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Philippus macedonum rex, a quo iam multae graecae civitates devictae sunt, processit totam graeciam occupaturus et in beotia, apud chaeroneam, milites instruxit: ibi proelium cum atheniensibus et thebanis comminsit. graecorum milites multi erant, sed macedonum virtute et philippi peritia vincuntur. sic universae graeciae vetusta libertas a macedonum duce finita est. Philippus vero victoriae laetitiam calliditate dissimulavit et graecis coptivos remisit corporaque bello consumptorum matribus reddidit. at statim corinthum legatos totius graeciae rex vocavit et ab iis dux graecorum appellatus est (nam macedones milites cum gladiis hastique circum philippum foedi stabant). graeciis civitatibus multa bella ob libertam gesta sunt sed macedonibus uni domino parere coactae sunt. nec philippus tantum graeciae rex fuit; postea graeci a romanis domiti sunt, sed, ut horatius poeta dixit, graecia victa ferum victorem vicit: nam carmina philosophosque mirae sapentiae romanus populus athenis invenit et novos mores didicit
traduzione dal libro LATINO A COLORI
Filippo re di Macedonia, dal quale erano state vinte molte città greche, avanzò negli anni con l'intezione di occupare tutta la grecia e allestì la schiera in beozia, presso cheronea: qui iniziò il combattimento con gli ateniesi e i tebani. I soldati dei greci erano molti ma vengono facilmente vinti dalla virtù dei macedoni e dalla perizia di Filippo. Così l'antica libertà di tutta la Grecia fu conclusa dal comanante dei macedoni. Filippo in vero finse furbescamente la gioia della vittoria e rimandò indietro i prigionieri ai greci e riestituì i corpi degli uccisi nella guerra alle madri. ma subito il re chiamò A Corinto gli ambasciatori di tutta la grecia e da quelli fu chiamato capo dei greci (Infatti I soldati macedoni avversi con le spade e con le aste stavano intorno a Filippo) Molte guerra furono intraprese dai cittadini greci per la libertà ma foruno costrette dai macedoni ad obbedire ad un unico dominio. Filippo non fu solo re della Grecia; Dopo i greci furono sottomessi dai romani, ma come disse il poeta Orazio, la grecia vinta vinse il vincitore infatti il popolo romano conobbe lpoesie e filosofi di straordinaria sapienza e apprese nuovi costumi
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Alexander macedones intra cohibuit, peregrinorum militum contionem advocavit et talem orationem habuit: "dum ex europa traicio in asiam, multas nobiles gentes, magnam vim hominum imperio meo ego additurus eram. vos, hercules, munia militiae animorum corporumque robore aeque impigre toleratis et, quia fortes viri estis, fortitudinem et fidem colitis. itaque vos meorum militum corpori immiscui. meorum militum habitus, meorum militum arma sunt vobis. ergo egomet oxyartis persae filiam mecum matrimonio iunxi, statuens ex captiva liberos tollere. mox deinde quia stirpem generis mei late propagare cupiebam, uxorem darei filiam duxi.
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Erant in quadam civitate rex et regina. hi tres numero filias forma conspicuas Habuere, sed maiores quidem natu, quamvis gratissima specie, idonee tamen celebrari posse laudibus humanis credebantur, at vero puellae iunioris tam praecipua tam praeclara pulchritudo nec exprimi ac nec sufficienter quidem laudari sermonis humani penuria poterat. multi denique civium et advenae copiosi, quos eximii spectAculi rumor studiosa celebritate congregabat, inaccessae formositatis admirazione stupidi, ut ipsam prorsur deam Venerem religiosis venerabantur adorazionibus. Sic immensum procedit in dies opinio, sic insulas iam proxumas et terrae plusculum provinciasque plurimas fama porrecta pervagatur. Iam multi mortalium longis itineribus atque altissimis maris meatibus ad saeculi specimen gloriosum confluebant. Paphon nemo, Cnidon nemo ac ne ipsa quidem cythera ad conspectumdeae veneris navigabant; sacra differuntur, templa deformantur, pulvinaria proteruntur, cerimoniae negleguntur; incoronata simulacra et arae viduae frigido cinere foedatae. Puellae supplicatur et in humanis vultibus deae tantae numina placantur.
C'era in una città un re e una regima che ebbero tre figlie di numero considerevoli d'aspetto, ma si credeva che le due sorelle maggiori, sebbene di graditissimo aspetto, tuttavia potessero essere celebrate, adeguatamente con lodi umane, ma la bellezza tanto eccezionale, tanto straordinaria della fanciulla più giovane non poteva essere espressa né sufficientemente lodata a causa della scarsezza del linguaggio umano. Infine molti tra i cittadini e molti stranieri, che la fama riuniva con zelante frequenza, stupiti dall'ammirazione della straordinaria bellezza, la veneravano completamente con adorazioni religiose come la stessa dea Afrodite. Così ovunque l' opinione procedette di giorno in giorno, si spandeva, si diffondeva già nelle vicine isole e anche moltissime regioni della terra. Già molti dei mortali accorrevano per vedere la nuova meraviglia del secolo compiendo lunghi viaggi e attraversando mari profondissimi. Nessuno più navigava verso Pafo, nessuno verso Cnido e neppure alla stessa Citarea in cospetto della dea Venere. I sacrifici si differivano, i templi si spogliavano del loro splendore, i pulvinari furono sbaragliati, si trascuravano le cerimonie, senza corone erano i simulacri, disadorni, gli altari erano resi impuri di fredda cenere. Si dicevano preghiere alla fanciulla e si voleva implorare la maestà di una dea così grande nel volto umano di quella.
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Un discorso contro Mitridate I
LIBRO LATINO A COLORI 1 NUMERO 30 PAGINA 72
Inizio : Quoniam quirites semper appetentes gloriae praeter ceters gentis fine : gloriaeque Romanae pugnabunt et tandem ferum Mithridatem vincent
Dal momento che, oh quiriti, foste sempre cupidi di gloria e desiderosi di lode voi dovete cancellare quella vergogna di cui vi siete macchiati nella guerra mitridatica che infatti è profondamente radicata ed è impregnata da troppo tempo sul nome del popolo romano. infatti quello che in un solo giorno in tutta l'Asia uccise e trucidò tutti i cittadini romani, non soltanto fino al momento attuale non ha subito nessuna pena degna del duo delitto ma da qualche tempo infatti regna per il 33 anno, e regna così che non vuole appiattarsi nei nascondigli del ponto né Cappadena ma non vuole uscire dal regno paterno e non vuole essere coinvolto nelle nostre imprese. e infatti fino al momento attuale i nostri conto quel re lanciarono i comandanti così che da quello ottenevano i trofei di vittoria. l. sulla trionfo l. murena, due fortissimi ed eccellenti comandati, trionfarono su Mitridate così che da quello respinto e vinto regnava. ma tuttavia noi dobbiamo lodare quei comandati e le loro imprese. Mitridate per tutto l'avvenire non si dedicò alla dimenticanza della vecchia guerra ma alla preparazione di una nuova. pertanto ora affidate i grandi pericoli della nuova guerra alla divina decisione ed alla singolare virtù di Pompeo e di Lucillo: quegli eccellenti uomini combatteranno per la vittoria e per la gloria romana ed infine vinceranno l'impetuoso Mitridate
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Pecuniam petis, Fanni, a Roscio. Quam? dic audacter et aperte. Vtrum <quae> tibi ex societate debeatur, an quae ex liberalitate huius promissa sit et ostentata? Quorum alterum est gravius et odiosius, alterum levius et facilius. Quae ex societate debeatur? Quid ais? Hoc iam neque leviter ferendum est neque neglegenter defendendum. Si qua enim sunt privata iudicia summae existimationis et paene dicam capitis, tria haec sunt, fiduciae, tutelae, societatis. Aeque enim perfidiosum et nefarium est fidem frangere quae continet vitam, et pupillum fraudare qui in tutelam pervenit, et socium fallere qui se in negotio coniunxit.
Tu, Fannio, chiedi a Roscio dei soldi. Ma che genere di soldi? Rispondi pure con la massima sincerità. È denaro che ti si deve secondo un accordo ben preciso o ti è stato promesso e poi offerto quale gesto di grande generosità? Perché di queste due situazioni una è alquanto grave e anche un pò antipatica, l'altra già più sopportabile e semplice da risolversi. Ti spettano, dunque, dei soldi per via della vostra società? Che dici? Sai, in un caso del genere non c'è mica tanto da scherzare né si può argomentare la difesa con due parolette raffazzonate. Se è vero che esistono cause private estremamente delicate, dove in gioco c'è non solo la faccia, ma direi quasi la vita, è bene ricordare che tali cause sono tre: di fiducia, di tutela, di società. Infatti, viene considerato ugualmente sleale, addirittura empio, tradire la fiducia, che è poi ciò che dà senso alla vita, o frodare il pupillo sotto nostra tutela, o truffare il socio che si è unito a noi in affari.