, figlia del titano Ceo. Infatti Niobe supera Latona per numero di figli; Latona aveva come figli (dativo di possesso) Febo e Diana. Una volta i figli di Niobe erano in un fitto bosco. Febo, fanciullo, (li) vede e vendica l'ingiuria: per la superbia di Niobe il terribile dio uccide con frecce acuminate nel bosco i miseri figli di Niobe. I miseri Fedimo e Tantalo sono feriti dalle frecce mortali di Febo e per primi cadono: entrambi pongono le membra a terra ed esalano l'anima. Il dio di Delo con frecce mortali trafigge i corpi nella parte più interna. L'altro dei ragazzi tenta di estrarre il mortale dardo dall'omero ma agita attraverso la gola con un'altra freccia. L'ultimo prega gli dei: "O Dei, risparmiate la mia vita". Ma il malvagio Febo Uccide con un'altra freccia il ragazzo. Niobe era nella reggia e sente le lacrime dei suoi(figli). Vede i poveri figli e dispensa per i suoi nati grandissime lacrime Poi la severa Diana colpisce con frecce dorate le figlie di Niobe nella reggia. Restava una sola tra le figlie di Niobe Triste Niobe privata dei figli siede tra i nati e le nate. Piange e lentamente diviene di pietra: l'aria non muove alcun capello, gli occhi stanno infelici e immobili. Non c''e nulla di vivo in Niobe e la misera Niobe si tramuta in una sasso
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L'astuto tatticismo di Sabino
Versione di latino di N. P.
LIBRO LATINO A COLORI VOL 1 numero 22 pagina381
Testo latino
Inizio Q. Titurius Sabinus cum copiis quas a Caesare acceperat, in fines...
Fine Pugnarum exercitatione Romani milites magnum numerum eorum occiderunt
Traduzione
Q. Tito Sabino con le truppe che aveva avuto da cesare, giunse nei territori degli Unelli. IL loro re era Viridovice: costui deteneva il sommo comando di tutte quelle popolazioni dalle quali aveva radunato un esercito e molte truppe; e presso di lui si era radunata una grandemoltitudine, da ogni partedella Gallia, di disperati e avventurieri, che la speranza (del bottino e il desiderio di guerra) distoglieva dal campo e dal pesantissimo lavoro quotidiano. Sabino se ne stava in un luogo adatto all'accampamento per tutte le evenienze poiché Viridovice si era insediato dinnanzi a lui e lo provocava (infatti inemici ritenevano che, i soldati romani, per paura, non uscissero dall'accampamento). Sabino, poiché voleva confermare quest'idea, scelse l'uomo più astuto tra i Galli (che lo aveva in aiuto) e lo inviò dai nemici. Costui quando andò da loro come fosse un disertore, propose il timore dei Romani con un inganno e Viridovice ordinò che i soldati si scagliassero contro l'accampamento romano con più ferocia di prima. Quando vide i nemici, Sabino diede un segnale di attacco all'esercito romano perciò i soldati romani uccisero un gran numero di soldati nemici per l'inesperienza del valore e superiore esercitazione della battaglia